RITA GIULIANI. LEONID ANDREEV. da IL CASTORO. NUMERO 121, GENNAIO 1977. Il vostro articolo, a mio parere, ha un solo difetto: esagera troppo i miei meriti. Davvero, lo dico sinceramente. Per quanto possa giudicare, la vostra opinione fondamentale Š indubbiamente giusta, senza dubbio Š la pi£ giusta di tutte quelle che sono state espresse sul mio conto. E' esatto dire che sono un tilosofo, anche se per lo pi£ a livello assolutamente inconscio, Š esattamente sottolineato, e con acutezza, anche che ho (r) sosti- tuito la tipicit... degli uomini con la tipicit... delle situazioni. Questa Š una mia caratteristica peculiare. Forse a scapito dell'artisticit..., che imman- cabilmente esige una vigorosa e viva individualizzazione, alle volte evito scientemente la descrizione dei caratteri. Per me non Š importante che (r) lui ¯, il protagonista dei miei racconti, sia un pope, un impiegato, un bonaccione, o una canaglia. Per me Š importante solo che sia un uomo e che, in quanto tale, sopporti gli stessi fardelli della vita. Nel racconto Kusaka, addirittura, il protagonista Š un cane, dal momento che tutto ci• che vive ha la stessa anima, soffre le stesse pene e di fronte alle ter- ribili forze della vita si accomuna nella generale impersonalit... ed unifor- mit... [...] (Lettera a Cukovskij, 1901). [...] Non mi sono mai fossilizzato su un'unica forma, rendendola per me imprescindibile, e in genere non ho mai costretto la mia libert... con una forma o un indirizzo artistico. [...] In contrapposizione alla at- tuale, categorica egemon¡a della forma, per cui essa si configura come la scaturigine e la fonte del contenuto, per me la forma Š sempre stata ed Š solo un limite del contenuto, per mezzo di cui si chiarisce e da cui spontaneamente deriva. Per dirla in breve: prima l'uomo, poi i suoi calzoni Forse Š sintomo d'incapacit..., ma non ho mai potuto esprimere pienamente il mio rapporto col mondo nell'ambito di una scrittura realistica. Pi£ pro- babilmente ci• dimostra che anche intimamente, per la mia essenza di scrittore e di uomo, io non sono un realista. Che sono, allora? Un mistico? Non lo so [...] Conosco i nostri (r) cristiani ¯, teosofi, esteti, scipiti acmeisti, furfanti filosofici, come Rozanov, pessimisti da strapazzo, conosco X e Y 1 e tra me e tutti loro c'Š un astio profondo e non perchŠ essi sono (r) mi- stici", (r) simbolisti ¯ o "realisti¯. C'Š acredine perchŠ dellG vita odiano quello che io amo e amano ci• che io non sopporto o detesto. Mistico?... Che cos'Š un (r) mistico"? Per tutti coloro che pensano e vivono seria- mente la vita Š un mistero, ma per me tutta la questione--scusate il brutto periodo -- consiste da che parte sta l'uomo non nel preferire, per l'espressione dei suoi sentimenti, i (r) simboli ¯ o la forma del romanzo di Turgenev o di Kuprin. Che si esprima pure con un cubo o con le ra- diazioni, purchŠ si rappresenti un uomo, non un bertoldo. [...] Capita che la forma possa suscitare odio e desiderio di lotta con se stessi e purtroppo accade spesso che la forma diventi dogma, unico sentiero per il paradiso. Ma quando il simbolismo esiger... che mi soffi pure il naso simbolicamente, lo mander• al diavolo e quando il realismo pretender... che perfino i miei sogni siano costruiti secondo la ricetta dei racconti kupriniani, respinger• il realismo. Vi dir• apertamente, per la stima che vi porto e per il desiderio di essere sincero fino in fondo che il vostro realismo dogmatico, obbligatorio per tutte le epoche, bandiere e popoli, Š un principio contrario non solo a me, ma anche alla forma creativa in continua evoluzione e all'essenza della vita libera. Forse questo Š l'errore vostro, di Gor'kij e degli altri che, nel momento del riarmo di tutte le forze artistiche e intellettuali, aspirate a conservare a tutti i costi i vecchi fucili e la buona, vecchia e fumosa polvere che un tempo andava tanto bene! [...] Sar• molto felice se mi risponderete e dissolverete i miei dubbi... sono un cattivo teorico, io (Lettera a A. V. Anfiteatrov, 1913). [...] Tutta la vita di Andreev era satura del sentimento del vuoto universale. Questo sentimento confer¡ alle sue opere un originale colorito filosofico, poichŠ non Š possibile pensare tutta la vita al vuoto universale e alla eternit... e non diventare aUa fine metafisico. Questo era il tratto caratteristico della sua personalit... di scrittore: bene o male sfiorava sempre nei suoi libri problemi eterni, metafisici, temi trascendenti. Gli altri argo- menti non lo interessavano. Il gruppo letterario in cui si trov• per caso all'inizio della sua attivit... di scrittore--Gor'kij, Cirikov, Skitalec, Ku- prin--era essenzialmente estraneo a Leonid Andreev. Erano pittori di costumi, scrittori di vita quotidiana agitati dai problemi dell'esistenza feriale e non dell'essere; tra di loro egli era l'unico a meditare sull'eterno e sul tragico. Tragico per natura, il suo talento estatico, teso all'effetto puramente teatrale, incline ad uno stile pomposo e all'esagerazione delle forme tradizionali era quanto mai adatto ai soggetti metafisico-tragici (K. Cukovskij, 1919). (da K. Cukovskij, Ljudi i Knigi, Moskva 1959. La lettera a A. V. Anfiteatrov Š contenuta in Rekviem. Sbornik v pamjati Leonida Andreeva a cura di D. N. Andreev e V. E. Beklemiseva Moskva 1930) 1. Anni tempestosi, quelli che precedettero in Russia la rivoluzione d'Ottobre. Anni densi di tensione, di confusione, febbrili. La pressione rivoluzionaria in aumento, il polso della vita sociale sempre pi£ convulso, un fantasma- gorico intreccio di movimenti letterari eterogenei e una vita culturale intensissima, multiforme, frenetica, forse presaga della catastrofe. In quegli anni Stanislavskij evocava con pedanteria al Teatro d'Arte le autunnali (r) atmosfere ¯ cechoviane Blok, smarrito, ritrovava in una prostituta il riflesso terreno della Bellissima Dama, Belyj sfoggiava istrio- nicamente lo sfavillante d•mino rosso, Lev Tolstoj moriva solo e ango- sciato alla stazione di Astapovo tra l'incredulo sbigottimento della Russia, Gor'kij alimentava dall'esilio l'attivit... rivoluzionaria clandestina e Maja- kovskij, i fratelli Burljuk, la Goncarova e altri artisti dell'avanguardia, ricalcando gli esibizionismi dei futuristi italiani, passeggiavano per le citt... con la faccia dipinta e con la (r) blusa gialla ¯, suscitando l'indignazione e la stizza dei benpensanti. Mai come allora la gente era assetata di divertimenti: furoreggiavano le (r) montagne russe ¯, il cinema, il pattinaggio, ultimi eccitanti passatempi importati dall'Occidente; a Mosca e a Pietroburgo diventavano sempre pi£ numerosi i locali alla moda, spesso ornati e arredati da artisti di avanguardia come Tatlin, Sapunov, Sudejkin. Ci si immergeva con spen- sieratezza in un clima euforico che, per l'amara ironia del destino, raggiunse il suo culmine con lo scoppio della guerra e, di l¡ a poco, con la rivolu- zione. Mattatore di quegli anni tragici e folli fu Leonid Andreev, protago- nista di uno dei casi letterari pi£ clamorosi dell'inizio del secolo, per lun- ghi anni discusso beniamino del pubblico e il cui nome, troppo legato a una moda passeggera, fu spazzato via dal tifone dell'Ottobre insieme a tutto il vecchiume di un'epoca. Di lui ci resta l'opera che, invecchiata, sbiadita, alle volte appare poco credibile e convincente per il lettore d'oggi, perfino un po' patetica, ma a tratti ancora sorprendentemente moderna, tesa fino alla lacerazione e fedele rivŠrbero degli umori, dei capricci e delle angoscie della Russia pre- rivoluzionaria. 2.Leonid Nikolaevic Andreev era nato ad Orel il 9 agosto 1871 da una famiglia piccolo-borghese: il padre, Nikolaj Ivanovic, figlio di un pro- prietario terriero del luogo, era geometra e nei ritagli di tempo lavorava anche presso la banca cittadina per arrotondare le entrate e permettere alla numerosa famiglia una vita decorosa ed agiata. La madre, Nastasja Nikolaevna, di origine polacca, era una tipica donna di provincia: semi- analfabeta, modesta, straordinaria narratrice di favole e leggende popolari, dedita esclusivamente alla casa ed alla famiglia: quattro ragazzi, di cui Leonid era il maggiore, e due ragazze. Dall'82 al '91 Andreev studi• al ginnasio di Orel: le materie d'insegnamento lo interessavano assai poco, invece leggeva avidamente, come tutti i ragazzi russi suoi coetanei, Mayne- Reid, Fenimore Cooper, Jules Verne e Charles Dickens, al]ora assai popolare in Russia. Quando Leonid frequentava la sesta classe del ginnasio il padre mor¡ improvvisamente a soli quarantadue anni: una trombosi aveva stroncato il suo organismo da tempo logorato dall'alcoolismo cronico. Andreev voleva molto bene a suo padre e ne ammirava la straordinaria forza fisica, l'onest..., la mentalit... pratica, la simpatia; la sua morte improv- visa lo sconvolse: perdette l'anno e dovette ripetere la classe. Bruno, bello lo sguardo e il portamento fieri, ribelle alle regole e alle imposizioni degli insegnanti, Andreev f~ra molto popolare tra gli studenti di Orel per la sua grande carica di slmpatia e per le sue pose, sempre pi£ frequenti, a (r) eroe maledetto ¯ col passare degli anni si sviluppava in lui un pessimi- smo patologico, pesante eredit... dell'alcoolismo paterno, che si manifestava anche nella la~ t... del suo sistema nervoso, in attacchi di nevrosi cardiaca e nella predisposizione all'alcoolismo. L'umore risentiva visibilmente della sua fragilit... nervosa: alternava periodi di sfrenata allegria ad altri di cupa depressione durante i quali si isolava da tutti, vagabondava da solo per la campagna, si lamentava di avere (r) il cuore malato¯ e rileggeva per l'ennesima volta i suoi autori preferiti: il Tolstoj di In che cosa credo?, Hartmann, Schopenhauer e il vecchio, familiare Dickens. E soprattutto dipingeva. Sognava di diventare pittore: (r) Avevo un grosso album di volti ¯ ricorder... nell'autobiografia, (r) circa trecento e pas- sai due o tre anni alla ricerca tormentosa del Demone ¯. Si trattava, ovviamente, del Demone lermontoviano, il titano solo, terribile e sconfitto che di l¡ a pochi anni avrebbe ricevuto dal pittore Vrubel' le sue definitive, indimenticabili sembianze e che sarebbe divenuto uno dei temi pi£ cari del simbolismo russo. Nelle ,tele di Andreev il volto del Demone, triste spirito dell'esilio, aveva una sinistra e singolare rassomi- glianza con quello stesso autore, i cui progetti erano sempre strani, cere- brali sia perch‚ preferiva dipingere in preda all'ubriachezza, sia perch‚ non gli era congeniale una pittura di tipo naturalistico, come egli stesso ammise pi£ tardi: (r) Non mi attirava la natura, dipingevo sempre le cose com'erano nella mia mente ¯. A quell'epoca Andreev non pensava ancora alla letteratura. Ne era influenzato, si atteggiava, nelle sue crisi di pessimismo, a eroe byroniano, meditava il suicidio. Una volta si sdrai• tra le rotaie della ferrovia e attese che il treno gli passasse sopra non per una precisa volont... di farla finita con la vita, ma in spregio di un limite che altri non avevano il coraggio di passare, smargiassata che avrebbe potuto avere un finale tragico. Gi... da allora in lui sincerit... e œinzione, spontaneit... e posa si confondevano in un viluppo inestricabile e nemmeno lui avrebbe potuto stabilire dove finisse la disperazione e dove iniziasse il compiacimento del proprio dolore. La quieta, sonnolenta Orel era il luogo ideale per le sue elucubrazioni e pi£ diventava complesso e ricco il suo mondo interiore, pi£ la vita di tutti i giorni impallidiva e si faceva insulsa. Eppure anche ad Orel giungevanO gli echi delle dispute, allora all'ordine del giorno, tra marxisti e populisti, 6 ma Leonid se ne teneva in disparte: gi... da allora la politica gli era estranea, lontana, mentre Schopenhauer, Dostoevskij, Hartmann, loro s¡, erano il perno dei suoi interessi e della sua vita intellettuale. Ma come poteva uno studente, in quegli anni roventi di polemiche e di fermenti, disinteressarsi alla vita politica, non farsi trascinare, come molti altri, dall'entusiasmo rivoluzionario? I1 carattere chiuso e solitario poteva darne solo una spiegazione parziale e superficiale: in realt... il suo humus ideologico fu condizionato essenzialmente dall'estrazione piccolo- borghese e dall'ambiente provinciale. La piccola borghesia, soprattutto in provincia, era tradizionalmente poco colta, priva di una precisa ideologia, scettica o indifferente verso il materialismo marxista che costituiva invece la base teorica della intelligencija pi£ recente, tra le cui fila militavano anche esponenti della borghesia pi£ colta. In quella stagione di acuto contrasto tra il grigiore, la soffocante meschinit... della vita e gli ideali degli intellettuali pi£ impegnati, la piccola borghesia affondava nel limo delle contraddizioni che non sapeva e non poteva risolvere: conscia della impossibilit... di continuare a vivere una vita divenuta assurda e senza futu- ro, delusa dall'ordine esistente, non credeva neppure alla possibilit... di rida- re un senso alla sua sterile esistenza tramite la palingenesi della rivoluzione. Non poteva battersi per ideali che le erano estranei o rifugiarsi, come i simbolisti, nel sogno irreale di un mondo di bellezza; non le rimaneva che fremere di paura, angosciata e impotente, di fronte alla vita. ~ome scriveva (~echov nel 1892: (r) Noi non abbiamo scopi, n‚ vicini, n‚ lontani e la nostra anima Š vuota. Non conosciamo politica, non crediamo nella rivoluzione, non abbiamo Dio n‚ temiamo gli spiriti... ¯ (in Sobranie Soci- neni;, v. 12 tomach, ivIosca 1956, vol. XI, p. 601). Questo era il retroterra culturale di Andreev e nella matrice sociale era gi... implicito il destino e la definizione della sua arte: roco grido di impotenza li un uomo e della sua classe. Nel 189l Andreev si iscrisse alla facolt... di Giurisprudenza dell'Uni- versit... di Pietroburgo. Sarebbe stato pi£ ovvio andare a studiare a Mosca, che non era molto distante da Orel, ma Andreev scelse Pietroburgo per seguire Zina Sib-va, una studentessa alla quale era legato da una tormen- tata relazione. Leonid aveva vent'anni, non conosceva nessuno nella capi- tale, faceva la fame: scrisse un racconto su uno studente affamato e lo offr¡ ad un giornale, ma in redazione si misero a ridere e glielo restituirono. Beveva molto, quando era ubriaco si lamentava per un insopportabile dolore al cuore e per il