RITA GIULIANI. LEONID ANDREEV. da IL CASTORO. NUMERO 121, GENNAIO 1977. Il vostro articolo, a mio parere, ha un solo difetto: esagera troppo i miei meriti. Davvero, lo dico sinceramente. Per quanto possa giudicare, la vostra opinione fondamentale Š indubbiamente giusta, senza dubbio Š la pi£ giusta di tutte quelle che sono state espresse sul mio conto. E' esatto dire che sono un tilosofo, anche se per lo pi£ a livello assolutamente inconscio, Š esattamente sottolineato, e con acutezza, anche che ho (r) sosti- tuito la tipicit... degli uomini con la tipicit... delle situazioni. Questa Š una mia caratteristica peculiare. Forse a scapito dell'artisticit..., che imman- cabilmente esige una vigorosa e viva individualizzazione, alle volte evito scientemente la descrizione dei caratteri. Per me non Š importante che (r) lui ¯, il protagonista dei miei racconti, sia un pope, un impiegato, un bonaccione, o una canaglia. Per me Š importante solo che sia un uomo e che, in quanto tale, sopporti gli stessi fardelli della vita. Nel racconto Kusaka, addirittura, il protagonista Š un cane, dal momento che tutto ci• che vive ha la stessa anima, soffre le stesse pene e di fronte alle ter- ribili forze della vita si accomuna nella generale impersonalit... ed unifor- mit... [...] (Lettera a Cukovskij, 1901). [...] Non mi sono mai fossilizzato su un'unica forma, rendendola per me imprescindibile, e in genere non ho mai costretto la mia libert... con una forma o un indirizzo artistico. [...] In contrapposizione alla at- tuale, categorica egemon¡a della forma, per cui essa si configura come la scaturigine e la fonte del contenuto, per me la forma Š sempre stata ed Š solo un limite del contenuto, per mezzo di cui si chiarisce e da cui spontaneamente deriva. Per dirla in breve: prima l'uomo, poi i suoi calzoni Forse Š sintomo d'incapacit..., ma non ho mai potuto esprimere pienamente il mio rapporto col mondo nell'ambito di una scrittura realistica. Pi£ pro- babilmente ci• dimostra che anche intimamente, per la mia essenza di scrittore e di uomo, io non sono un realista. Che sono, allora? Un mistico? Non lo so [...] Conosco i nostri (r) cristiani ¯, teosofi, esteti, scipiti acmeisti, furfanti filosofici, come Rozanov, pessimisti da strapazzo, conosco X e Y 1 e tra me e tutti loro c'Š un astio profondo e non perchŠ essi sono (r) mi- stici", (r) simbolisti ¯ o "realisti¯. C'Š acredine perchŠ dellG vita odiano quello che io amo e amano ci• che io non sopporto o detesto. Mistico?... Che cos'Š un (r) mistico"? Per tutti coloro che pensano e vivono seria- mente la vita Š un mistero, ma per me tutta la questione--scusate il brutto periodo -- consiste da che parte sta l'uomo non nel preferire, per l'espressione dei suoi sentimenti, i (r) simboli ¯ o la forma del romanzo di Turgenev o di Kuprin. Che si esprima pure con un cubo o con le ra- diazioni, purchŠ si rappresenti un uomo, non un bertoldo. [...] Capita che la forma possa suscitare odio e desiderio di lotta con se stessi e purtroppo accade spesso che la forma diventi dogma, unico sentiero per il paradiso. Ma quando il simbolismo esiger... che mi soffi pure il naso simbolicamente, lo mander• al diavolo e quando il realismo pretender... che perfino i miei sogni siano costruiti secondo la ricetta dei racconti kupriniani, respinger• il realismo. Vi dir• apertamente, per la stima che vi porto e per il desiderio di essere sincero fino in fondo che il vostro realismo dogmatico, obbligatorio per tutte le epoche, bandiere e popoli, Š un principio contrario non solo a me, ma anche alla forma creativa in continua evoluzione e all'essenza della vita libera. Forse questo Š l'errore vostro, di Gor'kij e degli altri che, nel momento del riarmo di tutte le forze artistiche e intellettuali, aspirate a conservare a tutti i costi i vecchi fucili e la buona, vecchia e fumosa polvere che un tempo andava tanto bene! [...] Sar• molto felice se mi risponderete e dissolverete i miei dubbi... sono un cattivo teorico, io (Lettera a A. V. Anfiteatrov, 1913). [...] Tutta la vita di Andreev era satura del sentimento del vuoto universale. Questo sentimento confer¡ alle sue opere un originale colorito filosofico, poichŠ non Š possibile pensare tutta la vita al vuoto universale e alla eternit... e non diventare aUa fine metafisico. Questo era il tratto caratteristico della sua personalit... di scrittore: bene o male sfiorava sempre nei suoi libri problemi eterni, metafisici, temi trascendenti. Gli altri argo- menti non lo interessavano. Il gruppo letterario in cui si trov• per caso all'inizio della sua attivit... di scrittore--Gor'kij, Cirikov, Skitalec, Ku- prin--era essenzialmente estraneo a Leonid Andreev. Erano pittori di costumi, scrittori di vita quotidiana agitati dai problemi dell'esistenza feriale e non dell'essere; tra di loro egli era l'unico a meditare sull'eterno e sul tragico. Tragico per natura, il suo talento estatico, teso all'effetto puramente teatrale, incline ad uno stile pomposo e all'esagerazione delle forme tradizionali era quanto mai adatto ai soggetti metafisico-tragici (K. Cukovskij, 1919). (da K. Cukovskij, Ljudi i Knigi, Moskva 1959. La lettera a A. V. Anfiteatrov Š contenuta in Rekviem. Sbornik v pamjati Leonida Andreeva a cura di D. N. Andreev e V. E. Beklemiseva Moskva 1930) 1. Anni tempestosi, quelli che precedettero in Russia la rivoluzione d'Ottobre. Anni densi di tensione, di confusione, febbrili. La pressione rivoluzionaria in aumento, il polso della vita sociale sempre pi£ convulso, un fantasma- gorico intreccio di movimenti letterari eterogenei e una vita culturale intensissima, multiforme, frenetica, forse presaga della catastrofe. In quegli anni Stanislavskij evocava con pedanteria al Teatro d'Arte le autunnali (r) atmosfere ¯ cechoviane Blok, smarrito, ritrovava in una prostituta il riflesso terreno della Bellissima Dama, Belyj sfoggiava istrio- nicamente lo sfavillante d•mino rosso, Lev Tolstoj moriva solo e ango- sciato alla stazione di Astapovo tra l'incredulo sbigottimento della Russia, Gor'kij alimentava dall'esilio l'attivit... rivoluzionaria clandestina e Maja- kovskij, i fratelli Burljuk, la Goncarova e altri artisti dell'avanguardia, ricalcando gli esibizionismi dei futuristi italiani, passeggiavano per le citt... con la faccia dipinta e con la (r) blusa gialla ¯, suscitando l'indignazione e la stizza dei benpensanti. Mai come allora la gente era assetata di divertimenti: furoreggiavano le (r) montagne russe ¯, il cinema, il pattinaggio, ultimi eccitanti passatempi importati dall'Occidente; a Mosca e a Pietroburgo diventavano sempre pi£ numerosi i locali alla moda, spesso ornati e arredati da artisti di avanguardia come Tatlin, Sapunov, Sudejkin. Ci si immergeva con spen- sieratezza in un clima euforico che, per l'amara ironia del destino, raggiunse il suo culmine con lo scoppio della guerra e, di l¡ a poco, con la rivolu- zione. Mattatore di quegli anni tragici e folli fu Leonid Andreev, protago- nista di uno dei casi letterari pi£ clamorosi dell'inizio del secolo, per lun- ghi anni discusso beniamino del pubblico e il cui nome, troppo legato a una moda passeggera, fu spazzato via dal tifone dell'Ottobre insieme a tutto il vecchiume di un'epoca. Di lui ci resta l'opera che, invecchiata, sbiadita, alle volte appare poco credibile e convincente per il lettore d'oggi, perfino un po' patetica, ma a tratti ancora sorprendentemente moderna, tesa fino alla lacerazione e fedele rivŠrbero degli umori, dei capricci e delle angoscie della Russia pre- rivoluzionaria. 2.Leonid Nikolaevic Andreev era nato ad Orel il 9 agosto 1871 da una famiglia piccolo-borghese: il padre, Nikolaj Ivanovic, figlio di un pro- prietario terriero del luogo, era geometra e nei ritagli di tempo lavorava anche presso la banca cittadina per arrotondare le entrate e permettere alla numerosa famiglia una vita decorosa ed agiata. La madre, Nastasja Nikolaevna, di origine polacca, era una tipica donna di provincia: semi- analfabeta, modesta, straordinaria narratrice di favole e leggende popolari, dedita esclusivamente alla casa ed alla famiglia: quattro ragazzi, di cui Leonid era il maggiore, e due ragazze. Dall'82 al '91 Andreev studi• al ginnasio di Orel: le materie d'insegnamento lo interessavano assai poco, invece leggeva avidamente, come tutti i ragazzi russi suoi coetanei, Mayne- Reid, Fenimore Cooper, Jules Verne e Charles Dickens, al]ora assai popolare in Russia. Quando Leonid frequentava la sesta classe del ginnasio il padre mor¡ improvvisamente a soli quarantadue anni: una trombosi aveva stroncato il suo organismo da tempo logorato dall'alcoolismo cronico. Andreev voleva molto bene a suo padre e ne ammirava la straordinaria forza fisica, l'onest..., la mentalit... pratica, la simpatia; la sua morte improv- visa lo sconvolse: perdette l'anno e dovette ripetere la classe. Bruno, bello lo sguardo e il portamento fieri, ribelle alle regole e alle imposizioni degli insegnanti, Andreev f~ra molto popolare tra gli studenti di Orel per la sua grande carica di slmpatia e per le sue pose, sempre pi£ frequenti, a (r) eroe maledetto ¯ col passare degli anni si sviluppava in lui un pessimi- smo patologico, pesante eredit... dell'alcoolismo paterno, che si manifestava anche nella la~ t... del suo sistema nervoso, in attacchi di nevrosi cardiaca e nella predisposizione all'alcoolismo. L'umore risentiva visibilmente della sua fragilit... nervosa: alternava periodi di sfrenata allegria ad altri di cupa depressione durante i quali si isolava da tutti, vagabondava da solo per la campagna, si lamentava di avere (r) il cuore malato¯ e rileggeva per l'ennesima volta i suoi autori preferiti: il Tolstoj di In che cosa credo?, Hartmann, Schopenhauer e il vecchio, familiare Dickens. E soprattutto dipingeva. Sognava di diventare pittore: (r) Avevo un grosso album di volti ¯ ricorder... nell'autobiografia, (r) circa trecento e pas- sai due o tre anni alla ricerca tormentosa del Demone ¯. Si trattava, ovviamente, del Demone lermontoviano, il titano solo, terribile e sconfitto che di l¡ a pochi anni avrebbe ricevuto dal pittore Vrubel' le sue definitive, indimenticabili sembianze e che sarebbe divenuto uno dei temi pi£ cari del simbolismo russo. Nelle ,tele di Andreev il volto del Demone, triste spirito dell'esilio, aveva una sinistra e singolare rassomi- glianza con quello stesso autore, i cui progetti erano sempre strani, cere- brali sia perch‚ preferiva dipingere in preda all'ubriachezza, sia perch‚ non gli era congeniale una pittura di tipo naturalistico, come egli stesso ammise pi£ tardi: (r) Non mi attirava la natura, dipingevo sempre le cose com'erano nella mia mente ¯. A quell'epoca Andreev non pensava ancora alla letteratura. Ne era influenzato, si atteggiava, nelle sue crisi di pessimismo, a eroe byroniano, meditava il suicidio. Una volta si sdrai• tra le rotaie della ferrovia e attese che il treno gli passasse sopra non per una precisa volont... di farla finita con la vita, ma in spregio di un limite che altri non avevano il coraggio di passare, smargiassata che avrebbe potuto avere un finale tragico. Gi... da allora in lui sincerit... e œinzione, spontaneit... e posa si confondevano in un viluppo inestricabile e nemmeno lui avrebbe potuto stabilire dove finisse la disperazione e dove iniziasse il compiacimento del proprio dolore. La quieta, sonnolenta Orel era il luogo ideale per le sue elucubrazioni e pi£ diventava complesso e ricco il suo mondo interiore, pi£ la vita di tutti i giorni impallidiva e si faceva insulsa. Eppure anche ad Orel giungevanO gli echi delle dispute, allora all'ordine del giorno, tra marxisti e populisti, 6 ma Leonid se ne teneva in disparte: gi... da allora la politica gli era estranea, lontana, mentre Schopenhauer, Dostoevskij, Hartmann, loro s¡, erano il perno dei suoi interessi e della sua vita intellettuale. Ma come poteva uno studente, in quegli anni roventi di polemiche e di fermenti, disinteressarsi alla vita politica, non farsi trascinare, come molti altri, dall'entusiasmo rivoluzionario? I1 carattere chiuso e solitario poteva darne solo una spiegazione parziale e superficiale: in realt... il suo humus ideologico fu condizionato essenzialmente dall'estrazione piccolo- borghese e dall'ambiente provinciale. La piccola borghesia, soprattutto in provincia, era tradizionalmente poco colta, priva di una precisa ideologia, scettica o indifferente verso il materialismo marxista che costituiva invece la base teorica della intelligencija pi£ recente, tra le cui fila militavano anche esponenti della borghesia pi£ colta. In quella stagione di acuto contrasto tra il grigiore, la soffocante meschinit... della vita e gli ideali degli intellettuali pi£ impegnati, la piccola borghesia affondava nel limo delle contraddizioni che non sapeva e non poteva risolvere: conscia della impossibilit... di continuare a vivere una vita divenuta assurda e senza futu- ro, delusa dall'ordine esistente, non credeva neppure alla possibilit... di rida- re un senso alla sua sterile esistenza tramite la palingenesi della rivoluzione. Non poteva battersi per ideali che le erano estranei o rifugiarsi, come i simbolisti, nel sogno irreale di un mondo di bellezza; non le rimaneva che fremere di paura, angosciata e impotente, di fronte alla vita. ~ome scriveva (~echov nel 1892: (r) Noi non abbiamo scopi, n‚ vicini, n‚ lontani e la nostra anima Š vuota. Non conosciamo politica, non crediamo nella rivoluzione, non abbiamo Dio n‚ temiamo gli spiriti... ¯ (in Sobranie Soci- neni;, v. 12 tomach, ivIosca 1956, vol. XI, p. 601). Questo era il retroterra culturale di Andreev e nella matrice sociale era gi... implicito il destino e la definizione della sua arte: roco grido di impotenza li un uomo e della sua classe. Nel 189l Andreev si iscrisse alla facolt... di Giurisprudenza dell'Uni- versit... di Pietroburgo. Sarebbe stato pi£ ovvio andare a studiare a Mosca, che non era molto distante da Orel, ma Andreev scelse Pietroburgo per seguire Zina Sib-va, una studentessa alla quale era legato da una tormen- tata relazione. Leonid aveva vent'anni, non conosceva nessuno nella capi- tale, faceva la fame: scrisse un racconto su uno studente affamato e lo offr¡ ad un giornale, ma in redazione si misero a ridere e glielo restituirono. Beveva molto, quando era ubriaco si lamentava per un insopportabile dolore al cuore e per il terrore della morte che sentiva tormentosamente vicina. Zina lo tradiva. Esasperato e deluso, abbandon• tutto e torn• ad Orel. Qui si ferm• un anno, poi si iscrisse nuovamente a Giurisprudenza, ma stavolta a Mosca. Con Zina era tutto finito, beveva paurosamente, si abbandonava a lunghe crisi di sconforto; nel '~4 tent• di nuovo il suicidio: si spar• al petto, ma un amico che era con lui lo afferr• per il braccio mentre partiva il colpo: la pallottola colp¡ un bottone della giacca e il suicida mancato si fer¡ al petto solo di striscio. Se la passava male: per mantenersi agli studi dava lezioni private e dipingeva ritratti a pingui borghesucci per tre, cinque rubli. Era troppo poco, per•, per vivere decorosamente. Nel '95 la madre vendette la casa di Orel e si trasfer¡ a Mosca con tutta la famiglia per stare vicino a suo (r) Lenusa ¯, come lo chiamava affettuosamente. Con l'arrivo della famiglia Leonid ritrov• un po' di sere- nit... e di regola: nei mesi passati a Mosca da solo si era logorato vivendo in uno stato di ubriachezza pressoch‚ cronico e trascinando fino all'alba interminabili discussioni sul significato della vita in compagnia di due amici, compagni di baldoria e di disperazione. Un giorno decisero d'ucci- dersi contemporaneamente: uno tent• di impiccarsi, ma fu salvato, l'altro si gett• sotto un treno e perdette le gambe e An~reev cerc• di tagliarsi la gola con un rasoio, ma un amico glielo imped¡. Strano modo di suicidarsi il suo, sempre davanti ad una platea, non importa se lo spettatore Š uno solo. La vita per lui Š teatro: ubriaco d... spettacolo nell'ambiente degli studenti, come un attore non conosce il pudore del dolore, la riservatezza dell'infelicit...: anche per la dispe- razione e per la morte egli esige una messinscena. Con l'arrivo dei fa- miliari la sua vita divenne pi£ regolata: la madre lo coccolava, i fra- 8 telli lo viziavano, tutti vivevano in funzione di (r) Lenusa ¯, l'unico della