terrore della morte che sentiva tormentosamente vicina. Zina lo tradiva. Esasperato e deluso, abbandon• tutto e torn• ad Orel. Qui si ferm• un anno, poi si iscrisse nuovamente a Giurisprudenza, ma stavolta a Mosca. Con Zina era tutto finito, beveva paurosamente, si abbandonava a lunghe crisi di sconforto; nel '~4 tent• di nuovo il suicidio: si spar• al petto, ma un amico che era con lui lo afferr• per il braccio mentre partiva il colpo: la pallottola colp¡ un bottone della giacca e il suicida mancato si fer¡ al petto solo di striscio. Se la passava male: per mantenersi agli studi dava lezioni private e dipingeva ritratti a pingui borghesucci per tre, cinque rubli. Era troppo poco, per•, per vivere decorosamente. Nel '95 la madre vendette la casa di Orel e si trasfer¡ a Mosca con tutta la famiglia per stare vicino a suo (r) Lenusa ¯, come lo chiamava affettuosamente. Con l'arrivo della famiglia Leonid ritrov• un po' di sere- nit... e di regola: nei mesi passati a Mosca da solo si era logorato vivendo in uno stato di ubriachezza pressoch‚ cronico e trascinando fino all'alba interminabili discussioni sul significato della vita in compagnia di due amici, compagni di baldoria e di disperazione. Un giorno decisero d'ucci- dersi contemporaneamente: uno tent• di impiccarsi, ma fu salvato, l'altro si gett• sotto un treno e perdette le gambe e An~reev cerc• di tagliarsi la gola con un rasoio, ma un amico glielo imped¡. Strano modo di suicidarsi il suo, sempre davanti ad una platea, non importa se lo spettatore Š uno solo. La vita per lui Š teatro: ubriaco d... spettacolo nell'ambiente degli studenti, come un attore non conosce il pudore del dolore, la riservatezza dell'infelicit...: anche per la dispe- razione e per la morte egli esige una messinscena. Con l'arrivo dei fa- miliari la sua vita divenne pi£ regolata: la madre lo coccolava, i fra- 8 telli lo viziavano, tutti vivevano in funzione di (r) Lenusa ¯, l'unico della famiglia che studiasse all'Universit.... Nel '95 inizi• a scrivere rac- conti e corrispondenze per un giornale di Orel: (r) Il Messaggero d'Orel ¯ (Orlovskij Vestnik) dove in settembre fu pubblicato il suo primo rac- conto: Lui, lei e la vodka (On, o~a i vodka). Nel '96 Andreev scriveva: (r) Non bevo pi£ vodka, non sono inna- morato, sono di buon umore. E dipingo senza sosta... ¯. Infatti, pas- sati i periodi d'umor nero, all'abulia e alla disperazione succedevano l'entusiasmo e l'allegria pi£ sfrenati, uniti a una gran voglia di vivere e di lavorare. Egli non conosceva vie di mezzo: passare dall'angoscia alla felicit... era abituale. Inizi• per lui un periodo frenetico e felice: collaborava al giornale di Orel, cominciava a far pratica presso un avvocato, rag- giunse finalmente i traguardi della laurea e dell'esame di stato ed esord¡ in tribunale come avvocato difensore. Il suo onorario era molto basso, ma trov• il modo di sfruttare vantaggiosamente la sua presenza in tri- bunale scrivendo per i giornaLi dei reportages sui processi. Lo stile era quello piatto e sbrigativo della cronaca giudiziaria, ma l'interesse per la psicologia degli imputati rendeva i suoi brani brillanti e piacevoli. Nel- l'agosto del '97 divenne collaboratore de (r) ll Messaggero di Mosca >~ (Moskovskij Vestnik) e, alla fine dell'anno, del nuovo giornale (r) Il cor- riere ¯ (Kur'er) dove scriveva lettere umoristiche, racconti, resoconti giudiziari e recensioni teatrali firmandosi ora James Linch, ora L-ev. Lavorava fino a dieci, quindici ore al giorno con entusiasmo e con passione. Nell'aprile del '98 apparve, su (r) Il corriere ¯, Bargamol e Garas'ka, un suo racconto pasquale che attir• l'attenzione di Gor'kij, gi... scrittore famoso. Nella primavera del 1898--ricorda Gor'kij --lessi nel giornale mosco- vita (r) Kur'er ¯ il racconto Bargamot e Garas'ka, un racconto (r) pasquale ¯ di tipo consueto, diretto al cuore del lettore della domenica. Il racconto ri- cordava mcora una volta che l'uomo Š disponibile (alle volte, in circostanze particola i) al sentimento della generosit... e che talvolta i nemici diventano amici, dnche se non per molto, mettiamo, per un giorno. [...] Da questo racconto, che in qualcosa mi ricordava Pomjalovskij, spi- rava il forte soffio della genialit... e inoltre nel suo tono si avvertiva, mal celato dall'autore, un sorrisetto d'incredulit... verso il fatto che raccontava. Questo sorriso piacevolmente mi riconciliava con l'inevitabile, forzato sen- timentalismo della letteratura (r) pasquale ¯ e (r) natalizia ¯. Scrissi all'autore poche righe a proposito del racconto e ricevetti da Andreev una rispost... originale: con una calligrafia insolita, a caratteri semistampatelli scriveva frasi allegre, ridevoli tra le quali spiccava con particolare risalto un aforisma scettico e senza pretese: (r) Per un uomo sazio essere generoso Š piacevole come prendere il ca~Š dopo pranzo ¯. Inizi• cos¡ la mia conoscenza epistolare con Andreev [...]. D'inverno alla stazione per Kursk, io ero a Mosca di passaggio per la Crimea, qualcuno mi present• Leonid Andreev. Con indosso un palt•-pellicciotto in malarnese e un peloso cappello di montone sulle ventitre, ricordava un giovane attore di una compagnia ucraina. Il suo bel viso mi sembr• un po' pesante, ma lo sguardo attento degli occhi scuri scintillava dello stesso sorriso raggiante dei suoi racconti e degli articoli d'appendice. Non ricordo le sue parole, ma furono inconsueteT come inconsueta fu l'organizzazione del suo discorso ec- citato. Parlava in fretta, con voce velata e stentoreaT tossendo come chi abbia un raffreddore, mangiandosi un po' le parole e gesticolando ritmi- camente come se dirigesse un'orchestra. Mi fece l'impressione di un uomo sanoT incredibilmente allegro, capace di vivere ridendo sotto i baffi delle avversit... della vita. La sua agitazione era simpatica: a Diventeremo amici! ¯ disse stringendomi la mano. Anch'io ero gioiosamente eccitato. Nel 1899 iniziarono a tenersi in casa dello scrittore Telesov i (r) mercoled~ ¯ letterari nel corso dei quali si leggevano le ultime opere non ancora pubblicate e si sottoponevano al giudizio dei present¡. Si riunivano da Telesov i fratelli Bunin, Golousev, Kuprin, Skitalec, Gor'kij e altri scrittori realisti. Telesov descrisse l'esordio di Andreev ai (r) mer- coled¡ ¯: Gor'kij condusse da noi Andreev. Era il tipo dello studente, bello, molto posato e taciturno, indossava una giacca color tabacco. Alle dieci, quando di solito s'iniziava la lettura, GTor'kij propose di ascoltare un breve racconto del 10 giovane autore. (r) L'ho ascoltato ieri ¯ disse Gor'kij (r) e confesso che avevo le lacrime aoTIi occhi ¯. (r) Incominciate Leonid Nil~olaevic ¯ proposero a Andreev. Ma egli ini- zi• a dire che quei giorno gli doleva la gola e che non poteva leggere, in breve, faceva il modesto ed era confuso. (r) Allora legger• io ¯ si offr¡ Gor'kij. Prese un quaderno sottile, sedette vicino al lume ed csord¡: (r) Il racconto s'intitola Il Silenzio... ¯ La lettura dur• meno di mezz'ora. Andreev, seduto accanto a Gor'kij, per tutto il tempo rimase immobile con le gambe accavallate senza distogliere lo sguardo da un punto lontano, scelto nella penombra di un angolo. Sentiva che tutti lo guardavano e non avvertiva che ogni pagina lo avvicinava sem- pre di pi£ a quelle persone estranee, tra cui sedeva come un novellino a scuola . La lettura fin¡... Gor'kij sollev• lo sguardo sorridendo affettuosamente a Andreev e disse: (r) Diavolo! Mi sono commosso di nuovo! ¯ Commosso non era solo Aleksej Maksimovic. Fu subito chiaro che i (r) mercoled¡ ¯ avevano acquistato, nella persona del novellino, un buon com- t~agno Tra di noi si trovava anche Miroljubov, editore dell'allora popolare (r) La ri- vista per tutti ¯ (:~urnal dlja vsech), egli s'avvicin• a Andreev, gli prese il quadernetto e se lo mise in tasca: gli occhi di Andreev scintillavano. Gli scrittori dei (r) mercoled¡ ¯ erano tutti autori realisti, di tendenza democratica, particolarmente attenti alle contraddizioni della vita sociale e critici nei confronti della societ... borghese. In molti racconti Andreev si avvicinava alle loro posizioni cercando una soluzione alle antinomie della vita nella tradizione sentimentale piccolo-borghese, nell'umanita- rismo passivo, nella calda simpatia e compassione per il (r) piccolo uomo ¯ schiacciato dalla societ... e trovando in questo eroe alla rovescia e nei suoi oppressori una scintilla d'umanit..., di spiritualit..., d'amore (Bargamot e Garas'ka, Dalla vita del capitano di stato maggiore Kablukov, Il dono, L'angiolett~J, ecc.) (Bargamot i Garas'ka, Iz zizni stabs-kapitana Kablu- kova, Gostinec, Angelocek). Un altro gruppo di racconti aveva invece il suo fulcro nel motivo dell'indifferenza della societ... verso l'uomo, del .irammatico isolamento dell'individuo nella metropoli moderna, della sua alienazione in un mondo ostile, muto, minaccioso in cui perfino le case incutono paura e soffocano l'uomo col loro abbraccio di pietra. Andreev tenta di rifiutare questa realt... aggrappandosi al tenue bar- lume d'amore intravisto nell'uomo e difendendo i diritti e la dignit... dell'individuo che la societ... ha stritolato. Egli, sulla scia della tradizione piccolo-borghese, si riallaccia nei primi racconti al genere (r) filantro- pico ¯, colora le sue opere di una tinta sen,timentale, umanitarista alla Dickens. E ci• basta perch‚ venga genericamente considerato un di- scepolo di Gor'kij, uno scrittore democratico e realista come gli amici dei (r) mercoled¡ ¯. Ma il suo realismo Š tutto qui. Gi... i primi rac- conti si differenziano dalla produzione degli scrittori democratici per lo stile. Fin dall'inizio Andreev Š incline alla schematizzazione, alla generalizzazione di situazioni e di tipi, alla trattazione allegorica dei temi che contengono in nuce tutta la sua futura problematica. Nei suoi racconti non c'Š n‚ minuziosa descrizione dell'ambiente, n‚ pre- cisa individualizzazione del personaggio n‚ amore per il dettaglio. Particolarmente caratteristico Š, a questo riguardo, il Racconto su Sergej Petrovic (Rasskaz o Sergee Petrovice) del 1900 in cui l'autore indugia con attenzione nel definire il mondo interiore di un uomo in rivolta contro la societ.... Sergej Petrovic, un intellettuale soggiogato dall'ideale nietzschiano del superuomo, si ribella alla sorte meschina che la vita gli ha riservato. Ma dalla collisione dell'ideale con la realt... non scaturisce la volont... di lotta, bens¡ l'autoannientamento del prota- gonista che finisce col suicidarsi, una volta riconosciuta la propria nullit... rispetto all'ideale. In Sergej Petrovic si insinua per la prima volta nel- l'opera andreeviana l'uomo del sottosuolo di Dostoevskij, morbosamen- te sensibile, impietoso con se stesso e teso a vivere la propria esistenza su un piano drammaticamente cerebrale in cui non c'Š spazio per la pienezza della realt... quotidiana. E presente per la prima volta anche la suggestione della filosofia di Nietzsche, che tanta fortuna ebbe in Russia alla fine del secolo scorso. 12 Nell'ultimo decennio dell'800 Nietzsche era molto in voga tra gli intellettuali russi, gli studenti lo leggevano di nascosto e in molte opere serpeggiava, ancora sotterranea, la tentazione del suo credo. Nel '94 il critico K. 1~.l Michajlovski; sottolineava la comparsa di opere basate sulla (r) doppia morale ~> nietzschiana e i primi simbolisti: Merezkovskij, Brjusov e la Gippius mostravano chiaramente l'influenza del filosofo tedesco. Nel '98 uscirono due traduzioni di Cos¡ parl• Zarathustra che agevolarono la difEusione sempre pi£ capillare del messaggio nietzschia- no tra gli intellettuali, mentre numerosi critici analizzavano l'importanza dello scrittore nella cultura russa e la sua funzione di stimolo nella ri- nascita delle lettere russe dopo grigi anni di mediocrit.... Il nuovo secolo nasceva in un clima di inusitato fermento culturale: nel 1900 (~:echov scrisse alcuni racconti e Le tre sorelle, il Teatro d'Arte comp¡ una tourn‚e trionfale nel sud della Russia toccando anche Jalta per dare la possibilit... a ~:echov malato di assistere a]la rappresentazione dei suoi drammi, fioriva la produzione simbolista, furono pubblicate opere di V. Solov'ev, Tretia Vigilia di Brjusov e una raccolta di Bal'mont, mentre la rivista (r) Il mondo dell'arte ¯ (Mir Iskusstva) per tutto l'anno propose ai lettori opere dei simbolisti; infine uscirono pi£ edi- zioni, in russo, dell'opera di Nietzsche. Anche Andreev sub¡ il fascino delle teorie nietzschiane, in particolare del mito del superuomo e del- l'aforisma: (r) Se non ti riesce la vita, ti riuscir... la morte ¯ mentre fu meno sensibile agli altri motivi dell'opera nietzschiana che invece af~a- scinavano i simbolisti: la contrapposizione tra principio apollineo e dionisiaco, il sublime, l'eterno ritorno. Il Racconto su Sergej Petrovic con la sua ipotesi del superuomo co- stituisce, al suo apparire, una novit... nel quadro generale della produ- zione di Andreev. Gli altri suoi racconti sono intessuti su fragili pro- tagonisti immersi in atmosfere malinconiche e sommesse oppure tra- lucono un sorrisetto ottimista e bonario di inno e di speranza nella vita. Per questa fisionomia ancora vaga dell'opera andreeviana, quando nel febbraio del 1901 usc¡ sull'almanacco (r) Vita >~ (~izn') il racconto C'era u~la volta (~ 7yli), Merezkovskij chiese alla redazione chi si nascon- desse sotto lo pseudonimo di Andreev, se Gor'kij o ~echov. In quel momento la domanda era perfettamente lecita. Il racconto, maturato dopo il soggiorno dell'autore in una clinica per curarsi una forma di nevrastenia dovuta agli abusi degli anni passati e al massacrante ritmo di lavoro degli ultimi tempi, ottenne molte lodi da parte della cri- tica; Gor'kij ne rimase entusiasta e scrisse al giovane amico: (r) C'era una volta Š stupendo ¯. Nel 1900 Gor'kij aveva fondato a Pietroburgo la casa editrice (r) Zna- nie ¯ (La conoscenza) intorno alla quale si erano raggruppati scrittori di tendenza democratica e realista; l'esordio del giovane gruppo edito- riale si era avuto con la pubblicazione di quattro volumi di racconti dello stesso Gor'kij. Nel settembre 1901 usc¡ il primo volume dei rac- conti di Andreev: per la casa editrice fu un grosso successo-- 11 edi- zioni in pochi anni e 59.000 copie andate a ruba--e per Andreev fu la popolarit.... La critica, di fronte al giudizio unanime ed entusiastico dei lettori, dovet,te limitarsi a constatare lo strepitoso successo del li- bro ed a imbastire frettolosamente lusinghieri panegirici all'autore. Nel volume erano raccoLti 10 racconti scritti tra il 1899 e il 1901: Il grande slam, l'Angioletto, Alla fi~nestra, Il silenzio, Valja, Il racconto su Sergej Petrovic, Sul fiume, La Menzogna, C'era t~na volta, Nella buia lontananza. (Bol'soj slem, Angelocek, U okna, Molcanie, Valja, Rasskaz o Sergee Petrovice, Na reke, Loz, ~ili byli, V temnuju dal'). Andreev aveva dedicato il libro a Gor'kij, che pi£ di tutti ne aveva sollecitato e incoraggiato la stesura, rivelandosi, a pubblicazione avvenuta, un ac- ceso sostenitore dell'opera dell'amico. Molti altri critici e letterati no- tarono con soddisfazione l'esordio letterario di Andreev. Il 7 dicembre 1901 ~echov scriveva a Ol'ga Knipper: (r) S¡, Š un buono scrittore [...] 14 in lui c'Š poca semplicit..., poca sincerit..., per questo Š dil~cile assue- farsi a lui. Ma presto o tardi il pubblico ci si abituer... e diventer... un grosso nome ¯ (Pis'ma A. P. (~echova k O. L. Knipper-(~echovoj; Ber- lino 1924, p. 163). Tolstoj scrisse a Andreev di aver apprezzato nei suoi racconti la purezza della lingua e la forza della rappresentazione, ma in seguito espresse pi£ di una volta riserve sulla sincerit... del giovane autore: (r) Riguardo a Leonid Andreev mi torna sempre in mente un racconto di Ginzburg in cui un bambino con l'erre moscia racconta a un altro: " Evo andato a passeggiave quando d'un tvatto scovgo un lupo. . hai pauva? hai pauva?" Ma io non ho paura! ¯ Quest'espressione era destinata ad avere una grande fortuna, non c'Š critico che parlando di Andreev non l'abbia citata. Lo stesso Tol- stoj si compiaceva di ripeterla nella conversazione con gli amici e, quando la popolarit... di Andreev diminu¡, una variante della celebre frase -- (r) Questo signore vuol mettermi paura, ma io non ho paura! ¯ -- torn• in auge diventando un trito luogo comune presso giornalisti in cerca di slogan e pseudo-intellettuali signorine di buona famiglia. Al- l'uscita del libro, per•, il giudizio tolstojano non turb• il coro di lodi che si riversarono su Andreev: alcuni critici vedevano in lui il con- tinuatore di Dostoevskij nel campo dell'introspezione psicologica; per i critici marxisti Andreev, demolitore del vecchio mondo, mostrava senza falsi pudori le ingiustizie sociali e i loro e¡fetti alienanti sull'individuo. La critica pi£ acuta la forn¡ N. K. Michajlovskij che, in un articolo com- parso su (r) La ricchezza russa ¯ (Russkoe Bogatstvo), gli attribuiva un'au- tentica, indubbia originalit..., solo il racconto La menzogna gli appariva come una piccole nube sospesa sull'opera di Andreev e destinata, forse, a scomparire oppure a coprire il suo orizzonte. Michajlovskij aveva in- travisto l'influsso di E. A. Poe e intuito il fondamentale motivo andree- viano del terrore di fronte alla vita e alla morte. Il grande critico aveva colto nel segno: i racconti nella loro quasi totalit... seguivano la linea realistica in voga e rivelavano l'amore struggente di Andreev per gli ùlomini, per l'anonimo (r) travet ¯ custode inconsapevole di una fiammella d'amore; ma gi... vi serpeggiavano i motivi che gli sarebbero stati cari tutta la vita. La disperata solitudine dell'uomo e il baratro che lo separa dai propri simili Š il tema de Il grande slam in cui un uomo muore d'infarto al tavolo da giuoco tra la costernazione e lo sbigottimento dei partners che ora dovranno cercare un compagno as- siduo e discreto come il defunto, come lui disposto a passare per anni le sue serate giocando al whist senza sapere nulla dei compagni, n‚ l'in- dirizzo, n‚ la condizione sociale e familiare. Infatti i partners si accor- gono di non conoscere affatto il compagno morto, di non saperne rin- tracciare nemmeno la famiglia, anche se la scoperta del rapporto inu- mano esistente tra di loro li lascia del tutto indifferenti. La menzogna Š un'altra opera emblematica di Andreev: un uomo Š ossessionato dal sospetto che la sua donna gli menta, pretende da lei la verit..., anche se non Š disposto a credere alle sue parole. La uccide, ma non ritrova la pace: la menzogna non scompare con la donna per- ch‚ Š onnipresente nel mondo stravolto del protagonista, sovrasta tutta la sua vita sconvolgendo la sua solitudine, interrotta solo dal mor- morio degli oggetti e dall'allucinata personificazione di entit... astratte: il terrore, il sospetto, la menzogna. La tenebra della stanza impallidendo correva spaurita ~dalle alte finestre si appiattiva contro le pareti, si nascondeva negli angoli, mentre in silenzio un essere indefinito, grande e mortalmente pallido guardava dalle finestre... Anche se la vita del protagonista ci Š assolutamente sconosciuta, la sua anima lacerata ci Š lentamente svelata dalla sfibrante e continua introspezione che termina col raggiungimento della certezza che anche nell'oltretomba, (r) vuoto dei secoli ¯, non esiste verit..., ma solo men- zogna. Essere uomini e cercare la verit... Š una follia, una dolorosa fol- lia. Il racconto termina col grido: (r) Salvatemi! Salvatemi! ¯ che rie- cheggia l'implorazione di Popriscin de Le memoYie di un pazzo, ma 16 privo del sanguinante grottescO gogoliano e del suo accorato lirismo, qui c'Š solo una cupa tragedia scandita ritmicamente e ossessivamente dall'iterazione verbale: menzogna, mentiva, menti... (~echov aveva intuito un elemento essenziale dell'opera di Andreev- la mancanza di semplicit..., l'artificiosit.... Infatti il tono a volte roboante, la solennit..., la mancanza di humour rientravano nell'arsenale delle sue pose e il lettore, come un tempo i colleghi d'universit..., era per lui lo spettatore attento, e forse un po' credulone, di fronte al quale recitava la tragicommedia della sua vita, ora paludato e solenne come un attore tragico, ora goffo e smargiasso come un clown. Se erano sincere le sue paure e le sue ossessioni, spesso era caricato il modo di tradurle in un racconto, ma lo era volutamente, per il gu- sto tutto andreeviano dell'iperbole e dell'esagerazione che gli dominava la vita e la creazione. Lo scrittore cedeva all'uomo alieno da ogni mi- sura, sfrenato nelle sue manifestazioni, abnorme nelle sue reazioni e l'opera ne rispecchiava l'eterno oscillare tra due poli opposti, gli atteg- giamenti istrionici, il compiacimento narcisistico del dolore e l'elevare di volta in volta a proporzioni universali una delle infinite angosce del- l'anima, dimentico di tutto il resto. Nel novembre del 1901 Andreev scriveva a Gor'kij tra il serio e il faceto: (r) Nessuno inveisce contro il libro: brutto segno ¯... Questa sua paura scomparve presto, il racconto Il muYo (Stena) ap- parso poco dopo su (r) Il Corriere ¯ riscosse molte critiche. L'opera, in cui era evidente l'influsso dei racconti del terrore di E. A. Poe, Š un breve flash sull'esistenza di un gruppo di lebbrosi rinchiusi in uno spazio delimitato da un alto muro. La cortina di pietra diventa il loro incubo: giorno e notte tentano di abbatterlo, maledicendolo, cercano di scalarlo, ma il muro resiste intatto e vittorioso ai loro assalti. Il muro e i lebbrosi erano ovviamente dei simboli, ma il loro significato rest• oscuro ai lettori e il racconto non piacque. Non capirono che il muro, immagine dostoevskiana, era il fato, la necessit... insensibile alle sofferenze dell'uomo e, in senso pi£ lato, tutto ci• che ostacola il cammino dell'uomo verso ulia vita nuova, libera e felice. Il muro era 17 anche, lo disse lo stesso Andreev, l'oppressione politica e sociale, l'in- compiutezza della natura umana che non trover... mai una risposta alle grandi domande su Dio, sull'eternit..., sul bene e sul male. Il malumore suscitato da questo racconto, giudicato da molti scon- certante, divenne linciaggio morale quando nel gennaio 1902 fu pub- blicato L'Abisso (Bezdna). Nella novella Zinocka e lo studente Nemo- veckij passeggiano in un bosco: sono innamorati e parlano d'amore con timidezza, impacciati e reticenti come si conviene a due bravi ragazzi borghesi impastati di falsa morale vittoriana e che sanno dell'amore solo ci• che ne dicono i poeti. ~Scende piano la sera e i due si affret- tano verso la citt... impauriti dall'aspetto sinistro e dagli strani rumori del bosco. D'un tratto l'incontro con un gruppetto di malviventi che apostrofano pesantemente la ragazza; i due si mettono a correre, ma i malfattori li inseguono, afferrano Zinocka e pestano Nemoveckij, la- sciandolo a terra svenuto. Quando il ragazzo si riprende Š notte fonda, cerca disperatamente la sua Zina e alla fine la trova riversa tra i ce- spugli, nuda e tramortita dalle violenze sub¡te. L'urto con la cruda realt..., cos¡ cinicamente lontana dal sogno di qualche ora prima, lo disorienta: dapprima cerca di rianimare Zinocka, si dispera, poi, vinto da un desiderio ripugnante alla sua coscienza, ma sempre pi£ irrefre- nabile, la violenta a sua volta. I benpensanti rimasero esterrefatti dalla crudezza della storia, la critica pi£ reazionaria parl• della (r) sfrontata insulsaggine e porcheria ¯ del racconto, quella liberaleggiante tent• una debole difesa di Andreev attribuendogli una (r) patologica licenziosit... artistica ¯. kev Tolstoj scrisse in un articolo: (r) Che lordura!... che lordura per un giovanotto che ami una ragazza e si trovi in una simile situazione [...] arrivare a un tale abominio! ¯ (in (r) Birzevye vedomosti ¯, 31 agosto 1902). Sul giornale di Suvorin (r) Tempo nuovo ¯ (Novoe vremja) Vasilij Rozanov, che di l~ a pochi anni sarebbe stato definito da Filosofov (r) il terribile rivolu~ionario del sesso ¯, scrisse cocenti invettive contro An- 18 dreev, accusandolo di rafforzare l'amore per le bassezze insito in ogni uomo e difendendo a spada tratta la morale borghese. Diversa era l'opinione di Gor'kij -- secondo cui il racconto costi- tuiva un ottimo schiaffo per i borghesi-- e di gran parte della gio- vent£ che vedeva in Andreev un demitizzatore della falsa morale bor- ghese. Anche la critica marxista con Bogdanovic e E. Solov'ev lo di- fendeva sottolineando la sua funzione di smascheratore delle viii ipo- crisie della societ... contemporanea. Alcuni giornali promossero delle inchieste tra i lettori di cui pubblicarono le lettere pi£ eterogenee: da quelle scandalizzate di madri di famiglia a quelle apologetiche di stu- denti che difendevano appassionatamente lo scrittore. Andreev si difese dalle accuse in un articolo apparso su (r) Il corriere ¯: Si pu• essere idealisti, credere nell'uomo e nel trionfo finale del bene e rinnegare totalmente quel moderno bipede privo di piumaggio che si Š limitam ad approfondire le forme esteriori della cultura restando essen- zialmente un animale in molti suoi istinti e motivi [...] Neli'ingenuo compia- cimento delle persone colte, nella loro igno;anza delle catene del proprio (r) io ¯, vedo un pericolo e un ostacoio per lo sviluppo futuro, e pi£ umano, della loro natura imper~etta (27 gennaio 1902). Nonostante le polemiche, anzi, scherzando sul polverone che aveva sollevato nel campo letterario, Andreev continu• a scrivere sofferman- dosi sul tema a lui caro del tragico isolamento dell'individuo nella me- tropoli moderna ne La citt... (Gorod) e dando vita ne Il Pensiero (Mysl') a un'altra variante del superuomo nietzschiano, Kerzencev, l'uomo che nutre una fiducia illimitata nella forza del proprio pensiero ma che Š vinto ancora una volta dall'impietosa verit... della vita: egli in realt... non Š come credeva il padrone del proprio intelletto, ma una creatura debole che, una volta superate con l'omicidio le leggi della morale, si ritrova paurosamente sola, priva di qualsiasi appiglio e certezza. Alla fine dell'anno viene pubblicato su (r) La Rivista per tutti ¯ (:~urnal dlja vsech) Nella Nebbia (V Tun~ane), storia del progressivo sfacelo psichico di uno studente colpito da una malattia venerea, che perde l'equilibrio nervoso e al termine di un lungo calvario di soffe- renze morali, uccide una prostituta e si suicida. Il racconto divise l'opinione pubblica e la critica dando vita a una ricca letteratura di articoli, lettere, interventi. La polemica tra i denigratori e i difensori di Andreev raggiunse toni molto aspri, divi- dendo letteralmente il paese. La Direzione generale della stampa chiese spiegazioni al Comitato di censura di Pietroburgo di come avesse per- messo la pubblicazione dell'opera, Zinaida Gippius sulla rivista (r) Il nuovo cammino ¯ (Novyj Put') edito da lei e dal marito Merezkovskij, fu spietata: accus• (r) La rivista per tutti ¯ di essere (r) un omnibus dove Andreev e compagni hanno fatto un solido nido ¯ e Andreev di cro- giolarsi nel sudiciume (r)come uno che, seduto sul ciglio di una strada dopo una pioggia autunnale e, preso lentamente con la mano del fango liquido, stringendo le dita, lo guardi ammirato sfrigolare e zizzagare verso il basso... ¯ e concludeva affermando che Andreev era (r) schiavo di una tormentosa sete dei limiti estremi dell'abominio ¯. N‚ meno violenta fu la moglie di Tolstoj che in una lettera a Suvo- rin, pubblicata sul giornale reazionario (r) Tempo nuovo ¯, invitava (r) tutta la societ... russa a insorgere con sdegno contro la lordura che riempie le opere dei signori Andreev ¯ (3 febbraio 1903). La lettera, violenta e ottusa, gener• molte polemiche, ~:echov e il regista Nemirovic-Dan- cenko si dissero nauseati e indignati per (r) l'idiozia ¯--sono parole di ~echov--della lettera della contessa Tolstaja. Andreev dal canto suo scriveva a un suo lettore: (r) Solo una ristretta cerchia di persone, tra cui con mia grande soddisfazione si trovano anche Gor'kij e (~echov, ha una buona opinione del racconto ¯. Anche in questa occasione i giornali furono subissati di lettere pro o contro Andreev: (r) Il Corriere ¯, (r) Notizie ¯, (r) Notizie russe ¯ pro- mossero inchieste tra il pubblico, pubblicando dei questionari che i lettori riempivano e inviavano alle redazioni. Si parlava di Andreev do- vunque: in societ..., nei circo}i privati, nei salotti, dovunque si incon- 20 trassero due o tre persone non prive di interessi sociali e letterari. (r) Dopo la storia de L'abisso -- annotava un cronista -- iniziarono a parlare di Andreev come di un uomo che avesse avuto l'ardire di pas- seggiare sul Nevskij Prospekt in costume adamitico ¯. Del resto, i pareri contrari non lo turbavano eccessivamente. Era