famiglia che studiasse all'Universit.... Nel '95 inizi• a scrivere rac- conti e corrispondenze per un giornale di Orel: (r) Il Messaggero d'Orel ¯ (Orlovskij Vestnik) dove in settembre fu pubblicato il suo primo rac- conto: Lui, lei e la vodka (On, o~a i vodka). Nel '96 Andreev scriveva: (r) Non bevo pi£ vodka, non sono inna- morato, sono di buon umore. E dipingo senza sosta... ¯. Infatti, pas- sati i periodi d'umor nero, all'abulia e alla disperazione succedevano l'entusiasmo e l'allegria pi£ sfrenati, uniti a una gran voglia di vivere e di lavorare. Egli non conosceva vie di mezzo: passare dall'angoscia alla felicit... era abituale. Inizi• per lui un periodo frenetico e felice: collaborava al giornale di Orel, cominciava a far pratica presso un avvocato, rag- giunse finalmente i traguardi della laurea e dell'esame di stato ed esord¡ in tribunale come avvocato difensore. Il suo onorario era molto basso, ma trov• il modo di sfruttare vantaggiosamente la sua presenza in tri- bunale scrivendo per i giornaLi dei reportages sui processi. Lo stile era quello piatto e sbrigativo della cronaca giudiziaria, ma l'interesse per la psicologia degli imputati rendeva i suoi brani brillanti e piacevoli. Nel- l'agosto del '97 divenne collaboratore de (r) ll Messaggero di Mosca >~ (Moskovskij Vestnik) e, alla fine dell'anno, del nuovo giornale (r) Il cor- riere ¯ (Kur'er) dove scriveva lettere umoristiche, racconti, resoconti giudiziari e recensioni teatrali firmandosi ora James Linch, ora L-ev. Lavorava fino a dieci, quindici ore al giorno con entusiasmo e con passione. Nell'aprile del '98 apparve, su (r) Il corriere ¯, Bargamol e Garas'ka, un suo racconto pasquale che attir• l'attenzione di Gor'kij, gi... scrittore famoso. Nella primavera del 1898--ricorda Gor'kij --lessi nel giornale mosco- vita (r) Kur'er ¯ il racconto Bargamot e Garas'ka, un racconto (r) pasquale ¯ di tipo consueto, diretto al cuore del lettore della domenica. Il racconto ri- cordava mcora una volta che l'uomo Š disponibile (alle volte, in circostanze particola i) al sentimento della generosit... e che talvolta i nemici diventano amici, dnche se non per molto, mettiamo, per un giorno. [...] Da questo racconto, che in qualcosa mi ricordava Pomjalovskij, spi- rava il forte soffio della genialit... e inoltre nel suo tono si avvertiva, mal celato dall'autore, un sorrisetto d'incredulit... verso il fatto che raccontava. Questo sorriso piacevolmente mi riconciliava con l'inevitabile, forzato sen- timentalismo della letteratura (r) pasquale ¯ e (r) natalizia ¯. Scrissi all'autore poche righe a proposito del racconto e ricevetti da Andreev una rispost... originale: con una calligrafia insolita, a caratteri semistampatelli scriveva frasi allegre, ridevoli tra le quali spiccava con particolare risalto un aforisma scettico e senza pretese: (r) Per un uomo sazio essere generoso Š piacevole come prendere il ca~Š dopo pranzo ¯. Inizi• cos¡ la mia conoscenza epistolare con Andreev [...]. D'inverno alla stazione per Kursk, io ero a Mosca di passaggio per la Crimea, qualcuno mi present• Leonid Andreev. Con indosso un palt•-pellicciotto in malarnese e un peloso cappello di montone sulle ventitre, ricordava un giovane attore di una compagnia ucraina. Il suo bel viso mi sembr• un po' pesante, ma lo sguardo attento degli occhi scuri scintillava dello stesso sorriso raggiante dei suoi racconti e degli articoli d'appendice. Non ricordo le sue parole, ma furono inconsueteT come inconsueta fu l'organizzazione del suo discorso ec- citato. Parlava in fretta, con voce velata e stentoreaT tossendo come chi abbia un raffreddore, mangiandosi un po' le parole e gesticolando ritmi- camente come se dirigesse un'orchestra. Mi fece l'impressione di un uomo sanoT incredibilmente allegro, capace di vivere ridendo sotto i baffi delle avversit... della vita. La sua agitazione era simpatica: a Diventeremo amici! ¯ disse stringendomi la mano. Anch'io ero gioiosamente eccitato. Nel 1899 iniziarono a tenersi in casa dello scrittore Telesov i (r) mercoled~ ¯ letterari nel corso dei quali si leggevano le ultime opere non ancora pubblicate e si sottoponevano al giudizio dei present¡. Si riunivano da Telesov i fratelli Bunin, Golousev, Kuprin, Skitalec, Gor'kij e altri scrittori realisti. Telesov descrisse l'esordio di Andreev ai (r) mer- coled¡ ¯: Gor'kij condusse da noi Andreev. Era il tipo dello studente, bello, molto posato e taciturno, indossava una giacca color tabacco. Alle dieci, quando di solito s'iniziava la lettura, GTor'kij propose di ascoltare un breve racconto del 10 giovane autore. (r) L'ho ascoltato ieri ¯ disse Gor'kij (r) e confesso che avevo le lacrime aoTIi occhi ¯. (r) Incominciate Leonid Nil~olaevic ¯ proposero a Andreev. Ma egli ini- zi• a dire che quei giorno gli doleva la gola e che non poteva leggere, in breve, faceva il modesto ed era confuso. (r) Allora legger• io ¯ si offr¡ Gor'kij. Prese un quaderno sottile, sedette vicino al lume ed csord¡: (r) Il racconto s'intitola Il Silenzio... ¯ La lettura dur• meno di mezz'ora. Andreev, seduto accanto a Gor'kij, per tutto il tempo rimase immobile con le gambe accavallate senza distogliere lo sguardo da un punto lontano, scelto nella penombra di un angolo. Sentiva che tutti lo guardavano e non avvertiva che ogni pagina lo avvicinava sem- pre di pi£ a quelle persone estranee, tra cui sedeva come un novellino a scuola . La lettura fin¡... Gor'kij sollev• lo sguardo sorridendo affettuosamente a Andreev e disse: (r) Diavolo! Mi sono commosso di nuovo! ¯ Commosso non era solo Aleksej Maksimovic. Fu subito chiaro che i (r) mercoled¡ ¯ avevano acquistato, nella persona del novellino, un buon com- t~agno Tra di noi si trovava anche Miroljubov, editore dell'allora popolare (r) La ri- vista per tutti ¯ (:~urnal dlja vsech), egli s'avvicin• a Andreev, gli prese il quadernetto e se lo mise in tasca: gli occhi di Andreev scintillavano. Gli scrittori dei (r) mercoled¡ ¯ erano tutti autori realisti, di tendenza democratica, particolarmente attenti alle contraddizioni della vita sociale e critici nei confronti della societ... borghese. In molti racconti Andreev si avvicinava alle loro posizioni cercando una soluzione alle antinomie della vita nella tradizione sentimentale piccolo-borghese, nell'umanita- rismo passivo, nella calda simpatia e compassione per il (r) piccolo uomo ¯ schiacciato dalla societ... e trovando in questo eroe alla rovescia e nei suoi oppressori una scintilla d'umanit..., di spiritualit..., d'amore (Bargamot e Garas'ka, Dalla vita del capitano di stato maggiore Kablukov, Il dono, L'angiolett~J, ecc.) (Bargamot i Garas'ka, Iz zizni stabs-kapitana Kablu- kova, Gostinec, Angelocek). Un altro gruppo di racconti aveva invece il suo fulcro nel motivo dell'indifferenza della societ... verso l'uomo, del .irammatico isolamento dell'individuo nella metropoli moderna, della sua alienazione in un mondo ostile, muto, minaccioso in cui perfino le case incutono paura e soffocano l'uomo col loro abbraccio di pietra. Andreev tenta di rifiutare questa realt... aggrappandosi al tenue bar- lume d'amore intravisto nell'uomo e difendendo i diritti e la dignit... dell'individuo che la societ... ha stritolato. Egli, sulla scia della tradizione piccolo-borghese, si riallaccia nei primi racconti al genere (r) filantro- pico ¯, colora le sue opere di una tinta sen,timentale, umanitarista alla Dickens. E ci• basta perch‚ venga genericamente considerato un di- scepolo di Gor'kij, uno scrittore democratico e realista come gli amici dei (r) mercoled¡ ¯. Ma il suo realismo Š tutto qui. Gi... i primi rac- conti si differenziano dalla produzione degli scrittori democratici per lo stile. Fin dall'inizio Andreev Š incline alla schematizzazione, alla generalizzazione di situazioni e di tipi, alla trattazione allegorica dei temi che contengono in nuce tutta la sua futura problematica. Nei suoi racconti non c'Š n‚ minuziosa descrizione dell'ambiente, n‚ pre- cisa individualizzazione del personaggio n‚ amore per il dettaglio. Particolarmente caratteristico Š, a questo riguardo, il Racconto su Sergej Petrovic (Rasskaz o Sergee Petrovice) del 1900 in cui l'autore indugia con attenzione nel definire il mondo interiore di un uomo in rivolta contro la societ.... Sergej Petrovic, un intellettuale soggiogato dall'ideale nietzschiano del superuomo, si ribella alla sorte meschina che la vita gli ha riservato. Ma dalla collisione dell'ideale con la realt... non scaturisce la volont... di lotta, bens¡ l'autoannientamento del prota- gonista che finisce col suicidarsi, una volta riconosciuta la propria nullit... rispetto all'ideale. In Sergej Petrovic si insinua per la prima volta nel- l'opera andreeviana l'uomo del sottosuolo di Dostoevskij, morbosamen- te sensibile, impietoso con se stesso e teso a vivere la propria esistenza su un piano drammaticamente cerebrale in cui non c'Š spazio per la pienezza della realt... quotidiana. E presente per la prima volta anche la suggestione della filosofia di Nietzsche, che tanta fortuna ebbe in Russia alla fine del secolo scorso. 12 Nell'ultimo decennio dell'800 Nietzsche era molto in voga tra gli intellettuali russi, gli studenti lo leggevano di nascosto e in molte opere serpeggiava, ancora sotterranea, la tentazione del suo credo. Nel '94 il critico K. 1~.l Michajlovski; sottolineava la comparsa di opere basate sulla (r) doppia morale ~> nietzschiana e i primi simbolisti: Merezkovskij, Brjusov e la Gippius mostravano chiaramente l'influenza del filosofo tedesco. Nel '98 uscirono due traduzioni di Cos¡ parl• Zarathustra che agevolarono la difEusione sempre pi£ capillare del messaggio nietzschia- no tra gli intellettuali, mentre numerosi critici analizzavano l'importanza dello scrittore nella cultura russa e la sua funzione di stimolo nella ri- nascita delle lettere russe dopo grigi anni di mediocrit.... Il nuovo secolo nasceva in un clima di inusitato fermento culturale: nel 1900 (~:echov scrisse alcuni racconti e Le tre sorelle, il Teatro d'Arte comp¡ una tourn‚e trionfale nel sud della Russia toccando anche Jalta per dare la possibilit... a ~:echov malato di assistere a]la rappresentazione dei suoi drammi, fioriva la produzione simbolista, furono pubblicate opere di V. Solov'ev, Tretia Vigilia di Brjusov e una raccolta di Bal'mont, mentre la rivista (r) Il mondo dell'arte ¯ (Mir Iskusstva) per tutto l'anno propose ai lettori opere dei simbolisti; infine uscirono pi£ edi- zioni, in russo, dell'opera di Nietzsche. Anche Andreev sub¡ il fascino delle teorie nietzschiane, in particolare del mito del superuomo e del- l'aforisma: (r) Se non ti riesce la vita, ti riuscir... la morte ¯ mentre fu meno sensibile agli altri motivi dell'opera nietzschiana che invece af~a- scinavano i simbolisti: la contrapposizione tra principio apollineo e dionisiaco, il sublime, l'eterno ritorno. Il Racconto su Sergej Petrovic con la sua ipotesi del superuomo co- stituisce, al suo apparire, una novit... nel quadro generale della produ- zione di Andreev. Gli altri suoi racconti sono intessuti su fragili pro- tagonisti immersi in atmosfere malinconiche e sommesse oppure tra- lucono un sorrisetto ottimista e bonario di inno e di speranza nella vita. Per questa fisionomia ancora vaga dell'opera andreeviana, quando nel febbraio del 1901 usc¡ sull'almanacco (r) Vita >~ (~izn') il racconto C'era u~la volta (~ 7yli), Merezkovskij chiese alla redazione chi si nascon- desse sotto lo pseudonimo di Andreev, se Gor'kij o ~echov. In quel momento la domanda era perfettamente lecita. Il racconto, maturato dopo il soggiorno dell'autore in una clinica per curarsi una forma di nevrastenia dovuta agli abusi degli anni passati e al massacrante ritmo di lavoro degli ultimi tempi, ottenne molte lodi da parte della cri- tica; Gor'kij ne rimase entusiasta e scrisse al giovane amico: (r) C'era una volta Š stupendo ¯. Nel 1900 Gor'kij aveva fondato a Pietroburgo la casa editrice (r) Zna- nie ¯ (La conoscenza) intorno alla quale si erano raggruppati scrittori di tendenza democratica e realista; l'esordio del giovane gruppo edito- riale si era avuto con la pubblicazione di quattro volumi di racconti dello stesso Gor'kij. Nel settembre 1901 usc¡ il primo volume dei rac- conti di Andreev: per la casa editrice fu un grosso successo-- 11 edi- zioni in pochi anni e 59.000 copie andate a ruba--e per Andreev fu la popolarit.... La critica, di fronte al giudizio unanime ed entusiastico dei lettori, dovet,te limitarsi a constatare lo strepitoso successo del li- bro ed a imbastire frettolosamente lusinghieri panegirici all'autore. Nel volume erano raccoLti 10 racconti scritti tra il 1899 e il 1901: Il grande slam, l'Angioletto, Alla fi~nestra, Il silenzio, Valja, Il racconto su Sergej Petrovic, Sul fiume, La Menzogna, C'era t~na volta, Nella buia lontananza. (Bol'soj slem, Angelocek, U okna, Molcanie, Valja, Rasskaz o Sergee Petrovice, Na reke, Loz, ~ili byli, V temnuju dal'). Andreev aveva dedicato il libro a Gor'kij, che pi£ di tutti ne aveva sollecitato e incoraggiato la stesura, rivelandosi, a pubblicazione avvenuta, un ac- ceso sostenitore dell'opera dell'amico. Molti altri critici e letterati no- tarono con soddisfazione l'esordio letterario di Andreev. Il 7 dicembre 1901 ~echov scriveva a Ol'ga Knipper: (r) S¡, Š un buono scrittore [...] 14 in lui c'Š poca semplicit..., poca sincerit..., per questo Š dil~cile assue- farsi a lui. Ma presto o tardi il pubblico ci si abituer... e diventer... un grosso nome ¯ (Pis'ma A. P. (~echova k O. L. Knipper-(~echovoj; Ber- lino 1924, p. 163). Tolstoj scrisse a Andreev di aver apprezzato nei suoi racconti la purezza della lingua e la forza della rappresentazione, ma in seguito espresse pi£ di una volta riserve sulla sincerit... del giovane autore: (r) Riguardo a Leonid Andreev mi torna sempre in mente un racconto di Ginzburg in cui un bambino con l'erre moscia racconta a un altro: " Evo andato a passeggiave quando d'un tvatto scovgo un lupo. . hai pauva? hai pauva?" Ma io non ho paura! ¯ Quest'espressione era destinata ad avere una grande fortuna, non c'Š critico che parlando di Andreev non l'abbia citata. Lo stesso Tol- stoj si compiaceva di ripeterla nella conversazione con gli amici e, quando la popolarit... di Andreev diminu¡, una variante della celebre frase -- (r) Questo signore vuol mettermi paura, ma io non ho paura! ¯ -- torn• in auge diventando un trito luogo comune presso giornalisti in cerca di slogan e pseudo-intellettuali signorine di buona famiglia. Al- l'uscita del libro, per•, il giudizio tolstojano non turb• il coro di lodi che si riversarono su Andreev: alcuni critici vedevano in lui il con- tinuatore di Dostoevskij nel campo dell'introspezione psicologica; per i critici marxisti Andreev, demolitore del vecchio mondo, mostrava senza falsi pudori le ingiustizie sociali e i loro e¡fetti alienanti sull'individuo. La critica pi£ acuta la forn¡ N. K. Michajlovskij che, in un articolo com- parso su (r) La ricchezza russa ¯ (Russkoe Bogatstvo), gli attribuiva un'au- tentica, indubbia originalit..., solo il racconto La menzogna gli appariva come una piccole nube sospesa sull'opera di Andreev e destinata, forse, a scomparire oppure a coprire il suo orizzonte. Michajlovskij aveva in- travisto l'influsso di E. A. Poe e intuito il fondamentale motivo andree- viano del terrore di fronte alla vita e alla morte. Il grande critico aveva colto nel segno: i racconti nella loro quasi totalit... seguivano la linea realistica in voga e rivelavano l'amore struggente di Andreev per gli ùlomini, per l'anonimo (r) travet ¯ custode inconsapevole di una fiammella d'amore; ma gi... vi serpeggiavano i motivi che gli sarebbero stati cari tutta la vita. La disperata solitudine dell'uomo e il baratro che lo separa dai propri simili Š il tema de Il grande slam in cui un uomo muore d'infarto al tavolo da giuoco tra la costernazione e lo sbigottimento dei partners che ora dovranno cercare un compagno as- siduo e discreto come il defunto, come lui disposto a passare per anni le sue serate giocando al whist senza sapere nulla dei compagni, n‚ l'in- dirizzo, n‚ la condizione sociale e familiare. Infatti i partners si accor- gono di non conoscere affatto il compagno morto, di non saperne rin- tracciare nemmeno la famiglia, anche se la scoperta del rapporto inu- mano