rimasto costernato nel sentirsi accusare di immoralit... e delle bassezze pi£ strane e impensabili, ma grazie a queste polemiche aveva anche raggiunto una grande fama ed era diventato, dopo Tolstoj natural- mente, lo scrittore pi£ discusso di Russia. Anche all'estero era dive- nuto popolare: le sue opere venivano pubblicate dalle case editrici K. & H. Steinitz e Ladyschnikow di Berlino e Dietz e Marchlevskij di Stoccarda, e per contratto dovevano uscire in Germania prima ancora che in Russia. Le polemiche sul suo conto infuriavano, gli si rimproveravano so- prattutto la concezione pessimistica del mondo e la crudezza con cui aveva affrontato l'argomento sessuale nei due racconti. L'attenzione per la sfera del sesso, peraltro molto diffusa tra gli intellettuali, non era solo un artificio letterario, ma aveva anche un risvolto personale: il problema del sesso lo aveva toccato fin dalla prima giovinezza -- a undici anni era gi... innamorato -- e il suo temperamento sensuale e passionale lo aveva trascinato in precoci e brucianti esperienze senti- mentali; Š opinione diffusa che L'abisso riecheggi un episodio autobio- grafico degli anni del liceo, quando Zina Sib-va rimase incinta e abort¡ segretamente Il sesso lo aveva sempre colpito come forza elementare della vita capace di scatenare con violenza gli istinti e di rendere l'uomo un automa in preda all'elemento ferino, (r) una marionetta carica di istinti ¯, per usare la definizione che Barlach diede dell'uomo. Questo modo di concepire il sesso lo avvicinava a Wedekind e a Strindberg che consideravano la sessualit... una forza motrice terribile e distruttiva, come si nota, ad esempio, in Lul£ o ne Il risveglio d~i pri- mavera di Wedekind. D'altronde l'interesse per il sesso era assai dif- fuso nella Russia del tempo: circolavano trattati di sessuologia tra cui, molto in auge, quello del Kraft-Ebing, a cui si sovrapponevano le prime, ancora confuse teorie di psicanalisi; era straordinariamente vivo un fi- lone di bassa letteratura pornografica di gusto e di stampo borghese, ispirata a una velata ipocrisia, che aveva i suoi campioni nella (~arskaja e in Bresko-Breskovskij; le loro opere senza pretese andavano per la maggiore e lo stesso Blok ne era un accanito lettore. L'Eros era al centro delle dispute anche degli intellettuali: il filosofo Rozanov pro- poneva una lettura dell'universo in chiave fallica, i simbolisti atten- devano l'avvento della Bellissima Dama, della divina Sofia per la quale professavano un innamoramento mistico non alieno da impennate sen- suali. N‚ bisogna dimenticare l'interesse di Tolstoj per il sesso e la sua funzione di titanico distruttore di tab£. Prima di lui non si era mai scavato cos¡ in profondit... nelle vi- scere degli argomenti che la letteratura russa aveva pudicamente emar- ginato: la descrizione della malattia la ferinit... carnale della mc,rte e la violenza della carica sessuale. Le implicazioni di carattere etico e re- ligioso dell'opera tolstojana e la sua irriducibile condanna del sesso a] di fuori del matrimonio in Anna Ka~enina e addirittura nel matrimonio, ne La sonata a Kreutzer, avevano innalzato Tolstoj al di sopra di ogni sospetto di indugio compiaciuto e fine a se stesso sul tema. Andreev invece era uno sconosciuto tutt'altro che autorevole e fu facile tacciarlo gratuitamente di pornografia. L'accusa era infondata: egli aveva un grande rispetto per la donna (tutte le sue figure pi£ belle sono figure di donne) e solo per amore della battuta poteva dire a Gor'kij: (r) Le donne non sono sensibili che all'erotismo. Il Decame- rone: ecco il vangelo della donna ¯. Invece detestava di tutto cuore Arcybasev, un caposcuola del filone erotico-avventuroso, rimproveran- dogli di vedere nella donna solo il principio sensuale. Anche se scher- zava sul <~ Crucifige! ¯ che gli si gridava contro, componendo rime ba- ciate come (r) Ve ne prego un subisso: non leggete L'abisso! ¯, in realt... l'accusa di pornografia lo faceva soffrire. I suoi racconti non erano nati come romanzetti d'appendice, ma 22 come ricerca del senso e dell'essenza della vita. Contenevano indubbia- mente una precisa accusa contro l'immoralit... della vita attuale e lo stesso Tolstoj si era congratulato con lui per aver messo a nudo in Nella nebbia alcuni caratteri negativi della societ... contemporanea; ma la loro problematica di fondo era un'altra: quale fosse la vera natura dell'uomo. Andreev ipotizza due risposte apparentemente inconcilia- bili e le verifica nei suoi racconti. Secondo lui l'uomo Š fondamental- mente buono e anche se la societ... l'ha snaturato con le sue ingiusti- zie, pu• riscoprire in s‚, forse all'improvviso, solo per un momento, la primitiva scintilla di bene. Ma l'uomo pu• diventare anche preda degli istinti, del male e al- lora si scatena in lui, come in Nemoveckij de L'abisso, il principio be- stiale dell'esistenza. Ed Š sempre solo, anche in mezzo alla folla, se- parato dai suoi simili da un baratro; per questo nessuno pu• aiutare o trattenere Pavel in Nella nebbia quando esplode in lui l'elemento di- struttivo. Il destino presiede agli universi andreeviani come la ferrea 'A~ yx~ della tragedia greca e rimane un mistero, uno dei molti mi- steri irrisolti della vita, per quali oscuri meccanismi l'uomo possa per- dere la propria natura e divenire un bruto. La presenza del male nel mondo sgomenta Andreev: come si pu• conciliare l'esistcnza del male col concetto di Dio? :~ la stessa domanda che si pone Ivan Karamazov. Se Dio permette che sulla terra si soffra, a che serve Dio? Il male Š irrazionale e anche la vita, impregnata del male, lo Š; questa dolorosa coscienza del nonsenso della vita porta Andreev e i suoi personaggi al terrore di fronte alla vita stessa. Ma anche la morte, cos¡ terribile e assurda, incute a Andreev una paura assai simile a quella di Tolstoj: c'Š odore di decomposizione nelle loro descrizioni di morte, ent,rambi hanno un terrore cieco, viscerale della morte intesa come salto nel buio, soffocante cul-de-sac. Andreev non crede nell'al di l..., per lui il regno dei cieli Š solo un segno d'ottimismo, Gor'kij ricorda che durante una conversazione su Nietzsche e sul suo odio per Cristo Andreev disse: (r) Anch'io non amo Cristo e il cristianesimo, l'ottimismo Š un'in- venzione rivoltante e falsa ¯ (in Literaturnye portrety, Mosca 1963, p. 235). Andreev ama appassionatamente la vita ma Š indifeso e impaurito di fronte alla illogicit... e al male che vi regnano. Non crede che esista un senso oggettivo della vita, ma si affanna a trovarne uno soggettivo che gli permetta di continuare a vivere. E quando ipotizza la vittoria del bene, la possibilit... di una vita oltre la morte e di una suprema giustizia, compie un atto di fede tappandosi le orecchie per non sen- tire le urlanti antinomie dell'esistenza e la voce della ragione che gli grida il suo agnosticismo. Senza posa tenta di uscire dalle pastoie de] suo disperato pessimismo, scorge per un istante la luce e ricade, per risollevarsi ancora, all'infinito. Coloro che avevano visto in lui solo lo scrittore realista democra- tico sempre pi£ spesso gli rimproveravano la sua concezione pessimi- stica del mondo, dopo la pubblicazione de L'abisso Gor'kij gli racco- mand•: (r) Sii malvagio, sii cupo, ma non essere pessimista! ¯. Eppure questi erano gli anni pi£ felici della sua vita. Il 10 febbraio 1902 aveva sposato una studentessa: Aleksandra Michajlovna Veligor- skaja. La decisione, come sempre, era stata improvvisa e la ricerca dei testimoni affannosa. Il 6 febbraio scriveva all'amico Telesov: Caro amico Nikolaj Dmitrevic! Ti scrivo questa lettera nel caso in cui non ti trovassi. Fammi da testimone! Sii il mio testimone! Mi sposo domenica lO Non ci saranno estranei, solo i parenti, alla buona. Golousev Š il cerimonicre Fammi da testimone! Vieni domenica all'indirizzo indicato, alle cinque e mezzo. Alle cinque e mezzo in punto. Fammi da testimone! Se proprio non puoi, fammelo sapere subito. Ma ti prego: fammi da testimone! Se poi non potessi, vieni almeno come amico Indirizzo: Arbatskie vorota, casa di Korolev, appartamento di Dobrov, alle 8 Fammi contento: vieni! Te ne prego ancora una volta: fammi da testimone I1 tuo amico e fratello: Leonid Andreev chiesa: Nikola Javlennyj, sull'Arbat. 24 Fammi da testimone! Il matrimonio fu molto felice, Aleksandra era una compagna dolce, riposante e una collaboratrice intelligente; Gor'kij la descriveva cos¡: (r) Aveva perfettamente capito la necessit... di un atteggiamento ma- terno, protettivo nei confronti di Andreev e aveva subito percepito con acutezza il valore del suo ingegno e la tormentosa instabilit... dei suoi stati d'animo. Era una di quelle rare donne che pur sapendo essere amanti appassionate non perdono la capacit... di amare di un amore materno, e questo duplice amore le conferiva una fine sensibilit... [...]. Aveva un senso spiccato della musica delle parole e della forma del discorso. Piccola, flessuosa, era fine e alle volte sussiegosa in una maniera divertente, quasi infantile. L'avevo soprannominata "Dama Sura" e divenne un'abitudine chiamarla cos¡. L. N. la stimava e lei viveva in perpetua inquietudine per lui, in una tensione ininterrotta di tutte le sue forze, sacrificando interamente la sua personalit... agli interessi del marito ¯. Aleksandra aveva un grande ascendente sul marito, accanto a lei Andreev era diventato pi£ sereno e pi£ regolato sia nella vita sia nel lavoro: scriveva quasi sempre di notte costringendo spesso la moglie a vegliare seduta accanto a lui e rileggevano insieme quello cke lui aveva appena scritto. Pur continuando a sottoporre ogni sua nuova opera al giudizio degli amici dei (r) mercoled¡ ¯, aveva trovato in Sura un critico ancora pi£ attento e severo. Col successo era finalmente arrivato il denaro, finita per sempre con le ristrettezze, Andreev aveva traslocato in una casa pi£ grande e ora conduceva un'intensa vita mondana: teneva in casa riunioni let- terarie, frequentava salotti alla moda e lo si incontrava immancabil- mente a teatro in tenuta sportiva: (r) poddevka ¯ e alti stivali laccati. Finalmente poteva sbizzarrirsi a piacere nel vestiario: gli piaceva in- dossare abiti eccentrici e da buon romantico, memore delle pose a eterno ribelle, considerava la moda un elemento discriminante per l'ar- tista e i vestiti parte dell'attrezzer¡a volta a (r) ‚pater les bourgeois ¯. Il suo soprabito sportivo era conosciuto in tutta Mosca, come pure i suoi completi e giacchette di velluto, le cravatte incredibilmente variopinte, i cappelli di varie fogge, gli alti stivali di vernice, le camicie di seta color paglia che, insieme al color tabacco, era il suo colore preferito. Gor'kij lo ricorda, agli albori del successo, alla stazione di Niznyj- Novgorod con un completo color tabacco, cravatta (r) diabolicamente ¯ chiassosa e stivaletti gialli, ilare ma indispettito per non aver trovato guanti color paglia corr¡spondenti. Una volta indoss• un cappello da donna (r) ... la Rembrandt ¯ dopo avergli strappato le piume e nel 1905, a Berlino, si divertiva a girare per la citt... con la barba lunga, cilindro e gonnellino. Nonostante l'apparente gaiezza, n‚ la felicit... coniugale, n‚ la pas- sione per la vita mondana, n‚ il successo erano riusciti a esorcizzare in lui il demone dell'angoscia. Le crisi di sconforto, anche se meno frequenti, erano violente come durante gli anni studenteschi: chiuso in casa si tormentava, beveva, non dormiva finch‚ la depressione non era passata, per due o tre giorni viveva come in stato di trance e il ter- rore della morte, della fragilit... della vita e di se stesso si concretizzava in paurosi fantasmi, visibili solo a lui, coi quali discuteva, al limite della follia, con foga e tra le lacrime. In quei momenti sembrava uno dei personaggi dei suoi racconti pi£ cupi e ossessionanti. Allora diceva struggendosi, che la vita Š uno scherzo del diavolo, che l'uomo Š uno schiavo della morte, legato alla sua catena per tutta l'esistenza. Spesso Gor'kij raccoglieva i suoi sfoghi disperati, a lui Leonid spiegava come l'uomo fosse un mendicante dello spirito, intreccio delle irriducibili contraddizioni dell'istinto e dell'intelletto, privo per sempre della pos- sibilit... di raggiungere un'armonia interiore. Continuava a parlargli di s‚, delle sue inquietudini, della sfiducia in se stesso e nella vita, del- l'esistenza di Dio, dei meccanismi del pensiero. (r) Bisogna trovarsi un dio e credere nella sua saggezza! ¯ gli disse una volta. Quando parlava di s‚ era straordinariamente sincero e impietoso fino alla crudelt..., ma non perdeva mai il rispetto che aveva per se 26 stesso. Gli amici parlavano dei suoi disturbi nervosi con comprensione, addirittura con una punta di affettuosa commiserazione, i giornali in- vece si impadronirono avidamente della ghiotta notizia, dando vita al clich‚ (divenuto poi incancellabile) di Andreev beone, seguito dapper- tutto da una bottiglia di cognac. Si ironizzava anche sul suo modo biz- zarro di vestire e si scrivevano sul suo conto assurdit... di ogni genere, quasi sempre maligne e offensive. Andreev tentava di scherzarci su, ma spesso, di fronte alla velenosit... e alla gratuit... di certe illazioni ri- volte non solo alla sua attivit... di scrittore, ma anche alla sua vita privata, restava profondamente amareggiato. 4 Il 1903 Š per Andreev un anno di pausa e di ri¡lessione. In marzo ap- pare su (r) Il corriere ¯ il suo breve racconto Pro~?esse Prin~averili (Ve- sennye obescanija), poi pi£ nulla. La critica per• continua a occuparsi di lui: a San Pietroburgo Š pubblicato il volume di Bocjanovskij Leonid ~ndreev (il primo libro di critica dedicato interamente a lui) a cui se- guono i saggi di N. Nevedomskij e di N. Gekker. Andreev non pubblica, ma scrive e partecipa attivamente all'intensa vita culturale dell'intelligencija. Chiusa nella sua torre d'avorio, sorda al travaglio politico e sociale del paese, l'intelligencija c la protagonista della rinascenza russa del primo Novecento. Nelle sue fila s'assiste a un progressivo smottamento d'interessi: viene infranta l'annosa tra- dizione che voleva l'intellettuale partecipe delle questioni politiche e sociali, oltre che letterarie, e proprio nel momento in cui i problemi sociali s'acuiscono, esacerbandosi fino a raggiungere un'acuta tensione, l'intelligencija--o, pi£ esattamente, l'ala culturalmente pi£ impegnata-- volta le spalle alla problematica sociale, dedicandosi con passione a questioni filosofiche, ideologico-mistiche. Dopo essersi attenuta per quasi mezzo secolo ai canoni della critica realistica formulati da Belinskij e consacrati da Dobrolj£bov, (~ernys‚vskij e P¡sarev, rilegge ora le opere dei grandi da un'angolazione quasi esclusivamente religiosa. Tolstoj e ancor pi£ Dostoevskij sono analizzati alla luce della loro religiosit... e delle loro affinit... con Nietzsche. ~ del 1903 il libro del filosofo ~estov, Dos~oevskzl e Nietzsche e, alimentato soprattutto da D. S. Merezkovskij studioso di Nietzsche e amante di antinomie e parallelismi spesso for- zati, nasce il mito del binomio antitetico Tolstoj-Dostoevskij in cui il cristianesimo del primo viene ridotto a un ibrido di paganesimo e di cristianesimo, mentre viene sottolineato ed esagerato l'elemento re- ligioso presente nel secondo. E tutto un fiorire di mistici, occultisti, esoierizzanti i cui studi si intrecciano (e non Š una coincidenza) con quelli dei simbolisti. Si risco- pre il fascino dell'antichit... e dell'esotismo, si studia con passione l'an- tiCO Egitto che riunisce in s‚, in una mistura alla moda, sia l'antico sia l'esotico; si diflondono le teorie di Vladimir Solov'ev che gi... rnolti anni prima (era morto nel 1900) aveva profetizzato l'imminente av- vento della Bellissima Dama, creatura mistica che avrebbe rinnovato il mondo Si arriva a un tale punto di fanatismo che si costituisce la setta dei (r) blokiani ¯, persone vicine al poeta simbolista Aleksandr Blok, convinte che la divina Sofia, ossia la Bellissima Dama, si sia in- carnata nella giovane e bella moglie del poeta, Ljubov' Dmitrevna Men- deleeva. La coppia, letteralmente perseguitata da questi amici fanatici, e privata della propria intimit..., Ljubov' Š venerata come una dea, con conseguenze disastrose per il m‚nage familiare. Si leggono e si rappresentano le opere del poeta mistico belga Maurice Maeterlinck, lo (r) Shakespeare dei decadenti ¯, con un entu- siasmo ancora superiore a quello che nel decennio precedente aveva accompagnato la sua scoperta da parte degli intellettuali e i si~bolisti della nuova generazione. V. Ivanov, A. Belyj, A. Blok, mostrano chiari segni del suo influsso nel tono misticheggiante delle loro prime opere. La cultura borghese sul ciglio del baratro ha un sussulto di straor- dinaria vitalit...: nel 1898 si inaugura il leggendario MXT, il Teatro d'Arte di Mosca diretto da Stanislavskij e da Nemirovic-Dancenko, esce il primo numero de (r) Il Mondo dell'Arte ¯ (Mir Iskusstva), la rivista pi£ autorevole e raffinata dell'arte russa. Appaiono a un ritmo frene- tico nuovi almanacchi e riviste d'avanguardia legati all'entourage sim- bolista: nel 1900 (r) Lo Scorpione ¯ (Skorpion), l'anno dopo (r) I fiori del Nord ¯ (Severnye cvety), nel 1903 Merezkovskij e la moglie, la sofisticata e fulva Zinaida Gippius, fondano la rivista (r) Il Nuovo Cam- mino ¯ (Novyj Put'), nel 1904 Š la volta de (r) La Bilancia ¯ (Vesy) il mensile diretto di fatto dal poeta simbolista V. Brjusov. C'Š desiderio di una cultura sempre pi£ raf~inata, preziosa, <~ ales- sandrina ¯, in casa di uomini di cultura e intellettuali si organizzano se- rate letterarie, alcune delle quali diventate famose per l'erudizione dei partecipanti, il livello delle dispute e il valore dei giovani talenti che vi debuttano: a Pietroburgo c'Š il salotto dei Merezkovskij, dove si parla di filosofia e di religione, la domenica ci si riunisce nella modesta casa di Sologub, poeta, drammaturgo e narratore simbolista, oppure in quella di Rozanov, il mercoled¡ nella (r) torre ¯ di V. Ivanov (non si tratta in realt... di una torre, ma di un appartamento al sesto piano di un pa- lazzo con una parte aggettante a m• di torre); d'estate a Kuokalla, a quaranta chilometri dalla capitale, il pittore Repin riceve ogni merco- led¡ gli amici nella sua casa di campagna dove si parla d'arte e di let- teratura e a Mosca, sia pure in un clima pi£ provinciale, ci sono i (r) mer- coled¡ ¯ di Telesov e le riunioni in casa di Andreev. C'Š uno spasmodico interesse, coltivato soprattutto negli ambienti pietroburghesi, per la ricerca religiosa, per i dibattiti su temi religiosi: dal 1901 al 1903 si tengono riunioni religioso-filosofiche a cui parte- cipano alti prelati da un lato e i Merezkovskij, Rozanov e il poeta Minskij dall'altro; i temi preferiti dei dibattiti sono soprattutto due: Dio e il sesso. L'‚lite intellettuale approfondisce, sviscera questi temi con un senso d'ansia, quasi d'affanno, la letteratura Š percorsa da una sensazione di fretta isterica: Š nell'aria il presagio di un crollo vicino, di uno sfacelo imminente. L'intelligencija sente approssimarsi la cata- strofe e si chiude in se stessa, creando un solco tra s‚ e il popolo, di- mentica del suo passato interesse per le questioni sociali, mentre gli intellettuali di formazione pi£ recente e di estrazione proletaria, futuri artefici delle rivoluzioni del 1905 e del '17, si preparano alla lotta ri- manendo lontani, eccezion fatta per Gor'kij e pochi altri, dall'ambiente e dagli interessi della raffinatissima ‚lite moribonda. In questo quadro complesso la posizione di Andreev era singolare: infatti era legato alla cerchia degli scrittori realisti che facevano capo a Gor'kij solo da amicizia personale e dall'atteggiamento di critica verso la societ... borghese (comune del resto a tutti gli intellettuali), ma se ne discostava radicalmente per la problematica che investiva problemi astratti, metafisici, astraendo dal contesto realistico da cui spesso muoveva. Il lungo racconto La ~ita di Vasilij Fi~ejskij (~izn' Vasilija Fivejskogo) rivelava i legami di Andreev con l'intelligencija pi£ sensibile ai problemi religiosi, anche se la sua speculazione si traduceva in termini di una dialettica spesso rozza e elementare. Vasilij Fivejskij Š un prete di campagna sereno e appagato, ai suoi occhi il benessere e la tranquillit... familiare sono un segno d'elezione da parte di Dio e la prova tangibile della Sua esistenza. La morte improwisa del figlioletto Š l'inizio di una lunga serie di disgrazie che fanno abbattere su di lui per la prima volta il problema del senso del male e della vita. La sua prima risposta Š quella della fede cieca, acri- tica, poi comincia, ancora confusamente, a vedere il mondo, gli altri e le loro sofferenze e una grande piet... per il dolore degli uomini si impadronisce di lui. Medita, riflette, cerca di capire e nel frattempo si prepara, in nome del male universale, la sua rottura con Dio, se esi- ste Dio come pu• esistere tanto male? La sua fede vacilla, viene meno rinasce: nelle terribili prove che deve superare egli sente la mano di Dio che ha prescelto lui, martirizzato, a rivelare agli uomini la Sua esistenza, e a spiegar loro, ingannati dall'evidenza empirica, il senso della vita. E l'ultimo tentativo di Vasilij di dare un senso all'esistenza 30 ma l'evidenza del mondo empirico lo schiaccia (nella figura del figlio idiota) ed egli vuole ora una prova proprio in questo mondo ter- reno oltre la cui apparenza credeva di essere andato con la fede. E da pope disperato diventa uomo orgoglioso. Nella chiesa gremita di fedeli durante la funzione funebre per un contadino egli tenta di risuscitare il cadavere, sicuro che Dio gliene dar... la forza. Ordina imperiosamente al morto d'alzarsi, ma non ot- tiene risposta e allora si rivolge a Dio: (r) Tu devi!... Ti prego! ~> e poi grida: (r) Non gli serve il paradiso. Qui ci sono i suoi bambini... ¯ (III, 84). La verit... del noumeno non Š necessaria a chi Š vivo e ritorna ancora il motivo di Ivan Karamazov: non vogliamo il significato nou- menico della vita umana, noi cerchiamo il suo senso qui, sulla terra e se Dio non lo rivela, allora non vogliamo Dio. Il miracolo che padre Vasilij aveva preteso non avviene ed egli impazzisce dalla disperazione e muore. Andreev aveva iniziato a scrivere il racconto nel febbraio del 1903 prendendo lo spunto, come faceva spesso, da un fatto di cronaca: un prete, seguace delle teorie di Tolstoj, si era distaccato dalla Chiesa ortodossa dopo aver invocato un miracolo che non era avvenuto. La stesura dell'opera era stata parLicolarmente lunga e travagliata ed era finita solo in novembre, cosa assai insolita per Andreev che fino ad allora aveva scritto di getto, portando a termine i racconti in pochi giorni. Per la seconda volta aveva scelto un prete come protagonista (anche la novella Il sile~zio era imperniata su un uomo di chiesa) an- che se confessava senza problemi di non aver mai frequentato popi e di averne visti solo in due occasioni: a un funerale e a un matri- monio. D'altronde non gli serviva conoscere il modo di vivere di un prete: il suo racconto era palesamente simbolico e del protagonista gl'interessava la psiche, non la professione. Il racconto, intessuto di corrispondenze simboliche, rivelava una cura attenta da parte dell'autore: vi prevalevano le tinte fosche: de- scrizioni notturne, giochi di ombre, paesaggio e ambiente espressioni- sticamente stravoLti come l'anima stravolta di padre Vasilij, per il quale il mondo circostante esisteva in quanto proiezione, deformata, del suo deformato mondo interiore. Se l'uomo Š muto, Andreev co- stringe le cose a esprimere il suo dolore e la sua angoscia e difatti lo smarrimento e la pazzia di padre Vasilij sono rispecchiate da un ambiente sempre pi£ cupo e distorto che aumenta la tensione del racconto. La vita di Vasilij Fivejskij, pubblicata nel marzo del 1904 nella miscellanea di (r) Znanie ¯ per il 1903 insieme a opere di Bunin, Ve- resaev, Gor'kij, Telesov e Garin, accentr• su di s‚ l'attenzione del pub- blico. Tra i critici, stavolta piuttosto benigni, alcuni sottolinearono una forte componente mistico (Korolenko, V. Ivanov) mentre i sim- bolisti, abituati a indagare il tema di Dio con ben altra sottigliezza e forti di una ineccepibile base filosofica, negarono la presenza dell'ele- mento mistico nel racconto. La Gippius fu meno feroce del solito: (r) Il racconto Š buono, non lo discuto, Leonid Andreev -- Š stato riconosciuto da un pezzo-- Š il pi£ geniale di tutto il gruppo degli ultimi prosatori moscoviti e da tempo ho il coraggio di affermare che egli ha di gran lunga pi£ talento dello stesso Maksim [Gor'kij] ¯ ma, per il critico, Andreev non aveva fatto nulla di pi£ che scrivere bene un buon racconto su un argomento di moda, (r) [...] Dio sfugge. E re- sta di nuovo l'uomo, idolo eterno. Quando Andreev parla di Dio parla di un Dio estraneo, un Dio che dovrebbe servire la vera di- vinit...: l'uomo. Ma Dio non fa nulla, allora perch‚ esiste se l'uomo ha tratti pi£ divini di lui? Cos¡ il racconto di Andreev, racconto sul tema di Dio, Š ancora lo stesso inno all'uomo, proteiforme e unica altera divinit... di tutti i Gor'kij. E il vecchio materialismo dommatico con un po' di Nietzsche capito superficialmente ¯ (Letnye razmysle- nija in (r) Novyj put' ¯, n. 7, 1904). Nel 1919 Blok ricord• l'impressione suscitata in lui dalla lettura del racconto: (r) che dappertutto fosse sciagura, che la catastrofe fosse 32 vicina e il terrore alle porte, io lo sapevo [...] ancor prima della rivolu- zione e a questa mia consapevolezza rispose improvvisamente La Vita di Vasilij Fivejski; ¯. A Nevedomskij che individuava nel racconto elementi simbolisti, Andreev rispose di essere d'accordo con lui nel sottolineare la componente simbolista e il contenuto ideologico di (r) lotta contro Dio ¯ e di voler continuare su quella strada, a tal punto ormai era consapevole del suo estraneamento dalla vita e della sua incapacit... di essere realista. Scriveva a ~leresaev: Da una scttimana piove di tanto in tanto, la temperatura si Š abbassata e io mi sono un po' ripreso. Nella testa brulica qualcosa: i pensieri si af- follano come villeggianti che in autunno tornano in citt.... Penso molto a me alla mia vita, in parte per e~etto degli articoli su V. Fivejsl~ij; chi sono io? Da quali paesi sconosciuti e terribili viene la mia negazione? L'eterno (r) no ¯ si cambia in un qualche (r) s¡ ~? Ed Š vero che (r) non si pu• vivere di ri- volta ¯? Non lo so. Non lo so. [ . . . ] Il senso della vita dov'Š? Non accetter• Dio finch‚ non mi istupidir• ma Š noioso girare per ritrovarsi di nuovo allo stesso posto. L'uomo? Certo Š una creatura bella, superba e imponente, ma dov'Š la fine? [...] Non c'Š risposta, ogni risposta Š una men~ogna. Rimarr... solo la ribellione finch‚ durer... e bere il tŠ con la marmellata di albicocche... Ma Š bel]o l'uomo quando Š coraggioso e folle e calpesta la morte con la morte [ ] E come se allora balenasse una risposta. Si recensiva la Vita di Vasilij Fivejskij mentre la Russia era in guerra. Nel gennaio 1904 era scoppiato il conflitto col Giappone e la guerra, assai impopolare tra i russi, acuiva in molti il senso della fine imminente di un mondo e della estrema fluidit... del momento. Sem- bravano avverarsi le profe~ie di Vladimir Solov'ev sul pericolo giallo e sul panmongolismo. Secondo Solov'ev la fine del mondo sarebbe giunta con l`avvento dell'Anticristo e uno dei segni premonitori della sua venuta sarebbe stato l'avan~ata dei (r) gialli ¯, cinesi e giapponesi, contro la Russia, ultima cittadella della cristianit.... La paura del (r) giallo ¯, del mongolo era innata nei russi e derivava dal terrore ata- vico dei mongoli, eredit... dei secoli passati sotto l'oppressione del- l'Orda d'oro; mai sopita, questa paura ancestrale ria¡liorava prepo- tentemente ora che la Russia si trovava in guerra col Giappone men- tre all'interno la situazione diveniva sempre pi£ confusa: l'autocra- zia era forte, ma il dissenso cresceva di giorno in giorno: nel paese si susseguivano dimostrazioni studentesche, i socialisti rivoluzionari, eredi del populismo e dei suoi metodi, organizzavano attentati terro- ristici che erano immancabilmente seguiti da arresti in massa e da condanne a domicili coatti; si susseguivano scioperi nelle fabbriche e agi- tazioni nelle campagne. La guerra aveva inasprito la tensione poli- tica e sociale all'interno e scosso profondamente l'economia mentre le sconfitte militari avevano fatto perdere ulteriormente prestigio alla autocrazia. In dicembre, in un clima reso roventc da polemiche, agi- tazioni e scioperi, la resa della fortezza di Port Arthur ai giapponesi segnava le sorti del conflitto. L'opinione pubblica russa restava sgo- menta. La guerra aveva dato origine a un nuovo genere di drammaturgia patriottica e durante l'anno fior¡ un'abbondante letteratura ispirata ai fatti di guerra. Anche Andreev scrisse un racconto sull'argomento, ma la sua opera, intitolata Il Riso Rosso (Kras?