esistente tra di loro li lascia del tutto indifferenti. La menzogna Š un'altra opera emblematica di Andreev: un uomo Š ossessionato dal sospetto che la sua donna gli menta, pretende da lei la verit..., anche se non Š disposto a credere alle sue parole. La uccide, ma non ritrova la pace: la menzogna non scompare con la donna per- ch‚ Š onnipresente nel mondo stravolto del protagonista, sovrasta tutta la sua vita sconvolgendo la sua solitudine, interrotta solo dal mor- morio degli oggetti e dall'allucinata personificazione di entit... astratte: il terrore, il sospetto, la menzogna. La tenebra della stanza impallidendo correva spaurita ~dalle alte finestre si appiattiva contro le pareti, si nascondeva negli angoli, mentre in silenzio un essere indefinito, grande e mortalmente pallido guardava dalle finestre... Anche se la vita del protagonista ci Š assolutamente sconosciuta, la sua anima lacerata ci Š lentamente svelata dalla sfibrante e continua introspezione che termina col raggiungimento della certezza che anche nell'oltretomba, (r) vuoto dei secoli ¯, non esiste verit..., ma solo men- zogna. Essere uomini e cercare la verit... Š una follia, una dolorosa fol- lia. Il racconto termina col grido: (r) Salvatemi! Salvatemi! ¯ che rie- cheggia l'implorazione di Popriscin de Le memoYie di un pazzo, ma 16 privo del sanguinante grottescO gogoliano e del suo accorato lirismo, qui c'Š solo una cupa tragedia scandita ritmicamente e ossessivamente dall'iterazione verbale: menzogna, mentiva, menti... (~echov aveva intuito un elemento essenziale dell'opera di Andreev- la mancanza di semplicit..., l'artificiosit.... Infatti il tono a volte roboante, la solennit..., la mancanza di humour rientravano nell'arsenale delle sue pose e il lettore, come un tempo i colleghi d'universit..., era per lui lo spettatore attento, e forse un po' credulone, di fronte al quale recitava la tragicommedia della sua vita, ora paludato e solenne come un attore tragico, ora goffo e smargiasso come un clown. Se erano sincere le sue paure e le sue ossessioni, spesso era caricato il modo di tradurle in un racconto, ma lo era volutamente, per il gu- sto tutto andreeviano dell'iperbole e dell'esagerazione che gli dominava la vita e la creazione. Lo scrittore cedeva all'uomo alieno da ogni mi- sura, sfrenato nelle sue manifestazioni, abnorme nelle sue reazioni e l'opera ne rispecchiava l'eterno oscillare tra due poli opposti, gli atteg- giamenti istrionici, il compiacimento narcisistico del dolore e l'elevare di volta in volta a proporzioni universali una delle infinite angosce del- l'anima, dimentico di tutto il resto. Nel novembre del 1901 Andreev scriveva a Gor'kij tra il serio e il faceto: (r) Nessuno inveisce contro il libro: brutto segno ¯... Questa sua paura scomparve presto, il racconto Il muYo (Stena) ap- parso poco dopo su (r) Il Corriere ¯ riscosse molte critiche. L'opera, in cui era evidente l'influsso dei racconti del terrore di E. A. Poe, Š un breve flash sull'esistenza di un gruppo di lebbrosi rinchiusi in uno spazio delimitato da un alto muro. La cortina di pietra diventa il loro incubo: giorno e notte tentano di abbatterlo, maledicendolo, cercano di scalarlo, ma il muro resiste intatto e vittorioso ai loro assalti. Il muro e i lebbrosi erano ovviamente dei simboli, ma il loro significato rest• oscuro ai lettori e il racconto non piacque. Non capirono che il muro, immagine dostoevskiana, era il fato, la necessit... insensibile alle sofferenze dell'uomo e, in senso pi£ lato, tutto ci• che ostacola il cammino dell'uomo verso ulia vita nuova, libera e felice. Il muro era 17 anche, lo disse lo stesso Andreev, l'oppressione politica e sociale, l'in- compiutezza della natura umana che non trover... mai una risposta alle grandi domande su Dio, sull'eternit..., sul bene e sul male. Il malumore suscitato da questo racconto, giudicato da molti scon- certante, divenne linciaggio morale quando nel gennaio 1902 fu pub- blicato L'Abisso (Bezdna). Nella novella Zinocka e lo studente Nemo- veckij passeggiano in un bosco: sono innamorati e parlano d'amore con timidezza, impacciati e reticenti come si conviene a due bravi ragazzi borghesi impastati di falsa morale vittoriana e che sanno dell'amore solo ci• che ne dicono i poeti. ~Scende piano la sera e i due si affret- tano verso la citt... impauriti dall'aspetto sinistro e dagli strani rumori del bosco. D'un tratto l'incontro con un gruppetto di malviventi che apostrofano pesantemente la ragazza; i due si mettono a correre, ma i malfattori li inseguono, afferrano Zinocka e pestano Nemoveckij, la- sciandolo a terra svenuto. Quando il ragazzo si riprende Š notte fonda, cerca disperatamente la sua Zina e alla fine la trova riversa tra i ce- spugli, nuda e tramortita dalle violenze sub¡te. L'urto con la cruda realt..., cos¡ cinicamente lontana dal sogno di qualche ora prima, lo disorienta: dapprima cerca di rianimare Zinocka, si dispera, poi, vinto da un desiderio ripugnante alla sua coscienza, ma sempre pi£ irrefre- nabile, la violenta a sua volta. I benpensanti rimasero esterrefatti dalla crudezza della storia, la critica pi£ reazionaria parl• della (r) sfrontata insulsaggine e porcheria ¯ del racconto, quella liberaleggiante tent• una debole difesa di Andreev attribuendogli una (r) patologica licenziosit... artistica ¯. kev Tolstoj scrisse in un articolo: (r) Che lordura!... che lordura per un giovanotto che ami una ragazza e si trovi in una simile situazione [...] arrivare a un tale abominio! ¯ (in (r) Birzevye vedomosti ¯, 31 agosto 1902). Sul giornale di Suvorin (r) Tempo nuovo ¯ (Novoe vremja) Vasilij Rozanov, che di l~ a pochi anni sarebbe stato definito da Filosofov (r) il terribile rivolu~ionario del sesso ¯, scrisse cocenti invettive contro An- 18 dreev, accusandolo di rafforzare l'amore per le bassezze insito in ogni uomo e difendendo a spada tratta la morale borghese. Diversa era l'opinione di Gor'kij -- secondo cui il racconto costi- tuiva un ottimo schiaffo per i borghesi-- e di gran parte della gio- vent£ che vedeva in Andreev un demitizzatore della falsa morale bor- ghese. Anche la critica marxista con Bogdanovic e E. Solov'ev lo di- fendeva sottolineando la sua funzione di smascheratore delle viii ipo- crisie della societ... contemporanea. Alcuni giornali promossero delle inchieste tra i lettori di cui pubblicarono le lettere pi£ eterogenee: da quelle scandalizzate di madri di famiglia a quelle apologetiche di stu- denti che difendevano appassionatamente lo scrittore. Andreev si difese dalle accuse in un articolo apparso su (r) Il corriere ¯: Si pu• essere idealisti, credere nell'uomo e nel trionfo finale del bene e rinnegare totalmente quel moderno bipede privo di piumaggio che si Š limitam ad approfondire le forme esteriori della cultura restando essen- zialmente un animale in molti suoi istinti e motivi [...] Neli'ingenuo compia- cimento delle persone colte, nella loro igno;anza delle catene del proprio (r) io ¯, vedo un pericolo e un ostacoio per lo sviluppo futuro, e pi£ umano, della loro natura imper~etta (27 gennaio 1902). Nonostante le polemiche, anzi, scherzando sul polverone che aveva sollevato nel campo letterario, Andreev continu• a scrivere sofferman- dosi sul tema a lui caro del tragico isolamento dell'individuo nella me- tropoli moderna ne La citt... (Gorod) e dando vita ne Il Pensiero (Mysl') a un'altra variante del superuomo nietzschiano, Kerzencev, l'uomo che nutre una fiducia illimitata nella forza del proprio pensiero ma che Š vinto ancora una volta dall'impietosa verit... della vita: egli in realt... non Š come credeva il padrone del proprio intelletto, ma una creatura debole che, una volta superate con l'omicidio le leggi della morale, si ritrova paurosamente sola, priva di qualsiasi appiglio e certezza. Alla fine dell'anno viene pubblicato su (r) La Rivista per tutti ¯ (:~urnal dlja vsech) Nella Nebbia (V Tun~ane), storia del progressivo sfacelo psichico di uno studente colpito da una malattia venerea, che perde l'equilibrio nervoso e al termine di un lungo calvario di soffe- renze morali, uccide una prostituta e si suicida. Il racconto divise l'opinione pubblica e la critica dando vita a una ricca letteratura di articoli, lettere, interventi. La polemica tra i denigratori e i difensori di Andreev raggiunse toni molto aspri, divi- dendo letteralmente il paese. La Direzione generale della stampa chiese spiegazioni al Comitato di censura di Pietroburgo di come avesse per- messo la pubblicazione dell'opera, Zinaida Gippius sulla rivista (r) Il nuovo cammino ¯ (Novyj Put') edito da lei e dal marito Merezkovskij, fu spietata: accus• (r) La rivista per tutti ¯ di essere (r) un omnibus dove Andreev e compagni hanno fatto un solido nido ¯ e Andreev di cro- giolarsi nel sudiciume (r)come uno che, seduto sul ciglio di una strada dopo una pioggia autunnale e, preso lentamente con la mano del fango liquido, stringendo le dita, lo guardi ammirato sfrigolare e zizzagare verso il basso... ¯ e concludeva affermando che Andreev era (r) schiavo di una tormentosa sete dei limiti estremi dell'abominio ¯. N‚ meno violenta fu la moglie di Tolstoj che in una lettera a Suvo- rin, pubblicata sul giornale reazionario (r) Tempo nuovo ¯, invitava (r) tutta la societ... russa a insorgere con sdegno contro la lordura che riempie le opere dei signori Andreev ¯ (3 febbraio 1903). La lettera, violenta e ottusa, gener• molte polemiche, ~:echov e il regista Nemirovic-Dan- cenko si dissero nauseati e indignati per (r) l'idiozia ¯--sono parole di ~echov--della lettera della contessa Tolstaja. Andreev dal canto suo scriveva a un suo lettore: (r) Solo una ristretta cerchia di persone, tra cui con mia grande soddisfazione si trovano anche Gor'kij e (~echov, ha una buona opinione del racconto ¯. Anche in questa occasione i giornali furono subissati di lettere pro o contro Andreev: (r) Il Corriere ¯, (r) Notizie ¯, (r) Notizie russe ¯ pro- mossero inchieste tra il pubblico, pubblicando dei questionari che i lettori riempivano e inviavano alle redazioni. Si parlava di Andreev do- vunque: in societ..., nei circo}i privati, nei salotti, dovunque si incon- 20 trassero due o tre persone non prive di interessi sociali e letterari. (r) Dopo la storia de L'abisso -- annotava un cronista -- iniziarono a parlare di Andreev come di un uomo che avesse avuto l'ardire di pas- seggiare sul Nevskij Prospekt in costume adamitico ¯. Del resto, i pareri contrari non lo turbavano eccessivamente. Era rimasto costernato nel sentirsi accusare di immoralit... e delle bassezze pi£ strane e impensabili, ma grazie a queste polemiche aveva anche raggiunto una grande fama ed era diventato, dopo Tolstoj natural- mente, lo scrittore pi£ discusso di Russia. Anche all'estero era dive- nuto popolare: le sue opere venivano pubblicate dalle case editrici K. & H. Steinitz e Ladyschnikow di Berlino e Dietz e Marchlevskij di Stoccarda, e per contratto dovevano uscire in Germania prima ancora che in Russia. Le polemiche sul suo conto infuriavano, gli si rimproveravano so- prattutto la concezione pessimistica del mondo e la crudezza con cui aveva affrontato l'argomento sessuale nei due racconti. L'attenzione per la sfera del sesso, peraltro molto diffusa tra gli intellettuali, non era solo un artificio letterario, ma aveva anche un risvolto personale: il problema del sesso lo aveva toccato fin dalla prima giovinezza -- a undici anni era gi... innamorato -- e il suo temperamento sensuale e passionale lo aveva trascinato in precoci e brucianti esperienze senti- mentali; Š opinione diffusa che L'abisso riecheggi un episodio autobio- grafico degli anni del liceo, quando Zina Sib-va rimase incinta e abort¡ segretamente Il sesso lo aveva sempre colpito come forza elementare della vita capace di scatenare con violenza gli istinti e di rendere l'uomo un automa in preda all'elemento ferino, (r) una marionetta carica di istinti ¯, per usare la definizione che Barlach diede dell'uomo. Questo modo di concepire il sesso lo avvicinava a Wedekind e a Strindberg che consideravano la sessualit... una forza motrice terribile e distruttiva, come si nota, ad esempio, in Lul£ o ne Il risveglio d~i pri- mavera di Wedekind. D'altronde l'interesse per il sesso era assai dif- fuso nella Russia del tempo: circolavano trattati di sessuologia tra cui, molto in auge, quello del Kraft-Ebing, a cui si sovrapponevano le prime, ancora confuse teorie di psicanalisi; era straordinariamente vivo un fi- lone di bassa letteratura pornografica di gusto e di stampo borghese, ispirata a una velata ipocrisia, che aveva i suoi campioni nella (~arskaja e in Bresko-Breskovskij; le loro opere senza pretese andavano per la maggiore e lo stesso Blok ne era un accanito lettore. L'Eros era al centro delle dispute anche degli intellettuali: il filosofo Rozanov pro- poneva una lettura dell'universo in chiave fallica, i simbolisti atten- devano l'avvento della Bellissima Dama, della divina Sofia per la quale professavano un innamoramento mistico non alieno da impennate sen- suali. N‚ bisogna dimenticare l'interesse di Tolstoj per il sesso e la sua funzione di titanico distruttore di tab£. Prima di lui non si era mai scavato cos¡ in profondit... nelle vi- scere degli argomenti che la letteratura russa aveva pudicamente emar- ginato: la descrizione della malattia la ferinit... carnale della mc,rte e la violenza della carica sessuale. Le implicazioni di carattere etico e re- ligioso dell'opera tolstojana e la sua irriducibile condanna del sesso a] di fuori del matrimonio in Anna Ka~enina e addirittura nel matrimonio, ne La sonata a Kreutzer, avevano innalzato Tolstoj al di sopra di ogni sospetto di indugio compiaciuto e fine a se stesso sul tema. Andreev invece era uno sconosciuto tutt'altro che autorevole e fu facile tacciarlo gratuitamente di pornografia. L'accusa era infondata: egli aveva un grande rispetto per la donna (tutte le sue figure pi£ belle sono figure di donne) e solo per amore della battuta poteva dire a Gor'kij: (r) Le donne non sono sensibili che all'erotismo. Il Decame- rone: ecco il vangelo della donna ¯. Invece detestava di tutto cuore Arcybasev, un caposcuola del filone erotico-avventuroso, rimproveran- dogli di vedere nella donna solo il principio sensuale. Anche se scher- zava sul <~ Crucifige! ¯ che gli si gridava contro, componendo rime ba- ciate come (r) Ve ne prego un subisso: non leggete L'abisso! ¯, in realt... l'accusa di pornografia lo faceva soffrire. I suoi racconti non erano nati come romanzetti d'appendice, ma 22 come ricerca del senso e dell'essenza della vita. Contenevano indubbia- mente una precisa accusa contro l'immoralit... della vita attuale e lo stesso Tolstoj si era congratulato con lui per aver messo a nudo in Nella nebbia alcuni caratteri negativi della societ... contemporanea; ma la loro problematica di fondo era un'altra: quale fosse la vera natura dell'uomo. Andreev ipotizza due risposte apparentemente inconcilia- bili e le verifica nei suoi racconti. Secondo lui l'uomo Š fondamental- mente buono e anche se la societ... l'ha snaturato con le sue ingiusti- zie, pu• riscoprire in s‚, forse all'improvviso, solo per un momento, la primitiva scintilla di bene. Ma l'uomo pu• diventare anche preda degli istinti, del male e al- lora si scatena in lui, come in Nemoveckij de L'abisso, il principio be- stiale dell'esistenza. Ed Š sempre solo, anche in mezzo alla folla, se- parato dai suoi simili da un baratro; per questo nessuno pu• aiutare o trattenere Pavel in Nella nebbia quando esplode in lui l'elemento di- struttivo. Il destino presiede agli universi andreeviani come la ferrea 'A~ yx~ della tragedia greca e rimane un mistero, uno dei molti mi- steri irrisolti della vita, per quali oscuri meccanismi l'uomo possa per- dere la propria natura e divenire un bruto. La presenza del male nel mondo sgomenta Andreev: come si pu• conciliare l'esistcnza del male col concetto di Dio? :~ la stessa domanda che si pone Ivan Karamazov. Se Dio permette che sulla terra si soffra, a che serve Dio? Il male Š irrazionale e anche la vita, impregnata del male, lo Š; questa dolorosa coscienza del nonsenso della vita porta Andreev e i suoi personaggi al terrore di fronte alla vita stessa. Ma anche la morte, cos¡ terribile e assurda, incute a Andreev una paura assai