~yj Smech) risult• del tutto originale rispetto al resto della produzione patriottica. Fin¡ il rac- conto nel novembre del 1904 e lo invi• a Tolstoj che ne apprezz• la forza, deprecandone per• l'artificiosit.... Il solito Andreev: senza aver mai n‚ assistito a un combattimento, n‚ visto una stfrage, sulla base dei resoconti giornalistici riesce a scrivere un racconto allucinante, im- pregnato d'orrore per la violenza, il sangue, la morte. Il suo intellet- tuale a contatto con la realt... e l'assurdit... della guerra non pu• avere che una reazione di (r) orrore e follia ¯ di fronte all'incomprensibile evento devastatore. Il protagonista, rimasto ferito al fronte, vive ossessionato da orri- bili e macabre allucinazioni: mucchi di cadaveri, feriti che si lamen- 34 tano, membra straziate e dappertutto, onnipresente, il sangue che tinge l'universo di rosso: la guerra Š rossa, la vita Š rossa, la follia Š rossa e anche il riso si colora di rosso. Per Andreev Š irrilevante non es- sere stato testimone oculare dei massacri: in realt... non lo interessa la guerra russo-giapponese, ma l'azione psicologica distruttrice che la guerra esercita su un individuo pensante. La sua Š una protesta pa- cifista contro la guerra in generale, non Š e non pretende di essere la descrizione degli scontri che avvengono in quel momento a mi- gliaia di chilometri da Mosca. Il racconto presta il fianco a molte critiche: monotonia nell'itera- zione ossessiva del (r) rosso ¯ e di immagini da grand-guignol, abbon- danza di scene e toni macabri che, ripetendosi, perdono ogni credibi- lit... e efficacia, una stridente artificiosit... e un livello iperbolico, ur- lato, di tutta la narrazione. L'anno 1904 si chiude con la sconfitta dell'esercito russo, con stra- scichi di polemiche e con un minaccioso malcontento generale, I'anno nuovO inizia nell'occhio del ciclone: 12.000 lavoratori entrano in scio- pero in una fabbrica di Pietroburgo, il 9 gennaio Š la (r) domenica di sangue ¯: gli operai in sciopero da vari giorni marciano verso il Pa- lazzo d'Inverno: chiedono allo zar l'amnistia per alcuni arrestati po- litici e la garanzia di alcune libert..., li guida il prete Gapon (al servi- zio della polizia segreta), i manifestanti sono migliaia, la polizia s'al- larma, all'improvviso uno scontro tra alcuni dimostranti e la forza pubblica e la polizia inizia a sparare sulla folla, mietendo vittime. ~ l'avvio della rivoluzione del 1905: aumenta vertiginosamente il nu- mero degli attentati terroristici a opera dei socialisti rivoluzionari (i marxisti non condividevano questi metodi di lotta), si costituiscono tra gli operai associazioni di lotta e di difesa, operai, contadini e sol- dati sono in rivolta, sorgono (r) soviet ¯ di opera e da pi£ parti si ri- chiede con crescente insistenza la costituzione. Molti intellettuali, tra- scinati dall'agitazione del momento, firmano energici manifesti di pro- testa contro l'autocrazia. Fino al grande sciopero dell'ottobre 1905, che serv¡ a strappare allo zar il Manifesto del 17 ottobre, in cui si promet- teva libert... di coscienza, di riunione e di associazione, fu valido il patto di collaborazione antigovernativa che vedeva uniti contro il go- verno i marxisti (organizzati nel partito Socialdemocratico), i socia- listi rivoluzionari e i liberali. La prima rivoluzione fu un movimento profondo e contagioso, si impose alla vita culturale russa dominandola per un momento e trascin• gli intellettuali, anche i simbolisti, --cos¡ caparbiamente orgogliosi della loro apoliticit... -- nel vortice dell'en- tusiasmo rivoluzionario. L'11 gennaio Š arrestato Gor'kij e si hanno vivaci reazioni di sde- gno in Russia e nel mondo. La nascente rivoluzione condiziona i cri- teri di valutazione critica: Il Riso Rosso esce nella raccolt;3 di (r) ~nanie ¯ per il 190~ dedicata a Anton Pavlovic Cechov, scomparso da pochi mesi, e se ne sottolinea soprattutto il significato politico e sociale: (r) Nel Riso Rosso singhiozza, sussulta e trepida l'anima SOr- ferente di tutto il popolo in un'annata di prove inaudite ¯ scrivc Ru- tenic sul giornale (r) Russkoe Slovo ¯. I critici di destra non si discostano dalla loro linea nemmeno in questa occasione: (r) Pornografo fino al midollo in tutte le sue pre- cedenti opere, il signor Andreev, come capita spesso agli ero~.omani, arriva fino al sadismo ¯ fu l'opinione di Starodum. Il 6 febbraio 1905 Andreev scrive all'amico Veresaev: Gli avvenimenti vanro cos¡ in fretta chc non Š possibilc orientarsi e tirare le somme. Le conclusioni al futuro, per ora Š chi~rd solo una cosa: la Russia ~ scesa sul sentiero della rivoluzione. Non so come ~7i arrivano i fatti. pro- babilmente plUttOstO smorzati, ma lo sapete che in Russia c'Š realmcnte la rivoluzione? Le barricate che c'erano a San Pietroburgo il 9 gennaio in I rimavera o in estate diventeranno migliaia. In Russia ci sar... la repub- ica . . . ] Credetemi: nessun pensiero Š rimasto in mente tr~lnne ld rivol~lzione la rivoluzione, la rivoluzione. Tutta la vita si riduce ad essa, [ .. . ] . Si tra- scura la letteratura, ai (r) mercoled¡ ¯ invece dei racconti si leg~ono (r) protestc ¯ ~6 lstanze e cos¡ via [...]. Il 9 febbraio si tiene in casa di Andreev una riunione del Comi- tato Centrale del partito Socialdemocratico, vi irrompe la polizia e arresta per attivit... sovversiva nove membri del Comitato Centrale, il letterato Skitalec e lo stesso Andreev, che viene tradotto alla Taganka. Il 25 febbraio Andreev ritorna in libert... dopo aver versato una cau- zione di 10.000 rubli, forniti provvidenzialmente da Savva Morozov, il mecenate del Teatro d'Arte. In questo periodo della vita di Andreev attivit... letteraria e at- tivit... politica s`intrecciano; nel marzo escono alcuni suoi racconti: La Marsiglicse (Marsil'eza), Be~ Tovit, Ur~a bambina (DevncVka) e Il la~lro (Vor) chc incontrano il favore del pubblico sia in Russia sia all'estero dove la casa editrice l~emos diventa l'unica rappresentante per l'Europa e I'America di Gor'kij, Andreev, Kuprin, e altri. Intanto Gor'kij, entrato a far parte della fazione bolscevica del partito Socialdemocratico, svolge un'instancabile attivit... di organizza- zione e propaganda. In ottobre, mese particolarmente (r) caldo ~>, esce il primo numero del quotidiano bolsccvico (r) Nuova vita ¯ (Novaja ~izn') cui collaborano molti intellettuali: Gor'kij, Lunacarskij, i sim- bolisti Bal'mont e Minskij, critici e esponenti della scuola realista-de- mocratica: Bunin, Garin, Veresaev, ~irikov, Vengerov e lo stesso An- dreev. Il nuovo giornale, diretto per alcuni numeri da Lenin, si GC- cupa di vita sociale e letteraria, di critica, storia e attualit.... Andreev collabor• con Gor'kij a un altro giornale bolscevico (r) Lotta ¯ (Bor'ba) ma ormai tra i due amici non esisteva pi£ la vici- nanza e il legame di un tempo. L'atteggiamento verso la politica e in particolare verso la rivoluzione li stava allontanando. Gor'kij era entrato con entusiasmo nel partito, mentre Andreev era rimasto su posizioni genericamente democratiche, senza mai andare oltre una generica espressione di simpatia verso i socialdemocratici, difendendo accanitamente il principio, e la sua condizione, di netta apartiticit.... Li divideva anche una diversa valutazione dei metodi della lotta ri- voluziollatia, ma il rapporto di stima che li univa non era ancora in- crinato dalla divergenza delle idee. Nonostante le distrazioni d'ordine politico Andreev lavorava in- tensamente, ma il ricordo degli avvenimenti pi£ recenti era vivo nelle sue opere: Il governatore (Gubern~tor), Cos¡ fu, cos¡ sa1~... (Tak bylo, tak budet), il dramma Alle stelle (K zvezdam), I cristiani (C~ristiane). Trascorsa l'estate in Crimea, Andreev in autunno ritorn• a Mosca, ma la vita era difficile per quelli schedati, come lui, nelle liste delle (r) Centurie Nere ¯, le bande controrivoluzionarie, ed egli viveva nel- I'incubo dei loro pestaggi sistematici. Per mettersi al sicuro si trasfer¡ con la famiglia in Finlandia e di l¡, in dicembre, in Germania, mentre in patria la sollevazione armata di quello stesso mese scatenava l'en- tusiasmo degli intellettuali: gli scrittori democratici di (r) Znanie ¯ erano per la rivoluzione e molti simbolisti, tra cui V. Brjusov e A. Block, nell'eccitazione momentanea divennero rivoluzionari e (r) anar- chici mistici ¯. Andreev scriveva dall'estero a Telesov: E Mosca, amico mio? Per me Š un sogno e per te anche dev'essere qual- cosa del genere. La ~ivoderka (strada di Mosca, attualmente Š la via Friedrich Adler. N.d.A.) e le barricate! La Presnja, la tranquilla Presnja e le barricate! Per intere ore rimugino nella mente queste selvagge combinazioni e non posso credere che sia realt... e non letteratura. Ma anche se fosse, questa non Š realt..., questo Š il sogno della vita [...] E noi qui!... Eppure sapevamo il corso generale dei fatti di Mosca me- glio di voi: avevamo telegrammi e giornali di Pietroburgo. E per due set- timane siamo stati col cuore in gola. Pensa: tutti i tuoi cari, gli amici sono a Mosca [ .. . ] Corri la sera al caffŠ tedesco prendi il giornale,... intorno: fisionomie te- desche che stanno prendendo il iucido, ottusamente tronfie, come il viso del Kaiser sulla parete, elettricit..., strade aeree, cultura, ma l¡ scuri vicoli mo- scoviti, botti ammassate, telai di portoni ed ecco fatta una barricata, bagliore d'incendio, quakuno cade... bah! diavolo! [...] E precisava il suo rapporto con la rivoluzione in una lettera a 38 Veresaev dell'inizio del 1906: Com'ero, cos¡ sono restato fuori dei partiti. Tuttavia mi piacciono i So- cialdemocratici che considero come la forza rivoluzionaria pi£ seria e consi- stente. Ho grande simpatia per i social-rivoluzionari. Ho un po' paura dei cadetti perch‚ gi... vedo in loro le future autorit..., non edificatori della vita ma edificatori di prigioni perfezionate. Degli altri si pu• anche non parlare. Da uomo prudente faccio due previsioni: o vincer... la rivoluzione e i socialisti oppure i crauti costituzionali. Se la rivoluzione, allora ci sar... qualcosa di sbalorditivo-gioioso, grande, senza precedenti, non solo una Russia nuova, ma una terra nuova. Se i cadetti, allora l'Europa si arricchir... di una cattiva co- stituzione in pi£, di un nuovo vivaio di borghesi. Inizier... una storia lunga e noiosa. Il potere si rafforzer... e da malattia cutanea diventer... malattia degli organi e del sangue e I'ideale che mi Š pi£ vicino, quello dell'anarchico-comu- nardo, dileguer.... Qui in Europa ho capito che vuol dire rispetto della legge, malattia terribile, quasi come il rispetto della propriet.... Essendo pessimista, inclino per la seconda ipotesi: vinceranno i cadetti. Il loro sostegno Š tutta la borghesia del mondo, eccetera. In generale, tutto quello che ho visto non ha scosso i princ¡pi della mia anima, del mio pensiero, forse, ancora non lo so, li ha leggermente spostati dalla parte del pessimismo. Pi£ esattamente: ho iniziato ad apprezzare e amare l'uomo il singolo uomo (non la persona, ma proprio il singolo: Ivan, Petr) per• per gli altri, per la maggioranza, per la massa, nutro un sentimento di grandissimo odio, alle volte di ripulsa, di cui Š difficile vivere. La rivoluzione Š una cosa buona in quanto strappa le maschere e quei ceffi che sono ora venuti alla luce ripugnano. E se ci sono molti eroi, c'Š una tale enorme quantit... di fredde e ottuse bestiacce, tanto tradimento indifferente, tante bassezze e stupidit.... Andreev rimase lontano dalla Russia un anno e mezzo, seguendo di riflesso la parabola della rivoluzione fino al suo amaro fallimento. L'idealismo, l'individualismo sfrenato e la mancanza di un ideale so- ciale non gli fecero cogliere l'aspetto politico e sociale della rivolu- zione, che egli visse passionalmente e istintivamente come un evento demolitore del vecchio mondo corrotto, per lui rappresent• solo il momento di una rivolta fine a se stessa, priva di implicazioni poli- tiche. Dopo aver deprecato, in polemica con Gor'kij, l'artificioso tra- sferimento di metodi di lotta occidentali su un terreno nazionale e storico a loro estraneo, egli trasfer¡ la polemica sulle forme concreto- storiche della lotta sociale su un piano trascendente di protesta ab ae- terno dell'individuo contro le forze sociali e cosmiche del male. Egli non rifiut• la realt... della rivoluzione, ma trasse dagli avvenimenti storici il loro valore assoluto: l'aver disgiunto la sua sorte da quella della classe rivoluzionaria fu la causa del suo posteriore isolamento mentre il triste insabbiarsi della rivoluzione lo port• al pessimismo co- smico, lui gi... cos¡ incline al massimalismo etico. Con la rivoluzione Andreev si defin¡ anche come artista, abban- don• definitivamente l'illusione del filantropismo e del nobile uma- nitaresimo e pass• dagli schizzi dei piccoli avvenimenti dei singoli alla rappresentazione dei grandi problemi sociali e filosofici, pass• cioŠ dalla problematica dell'800 a quella del '900. Non descrisse per• i fenomeni della vita sociale, bens¡ la loro ripercussione sull'individuo la sua critica divenne astratta e la sua rivolta priva di fine: per il suo rifiuto dell'ordine esistente e per la sfiducia in qualunque forza politica egli risolse astoricamente e asocialmente i problemi sociali e storici, confinandoli in un ambito astrattoJfilosofico, psicologico o estetico . Per tutto il 1906 Andreev vagabond• con la famiglia per l'Europa Dalla Germania si trasfer¡ in Svizzera e di l¡, in aprile, in Finlandia dove partecip• a manifestazioni indette dai Socialdemocratici e tenne anche coraggiosi discorsi contro l'autocrazia. Dopo qualche mese fece ritorno a malincuore in Germania: la spinta rivoluzionaria s'era esau- rita e l'esilio era l'unico mezzo per evitare l'arresto. In quello stesso anno furono pubblicate molte sue o~ere, scritte per lo-pi£ nel 1905 sotto l'impressione della rivoluzione in atto. In gennaio usc¡ su (r) La rivista per tutti ¯ il racconto I Cristiani (Chri- stiane), elogiato anche da Tolstoj, tradizionalmente avaro di lodi nei 40 suoi confronti. Era prevedibile che sarebbe piaciuto a Lev Nikolaevic: misurato, conciso, privo di artifici e marchingegni letterari il racconto mostrava un'ironia e un (r) castigat ridendo mores ¯ di palese derivazione tolsto- jana. Durante un processo una prostituta si rifiuta di giurare sul Van- gelo perch‚ la sua coscienza glielo vieta: chi esercita una simile pro- fessione non pu•, a suo parere, considerarsi cristiana n‚, tanto meno, giurare sul Vangelo. La caparbia ostinazione della donna getta lo scompiglio nell'aula del tribunale e a nulla valgono i goffi tentativi della corte di con- vincerla a giurare. Nell'aula brulicante di uomini meschini, fatui e sod- disfatti di s‚, pigmei per statura morale, solo la prostituta conserva un barlume di coscienza che fa di lei l'unico essere umano in una folla di manichini innervositi. Intorno alla Karaulova non c'Š pi£ la (r) brava gente ¯ dei primi racconti, ma un mondo ridotto a microcosmo, osservato con una lente d'ingrandimento rovesciata, pullulante di macchiette, ridicole o insipide parodie di uomini veri. E lei, la prostituta, nel]a sua straordinaria alckimia di bassezza e dignit..., di abiezione e fierezza Š una figura enigmatica e avvincente nella sua ambiguit.... L'influsso di Tolstoj Š ancora pi£ chiaro in un lungo racconto pub- blicato in febbraio ma terminato fin dall'agosto dell'anno precedente: Il Go2Jernatore (Gubernator). Lo spunto fu fornito dagli avvenimenti della (r) domenica di sangue ¯ e dall'assassinio, posteriore di un mese, del granduca Sergej Aleksandrovic, governatore di Mosca, ritenuto il principale responsabile della politica reazionaria del governo. Durante una manifestazione di piazza il governatore di una citta- dina di provincia d... ordine di sparare sulla folla, provocando tra i dimostranti morti e feriti. L'ordine viene ristabilito, ma il governatore si sente stranamente perseguitato dal ricordo della strage. Il pensiero di quei morti diventa ossessione, incubo, tutto gli ricorda l'eccidio e il suo carattere cambia lentamente. Si distacca dai familiari, dagli in- teressi e dalle vecchie abitudini e si abitua all'idea della vendetta, 41 della morte che sente ineluttabile e vicina. Potrebbe fuggire dalla citt..., divenutagli cos¡ sordamente ostile, ma non lo fa perch‚ capisce di non potersi sottrarre in nessun modo al destino che lo aspetta. Sa che quei morti saranno vendicati: egli ha infranto prima ancora della legge degli uomini, la legge morale, forse divina e deve pagare. Cos¡ muore, nell'anima, ancor prima di essere freddato dal revolver di un sicario e accoglie la morte come una liberazione, una promessa di pace, dopo interminabili giorni di estenuante attesa. Il racconto inizia dopo due settimane dal fatto di sangue, che Š rivissuto solo come flash back, il motivo della rivolta e della strage si spoglia di ogni implicazione sociale e diventa solo lo spunto per mettere in moto un complesso meccanismo psicologico che costituisce il vero nucleo del racconto. In un primo momento Andreev lo aveva intitolato Il dio della vendetta (Bog otmscenija) e questo titolo Š pre- zioso per risalire alla influenza di Tolstoj il quale aveva dato per epi- grafe a Anna Karenina la citazione biblica: (r) A me la vendetta, io far• ragione ¯, in cui era sintetizzata la tesi tolstojana dell'eterna giu- stizia che punisce inesorabilmente chi infrange la legge morale. In- fatti la vendetta si abbatte implacabile sia su Anna Karenina sia sul governatore ormai ridotto a una marionetta mossa da una volont... so- vrumana, da una implacabile necessit...: Se al suo pOStO si fosse messa una bambola, la si fosse vestita dell'uniforme da governatore e le si fossero fatte dire alcune parole, nessuno avrebbe notatc la sostituzione (II, p. ~5). Anche la minuziosa analisi del dissolvimento interiore di un uomo in attesa della morte era un tema caro a Tolstoj. Egli ne La morte di I~an Il'ic aveva reso tangibili la disperazione, l'impotenza, il lungo calvario morale di un uomo che sa di dover presto morire. Ma alla fine della via crucis balena per un attimo una luce nell'anima oppressa del moribondo e con una rivelazione fulminea, totale, gratificante, 42 Ivan Il'ic perviene alla verit... e il buio della sua angoscia Š vinto dalla luce della suprema, mistica conoscenza. Questo momento di grazia che riscatta una vita di errori e di deviazioni non Š dato per• a Petr Il'ic, il governatore andreeviano, in cui permane fino al momento della morte una tragica e cieca rassegnazione, senza catarsi, senza rivela- zione, con una disperazione muta e infinita. Il problema religioso allontana Andreev da Tolstoj. Per quest'ul- timo quando l'uomo arriva a possedere una coscienza autenticamente religiosa Š in grado di risolvere tutte le contraddizioni della vita e scompaiono per lui il male, la menzogna, la guerra nell'istante in cui approda all'ultima verit.... Per Andreev invece non esistono certezze nemmeno in punto di morte, egli condivide solo la parte (r) negativa ¯ della filosofia tolsto- jana. Entrambi criticano aspramente la societ... contemporanea al punto da augurarsene la distruzione, con la differenza che Tolstoj non ap- prova n‚ lo spirito di rivolta rme a se stessa delle opere andreeviane, n‚ gli attacchi alle fondamenta dell'etica cristiana. Li avvicina la ne- gazione anarchica delle basi dell'ordine esistente e una profonda sfi- ducia verso la rivoluzione, convinti come sono che si possa arrivare alla libert... solo dall'interno, attraverso il superamento, in ogni sin- golo uomo, della psicologia dello schiavo e non con un rivolgimento violento e col cambiamento delle forme di potere. Andreev in giovent£ era stato un appassionato lettore di Tol- stoj e anche pi£ tardi continu• a considerarlo suo maestro; gli scri- veva, gli chiedeva consiglio, ma Lev Nikolaevic era spesso insofferente con lui, come con un ammiratore invadente e inopportuno. Deprecava gli attacchi andreeviani all'idea di non resistenza al male (ad esem- pio, in Vasilij Fi1~ejskij) anche se Andreev in altre opere aveva ab- bracciato la sua idea, e gli rimproverava soprattutto la falsit... nello svelare la psicologia dei personaggi, l'originalit... a tutti i costi e un certo (r) decadentismo ¯, cose che, a suo parere, l'avevano portato a un travisamento della realt.... Anche se aveva apprezzato alcune opere di Andreev (poche, per la verit...) nutriva una certa antipatia per l'uomo che rappresentava, ai suoi occhi, il prodotto letterario medio di un periodo di decadenza della letteratura. Una volta disse, parlando di uno scrittore: (r) Se non Š peggio di Andreev o di Kuprin, allora pu• andare ¯. A. Gol'denvejzer racconta che nel 1907 Andreev scrisse a Tolstoj un telegramma in cui gli chiedeva il permesso di fargli vi- sita a Jasnaja Poljana. Tolstoj comment•: (r) ~ spaventoso come guasti la fama immeritata! Prendi, ad esempio, la fama di Andreev! ~> Poi non si decideva a rispondergli. (r) Come rispondere? ¯ si chiedeva (r) Venite... troppo breve. Sar• molto felice di vedervi... non Š proprio vero. Via, Dusan Petrovic, scrivete semplicemente: siate il benvc- nuto ¯ (in Vblizi Tolstogo, Mosca 1959, p. 209). Nel 1905 Andreev aveva tentato una nuova strada: quella del teatro. Sotto la spinta della rivoluzione la sua problema~ica si era di- latata fino a toccare importanti problemi sociali e il dramma ancora pi£ del racconto si confaceva alla nuova esigenza dell'autore di dar vita ad una coralit... di voci contrastanti, a una dissonanza polifonica. Inoltre lui e Gor'kij avevano da tempo progettato di scrivere insieme un dramma intitolato L'astt~onomo, ma non se ne fece nulla, Gor'kij scrisse I figli del sole (Deti solnca) e Andreev Alle Stelle (K z~ezdam). I1 dramma, scritto di getto, prima esperienza drammatica dell'auto- re, non Š perfettamente riuscito e non rientra ancora nella (r) ma- niera ~> andreeviana, anche se la problematica che lo anima Š quella di sempre, inestricabile e senza soluzione. ~ la lotta di idee contrap- poste che si escludono a vicenda e i personaggi, come nei Morality Plays, esistono in funzione dell'idea che esprimono al punto di es- sere pi£ l'incarnazione di un'idea che uomini in carne ed ossa. ~Jno di questi personaggi-idee Š l'astronomo Ternovskij; egli ouarda la vita col distacco di chi sa che tutto Š un'illusione passeggera e la vera vita Š quella cosmica, armoniosa e inattaccabile dai dolori e dalle angustie dell'esistenza. Non gli interessa la sorte dei singoli, in quanto l'uomo Š solo il mezzo per un futuro felice, egli non capisce e ri- fiuta di spiegarsi il male che regna sulla terra cercando il senso della v ita e la salvezza dal male nella vita dell'universo. Marusja, impulsiva e appassionata, rifiuta l'idea dell'astronomo che l'uomo sia un mezzo in vista di un fine bellissimo e sconosciuto; come padre Vasilij non vuole la verit... del noumeno ma l'e~idenza del re- nomeno, I'uomo Š un fine, ogni uomo Š un ~ne, non pu• accettare l'ipotesi che l'uomo sia un mezzo per le generazioni future (l'idea ce- choviana della felicit... tra duecento anni) n‚ tanto meno che sia un mezzo per altri uomini, gli eletti (secondo il pensiero nietzschiano). Nell'osservatorio si discute mentre poco lontano divampa una rivolu- zione che sembra distante ed estranea alla vita dell'osservatorio fin- ch‚ non giunoe la notizia che Nikolaj, il figlio di l'ernovskij e fidan- zato di Marusja Š stato ferito, fatto prigioniero ed Š impazzito. Maru- sja sconvolta maledice la vita e dice all'astronomo, che l'ascolta im- passibile, di voler costruire ulla citt... e di volerla popolare di cie- chi, storpi, accattoni e assassini; anche le case, come gli abitanti, sa- ranno storte, gobbe e cieche, a capo di questa citt... -- straordinaria anticipazione di Perla de L'alt~a Parte di Kubin, dove le case vivono di un'animazione e mal¡a espressioniste -- porr... Giuda e la chiamer... (r) Alle Stelle ,>, perch‚ le stelle, immoti e freddi cadaveri ghignanti, sono i soli amici dell'astronomo. Meglio perire in una citt... come que- sta che scegliere la vita di Sergej Nikolaevic che ha so~ocato in s‚ ogni elemento umano per vivere in armonia con l'universo. Sergej Niko- laevic resta sereno di fronte a tanto dolore e profetizza l'immortalit... per quelli, come Nikolaj, che muoiono per alimentare con la loro orandezza la vita dell'universo. La coscienza che l'uomo possiede il pensiero gli consente una visione ottimistica del mondo, anche se il pensiero non pu• salvare Nikolaj, destinato a una vita puramente ve- getativa. Tra le due opposte concezioni Andreev non sceglie, tenta de- l~olmente una riconciliazione alla chiusa del dramma: Marusja saluta la terra, Ternovskij le stelle, ma la disperazione della madre di Ni- kolaj, prova tangibile della falsit... di questo tentativo di riconcilia- zione, costituisce il brusco richiamo della realt... alla desolazione della vita. Nonostante i suoi difetti Alle Stelle fu molto apprezzato per il consueto daltonismo di alcuni critici che si ostinavano a considerare Andreev uno scrittore politicamente impegnato e affiancato con le forze rivoluzionarie. L'equivoco si protraeva, alimentato anche dall'at- tivit... propagandistica di Andreev che aveva per• un carattere esclu- sivamente passionale e fondamentalmente apolitico. Durante la rivoluzione egli ribad¡ pi£ volte la sua voluta distanza dai partiti, giudicando in- tollerabili le restrizioni che gli sarebbero state imposte dalla disci- plina di un partito. (r) Come il defunto ~echov--disse a Brusjanin-- dico che lo spirito di parte Š la morte per un artista ~>. Per• il suo disimpegno politico non gli aveva impedito d'accen- dersi d'entusiasmo per la rivoluzione e di credere nella sua funzione sovvertitrice. Quando l'onda rivoluzionaria s'infranse, cal• sulla Rus- siasia una cappa di tormentata rassegnazione e di sfiducia nel futuro, mentre il governo, approfittando dell'indebolimento delle forze rivo- luzionarie instaurava una pesante politica d'oscurantismo e di repres- sione. Vennero tempi difficili per i rivoluzionari e molti intellettuali, tra cui Andreev, reagirono al crollo delle loro speranze con un ulte- riore e irreversibile abbandono al pi£ cupo pessimismo. La rivolu- zione segn• per Andreev una svolta decisiva nella sua vicenda di uomo e di artista. Egli divenne agli occhi dei suoi contemporanei il ves- sillifero del sentimento tragico del non essere e del vuoto universale. Nei terribili anni dopo la rivoluzione, quando un'epidemia di suicidi incru- deliva in Russia, Andreev contro la sua volont... divenne capo e apostolo di quelli che uscivano dalla vita. Sentivano in lui uno di loro. Ricordo che egli mi mostr• un'intera collezione di biglietti scritti in punto di morte e indiriz- zati a lui dai suicidi. Evidentemente s~era creata la tradizione di mandare una lettera a Leonid Andreev prima di suicidarsi (K. (~ukovskij ). 46 La Rivoluzione stimol• l'interesse di Andreev per la tematica sto- rico-sociale che egli rielabor• su un piano ontologico e gnoseologico ar- rivando, dopo il soffocamento del moto rivoluzionario, a conclusioni tragiche ma perfettamente conseguenti con la sua formazione socio- culturale di (r) intelligent ¯. La fondamentale contraddizione di Andreev -- not• Michaj- lovskij -- consistette proprio nel non superare i limiti del pensiero borghese e le leggi dell'esistenza del capitalismo nella sua ricerca di ideali e nella critica della societ.... Andreev si scaglia contro tutti i mali della societ... capitalistica che gli appare come una prigione per pazzi, una gabbia per belve, ma egli assolutizza, generalizza il male della societ... borghese facendolo assur- gere a legge fatale dell'esistenza. Cos¡ la protesta contro un tipo de- terminato di societ... diventa rivolta dell'individuo contro la societ... in generale. La sua ribellione ha un carattere (r) assoluto ¯, Š la rivolta anarchico-massimalista contro il destino, il mondo, la societ..., la cul- tura, tutto. Secondo lui l'unica forma di lotta possibile Š la rivolta caotica che distrugga i frutti della cultura umana liberando cos¡ l'uomo che tornerebbe nudo sulla nuda terra; e la rivoluzione nelle sue opere si trasforma in una spontanea rivolta nichilista. Il suo mondo si colora di tragedia anche per la sua assoluta inca- pacit... di risolvere dialetticamente le contraddizioni della vita. Egli cerca il bene e la conoscenza assoluti, validi ovunque e per tutti igno- rando l'urto delle contraddizioni e la trasformazione di un concetto nel suo contrario. Il suo pensiero privo di dialettica brancola tra le antinomie e deve riconoscere, come ultimo scacco, l'inconsistenza della ragione Non si deve dimenticare che l'intelligencija russa si era for- mata alla scuola del razionalismo francese e che Andreev si colloca alla fine della parabola dell'intelligencija razionalista, l... dove essa aveva perso fiducia in tutto, dubitava di tutto e non esaltava pi£ la ragione umana, al contrario, indugiava nella descrizione della sua im- potenza. Il razionalismo del pcnsiero conduce~a logicamente all'anarchia. Questi tratti: razionalismo astratto, monocorde terrore della vita, che non lasciava vedere nell'assurdit... della vita contemporanea gli embrioni di un futuro ra- zionale, e il culto della distruzione -- I'uomo nudo sulla terra nuda -- al posto del sostegno dialettico dei principi sociali vitali, questi tratti sono piena mente espressi da Andreev nella sua tragedia della ragione, del bene e della vita. E ora il bardo dell'intelligencija vive all'unisono col suo ambicnte [...]