simile a quella di Tolstoj: c'Š odore di decomposizione nelle loro descrizioni di morte, ent,rambi hanno un terrore cieco, viscerale della morte intesa come salto nel buio, soffocante cul-de-sac. Andreev non crede nell'al di l..., per lui il regno dei cieli Š solo un segno d'ottimismo, Gor'kij ricorda che durante una conversazione su Nietzsche e sul suo odio per Cristo Andreev disse: (r) Anch'io non amo Cristo e il cristianesimo, l'ottimismo Š un'in- venzione rivoltante e falsa ¯ (in Literaturnye portrety, Mosca 1963, p. 235). Andreev ama appassionatamente la vita ma Š indifeso e impaurito di fronte alla illogicit... e al male che vi regnano. Non crede che esista un senso oggettivo della vita, ma si affanna a trovarne uno soggettivo che gli permetta di continuare a vivere. E quando ipotizza la vittoria del bene, la possibilit... di una vita oltre la morte e di una suprema giustizia, compie un atto di fede tappandosi le orecchie per non sen- tire le urlanti antinomie dell'esistenza e la voce della ragione che gli grida il suo agnosticismo. Senza posa tenta di uscire dalle pastoie de] suo disperato pessimismo, scorge per un istante la luce e ricade, per risollevarsi ancora, all'infinito. Coloro che avevano visto in lui solo lo scrittore realista democra- tico sempre pi£ spesso gli rimproveravano la sua concezione pessimi- stica del mondo, dopo la pubblicazione de L'abisso Gor'kij gli racco- mand•: (r) Sii malvagio, sii cupo, ma non essere pessimista! ¯. Eppure questi erano gli anni pi£ felici della sua vita. Il 10 febbraio 1902 aveva sposato una studentessa: Aleksandra Michajlovna Veligor- skaja. La decisione, come sempre, era stata improvvisa e la ricerca dei testimoni affannosa. Il 6 febbraio scriveva all'amico Telesov: Caro amico Nikolaj Dmitrevic! Ti scrivo questa lettera nel caso in cui non ti trovassi. Fammi da testimone! Sii il mio testimone! Mi sposo domenica lO Non ci saranno estranei, solo i parenti, alla buona. Golousev Š il cerimonicre Fammi da testimone! Vieni domenica all'indirizzo indicato, alle cinque e mezzo. Alle cinque e mezzo in punto. Fammi da testimone! Se proprio non puoi, fammelo sapere subito. Ma ti prego: fammi da testimone! Se poi non potessi, vieni almeno come amico Indirizzo: Arbatskie vorota, casa di Korolev, appartamento di Dobrov, alle 8 Fammi contento: vieni! Te ne prego ancora una volta: fammi da testimone I1 tuo amico e fratello: Leonid Andreev chiesa: Nikola Javlennyj, sull'Arbat. 24 Fammi da testimone! Il matrimonio fu molto felice, Aleksandra era una compagna dolce, riposante e una collaboratrice intelligente; Gor'kij la descriveva cos¡: (r) Aveva perfettamente capito la necessit... di un atteggiamento ma- terno, protettivo nei confronti di Andreev e aveva subito percepito con acutezza il valore del suo ingegno e la tormentosa instabilit... dei suoi stati d'animo. Era una di quelle rare donne che pur sapendo essere amanti appassionate non perdono la capacit... di amare di un amore materno, e questo duplice amore le conferiva una fine sensibilit... [...]. Aveva un senso spiccato della musica delle parole e della forma del discorso. Piccola, flessuosa, era fine e alle volte sussiegosa in una maniera divertente, quasi infantile. L'avevo soprannominata "Dama Sura" e divenne un'abitudine chiamarla cos¡. L. N. la stimava e lei viveva in perpetua inquietudine per lui, in una tensione ininterrotta di tutte le sue forze, sacrificando interamente la sua personalit... agli interessi del marito ¯. Aleksandra aveva un grande ascendente sul marito, accanto a lei Andreev era diventato pi£ sereno e pi£ regolato sia nella vita sia nel lavoro: scriveva quasi sempre di notte costringendo spesso la moglie a vegliare seduta accanto a lui e rileggevano insieme quello cke lui aveva appena scritto. Pur continuando a sottoporre ogni sua nuova opera al giudizio degli amici dei (r) mercoled¡ ¯, aveva trovato in Sura un critico ancora pi£ attento e severo. Col successo era finalmente arrivato il denaro, finita per sempre con le ristrettezze, Andreev aveva traslocato in una casa pi£ grande e ora conduceva un'intensa vita mondana: teneva in casa riunioni let- terarie, frequentava salotti alla moda e lo si incontrava immancabil- mente a teatro in tenuta sportiva: (r) poddevka ¯ e alti stivali laccati. Finalmente poteva sbizzarrirsi a piacere nel vestiario: gli piaceva in- dossare abiti eccentrici e da buon romantico, memore delle pose a eterno ribelle, considerava la moda un elemento discriminante per l'ar- tista e i vestiti parte dell'attrezzer¡a volta a (r) ‚pater les bourgeois ¯. Il suo soprabito sportivo era conosciuto in tutta Mosca, come pure i suoi completi e giacchette di velluto, le cravatte incredibilmente variopinte, i cappelli di varie fogge, gli alti stivali di vernice, le camicie di seta color paglia che, insieme al color tabacco, era il suo colore preferito. Gor'kij lo ricorda, agli albori del successo, alla stazione di Niznyj- Novgorod con un completo color tabacco, cravatta (r) diabolicamente ¯ chiassosa e stivaletti gialli, ilare ma indispettito per non aver trovato guanti color paglia corr¡spondenti. Una volta indoss• un cappello da donna (r) ... la Rembrandt ¯ dopo avergli strappato le piume e nel 1905, a Berlino, si divertiva a girare per la citt... con la barba lunga, cilindro e gonnellino. Nonostante l'apparente gaiezza, n‚ la felicit... coniugale, n‚ la pas- sione per la vita mondana, n‚ il successo erano riusciti a esorcizzare in lui il demone dell'angoscia. Le crisi di sconforto, anche se meno frequenti, erano violente come durante gli anni studenteschi: chiuso in casa si tormentava, beveva, non dormiva finch‚ la depressione non era passata, per due o tre giorni viveva come in stato di trance e il ter- rore della morte, della fragilit... della vita e di se stesso si concretizzava in paurosi fantasmi, visibili solo a lui, coi quali discuteva, al limite della follia, con foga e tra le lacrime. In quei momenti sembrava uno dei personaggi dei suoi racconti pi£ cupi e ossessionanti. Allora diceva struggendosi, che la vita Š uno scherzo del diavolo, che l'uomo Š uno schiavo della morte, legato alla sua catena per tutta l'esistenza. Spesso Gor'kij raccoglieva i suoi sfoghi disperati, a lui Leonid spiegava come l'uomo fosse un mendicante dello spirito, intreccio delle irriducibili contraddizioni dell'istinto e dell'intelletto, privo per sempre della pos- sibilit... di raggiungere un'armonia interiore. Continuava a parlargli di s‚, delle sue inquietudini, della sfiducia in se stesso e nella vita, del- l'esistenza di Dio, dei meccanismi del pensiero. (r) Bisogna trovarsi un dio e credere nella sua saggezza! ¯ gli disse una volta. Quando parlava di s‚ era straordinariamente sincero e impietoso fino alla crudelt..., ma non perdeva mai il rispetto che aveva per se 26 stesso. Gli amici parlavano dei suoi disturbi nervosi con comprensione, addirittura con una punta di affettuosa commiserazione, i giornali in- vece si impadronirono avidamente della ghiotta notizia, dando vita al clich‚ (divenuto poi incancellabile) di Andreev beone, seguito dapper- tutto da una bottiglia di cognac. Si ironizzava anche sul suo modo biz- zarro di vestire e si scrivevano sul suo conto assurdit... di ogni genere, quasi sempre maligne e offensive. Andreev tentava di scherzarci su, ma spesso, di fronte alla velenosit... e alla gratuit... di certe illazioni ri- volte non solo alla sua attivit... di scrittore, ma anche alla sua vita privata, restava profondamente amareggiato. 4 Il 1903 Š per Andreev un anno di pausa e di ri¡lessione. In marzo ap- pare su (r) Il corriere ¯ il suo breve racconto Pro~?esse Prin~averili (Ve- sennye obescanija), poi pi£ nulla. La critica per• continua a occuparsi di lui: a San Pietroburgo Š pubblicato il volume di Bocjanovskij Leonid ~ndreev (il primo libro di critica dedicato interamente a lui) a cui se- guono i saggi di N. Nevedomskij e di N. Gekker. Andreev non pubblica, ma scrive e partecipa attivamente all'intensa vita culturale dell'intelligencija. Chiusa nella sua torre d'avorio, sorda al travaglio politico e sociale del paese, l'intelligencija c la protagonista della rinascenza russa del primo Novecento. Nelle sue fila s'assiste a un progressivo smottamento d'interessi: viene infranta l'annosa tra- dizione che voleva l'intellettuale partecipe delle questioni politiche e sociali, oltre che letterarie, e proprio nel momento in cui i problemi sociali s'acuiscono, esacerbandosi fino a raggiungere un'acuta tensione, l'intelligencija--o, pi£ esattamente, l'ala culturalmente pi£ impegnata-- volta le spalle alla problematica sociale, dedicandosi con passione a questioni filosofiche, ideologico-mistiche. Dopo essersi attenuta per quasi mezzo secolo ai canoni della critica realistica formulati da Belinskij e consacrati da Dobrolj£bov, (~ernys‚vskij e P¡sarev, rilegge ora le opere dei grandi da un'angolazione quasi esclusivamente religiosa. Tolstoj e ancor pi£ Dostoevskij sono analizzati alla luce della loro religiosit... e delle loro affinit... con Nietzsche. ~ del 1903 il libro del filosofo ~estov, Dos~oevskzl e Nietzsche e, alimentato soprattutto da D. S. Merezkovskij studioso di Nietzsche e amante di antinomie e parallelismi spesso for- zati, nasce il mito del binomio antitetico Tolstoj-Dostoevskij in cui il cristianesimo del primo viene ridotto a un ibrido di paganesimo e di cristianesimo, mentre viene sottolineato ed esagerato l'elemento re- ligioso presente nel secondo. E tutto un fiorire di mistici, occultisti, esoierizzanti i cui studi si intrecciano (e non Š una coincidenza) con quelli dei simbolisti. Si risco- pre il fascino dell'antichit... e dell'esotismo, si studia con passione l'an- tiCO Egitto che riunisce in s‚, in una mistura alla moda, sia l'antico sia l'esotico; si diflondono le teorie di Vladimir Solov'ev che gi... rnolti anni prima (era morto nel 1900) aveva profetizzato l'imminente av- vento della Bellissima Dama, creatura mistica che avrebbe rinnovato il mondo Si arriva a un tale punto di fanatismo che si costituisce la setta dei (r) blokiani ¯, persone vicine al poeta simbolista Aleksandr Blok, convinte che la divina Sofia, ossia la Bellissima Dama, si sia in- carnata nella giovane e bella moglie del poeta, Ljubov' Dmitrevna Men- deleeva. La coppia, letteralmente perseguitata da questi amici fanatici, e privata della propria intimit..., Ljubov' Š venerata come una dea, con conseguenze disastrose per il m‚nage familiare. Si leggono e si rappresentano le opere del poeta mistico belga Maurice Maeterlinck, lo (r) Shakespeare dei decadenti ¯, con un entu- siasmo ancora superiore a quello che nel decennio precedente aveva accompagnato la sua scoperta da parte degli intellettuali e i si~bolisti della nuova generazione. V. Ivanov, A. Belyj, A. Blok, mostrano chiari segni del suo influsso nel tono misticheggiante delle loro prime opere. La cultura borghese sul ciglio del baratro ha un sussulto di straor- dinaria vitalit...: nel 1898 si inaugura il leggendario MXT, il Teatro d'Arte di Mosca diretto da Stanislavskij e da Nemirovic-Dancenko, esce il primo numero de (r) Il Mondo dell'Arte ¯ (Mir Iskusstva), la rivista pi£ autorevole e raffinata dell'arte russa. Appaiono a un ritmo frene- tico nuovi almanacchi e riviste d'avanguardia legati all'entourage sim- bolista: nel 1900 (r) Lo Scorpione ¯ (Skorpion), l'anno dopo (r) I fiori del Nord ¯ (Severnye cvety), nel 1903 Merezkovskij e la moglie, la sofisticata e fulva Zinaida Gippius, fondano la rivista (r) Il Nuovo Cam- mino ¯ (Novyj Put'), nel 1904 Š la volta de (r) La Bilancia ¯ (Vesy) il mensile diretto di fatto dal poeta simbolista V. Brjusov. C'Š desiderio di una cultura sempre pi£ raf~inata, preziosa, <~ ales- sandrina ¯, in casa di uomini di cultura e intellettuali si organizzano se- rate letterarie, alcune delle quali diventate famose per l'erudizione dei partecipanti, il livello delle dispute e il valore dei giovani talenti che vi debuttano: a Pietroburgo c'Š il salotto dei Merezkovskij, dove si parla di filosofia e di religione, la domenica ci si riunisce nella modesta casa di Sologub, poeta, drammaturgo e narratore simbolista, oppure in quella di Rozanov, il mercoled¡ nella (r) torre ¯ di V. Ivanov (non si tratta in realt... di una torre, ma di un appartamento al sesto piano di un pa- lazzo con una parte aggettante a m• di torre); d'estate a Kuokalla, a quaranta chilometri dalla capitale, il pittore Repin riceve ogni merco- led¡ gli amici nella sua casa di campagna dove si parla d'arte e di let- teratura e a Mosca, sia pure in un clima pi£ provinciale, ci sono i (r) mer- coled¡ ¯ di Telesov e le riunioni in casa di Andreev. C'Š uno spasmodico interesse, coltivato soprattutto negli ambienti pietroburghesi, per la ricerca religiosa, per i dibattiti su temi religiosi: dal 1901 al 1903 si tengono riunioni religioso-filosofiche a cui parte- cipano alti prelati da un lato e i Merezkovskij, Rozanov e il poeta Minskij dall'altro; i temi preferiti dei dibattiti sono soprattutto due: Dio e il sesso. L'‚lite intellettuale approfondisce, sviscera questi temi con un senso d'ansia, quasi d'affanno, la letteratura Š percorsa da una sensazione di fretta isterica: Š nell'aria il presagio di un crollo vicino, di uno sfacelo imminente. L'intelligencija sente approssimarsi la cata- strofe e si chiude in se stessa, creando un solco tra s‚ e il popolo, di- mentica del suo passato interesse per le questioni sociali, mentre gli intellettuali di formazione pi£ recente e di estrazione proletaria, futuri artefici delle rivoluzioni del 1905 e del '17, si preparano alla lotta ri- manendo lontani, eccezion fatta per Gor'kij e pochi altri, dall'ambiente e dagli interessi della raffinatissima ‚lite moribonda. In questo quadro complesso la posizione di Andreev era singolare: infatti era legato alla cerchia degli scrittori realisti che facevano capo a Gor'kij solo da amicizia personale e dall'atteggiamento di critica verso la societ... borghese (comune del resto a tutti gli intellettuali), ma se ne discostava radicalmente per la problematica che investiva problemi astratti, metafisici, astraendo dal contesto realistico da cui spesso muoveva. Il lungo racconto La ~ita di Vasilij Fi~ejskij (~izn' Vasilija Fivejskogo) rivelava i legami di Andreev con l'intelligencija pi£ sensibile ai problemi religiosi, anche se la sua speculazione si traduceva in termini di una dialettica spesso rozza e elementare. Vasilij Fivejskij Š un prete di campagna sereno e appagato, ai suoi occhi il benessere e la tranquillit... familiare sono un segno d'elezione da parte di Dio e la prova tangibile della Sua esistenza. La morte improwisa del figlioletto Š l'inizio di una lunga serie di disgrazie che fanno abbattere su di lui per la prima volta il problema del senso del male e della vita. La sua prima risposta Š quella della fede cieca, acri- tica, poi comincia, ancora confusamente, a vedere il mondo, gli altri e le loro sofferenze e una grande piet... per il dolore degli uomini si impadronisce di lui. Medita, riflette, cerca di capire e nel frattempo si prepara, in nome del male universale, la sua rottura con Dio, se esi- ste Dio come pu• esistere tanto male? La sua fede vacilla, viene meno rinasce: nelle terribili prove che deve superare egli sente la mano di Dio che ha prescelto lui, martirizzato, a rivelare agli uomini la Sua esistenza, e a spiegar loro, ingannati dall'evidenza empirica, il senso della vita. E l'ultimo tentativo di Vasilij di dare un senso all'esistenza 30 ma l'evidenza del mondo empirico lo schiaccia (nella figura del figlio idiota) ed egli vuole ora una prova proprio in questo mondo ter- reno oltre la cui apparenza credeva di essere andato con la fede. E da pope disperato diventa uomo orgoglioso. Nella chiesa gremita di fedeli durante la funzione funebre per un contadino egli tenta di risuscitare il cadavere, sicuro che Dio gliene dar... la forza. Ordina imperiosamente al morto d'alzarsi, ma non ot- tiene risposta e allora si rivolge a Dio: (r) Tu devi!... Ti prego! ~> e poi grida: (r) Non gli serve il paradiso. Qui ci sono i suoi bambini... ¯ (III, 84). La verit... del noumeno non Š necessaria a chi Š vivo e ritorna ancora il motivo di Ivan Karamazov: non vogliamo il significato nou- menico della vita umana, noi cerchiamo il suo senso qui, sulla terra e se Dio non lo rivela, allora non vogliamo Dio. Il miracolo che padre Vasilij aveva preteso non avviene ed egli impazzisce dalla disperazione e muore. Andreev aveva iniziato a scrivere il racconto nel febbraio del 1903 prendendo lo spunto, come faceva spesso, da un fatto di cronaca: un prete, seguace delle teorie di Tolstoj, si era distaccato dalla Chiesa ortodossa dopo aver invocato un miracolo che non era avvenuto. La stesura dell'opera era stata parLicolarmente lunga e travagliata ed era finita solo in novembre, cosa assai insolita per Andreev che fino ad allora aveva scritto di getto, portando a termine i racconti in pochi giorni. Per la seconda volta aveva scelto un prete come protagonista (anche la novella Il sile~zio era imperniata su un uomo di chiesa) an- che se confessava senza problemi di non aver mai frequentato popi e di averne visti solo in due occasioni: a un funerale e a un matri- monio. D'altronde non gli serviva conoscere il modo di vivere di un prete: il suo racconto era palesamente simbolico e del protagonista gl'interessava la psiche, non la professione. Il racconto, intessuto di corrispondenze simboliche, rivelava una cura attenta da parte dell'autore: vi prevalevano le tinte fosche: de- scrizioni notturne, giochi di ombre, paesaggio e ambiente espressioni- sticamente stravoLti come l'anima stravolta di padre Vasilij, per il quale il mondo circostante esisteva in quanto proiezione, deformata, del suo deformato mondo interiore. Se l'uomo Š muto, Andreev co- stringe le cose a esprimere il suo dolore e la sua angoscia e difatti lo smarrimento e la pazzia di padre Vasilij sono rispecchiate da un ambiente sempre pi£ cupo e distorto che aumenta la tensione del racconto. La vita di Vasilij Fivejskij, pubblicata nel marzo del 1904 nella miscellanea di (r) Znanie ¯ per il 1903 insieme a opere di Bunin, Ve- resaev, Gor'kij, Telesov e Garin, accentr• su di s‚ l'attenzione del pub- blico. Tra i critici, stavolta piuttosto benigni, alcuni sottolinearono una forte componente mistico (Korolenko, V. Ivanov) mentre i sim- bolisti, abituati a indagare il tema di Dio con ben altra sottigliezza e forti di una ineccepibile base filosofica, negarono la presenza dell'ele- mento mistico nel racconto. La Gippius fu meno feroce del solito: (r) Il racconto Š buono, non lo discuto, Leonid Andreev -- Š stato riconosciuto da un pezzo-- Š il pi£ geniale di tutto il gruppo degli ultimi prosatori moscoviti e da tempo ho il coraggio di affermare che egli ha di gran lunga pi£ talento dello stesso Maksim [Gor'kij] ¯ ma, per il critico, Andreev non aveva fatto nulla di pi£ che scrivere bene un buon racconto su un argomento di moda, (r) [...] Dio sfugge. E re- sta di nuovo l'uomo, idolo eterno. Quando Andreev parla di Dio parla di un Dio estraneo, un Dio che dovrebbe servire la vera di- vinit...: l'uomo. Ma Dio non fa nulla, allora perch‚ esiste se l'uomo ha tratti pi£ divini di lui? Cos¡ il racconto di Andreev, racconto sul tema di Dio, Š ancora lo stesso inno all'uomo, proteiforme e unica altera divinit... di tutti i Gor'kij. E il vecchio materialismo dommatico con un po' di Nietzsche capito superficialmente ¯ (Letnye razmysle- nija in (r) Novyj put' ¯, n. 7, 1904). Nel 1919 Blok ricord• l'impressione suscitata in lui dalla lettura del racconto: (r) che dappertutto fosse sciagura, che la catastrofe fosse 32 vicina e il terrore alle porte, io lo sapevo [...] ancor prima della rivolu- zione e a questa mia consapevolezza rispose improvvisamente La Vita di Vasilij Fivejski; ¯. A Nevedomskij che individuava nel racconto elementi simbolisti, Andreev rispose di essere d'accordo con lui nel sottolineare la componente simbolista e il contenuto ideologico di (r) lotta contro Dio ¯ e di voler continuare su quella strada, a tal punto ormai era consapevole del suo estraneamento dalla vita e della sua incapacit... di essere realista. Scriveva a ~leresaev: Da una scttimana piove di tanto in tanto, la temperatura si Š abbassata e io mi sono un po' ripreso. Nella testa brulica qualcosa: i pensieri si af- follano come villeggianti che in autunno tornano in citt.... Penso molto a me alla mia vita, in parte per e~etto degli articoli su V. Fivejsl~ij; chi sono io? Da quali paesi sconosciuti e terribili viene la mia negazione? L'eterno (r) no ¯ si cambia in un qualche (r) s¡ ~? Ed Š vero che (r) non si pu• vivere di ri- volta ¯? Non lo so. Non lo so. [ . . . ] Il senso della vita dov'Š? Non accetter• Dio finch‚ non mi istupidir• ma Š noioso girare per ritrovarsi di nuovo allo stesso posto. L'uomo? Certo Š una creatura bella, superba e imponente, ma dov'Š la fine? [...] Non c'Š risposta, ogni risposta Š una men~ogna. Rimarr... solo la ribellione finch‚ durer... e bere il tŠ con la marmellata di albicocche... Ma Š bel]o l'uomo quando Š coraggioso e folle e calpesta la morte con la morte [ ] E come se allora balenasse una risposta. Si recensiva la Vita di Vasilij Fivejskij mentre la Russia era in guerra. Nel gennaio 1904 era scoppiato il conflitto col Giappone e la guerra, assai impopolare tra i russi, acuiva in molti il senso della fine imminente di un mondo e della estrema fluidit... del momento. Sem- bravano avverarsi le profe~ie di Vladimir Solov'ev sul pericolo giallo e sul panmongolismo. Secondo Solov'ev la fine del mondo sarebbe giunta con l`avvento dell'Anticristo e uno dei segni premonitori della sua venuta sarebbe stato l'avan~ata dei (r) gialli ¯, cinesi e giapponesi, contro la Russia, ultima cittadella della cristianit.... La paura del (r) giallo ¯, del mongolo era innata nei russi e derivava dal terrore ata- vico dei mongoli, eredit... dei secoli passati sotto l'oppressione del- l'Orda d'oro; mai sopita, questa paura ancestrale ria¡liorava prepo- tentemente ora che la Russia si trovava in guerra col Giappone men- tre all'interno la situazione diveniva sempre pi£ confusa: l'autocra- zia era forte, ma il dissenso cresceva di giorno in giorno: nel paese si susseguivano dimostrazioni studentesche, i socialisti rivoluzionari, eredi del populismo e dei suoi metodi, organizzavano attentati terro- ristici che erano immancabilmente seguiti da arresti in massa e da condanne a domicili coatti; si susseguivano scioperi nelle fabbriche e agi- tazioni nelle campagne. La guerra aveva inasprito la tensione poli- tica e sociale all'interno e scosso profondamente l'economia mentre le sconfitte militari avevano fatto perdere ulteriormente prestigio alla autocrazia. In dicembre, in un clima reso roventc da polemiche, agi- tazioni e scioperi, la resa della fortezza di Port Arthur ai giapponesi segnava le sorti del conflitto. L'opinione pubblica russa restava sgo- menta. La guerra aveva dato origine a un nuovo genere di drammaturgia patriottica e durante l'anno fior¡ un'abbondante letteratura ispirata ai fatti di guerra. Anche Andreev scrisse un racconto sull'argomento, ma la sua opera, intitolata Il Riso Rosso (Kras?~yj Smech) risult• del tutto originale rispetto al resto della produzione patriottica. Fin¡ il rac- conto nel novembre del 1904 e lo invi• a Tolstoj che ne apprezz• la forza, deprecandone per• l'artificiosit.... Il solito Andreev: senza aver mai n‚ assistito a un combattimento, n‚ visto una stfrage, sulla base dei resoconti giornalistici riesce a scrivere un racconto allucinante, im- pregnato d'orrore per la violenza, il sangue, la morte. Il suo intellet- tuale a contatto con la realt... e l'assurdit... della guerra non pu• avere che una reazione di (r) orrore e follia ¯ di fronte all'incomprensibile evento devastatore. Il protagonista, rimasto ferito al fronte, vive ossessionato da orri- bili e macabre allucinazioni: mucchi di cadaveri, feriti che si lamen- 34 tano, membra straziate e dappertutto, onnipresente, il sangue che tinge l'universo di rosso: la guerra Š rossa, la vita Š rossa, la follia Š rossa e anche il riso si colora di rosso. Per Andreev Š irrilevante non es- sere stato testimone oculare dei massacri: in realt... non lo interessa la guerra russo-giapponese, ma l'azione psicologica distruttrice che la guerra esercita su un individuo pensante. La sua Š una protesta pa- cifista contro la guerra in generale, non Š e non pretende di essere la descrizione degli scontri che avvengono in quel momento a mi- gliaia di chilometri da Mosca. Il racconto presta il fianco a molte critiche: monotonia nell'itera- zione ossessiva del (r) rosso ¯ e di immagini da grand-guignol, abbon- danza di scene e toni macabri che, ripetendosi, perdono ogni credibi- lit... e efficacia, una stridente artificiosit... e un livello iperbolico, ur- lato, di tutta la narrazione. L'anno 1904 si chiude con la sconfitta dell'esercito russo, con stra- scichi di polemiche e con un minaccioso malcontento generale, I'anno nuovO inizia nell'occhio del ciclone: 12.000 lavoratori entrano in scio- pero in una fabbrica di Pietroburgo, il 9 gennaio Š la (r) domenica di sangue ¯: gli operai in sciopero da vari giorni marciano verso il Pa- lazzo d'Inverno: chiedono allo zar l'amnistia per alcuni arrestati po- litici e la garanzia di alcune libert..., li guida il prete Gapon (al servi- zio della polizia segreta), i manifestanti sono migliaia, la polizia s'al- larma, all'improvviso uno scontro tra alcuni dimostranti e la forza pubblica e la polizia inizia a sparare sulla folla, mietendo vittime. ~ l'avvio della rivoluzione del 1905: aumenta vertiginosamente il nu- mero degli attentati terroristici a opera dei socialisti rivoluzionari (i marxisti non condividevano questi metodi di lotta), si costituiscono tra gli operai associazioni di lotta e di difesa, operai, contadini e sol- dati sono in rivolta, sorgono (r) soviet ¯ di opera e da pi£ parti si ri- chiede con crescente insistenza la costituzione. Molti intellettuali, tra- scinati dall'agitazione del momento, firmano energici manifesti di pro- testa contro l'autocrazia. Fino al grande sciopero dell'ottobre 1905, che serv¡ a strappare allo zar il Manifesto del 17 ottobre, in cui si promet- teva libert... di coscienza, di riunione e di associazione, fu valido il patto di collaborazione antigovernativa che vedeva uniti contro il go- verno i marxisti (organizzati nel partito Socialdemocratico), i socia- listi rivoluzionari e i liberali. La prima rivoluzione fu un movimento profondo e contagioso, si impose alla vita culturale russa dominandola per un momento e trascin• gli intellettuali, anche i simbolisti, --cos¡ caparbiamente orgogliosi della loro apoliticit... -- nel vortice dell'en- tusiasmo rivoluzionario. L'11 gennaio Š arrestato Gor'kij e si hanno vivaci reazioni di sde- gno in Russia e nel mondo. La nascente rivoluzione condiziona i cri- teri di valutazione critica: Il Riso Rosso esce nella raccolt;3 di (r) ~nanie ¯ per il 190~ dedicata a Anton Pavlovic Cechov, scomparso da pochi mesi, e se ne sottolinea soprattutto il significato politico e sociale: (r) Nel Riso Rosso singhiozza, sussulta e trepida l'anima SOr- ferente di tutto il popolo in un'annata di prove inaudite ¯ scrivc Ru- tenic sul giornale (r) Russkoe Slovo ¯. I critici di destra non si discostano dalla loro linea nemmeno in questa occasione: (r) Pornografo fino al midollo in tutte le sue pre- cedenti opere, il signor Andreev, come capita spesso agli ero~.omani, arriva fino al sadismo ¯ fu l'opinione di Starodum. Il 6 febbraio 1905 Andreev scrive all'amico Veresaev: Gli avvenimenti vanro cos¡ in fretta chc non Š possibilc orientarsi e tirare le somme. Le conclusioni al futuro, per ora Š chi~rd solo una cosa: la Russia ~ scesa sul sentiero della rivoluzione. Non so come ~7i arrivano i fatti. pro- babilmente plUttOstO smorzati, ma lo sapete che in Russia c'Š realmcnte la rivoluzione? Le barricate che c'erano a San Pietroburgo il 9 gennaio in I rimavera o in estate diventeranno migliaia. In Russia ci sar... la repub- ica . . . ] Credetemi: nessun pensiero Š rimasto in mente tr~lnne ld rivol~lzione la rivoluzione, la rivoluzione. Tutta la vita si riduce ad essa, [ .. . ] . Si tra- scura la letteratura, ai (r) mercoled¡ ¯ invece dei racconti si leg~ono (r) protestc ¯ ~6 lstanze e cos¡ via [...]. Il 9 febbraio si tiene in casa di Andreev una riunione del Comi- tato Centrale del partito Socialdemocratico, vi irrompe la polizia e arresta per attivit... sovversiva nove membri del Comitato Centrale, il letterato Skitalec e lo stesso Andreev, che viene tradotto alla Taganka. Il 25 febbraio Andreev ritorna in libert... dopo aver versato una cau- zione di 10.000 rubli, forniti provvidenzialmente da Savva Morozov, il mecenate del Teatro d'Arte. In questo periodo della vita di Andreev attivit... letteraria e at- tivit... politica s`intrecciano; nel marzo escono alcuni suoi racconti: La Marsiglicse (Marsil'eza), Be~ Tovit, Ur~a bambina (DevncVka) e Il la~lro (Vor) chc incontrano il favore del pubblico sia in Russia sia all'estero dove la casa editrice l~emos diventa l'unica rappresentante per l'Europa e I'America di Gor'kij, Andreev, Kuprin, e altri. Intanto Gor'kij, entrato a far parte della fazione bolscevica del partito Socialdemocratico, svolge un'instancabile attivit... di organizza- zione e propaganda. In ottobre, mese particolarmente (r) caldo ~>, esce il primo numero del quotidiano bolsccvico (r) Nuova vita ¯ (Novaja ~izn') cui collaborano molti intellettuali: Gor'kij, Lunacarskij, i sim- bolisti Bal'mont e Minskij, critici e esponenti della scuola realista-de- mocratica: Bunin, Garin, Veresaev, ~irikov, Vengerov e lo stesso An- dreev. Il nuovo giornale, diretto per alcuni numeri da Lenin, si GC- cupa di vita sociale e letteraria, di critica, storia e attualit.... Andreev collabor• con Gor'kij a un altro giornale bolscevico (r) Lotta ¯ (Bor'ba) ma ormai tra i due amici non esisteva pi£ la vici- nanza e il legame di un tempo. L'atteggiamento verso la politica e in particolare verso la rivoluzione li stava allontanando. Gor'kij era entrato con entusiasmo nel partito, mentre Andreev era rimasto su posizioni genericamente democratiche, senza mai andare oltre una generica espressione di simpatia verso i socialdemocratici, difendendo accanitamente il principio, e la sua condizione, di netta apartiticit.... Li divideva anche una diversa valutazione dei metodi della lotta ri- voluziollatia, ma il rapporto di stima che li univa non era ancora in- crinato dalla divergenza delle idee. Nonostante le distrazioni d'ordine politico Andreev lavorava in- tensamente, ma il ricordo degli avvenimenti pi£ recenti era vivo nelle sue opere: Il governatore (Gubern~tor), Cos¡ fu, cos¡ sa1~... (Tak bylo, tak budet), il dramma Alle stelle (K zvezdam), I cristiani (C~ristiane). Trascorsa l'estate in Crimea, Andreev in autunno ritorn• a Mosca, ma la vita era difficile per quelli schedati, come lui, nelle liste delle (r) Centurie Nere ¯, le bande controrivoluzionarie, ed egli viveva nel- I'incubo dei loro pestaggi sistematici. Per mettersi al sicuro si trasfer¡ con la famiglia in Finlandia e di l¡, in dicembre, in Germania, mentre in patria la sollevazione armata di quello stesso mese scatenava l'en- tusiasmo degli intellettuali: gli scrittori democratici di (r) Znanie ¯ erano per la rivoluzione e molti simbolisti, tra cui V. Brjusov e A. Block, nell'eccitazione momentanea divennero rivoluzionari e (r) anar- chici mistici ¯. Andreev scriveva dall'estero a Telesov: E Mosca, amico mio? Per me Š un sogno e per te anche dev'essere qual- cosa del genere. La ~ivoderka (strada di Mosca, attualmente Š la via Friedrich Adler. N.d.A.) e le barricate! La Presnja, la tranquilla Presnja e le barricate! Per intere ore rimugino nella mente queste selvagge combinazioni e non posso credere che sia realt... e non letteratura. Ma anche se fosse, questa non Š realt..., questo Š il sogno della vita [...] E noi qui!... Eppure sapevamo il corso generale dei fatti di Mosca me- glio di voi: avevamo telegrammi e giornali di Pietroburgo. E per due set- timane siamo stati col cuore in gola. Pensa: tutti i tuoi cari, gli amici sono a Mosca [ .. . ] Corri la sera al caffŠ tedesco prendi il giornale,... intorno: fisionomie te- desche che stanno prendendo il iucido, ottusamente tronfie, come il viso del Kaiser sulla parete, elettricit..., strade aeree, cultura, ma l¡ scuri vicoli mo- scoviti, botti ammassate, telai di portoni ed ecco fatta una barricata, bagliore d'incendio, quakuno cade... bah! diavolo! [...] E precisava il suo rapporto con la rivoluzione in una lettera a 38 Veresaev dell'inizio del 1906: Com'ero, cos¡ sono restato fuori dei partiti. Tuttavia mi piacciono i So- cialdemocratici che considero come la forza rivoluzionaria pi£ seria e consi- stente. Ho grande simpatia per i social-rivoluzionari. Ho un po' paura dei cadetti perch‚ gi... vedo in loro le future autorit..., non edificatori della vita ma edificatori di prigioni perfezionate. Degli altri si pu• anche non parlare. Da uomo prudente faccio due previsioni: o vincer... la rivoluzione e i socialisti oppure i crauti costituzionali. Se la rivoluzione, allora ci sar... qualcosa di sbalorditivo-gioioso, grande, senza precedenti, non solo una Russia nuova, ma una terra nuova. Se i cadetti, allora l'Europa si arricchir... di una cattiva co- stituzione in pi£, di un nuovo vivaio di borghesi. Inizier... una storia lunga e noiosa. Il potere si rafforzer... e da malattia cutanea diventer... malattia degli organi e del sangue e I'ideale che mi Š pi£ vicino, quello dell'anarchico-comu- nardo, dileguer.... Qui in Europa ho capito che vuol dire rispetto della legge, malattia terribile, quasi come il rispetto della propriet.... Essendo pessimista, inclino per la seconda ipotesi: vinceranno i cadetti. Il loro sostegno Š tutta la borghesia del mondo, eccetera. In generale, tutto quello che ho visto non ha scosso i princ¡pi della mia anima, del mio pensiero, forse, ancora non lo so, li ha leggermente spostati dalla parte del pessimismo. Pi£ esattamente: ho iniziato ad apprezzare e amare l'uomo il singolo uomo (non la persona, ma proprio il singolo: Ivan, Petr) per• per gli altri, per la maggioranza, per la massa, nutro un sentimento di grandissimo odio, alle volte di ripulsa, di cui Š difficile vivere. La rivoluzione Š una cosa buona in quanto strappa le maschere e quei ceffi che sono ora venuti alla luce ripugnano. E se ci sono molti eroi, c'Š una tale enorme quantit... di fredde e ottuse bestiacce, tanto tradimento indifferente, tante bassezze e stupidit.... Andreev rimase lontano dalla Russia un anno e mezzo, seguendo di riflesso la parabola della rivoluzione fino al suo amaro fallimento. L'idealismo, l'individualismo sfrenato e la mancanza di un ideale so- ciale non gli fecero cogliere l'aspetto politico e sociale della rivolu- zione, che egli visse passionalmente e istintivamente come un evento demolitore del vecchio mondo corrotto, per lui rappresent• solo il momento di una rivolta fine a se stessa, priva di implicazioni poli- tiche. Dopo aver deprecato, in polemica con Gor'kij, l'artificioso tra- sferimento di metodi di lotta occidentali su un terreno nazionale e storico a loro estraneo, egli trasfer¡ la polemica sulle forme concreto- storiche della lotta sociale su un piano trascendente di protesta ab ae- terno dell'individuo contro le forze sociali e cosmiche del male. Egli non rifiut• la realt... della rivoluzione, ma trasse dagli avvenimenti storici il loro valore assoluto: l'aver disgiunto la sua sorte da quella della classe rivoluzionaria fu la causa del suo posteriore isolamento mentre il triste insabbiarsi della rivoluzione lo port• al pessimismo co- smico, lui gi... cos¡ incline al massimalismo etico. Con la rivoluzione Andreev si defin¡ anche come artista, abban- don• definitivamente l'illusione del filantropismo e del nobile uma- nitaresimo e pass• dagli schizzi dei piccoli avvenimenti dei singoli alla rappresentazione dei grandi problemi sociali e filosofici, pass• cioŠ dalla problematica dell'800 a quella del '900. Non descrisse per• i fenomeni della vita sociale, bens¡ la loro ripercussione sull'individuo la sua critica divenne astratta e la sua rivolta priva di fine: per il suo rifiuto dell'ordine esistente e per la sfiducia in qualunque forza politica egli risolse astoricamente e asocialmente i problemi sociali e storici, confinandoli in un ambito astrattoJfilosofico, psicologico o estetico . Per tutto il 1906 Andreev vagabond• con la famiglia per l'Europa Dalla Germania si trasfer¡ in Svizzera e di l¡, in aprile, in Finlandia dove partecip• a manifestazioni indette dai Socialdemocratici e tenne anche coraggiosi discorsi contro l'autocrazia. Dopo qualche mese fece ritorno a malincuore in Germania: la spinta rivoluzionaria s'era esau- rita e l'esilio era l'unico mezzo per evitare l'arresto. In quello stesso anno furono pubblicate molte sue o~ere, scritte per lo-pi£ nel 1905 sotto l'impressione della rivoluzione in atto. In gennaio usc¡ su (r) La rivista per tutti ¯ il racconto I Cristiani (Chri- stiane), elogiato anche da Tolstoj, tradizionalmente avaro di lodi nei 40 suoi confronti. Era prevedibile che sarebbe piaciuto a Lev Nikolaevic: misurato, conciso, privo di artifici e marchingegni letterari il racconto mostrava un'ironia e un (r) castigat ridendo mores ¯ di palese derivazione tolsto- jana. Durante un processo una prostituta si rifiuta di giurare sul Van- gelo perch‚ la sua coscienza glielo vieta: chi esercita una simile pro- fessione non pu•, a suo parere, considerarsi cristiana n‚, tanto meno, giurare sul Vangelo. La caparbia ostinazione della donna getta lo scompiglio nell'aula del tribunale e a nulla valgono i goffi tentativi della corte di con- vincerla a giurare. Nell'aula brulicante di uomini meschini, fatui e sod- disfatti di s‚, pigmei per statura morale, solo la prostituta conserva un barlume di coscienza che fa di lei l'unico essere umano in una folla di manichini innervositi. Intorno alla Karaulova non c'Š pi£ la (r) brava gente ¯ dei primi racconti, ma un mondo ridotto a microcosmo, osservato con una lente d'ingrandimento rovesciata, pullulante di macchiette, ridicole o insipide parodie di uomini veri. E lei, la prostituta, nel]a sua straordinaria alckimia di bassezza e dignit..., di abiezione e fierezza Š una figura enigmatica e avvincente nella sua ambiguit.... L'influsso di Tolstoj Š ancora pi£ chiaro in un lungo racconto pub- blicato in febbraio ma terminato fin dall'agosto dell'anno precedente: Il Go2Jernatore (Gubernator). Lo spunto fu fornito dagli avvenimenti della (r) domenica di sangue ¯ e dall'assassinio, posteriore di un mese, del granduca Sergej Aleksandrovic, governatore di Mosca, ritenuto il principale responsabile della politica reazionaria del governo. Durante una manifestazione di piazza il governatore di una citta- dina di provincia d... ordine di sparare sulla folla, provocando tra i dimostranti morti e feriti. L'ordine viene ristabilito, ma il governatore si sente stranamente perseguitato dal ricordo della strage. Il pensiero di quei morti diventa ossessione, incubo, tutto gli ricorda l'eccidio e il suo carattere cambia lentamente. Si distacca dai familiari, dagli in- teressi e dalle vecchie abitudini e si abitua all'idea della vendetta, 41 della morte che sente ineluttabile e vicina. Potrebbe fuggire dalla citt..., divenutagli cos¡ sordamente ostile, ma non lo fa perch‚ capisce di non potersi sottrarre in nessun modo al destino che lo aspetta. Sa che quei morti saranno vendicati: egli ha infranto prima ancora della legge degli uomini, la legge morale, forse divina e deve pagare. Cos¡ muore, nell'anima, ancor prima di essere freddato dal revolver di un sicario e accoglie la morte come una liberazione, una promessa di pace, dopo interminabili giorni di estenuante attesa. Il racconto inizia dopo due settimane dal fatto di sangue, che Š rivissuto solo come flash back, il motivo della rivolta e della strage si spoglia di ogni implicazione sociale e diventa solo lo spunto per mettere in moto un complesso meccanismo psicologico che costituisce il vero nucleo del racconto. In un primo momento Andreev lo aveva intitolato Il dio della vendetta (Bog otmscenija) e questo titolo Š pre- zioso per risalire alla influenza di Tolstoj il quale aveva dato per epi- grafe a Anna Karenina la citazione biblica: (r) A me la vendetta, io far• ragione ¯, in cui era sintetizzata la tesi tolstojana dell'eterna giu- stizia che punisce inesorabilmente chi infrange la legge morale. In- fatti la vendetta si abbatte implacabile sia su Anna Karenina sia sul governatore ormai ridotto a una marionetta mossa da una volont... so- vrumana, da una implacabile necessit...: Se al suo pOStO si fosse messa una bambola, la si fosse vestita dell'uniforme da governatore e le si fossero fatte dire alcune parole, nessuno avrebbe notatc la sostituzione (II, p. ~5). Anche la minuziosa analisi del dissolvimento interiore di un uomo in attesa della morte era un tema caro a Tolstoj. Egli ne La morte di I~an Il'ic aveva reso tangibili la disperazione, l'impotenza, il lungo calvario morale di un uomo che sa di dover presto morire. Ma alla fine della via crucis balena per un attimo una luce nell'anima oppressa del moribondo e con una rivelazione fulminea, totale, gratificante, 42 Ivan Il'ic perviene alla verit... e il buio della sua angoscia Š vinto dalla luce della suprema, mistica conoscenza. Questo momento di grazia che riscatta una vita di errori e di deviazioni non Š dato per• a Petr Il'ic, il governatore andreeviano, in cui permane fino al momento della morte una tragica e cieca rassegnazione, senza catarsi, senza rivela- zione, con una disperazione muta e infinita. Il problema religioso allontana Andreev da Tolstoj. Per quest'ul- timo quando l'uomo arriva a possedere una coscienza autenticamente religiosa Š in grado di risolvere tutte le contraddizioni della vita e scompaiono per lui il male, la menzogna, la guerra nell'istante in cui approda all'ultima verit.... Per Andreev invece non esistono certezze nemmeno in punto di morte, egli condivide solo la parte (r) negativa ¯ della filosofia tolsto- jana. Entrambi criticano aspramente la societ... contemporanea al punto da augurarsene la distruzione, con la differenza che Tolstoj non ap- prova n‚ lo spirito di rivolta rme a se stessa delle opere andreeviane, n‚ gli attacchi alle fondamenta dell'etica cristiana. Li avvicina la ne- gazione anarchica delle basi dell'ordine esistente e una profonda sfi- ducia verso la rivoluzione, convinti come sono che si possa arrivare alla libert... solo dall'interno, attraverso il superamento, in ogni sin- golo uomo, della psicologia dello schiavo e non con un rivolgimento violento e col cambiamento delle forme di potere. Andreev in giovent£ era stato un appassionato lettore di Tol- stoj e anche pi£ tardi continu• a considerarlo suo maestro; gli scri- veva, gli chiedeva consiglio, ma Lev Nikolaevic era spesso insofferente con lui, come con un ammiratore invadente e inopportuno. Deprecava gli attacchi andreeviani all'idea di non resistenza al male (ad esem- pio, in Vasilij Fi1~ejskij) anche se Andreev in altre opere aveva ab- bracciato la sua idea, e gli rimproverava soprattutto la falsit... nello svelare la psicologia dei personaggi, l'originalit... a tutti i costi e un certo (r) decadentismo ¯, cose che, a suo parere, l'avevano portato a un travisamento della realt.... Anche se aveva apprezzato alcune opere di Andreev (poche, per la verit...) nutriva una certa antipatia per l'uomo che rappresentava, ai suoi occhi, il prodotto letterario medio di un periodo di decadenza della letteratura. Una volta disse, parlando di uno scrittore: (r) Se non Š peggio di Andreev o di Kuprin, allora pu• andare ¯. A. Gol'denvejzer racconta che nel 1907 Andreev scrisse a Tolstoj un telegramma in cui gli chiedeva il permesso di fargli vi- sita a Jasnaja Poljana. Tolstoj comment•: (r) ~ spaventoso come guasti la fama immeritata! Prendi, ad esempio, la fama di Andreev! ~> Poi non si decideva a rispondergli. (r) Come rispondere? ¯ si chiedeva (r) Venite... troppo breve. Sar• molto felice di vedervi... non Š proprio vero. Via, Dusan Petrovic, scrivete semplicemente: siate il benvc- nuto ¯ (in Vblizi Tolstogo, Mosca 1959, p. 209). Nel 1905 Andreev aveva tentato una nuova strada: quella del teatro. Sotto la spinta della rivoluzione la sua problema~ica si era di- latata fino a toccare importanti problemi sociali e il dramma ancora pi£ del racconto si confaceva alla nuova esigenza dell'autore di dar vita ad una coralit... di voci contrastanti, a una dissonanza polifonica. Inoltre lui e Gor'kij avevano da tempo progettato di scrivere insieme un dramma intitolato L'astt~onomo, ma non se ne fece nulla, Gor'kij scrisse I figli del sole (Deti solnca) e Andreev Alle Stelle (K z~ezdam). I1 dramma, scritto di getto, prima esperienza drammatica dell'auto- re, non Š perfettamente riuscito e non rientra ancora nella (r) ma- niera ~> andreeviana, anche se la problematica che lo anima Š quella di sempre, inestricabile e senza soluzione. ~ la lotta di idee contrap- poste che si escludono a vicenda e i personaggi, come nei Morality Plays, esistono in funzione dell'idea che esprimono al punto di es- sere pi£ l'incarnazione di un'idea che uomini in carne ed ossa. ~Jno di questi personaggi-idee Š l'astronomo Ternovskij; egli ouarda la vita col distacco di chi sa che tutto Š un'illusione passeggera e la vera vita Š quella cosmica, armoniosa e inattaccabile dai dolori e dalle angustie dell'esistenza. Non gli interessa la sorte dei singoli, in quanto l'uomo Š solo il mezzo per un futuro felice, egli non capisce e ri- fiuta di spiegarsi il male che regna sulla terra cercando il senso della v ita e la salvezza dal male nella vita dell'universo. Marusja, impulsiva e appassionata, rifiuta l'idea dell'astronomo che l'uomo sia un mezzo in vista di un fine bellissimo e sconosciuto; come padre Vasilij non vuole la verit... del noumeno ma l'e~idenza del re- nomeno, I'uomo Š un fine, ogni uomo Š un ~ne, non pu• accettare l'ipotesi che l'uomo sia un mezzo per le generazioni future (l'idea ce- choviana della felicit... tra duecento anni) n‚ tanto meno che sia un mezzo per altri uomini, gli eletti (secondo il pensiero nietzschiano). Nell'osservatorio si discute mentre poco lontano divampa una rivolu- zione che sembra distante ed estranea alla vita dell'osservatorio fin- ch‚ non giunoe la notizia che Nikolaj, il figlio di l'ernovskij e fidan- zato di Marusja Š stato ferito, fatto prigioniero ed Š impazzito. Maru- sja sconvolta maledice la vita e dice all'astronomo, che l'ascolta im- passibile, di voler costruire ulla citt... e di volerla popolare di cie- chi, storpi, accattoni e assassini; anche le case, come gli abitanti, sa- ranno storte, gobbe e cieche, a capo di questa citt... -- straordinaria anticipazione di Perla de L'alt~a Parte di Kubin, dove le case vivono di un'animazione e mal¡a espressioniste -- porr... Giuda e la chiamer... (r) Alle Stelle ,>, perch‚ le stelle, immoti e freddi cadaveri ghignanti, sono i soli amici dell'astronomo. Meglio perire in una citt... come que- sta che scegliere la vita di Sergej Nikolaevic che ha so~ocato in s‚ ogni elemento umano per vivere in armonia con l'universo. Sergej Niko- laevic resta sereno di fronte a tanto dolore e profetizza l'immortalit... per quelli, come Nikolaj, che muoiono per alimentare con la loro orandezza la vita dell'universo. La coscienza che l'uomo possiede il pensiero gli consente una visione ottimistica del mondo, anche se il pensiero non pu• salvare Nikolaj, destinato a una vita puramente ve- getativa. Tra le due opposte concezioni Andreev non sceglie, tenta de- l~olmente una riconciliazione alla chiusa del dramma: Marusja saluta la terra, Ternovskij le stelle, ma la disperazione della madre di Ni- kolaj, prova tangibile della falsit... di questo tentativo di riconcilia- zione, costituisce il brusco richiamo della realt... alla desolazione della vita. Nonostante i suoi difetti Alle Stelle fu molto apprezzato per il consueto daltonismo di alcuni critici che si ostinavano a considerare Andreev uno scrittore politicamente impegnato e affiancato con le forze rivoluzionarie. L'equivoco si protraeva, alimentato anche dall'at- tivit... propagandistica di Andreev che aveva per• un carattere esclu- sivamente passionale e fondamentalmente apolitico. Durante la rivoluzione egli ribad¡ pi£ volte la sua voluta distanza dai partiti, giudicando in- tollerabili le restrizioni che gli sarebbero state imposte dalla disci- plina di un partito. (r) Come il defunto ~echov--disse a Brusjanin-- dico che lo spirito di parte Š la morte per un artista ~>. Per• il suo disimpegno politico non gli aveva impedito d'accen- dersi d'entusiasmo per la rivoluzione e di credere nella sua funzione sovvertitrice. Quando l'onda rivoluzionaria s'infranse, cal• sulla Rus- siasia una cappa di tormentata rassegnazione e di sfiducia nel futuro, mentre il governo, approfittando dell'indebolimento delle forze rivo- luzionarie instaurava una pesante politica d'oscurantismo e di repres- sione. Vennero tempi difficili per i rivoluzionari e molti intellettuali, tra cui Andreev, reagirono al crollo delle loro speranze con un ulte- riore e irreversibile abbandono al pi£ cupo pessimismo. La rivolu- zione segn• per Andreev una svolta decisiva nella sua vicenda di uomo e di artista. Egli divenne agli occhi dei suoi contemporanei il ves- sillifero del sentimento tragico del non essere e del vuoto universale. Nei terribili anni dopo la rivoluzione, quando un'epidemia di suicidi incru- deliva in Russia, Andreev contro la sua volont... divenne capo e apostolo di quelli che uscivano dalla vita. Sentivano in lui uno di loro. Ricordo che egli mi mostr• un'intera collezione di biglietti scritti in punto di morte e indiriz- zati a lui dai suicidi. Evidentemente s~era creata la tradizione di mandare una lettera a Leonid Andreev prima di suicidarsi (K. (~ukovskij ). 46 La Rivoluzione stimol• l'interesse di Andreev per la tematica sto- rico-sociale che egli rielabor• su un piano ontologico e gnoseologico ar- rivando, dopo il soffocamento del moto rivoluzionario, a conclusioni tragiche ma perfettamente conseguenti con la sua formazione socio- culturale di (r) intelligent ¯. La fondamentale contraddizione di Andreev -- not• Michaj- lovskij -- consistette proprio nel non superare i limiti del pensiero borghese e le leggi dell'esistenza del capitalismo nella sua ricerca di ideali e nella critica della societ.... Andreev si scaglia contro tutti i mali della societ... capitalistica che gli appare come una prigione per pazzi, una gabbia per belve, ma egli assolutizza, generalizza il male della societ... borghese facendolo assur- gere a legge fatale dell'esistenza. Cos¡ la protesta contro un tipo de- terminato di societ... diventa rivolta dell'individuo contro la societ... in generale. La sua ribellione ha un carattere (r) assoluto ¯, Š la rivolta anarchico-massimalista contro il destino, il mondo, la societ..., la cul- tura, tutto. Secondo lui l'unica forma di lotta possibile Š la rivolta caotica che distrugga i frutti della cultura umana liberando cos¡ l'uomo che tornerebbe nudo sulla nuda terra; e la rivoluzione nelle sue opere si trasforma in una spontanea rivolta nichilista. Il suo mondo si colora di tragedia anche per la sua assoluta inca- pacit... di risolvere dialetticamente le contraddizioni della vita. Egli cerca il bene e la conoscenza assoluti, validi ovunque e per tutti igno- rando l'urto delle contraddizioni e la trasformazione di un concetto nel suo contrario. Il suo pensiero privo di dialettica brancola tra le antinomie e deve riconoscere, come ultimo scacco, l'inconsistenza della ragione Non si deve dimenticare che l'intelligencija russa si era for- mata alla scuola del razionalismo francese e che Andreev si colloca alla fine della parabola dell'intelligencija razionalista, l... dove essa aveva perso fiducia in tutto, dubitava di tutto e non esaltava pi£ la ragione umana, al contrario, indugiava nella descrizione della sua im- potenza. Il razionalismo del pcnsiero conduce~a logicamente all'anarchia. Questi tratti: razionalismo astratto, monocorde terrore della vita, che non lasciava vedere nell'assurdit... della vita contemporanea gli embrioni di un futuro ra- zionale, e il culto della distruzione -- I'uomo nudo sulla terra nuda -- al posto del sostegno dialettico dei principi sociali vitali, questi tratti sono piena mente espressi da Andreev nella sua tragedia della ragione, del bene e della vita. E ora il bardo dell'intelligencija vive all'unisono col suo ambicnte [...]. Quando in occidente questa corrente anarchica divenne combattiva, traducendo in atto, in pratica le sue teorie, da noi non fu nulla di pi£ che l'espressione letteraria dell'anarchia passiva dell'intelligencija decadente. Sul carattere teo- rico-astratto di questa corrente si conciliarono la tendenza distruttrice del- I'anarchia e l'abulia della nostra intelligencija. Pcr usare una felice espressione di Kuprin, la sua minacciosa protesta ricorda <~ il folle innamoramento di un castrato¯ (V. ~70rovskij in Literaturno-k1iticeskie stati, Mosca 1956, p~. 298-- 304). Non fu casuale, dunque, in quegli anni il successo dell'(r) anarchi- smo mistico ¯ propugnato da Culkov, una dottrina politico-religiosa che ebbe rapida ed effimera diffusione tra gli intellettuali. Dopo il falli- mento della rivoluzione, il crollo delle speranze per una libert... civile accentu• il bisogno di una libert... pi£ profonda e duratura. Belyj de- fin¡ l'anarchismo mistico (r) l'estremo limite del disinganno nei con- fronti della soluzione positivista dei problemi riguardanti il signi- ficato della vita ¯. Le teorie di Culkov si basavano sull'idea che il misticismo, in virt£ del fatto che esso rappresenta la sfera dell'assoluta libert... inte- riore, Š intrinsecamente anarchico. Era quindi insoflerenza alle leggi unita ad aspirazioni esoteriche, all'attesa di un sovvertimento che avrebbe portato sulla terra una creatura mistica, entit... femmini~e esi- stente ab aeterno chiamata Rosa Mistica nelle leggende medioevali europee, Vergine Sofia da Novalis e Eterno Femminino dopo Goethe, con una denominazione tanto ambigua quanto oscuro e indistinto Š il con- cetto cui deve corrispondere. Il suo imminente avvento avrebbe dato 48 inizio a una nuova era nella vita dell'umanit.... Anche Andreev, secondo la testimonianza di Culkov, sarebbe stato soggiogato da questo mito: Era un romantico, poich‚ con tutta la sua cecit... religiosa aveva accettato una sola verit... religiosa come realt... viva e indubitabile, cioŠ la verit... della bel- lezza dell'Eterno Femminino, della possibile, ma non esistente, armonia uni- versale. Quanto si riflettesse questa sua esperienza spirituale nei suoi rac- conti, novelle e drammi, Š un'altra questione, ma non dubito aflatto che egli avesse questa esperienza. Certo, questo suo amore semicosciente per il prin- cipio dell'Eterno Femminino, della Dama Misteriosa si ofluscava di amara ironia e non si trattava assolutamente della sottile ironia dei romantici tede- schi: in Andreev c'era una certa qual rozza derisione verso se stesso e verso quelle dubbie incarnazioni della Bellissima Sconosciuta che incontrava sul cammino della vita. L'idea anarchica portata al limite di un nichilismo devastante Š l'asse su cui ruota il secondo dramma di Andreev: Savva, pubblicato nell'agosto 1906 in una raccolta di (r) Znanie ¯. In Savva si consuma la tragedia della rivolta (r) assoluta ¯, massimalista, mentre la posi- zione dell'autore rimane tanto indeterminata da permettere molte- plici interpretazioni del suo atteggiamento nei confronti dell'opera. E interessante il commento che ne fece Lunacarskij nel n. XI della rivi- sta (r) Obrazovanie )>: (r) Andreev riflette con acutezza l'interesse per l'anarchia, Savva involontariamente, o contro la volont... dell'autore, Š riuscito, a mio avviso, un pamphlet abbastanza acuto contro l'anar- chia ¯. In Savva si perpetua lo scontro di due modi diametralmente op- posti di considerare la vita e l'uomo, e si definisce ulteriormente la maniera andreeviana nell'accentuazione del gusto per l'eclatante e i contrasti violenti, per l'elemento ripugnante, per le metafore turgide e le scene di massa, dense di pittoreschi sciami d'infelici. Anche Savva ha i tratti del superuomo nietzschiano: disprezza pro- fondamente gli uomini, considera la stupidit... umana come ci• che di pi£ brutto Š al mondo e vuole abbattere tutto ci• che Š vecchio c convenzionale. Vuole salvare l'uomo distruggendo i singoli uomini. In lui Andreev ha espresso la nostalgia di attivit... pura, d¡ libert... infinita che si appaga solo dell'illimitato e dell'indeterminato e il rifiuto di ogni realt... per il solo fatto che Š realt..., cioŠ determinazione e limi- tazione. Savva Š il solitario che non ama e non odia nessuno in par- ticolare, il suo odio Š tutto metafisico. Ferocemente razionalista, egli desidera costruire il regno dell'uomo, ma perch‚ ci• sia possibile l'uomo deve ritornare (r) nudo sulla nuda terra¯, spogliarsi di tutte le false leggi e credenze. Savva vuole iniziare la sua opera demolitrice distruggendo la fede in Dio. Si accorda quindi col monaco Kondratij per far saltare in aria un'immagine sacra, mŠta di un incessante pel- legrinaggio di poveri infelici: storpi, mentecatti, derelitti. Il monaco per• si lascia prendere dagli scrupoli, svela il piano al priore che, astu- tamente, sottrae l'immagine per rimetterla poi al suo posto a esplo- sione avvenuta. Si grida al miracolo, la folla superstiziosa e inferocita lincia Savva, lo sfortunato Anticristo, e ai suoi polsi si rinforzano quelle catene che Savva voleva spezzare. L'opera dell'anarchico Š stata vana. Lipa, sorella di Savva, Š un altro polo dell'aninl~a di Andreev, come Marusja. E animata da un immenso amore per gli uomini e per le loro sofferenze ed Š pronta a dare se stessa per amore degli infelici, eppure la sua fede cieca Š solo cosciente autoillusione perch‚, pur sa- pendo che al momento dell'esplosione l'icona era in salvo, grida con- vinta al miracolo. Si pu• credere solo se ci si acceca volontariamente, quindi anche la fede Š menzogna. Lipa e Savva escono entrambi moralmente scon- fitti. Nel dramma ci sono altri personaggi-idee che incarnano al- trettante ipotesi andreeviane di soluzione al problema del senso della vita. Il seminarista Speranskij, ad esempio, non crede alla realt... della vita, perch‚ tutto Š solo un sogno la cui essenza Š insondabile per la mente umana. Speranskij crede che i morti siano i soli a conoscere 50 la verit... e che il loro volto sereno e ricomposto sia la prova della ri- velazione avvenuta al momento del trapasso. Anche Anton nega la realt...: non esistono n‚ gli uomini, n‚ Dio, n‚ il diavolo. Al mondo non ci sono che maschere ora tragiche, ora orribili, ora patetiche. Egli non vede esseri umani, ma solo maschere sogghignanti. Infine~Re Erode, un penitente chiamato cos¡ perch‚ uccise involontariamente il figlio, dice che il dolore umano Š infinito e senza speranza: egli Š giunto alla verit... per mezzo del dolore, per la stessa via seguita da Cristo. Tra Speranskij, Anton e Re Erode chi Š nel giusto? Chi possiede la ve- rit... ? Andreev non lo dice e forse non lo sa nemmeno lui. Probabil- mente anche loro si sbagliano, proprio come Savva e Lipa. Riaffiora nel dramma la concezione dell'uomo-grugno, dell'uomo- maschera. La coscienza si sdoppia, non riconosce se stessa e gli altri, non pe- netra l'essenza delle cose e il viso dell'uomo traligna in un muso animalesco che cela un mistero, un segreto impenetrabile. Per Anton la folla Š una sfilata di maschere poste su corpi orribili e deformi: la vitalit..., la plasticit... di queste masse, il loro spasmodico accalcarsi, cal- pestarsi, se fossero resi graficamente, ricorderebbero la folla di ibridi che riempie le tele di Goya, del Goya sordo e disperato che affrescava, ridotto quasi alla follia, le pareti della (r) Quinta del Sordo ¯ coi mo- stri generati dalla sua fantasia sconvolta. Anche le sue orribili ma- schere dai corpi deformi danzano, si urtano, danno vita a una massa infernale, terribile e allucinante. Se la folla in Savva Š dipinta con toni macabri e di raccapriccio, i personaggi principali, a esclusione di Lipa, figura perfetta e estremamente poetica, sono degli altoparlanti che urlano ai quattro venti l'idea che rappresentano, oppure -- per dirla con Cukovskij -- sono (r) barattoli che trascinano dietro di s‚ un corpo ¯. La deformazione e l'iperbolicit... sono al massimo in questo dramma, i tratti di tutti sono esasperati, il realismo non esiste. (r) Qui c'Š la pi£ completa rovina dell'uomo reale ¯ (K. (~ukovskij in Ot (~echova do ~tasich d1~cj, Pietroburgo 1908, p. 227). Per il suo feroce nichilismo Savva fu apprezzato soprattutto ideo- 51 logicamente L'anarchismo di Savva fu paragonato a quello di An- dreev, il binomio Savva-Andreev divenne di moda, contribuendo a creare un altro luogo comune sul nostro autore. Andreev aveva elaborato il tema della rivolta anarchica anche in Cos¡ tu (Tak bylo), pubblicato in aprile sull'almanacco (r) Le Fiaccole ¯ (Fakely), organo degli (r) anarchici mistici ¯ edito e redatto dallo stesso (~:ulkov. Il racconto parafrasava gli avvenimenti della rivoluzione fran- cese, ma sembr• ai lettori una scoperta e sconsolata allusione alla fal- lita rivoluzione russa. Nella novella la rivolta contro il secolare ti- ranno scoppia all'improvviso, senza un segnale, contemporaneamente in tutti i quartieri della citt..., travolgendo tutto. Gli uomini si ubria- cano della dolce, sconosciuta libert..., la rivoluzione diventa spontaneo moto nichilista, turbine distruttore e prende la forma, come nei qua- dri di Ensor, di una danza vorticosa e caotica. Si ballava da un capo all'altro della citt.... Intorno ai radi fanali, come on- date spumeggianti su uno scoglio, balenavano spruzzi isolati, man; intrecciate volti accesi dal riso, occhi spalancati, tutto turbinava, spariva, cambiava, men- tre verso il fondo si agitava indistintamente qualcosa di nero, compatto e ten- tacolare che ora girava come un vortice, ora si precipitava avanti come una corrente. Da un fanale penzolava un impiccato, un traditore che non era riu- scito a raggiungere la prigione. Le teste di quelli che ballavano toccavano i suoi piedi avidamente protesi verso la terra e se ne aveva l'impressione che anch'egli ballasse e che fosse lui a dirigere le danze [...] Erano ubriachi di gioia selvaggia. Senza cantare, senza parlare volteggiavano, ballando affanno- samente, correvano da una parte alzando al cielo i cenci insanguinati, si spar- gevano per la citt... trascinandosi dietro grida, rumori e strane risa sgangherate. Provarono a cantare, ma era una canzone troppo lenta, monotona e ritmica e ripresero a gridare e a ridere sguaiatamente [...] (IV, 75 e 89). Ma la rivoluzione Š perduta dal tradimento di quelli che l'hanno guidata. Tante sofferenze patite, tanto sangue versato e tutto invano! (IV, 76). 52 Su uno sfondo di carta dipinto a larghe pennellate di rosso e di nero (l'inclinazione di Andreev verso i colori e i toni da cartellone pubblicitario! ) si spegne la rivolta e torna il secolare giogo del po- tere. Il vecchio re Š stato ucciso, ma gi... si saluta il nuovo sovrano e tutto torna come prima, solo l'orologio della torre oscillava, allargando il faccione di rame in un sorriso e rideva forte: Cos¡ fu--cos¡ sar.... Cos¡ fu--cos¡ sar... (IV, 91). ed era sua l'ultima parola sull'inutilit... della rivolta. E comprensibile come molti tacciassero Andreev di quietismo, di facile rassegnazione all'involuzione e alla reazione in atto nella vita politica russa. Si apprezzarono per• anche i pregi artistici del rac- conto. Brjusov, solitamente caustico nei confronti di Andreev, trov• che alcune pagine erano scritte (r) con quella maestria, quella forza e quella mag¡a dell'arte che sempre vince nei racconti di Andreev an- che il lettore prevenuto ¯ (Vechi, in (r) Vesy ¯, n. 5, 1906). La critica accolse bene anche Lazzaro (Eleazar), un racconto pub- blicato sul finire dell'anno. (r) Forse da molto tempo sotto la penna di un artista russo non si era accesa con una tale luminosit... flauber- tiana la lingua russa >~, scrisse Izmajlov su (r) Birzevye vedomosti ~> del 12 aprile 1907, mentre stavolta Gor'kij espresse delle riserve sull'opera, in quanto non ne apprezzava l'elemento filosolSco. La novella Š tutta basata sui contrasti: la vita e la morte, la bellezza e la deformit..., la gioia di vivere e l'abulia mortale, il sole, simbolo di vita e la luna, simbolo di morte. Lazzaro, miracolato da Cristo, risorge dalla tomba portando in s‚ la vera conoscenza, egli ora sa cos'Š la vita, cosa c'Š dopo la morte. La verit... guarda dai suoi occhi uccidendo ogni desiderio di bellezza, di amore, la vita stessa, e gli uomini sfuggono Lazzaro per sottrarsi a quello sguardo esiziale. Aurelio, uno scultore famoso, va in Palestina per conoscere l'uomo tornato dalla morte la cui fama era giunta anche a Roma. Passa una notte con lui e fa subito ritorno a casa. Il gelido sguardo della morte lo ha trasformato, in lui s'Š spenta ogni capacit... creativa, ogni gioia di vivere, egli Š morto anzitempo e vive come un'ombra. Anche al- l'imperatore Augusto giungono le voci della mostruosa prerogativa del resuscitato e Lazzaro Š invitato a Roma, alla corte dell'imperatore. Lo vestono, lo truccano per farlo apparire meno spaventoso, ma nono- stante ci• il suo sguardo vince anche Augusto senza riuscire per• ad ucciderlo; egli si aggrappa al compito che deve assolvere nella vita e trova in esso il motivo per continuare a vivere. Quella sera il divino Augusto assapor• con gusto particolare cibi e be- vande. Ma a tratti il braccio gli restava sospeso in aria, una luce scialba gli ve- lava il luminoso splendore degli occhi d'aquila: era il terrore che in un'agghiac- ciante ondata lambiva i suoi piedi. Vinto ma non ucciso, attendendo fredda- mente la sua ora, divenne per tutta la vita un'ombra al proprio capezzale, do- minando le sue notti e abbandonando docilmente le radiose giornate agli af- fanni e alle gioie della vita [...] (III, 104). E Lazzaro, fatto accecare da Augusto, torna a vivere nel deserto, in totale solitudine, sfuggito da tutti, in attesa della sua seconda morte. La morte Š la vera protagonista del racconto e nello sguardo di Lazzaro spaventa gli uomini l'oggettiva assurdit... della vita umana. Perch‚ vivere se esiste la morte? Bisogna vivere proprio perch‚ la morte esiste, solo cos¡ la vita acquista il suo valore soggettivo. Il pragmatismo di Augusto Š la malinconica vittoria dell'uomo sull'ob- biettiva illogicit... del vivere. La pubblicazione del dramma La Vita dell'Uo~no (7,iZ1~' Celo2Jeka) co- stitu¡ uno dei grandi avvenimenti letterari del 1907. Il dramma, ge- neralmente considerato il capolavoro di Andreev, si apre con un breve 54 prologo e si articola in cinque quadri che schematizzano rispettiva- mente la nascita, la povert..., il successo, il declino e la morte del- l'Uomo. Questo (r) primitivismo ¯ nel rappresentare l'esistenza umana mediante una serie di quadri staccati che ne danno i momenti salienti, si rif... chiaramente al (r) lub•k¯, ossia alla stampa popolare russa. Il (r) lub•k ¯ Š una manifestazione artistica schiettamente popolare, come genere Š molto vicino alla pittura domenicale dei naif per l'accosta- mento dei colori violenti, per la frontalit... della rappresentazione e per l'estrema ingenuit.... Spesso nel (r) lub•k ¯ Š raffigurata la vita umana, e i suoi momenti fondamentali: nascita, giovinezza, maturit... e morte sono dati l'uno accanto all'altro, come solenni stazioni del calvario umano. Il rapporto tra la schematizzazione allegorica del dramma an- dreeviano e la (r) lubocnaja kartina ¯ Š evidente ed Š stato ampiamente sottolineato dai critici anche se con intenti diversi: alcuni vi hanno ravvisato solo un arido espediente letterario mentre altri vi hanno vi- sto un uso e una rivalutazione originali di elementi popolari. La scena del prologo Š una grande stanza quadrata illuminata da un cono di opaca luce grigia. Nella penombra sta una misteriosa figura chiamata (r) Qualcuno in grigio ¯ il cui volto Š semi-celato dall'oscu- rit... Egli con voce dura e fredda annuncia che l'Uomo sta per na- scere e che la sua esistenza sar... come la fiamma di una candela ac- cesa da una mano invisibile (l'immagine della vita = candela Š tipica del (r) lub•k ¯). (r) Qualcuno in grigio ¯ dipana lentamente sotto i no- stri occhi la vita dell'Uomo... Irresistibilmente trascinato dal tempo, egli inesorabilmente passer... per tutti i gradini della vita umana, dal basso verso l'alto e dall'alto verso il basso. Di vista limitata, non potr... mai vedere il gradino seguente, sul quale gi... si leva il piede incerto, limitato nel sapere non conoscer... mai ci• che gli porteranno il domani, l'ora, il minuto seguente. E nella sua cieca ignoranza oppresso dai presentimenti, agitato dalle speranze e dalla paura, docilmente compir... il cer- chio della ferrea predestinazione. All'inizio del primo quadro grigie sagome velate si intravedono ap- pena in una grande stanza buia: sono le Vecchie che attendono la 55 nascita dell'Uomo. Indifferenti e sinistre ridacchiano mentre dalla stanza accanto giungono le grida e i gemiti della madre e all'annuncio di (r) Qualcuno in grigio ¯: Silenzio! L'Uomo Š nato. si dileguano sgusciando nella penombra e sghignazzando: Ritorneremo, ritorneremo ! La candela che (r) Qualcuno in grigio ¯ tiene in mano si accende e illumina a poco a poco la scena. Entrano il dottore e il padre, con- fuso e felice, e di l¡ a poco la folla implacabile dei parenti, dai tratti grottescamente accentuati. Si muovono a scatti, come marionette e snocciolano come automi le pi£ trite e banali considerazioni sul neo- nato. In un angolo (r) Qualcuno in grigio ¯ assiste alla scena, invisibile a tutti. La candela che ha in mano nel secondo quadro si Š gi... consu- mata di un terzo e arde con una fiamma alta e vivida. In una camera tinta di rosa e nuda l'Uomo vive con la giovane moglie in grande povert.... i~ architetto, ma i suoi progetti non interessano nessuno e la sua vita Š un'altalena di speranze e cocenti disillusioni. In sua assenza entrano i Vicini, sollecite creature del bene, che ricordano per la bont... e la spontaneit... le diafane figurine delle fiabe maeterlin- ckiane, e portano del pane, un po' di latte, poveri doni. (r) Qualcuno in grigio ¯ annuncia che la fortuna e la ricchezza stanno cercando l'Uomo, egli ancora non lo sa, ma due signori stanno per of- frirgli lavoro. Entrano l'Uomo e la Moglie, innamorati e affa- mati. Lui parla dei pasticci intravisti dietro i vetri di una droghe- ria: sembravano reali, invitanti anche i grassi prosciutti e le ara- goste delle insegne metalliche dei negozi. Lo spettro della fame al- tera perfino la realt... oggettiva: gli stessi disegni sembrano all'Uomo grossi pasticci commestibili e le chiese che progetta hanno l'aspetto di grandi salami. L'Uomo lancia una sfida al destino, alla cui forza opporr... la sua gioia e la sua mente e la sua vittoria consister... nel non riconoscere mai il potere del destino. I due riprendono a fan- tasticare sulla bellezza della loro vita futura, lui canticchia un balla- bile e lei balla da sola nella misera stanza. (r) Qualcuno in grigio ¯ li osserva dall'angolo oscuro. La felicit... Š il Leitmotiv del quadro: in Andreev Š sempre fragile e evanescente, c'Š sempre qualcosa che manca alla sua pienezza. La felicit... Š bandita dal presente: o Š rele- gata in un futuro fantastico o affiora dal passato come nostalgica re- verie. Si potrebbe dire con il Versinin delle 7-re Sorelle di (~:echov: (r) Per noi non c'Š felicit... n‚ pu• esserci, non possiamo che deside- rarla ¯ (in Sobranie Socinenij, Mosca 1963, vol. IX, Tri ses~ry, atto secondo, p. 563). Infatti quando arriva la ricchezza scompare la felicit... dalla vita dell'Uomo. Nel terzo quadro la stanza Š tinta di bianco e abbonda di dorature, c'Š un ballo sfarzoso in casa dell'Uomo ora famoso e po- tente. La grande camera nel suo insieme da una sgredevole impres- sione di disarmonia: le porte sono straordinariamente basse in con- fronto alle finestre altissime e all'altissimo somtto. Un senso di di- sagio emana da queste sproporzioni. Sulle seggiole gli Invitati seggono rigidi e impettiti e, come marionette mosse da fili, si muovono a scatti mentre le loro mani pendono inerti. Tre musicanti straordina- riamente simili ai loro strumenti, -- un violino, un flauto e un con- trabbasso -- suonano il motivo che l'Uomo e la Moglie canticchia- vano alla fine del secondo quadro, ma i suoni sono striduli e sgrade- voli. Gli Invitati ballano e discorrono, le loro frasi sono un pot- pourri di banalit... e volgarit.... Il coro sommesso del loro bisbigl¡o as- somiglia a un prolungato latrato in cui si ripete con frequenza osses- siva: (r) Che ricchezze! Che magnificenza! ¯. L'Uomo e la Moglie at- traversano la scena, muti, lo sguardo fisso davanti a s‚, e scompaiono nella porta a sinistra. Sono ancora belli, ma invecchiati, il silenzio esprime il loro isolamento: continuano ad essere soli nella buona sorte come lo erano stati nella cattiva perch‚ li circondano solo uomini-fantocci gretti e invidiosi. Il loro sogno s'Š avverato ma la stridente diversit... del sogno con la realt... Š data dalla parossistica stonatura del motivo che canticchiavano nel secondo atto. La fiamma della candela Š an- cora alta, ma da bruciare resta solo un terzo del sego. Nel quarto quadro la candela Š un mozzicone sgocciolante dalla luce rossastra e vacillante nella grande stanza in abbandono. L'Uomo e la Moglie sono del tutto canuti. Sono tornati poveri, la fortuna ha voltato le spalle all'Uomo: non ha pi£ lavoro e, quel chc Š peggio, suo figlio Š gravissimo per una ferita alla testa. I due pregano il Si- gnore perch‚ il bambino sopravviva, e l'Uomo non chiede piet..., ma giustizia; non ha mai invocato Dio quando perdeva il successo e la capacit... creativa, ma ora si tratta della vita del figlio ed egli non crede di meritare tanta disgrazia. Per consolarlo della tristezza del presente la Moglie gli dice di aver visto uno studente disegnare su un album una casa che egli aveva progettato tanti anni prima. Quella casa era stata costruita in modo da riflettere gli ultimi raggi del sole morente e da essere l'ultima a salutare il sole quando tutta la citt... era immersa nell'ombra. L'Uomo Š felice; la sua idea vivr... negli altri anche se egli sar... di- menticato. La sua preghiera per• non Š esaudita: il bambino muore e l'Uomo Š di nuovo vinto dal destino, ma non Š ancora prostrato e non lo sar... mai. E tu,-- non so chi tu sia, Dio, diavolo, destino o vita -- io ti male- dico! [...] Con la maledizione ti vinco [...] prenditi pure il mio cada- vere [...] in esso non ci sar• pi£. Sar• scomparso, ma scomparso ripetendo: (r) Sii maledetto! ¯ Vicino all'Uomo resta solo la Moglie, l'ultimo raggio d'amore della sua vita. L'atmosfera diventa sempre pi£ cupa, il dramma corre verso l'epilogo, l'incubo sta per irrompere nella vita dell'Uomo e nell'in- cubo avr... il sopravvento la deformazione terribile e ghignante, il mondo stravolto di Andreev. Nel quinto quadro la grande stanza Š diventata lunga e bassa. Per entrarvi si scendono alcuni gradini, i gradini che conducono al (r) sot- tosuolo ¯ dell'anima umana in bal¡a di incubi angosciosi. Intorno ai tavolini siedono gli Ubriachi. Il loro aspetto Š terribile e ripugnante. Sono quasi tutti seminudi, la pelle verdastra ha una tinta sepolcrale, al posto dei visi paurosi mascheroni dai tratti straordinariamente in- granditi o rimpiccioliti: nasi enormi, occhi fuori dalle orbite, menti piccolissimi. Le loro mani tremano convulsamente, essi si muovono barcollando. Parlano e nelle loro parole c'Š un'angoscia mortale. Rac- contano gli incubi che li tormentano, evocando macabre immagini di morte, di persecuzione da parte di doppi demoniaci. Nessuno di loro ha il coraggio di vivere e di uscire in strada. La strada Š vista come il regno della vita, che loro temono, e come luogo di mal¡a dove pu• accadere di tutto, come nelle vie mute e stregate del ghetto di Praga o in quelle di Pietroburgo, regno nebbioso dell'ignoto. L'Uomo, in di- sparte, dorme con la testa reclinata sulle braccia. Gli Ubriachi par- lano di lui, dicono che Š solo al mondo e non sa dove andare; du- rante la conversazione entrano le Vecchie in strani veli e si sostitui- scono impercettibilmente agli Ubriachi, che a poco a poco escono in silenzio. La penombra si addensa, le Vecchie rievocano con crudele insistenza i giorni felici della vita dell'Uomo, soprattutto il ballo sfar- zoso e, a semicerchio intorno a lui, intonano il motivo del ballo con voce sommessa. Contemporaneamente entrano nella stanza i musicanti della scena del ballo e attaccano lo stesso motivo, ma stavolta i suoni sono dolci e delicati come in un sogno. Le Vecchie cominciano a girare intorno all'Uomo, bisbigliandogli continuamente: Ti ricordi? Tu morirai presto, ma ti ricordi? La danza si fa sempre pi£ svelta e mostruosa, i movimenti sempre pi£ bruschi. D'improvviso tutti si fermano, restando impietriti nelle loro posizioni: l'Uomo si Š alzato, con voce alta e angosciata cerca la 59 moglie, ma cade riverso e muore mentre scaglia la sua maledizione verso il cielo. Nello stesso istante la candela si spegne e una profonda oscurit... inghiotte ogni cosa. Solo il viso dell'Uomo Š luminoso. Le Vecchie bisbigliano e sghignazzano. La voce calma e fredda di (r) Qual- cuno in grigio ¯ si leva imperiosa: Silenzio! L'Uomo Š morto. L'oscurit... continua a infittire, piano piano in silenzio le Vecchie riprendono a girare intorno al cadavere e a cantare sommessamente, i musicanti riattaccano. I canti e la musica si rinforzano, la danza si fa sempre pi£ selvaggia, ora le Vecchie svolazzano come funesti pi- pistrelli intorno all'Uomo ridendo sguaiatamente. Sopraggiunge la te- nebra: il volto dell'Uomo riluce ancora per un istante e scompare. Non si vede pi£ nulla, si sentono solo le risa e gli squittii delle Vec- chie e i suoni forti dell'orchestra che, dopo aver raggiunto il massitno grado di tensione, s'allontanano e si spengono in lontananza. (r) I1 quinto quadro Š un grido ininterrotto. I1 cuore tace non per debolezza, ma perch‚ la sofferenza ha gi... colmato i calici fino all'or]o e il grido straziante offende solo questa so~erenza, la tormenta, la pro- fana ¯ comment• Blok che era rimasto profondamente turbato dal dramma. I1 dramma, scritto a Berlino nell'ottobre del '06 in soli dodici giorni, fu presto al centro dell'attenzione di critici e lettori e divise in due l'opinione pubblica, proprio com'era accaduto al tempo de L'abisso e Nella Nebbia. Si inizi• la caccia ai significati e ai modelli della simbologia andreeviana. Tutti sottolinearono la presenza di ele- menti del (r) lubok ¯ popolare, molti videro nel dramma il tentativo di imitare il (r) teatro immobile ¯ di Maurice Maeterlinck. Furono ci- tati come modelli di (r) Qualcuno in grigio ¯ la Regina de La ~norte di Tintagiles e la suora di Quando noi morti ci destiamo di Ibsen. Belyj non era d'accordo: (r) Andreev e Maeterlinck -- scrisse -- 60 parlano entrambi dell'ignoto, del fatale. Ma ci sono varie specie di "ignoto", ascoltate la voce del silenzio in Maeterlinck e in Andreev: c'Š realmente qualcosa in comune? ¯ (in Arabeski, vol. II, Mosca 1911, P- 494). L'Uomo era una fragile creatura schiacciata dal destino o non era piuttosto lui il vincitore che annullava la ferrea determinazione con l'immortalit... delle sue opere? Si discuteva soprattutto del valore della figura dell'Uomo. Perch‚ Uomo con la maiuscola? Era davvero la ge- neralizzazione onnicomprensiva della vita umana o solo un uomo, un determinato individuo? Nel dramma strideva una certa contraddizione. Innanzitutto la dimensione della vicenda non Š atemporale, in quanto il momento dell'azione Š chiaramente datato: si parla di automobili, di acconciature femminili, la Moglie ha il desiderio, assai borghese, di possedere una villa in Italia e la stessa parabola povert...-successo-po- vert... non Š affatto comune al genere umano ma Š solo un'eventualit... nella vita di un professionista del ceto medio. Andreev stesso disse che nella scena del ballo aveva voluto stigmatizzare i vacui diverti- menti di borghesi sazi e soddisfatti, morti nell'anima. Nonostante le intenzioni di Andreev l'Uomo Š solo un intellettuale della media bor- ghesia, cioŠ della stessa classe sociale dell'autore dal momento che que- sti sa vedere nel mondo solo la sua tragedia. Questo per• Š un limite personale della sua visione, non un limite artistico. Da questo punto di vista l a vita dell'Uomo Š un'opera chiave nella produzione andreeviana. C'Š in essa la consacrazione definitiva della schematizzazione di individui e situazioni, c'Š la frammentazione della vicenda drammatica in (r) stazioni ¯ in cui si compie il solitario calvario del protagonista e che, oltre ad essere un ricordo del (r) lub•k ¯, Š di derivazione strindberghiana. Strindberg infatti aveva adottato la tecnica dello (r) stationen drama ¯, poi ripresa dagli espressionisti, gi... nel 1898 in Verso Da1~asco. Tipicamente andreeviana diverr... anche la coesistenza, nella stessa opera, di elementi realistici e simbolici. Ne La vita dell'Uo1no s