. Quando in occidente questa corrente anarchica divenne combattiva, traducendo in atto, in pratica le sue teorie, da noi non fu nulla di pi£ che l'espressione letteraria dell'anarchia passiva dell'intelligencija decadente. Sul carattere teo- rico-astratto di questa corrente si conciliarono la tendenza distruttrice del- I'anarchia e l'abulia della nostra intelligencija. Pcr usare una felice espressione di Kuprin, la sua minacciosa protesta ricorda <~ il folle innamoramento di un castrato¯ (V. ~70rovskij in Literaturno-k1iticeskie stati, Mosca 1956, p~. 298-- 304). Non fu casuale, dunque, in quegli anni il successo dell'(r) anarchi- smo mistico ¯ propugnato da Culkov, una dottrina politico-religiosa che ebbe rapida ed effimera diffusione tra gli intellettuali. Dopo il falli- mento della rivoluzione, il crollo delle speranze per una libert... civile accentu• il bisogno di una libert... pi£ profonda e duratura. Belyj de- fin¡ l'anarchismo mistico (r) l'estremo limite del disinganno nei con- fronti della soluzione positivista dei problemi riguardanti il signi- ficato della vita ¯. Le teorie di Culkov si basavano sull'idea che il misticismo, in virt£ del fatto che esso rappresenta la sfera dell'assoluta libert... inte- riore, Š intrinsecamente anarchico. Era quindi insoflerenza alle leggi unita ad aspirazioni esoteriche, all'attesa di un sovvertimento che avrebbe portato sulla terra una creatura mistica, entit... femmini~e esi- stente ab aeterno chiamata Rosa Mistica nelle leggende medioevali europee, Vergine Sofia da Novalis e Eterno Femminino dopo Goethe, con una denominazione tanto ambigua quanto oscuro e indistinto Š il con- cetto cui deve corrispondere. Il suo imminente avvento avrebbe dato 48 inizio a una nuova era nella vita dell'umanit.... Anche Andreev, secondo la testimonianza di Culkov, sarebbe stato soggiogato da questo mito: Era un romantico, poich‚ con tutta la sua cecit... religiosa aveva accettato una sola verit... religiosa come realt... viva e indubitabile, cioŠ la verit... della bel- lezza dell'Eterno Femminino, della possibile, ma non esistente, armonia uni- versale. Quanto si riflettesse questa sua esperienza spirituale nei suoi rac- conti, novelle e drammi, Š un'altra questione, ma non dubito aflatto che egli avesse questa esperienza. Certo, questo suo amore semicosciente per il prin- cipio dell'Eterno Femminino, della Dama Misteriosa si ofluscava di amara ironia e non si trattava assolutamente della sottile ironia dei romantici tede- schi: in Andreev c'era una certa qual rozza derisione verso se stesso e verso quelle dubbie incarnazioni della Bellissima Sconosciuta che incontrava sul cammino della vita. L'idea anarchica portata al limite di un nichilismo devastante Š l'asse su cui ruota il secondo dramma di Andreev: Savva, pubblicato nell'agosto 1906 in una raccolta di (r) Znanie ¯. In Savva si consuma la tragedia della rivolta (r) assoluta ¯, massimalista, mentre la posi- zione dell'autore rimane tanto indeterminata da permettere molte- plici interpretazioni del suo atteggiamento nei confronti dell'opera. E interessante il commento che ne fece Lunacarskij nel n. XI della rivi- sta (r) Obrazovanie )>: (r) Andreev riflette con acutezza l'interesse per l'anarchia, Savva involontariamente, o contro la volont... dell'autore, Š riuscito, a mio avviso, un pamphlet abbastanza acuto contro l'anar- chia ¯. In Savva si perpetua lo scontro di due modi diametralmente op- posti di considerare la vita e l'uomo, e si definisce ulteriormente la maniera andreeviana nell'accentuazione del gusto per l'eclatante e i contrasti violenti, per l'elemento ripugnante, per le metafore turgide e le scene di massa, dense di pittoreschi sciami d'infelici. Anche Savva ha i tratti del superuomo nietzschiano: disprezza pro- fondamente gli uomini, considera la stupidit... umana come ci• che di pi£ brutto Š al mondo e vuole abbattere tutto ci• che Š vecchio c convenzionale. Vuole salvare l'uomo distruggendo i singoli uomini. In lui Andreev ha espresso la nostalgia di attivit... pura, d¡ libert... infinita che si appaga solo dell'illimitato e dell'indeterminato e il rifiuto di ogni realt... per il solo fatto che Š realt..., cioŠ determinazione e limi- tazione. Savva Š il solitario che non ama e non odia nessuno in par- ticolare, il suo odio Š tutto metafisico. Ferocemente razionalista, egli desidera costruire il regno dell'uomo, ma perch‚ ci• sia possibile l'uomo deve ritornare (r) nudo sulla nuda terra¯, spogliarsi di tutte le false leggi e credenze. Savva vuole iniziare la sua opera demolitrice distruggendo la fede in Dio. Si accorda quindi col monaco Kondratij per far saltare in aria un'immagine sacra, mŠta di un incessante pel- legrinaggio di poveri infelici: storpi, mentecatti, derelitti. Il monaco per• si lascia prendere dagli scrupoli, svela il piano al priore che, astu- tamente, sottrae l'immagine per rimetterla poi al suo posto a esplo- sione avvenuta. Si grida al miracolo, la folla superstiziosa e inferocita lincia Savva, lo sfortunato Anticristo, e ai suoi polsi si rinforzano quelle catene che Savva voleva spezzare. L'opera dell'anarchico Š stata vana. Lipa, sorella di Savva, Š un altro polo dell'aninl~a di Andreev, come Marusja. E animata da un immenso amore per gli uomini e per le loro sofferenze ed Š pronta a dare se stessa per amore degli infelici, eppure la sua fede cieca Š solo cosciente autoillusione perch‚, pur sa- pendo che al momento dell'esplosione l'icona era in salvo, grida con- vinta al miracolo. Si pu• credere solo se ci si acceca volontariamente, quindi anche la fede Š menzogna. Lipa e Savva escono entrambi moralmente scon- fitti. Nel dramma ci sono altri personaggi-idee che incarnano al- trettante ipotesi andreeviane di soluzione al problema del senso della vita. Il seminarista Speranskij, ad esempio, non crede alla realt... della vita, perch‚ tutto Š solo un sogno la cui essenza Š insondabile per la mente umana. Speranskij crede che i morti siano i soli a conoscere 50 la verit... e che il loro volto sereno e ricomposto sia la prova della ri- velazione avvenuta al momento del trapasso. Anche Anton nega la realt...: non esistono n‚ gli uomini, n‚ Dio, n‚ il diavolo. Al mondo non ci sono che maschere ora tragiche, ora orribili, ora patetiche. Egli non vede esseri umani, ma solo maschere sogghignanti. Infine~Re Erode, un penitente chiamato cos¡ perch‚ uccise involontariamente il figlio, dice che il dolore umano Š infinito e senza speranza: egli Š giunto alla verit... per mezzo del dolore, per la stessa via seguita da Cristo. Tra Speranskij, Anton e Re Erode chi Š nel giusto? Chi possiede la ve- rit... ? Andreev non lo dice e forse non lo sa nemmeno lui. Probabil- mente anche loro si sbagliano, proprio come Savva e Lipa. Riaffiora nel dramma la concezione dell'uomo-grugno, dell'uomo- maschera. La coscienza si sdoppia, non riconosce se stessa e gli altri, non pe- netra l'essenza delle cose e il viso dell'uomo traligna in un muso animalesco che cela un mistero, un segreto impenetrabile. Per Anton la folla Š una sfilata di maschere poste su corpi orribili e deformi: la vitalit..., la plasticit... di queste masse, il loro spasmodico accalcarsi, cal- pestarsi, se fossero resi graficamente, ricorderebbero la folla di ibridi che riempie le tele di Goya, del Goya sordo e disperato che affrescava, ridotto quasi alla follia, le pareti della (r) Quinta del Sordo ¯ coi mo- stri generati dalla sua fantasia sconvolta. Anche le sue orribili ma- schere dai corpi deformi danzano, si urtano, danno vita a una massa infernale, terribile e allucinante. Se la folla in Savva Š dipinta con toni macabri e di raccapriccio, i personaggi principali, a esclusione di Lipa, figura perfetta e estremamente poetica, sono degli altoparlanti che urlano ai quattro venti l'idea che rappresentano, oppure -- per dirla con Cukovskij -- sono (r) barattoli che trascinano dietro di s‚ un corpo ¯. La deformazione e l'iperbolicit... sono al massimo in questo dramma, i tratti di tutti sono esasperati, il realismo non esiste. (r) Qui c'Š la pi£ completa rovina dell'uomo reale ¯ (K. (~ukovskij in Ot (~echova do ~tasich d1~cj, Pietroburgo 1908, p. 227). Per il suo feroce nichilismo Savva fu apprezzato soprattutto ideo- 51 logicamente L'anarchismo di Savva fu paragonato a quello di An- dreev, il binomio Savva-Andreev divenne di moda, contribuendo a creare un altro luogo comune sul nostro autore. Andreev aveva elaborato il tema della rivolta anarchica anche in Cos¡ tu (Tak bylo), pubblicato in aprile sull'almanacco (r) Le Fiaccole ¯ (Fakely), organo degli (r) anarchici mistici ¯ edito e redatto dallo stesso (~:ulkov. Il racconto parafrasava gli avvenimenti della rivoluzione fran- cese, ma sembr• ai lettori una scoperta e sconsolata allusione alla fal- lita rivoluzione russa. Nella novella la rivolta contro il secolare ti- ranno scoppia all'improvviso, senza un segnale, contemporaneamente in tutti i quartieri della citt..., travolgendo tutto. Gli uomini si ubria- cano della dolce, sconosciuta libert..., la rivoluzione diventa spontaneo moto nichilista, turbine distruttore e prende la forma, come nei qua- dri di Ensor, di una danza vorticosa e caotica. Si ballava da un capo all'altro della citt.... Intorno ai radi fanali, come on- date spumeggianti su uno scoglio, balenavano spruzzi isolati, man; intrecciate volti accesi dal riso, occhi spalancati, tutto turbinava, spariva, cambiava, men- tre verso il fondo si agitava indistintamente qualcosa di nero, compatto e ten- tacolare che ora girava come un vortice, ora si precipitava avanti come una corrente. Da un fanale penzolava un impiccato, un traditore che non era riu- scito a raggiungere la prigione. Le teste di quelli che ballavano toccavano i suoi piedi avidamente protesi verso la terra e se ne aveva l'impressione che anch'egli ballasse e che fosse lui a dirigere le danze [...] Erano ubriachi di gioia selvaggia. Senza cantare, senza parlare volteggiavano, ballando affanno- samente, correvano da una parte alzando al cielo i cenci insanguinati, si spar- gevano per la citt... trascinandosi dietro grida, rumori e strane risa sgangherate. Provarono a cantare, ma era una canzone troppo lenta, monotona e ritmica e ripresero a gridare e a ridere sguaiatamente [...] (IV, 75 e 89). Ma la rivoluzione Š perduta dal tradimento di quelli che l'hanno guidata. Tante sofferenze patite, tanto sangue versato e tutto invano! (IV, 76). 52 Su uno sfondo di carta dipinto a larghe pennellate di rosso e di nero (l'inclinazione di Andreev verso i colori e i toni da cartellone pubblicitario! ) si spegne la rivolta e torna il secolare giogo del po- tere. Il vecchio re Š stato ucciso, ma gi... si saluta il nuovo sovrano e tutto torna come prima, solo l'orologio della torre oscillava, allargando il faccione di rame in un sorriso e rideva forte: Cos¡ fu--cos¡ sar.... Cos¡ fu--cos¡ sar... (IV, 91). ed era sua l'ultima parola sull'inutilit... della rivolta. E comprensibile come molti tacciassero Andreev di quietismo, di facile rassegnazione all'involuzione e alla reazione in atto nella vita politica russa. Si apprezzarono per• anche i pregi artistici del rac- conto. Brjusov, solitamente caustico nei confronti di Andreev, trov• che alcune pagine erano scritte (r) con quella maestria, quella forza e quella mag¡a dell'arte che sempre vince nei racconti di Andreev an- che il lettore prevenuto ¯ (Vechi, in (r) Vesy ¯, n. 5, 1906). La critica accolse bene anche Lazzaro (Eleazar), un racconto pub- blicato sul finire dell'anno. (r) Forse da molto tempo sotto la penna di un artista russo non si era accesa con una tale luminosit... flauber- tiana la lingua russa >~, scrisse Izmajlov su (r) Birzevye vedomosti ~> del 12 aprile 1907, mentre stavolta Gor'kij espresse delle riserve sull'opera, in quanto non ne apprezzava l'elemento filosolSco. La novella Š tutta basata sui contrasti: la vita e la morte, la bellezza e la deformit..., la gioia di vivere e l'abulia mortale, il sole, simbolo di vita e la luna, simbolo di morte. Lazzaro, miracolato da Cristo, risorge dalla tomba portando in s‚ la vera conoscenza, egli ora sa cos'Š la vita, cosa c'Š dopo la morte. La verit... guarda dai suoi occhi uccidendo ogni desiderio di bellezza, di amore, la vita stessa, e gli uomini sfuggono Lazzaro per sottrarsi a quello sguardo esiziale. Aurelio, uno scultore famoso, va in Palestina per conoscere l'uomo tornato dalla morte la cui fama era giunta anche a Roma. Passa una notte con lui e fa subito ritorno a casa. Il gelido sguardo della morte lo ha trasformato, in lui s'Š spenta ogni capacit... creativa, ogni gioia di vivere, egli Š morto anzitempo e vive come un'ombra. Anche al- l'imperatore Augusto giungono le voci della mostruosa prerogativa del resuscitato e Lazzaro Š invitato a Roma, alla corte dell'imperatore. Lo vestono, lo truccano per farlo apparire meno spaventoso, ma nono- stante ci• il suo sguardo vince anche Augusto senza riuscire per• ad ucciderlo; egli si aggrappa al compito che deve assolvere nella vita e trova in esso il motivo per continuare a vivere. Quella sera il divino Augusto assapor• con gusto particolare cibi e be- vande. Ma a tratti il braccio gli restava sospeso in aria, una luce scialba gli ve- lava il luminoso splendore degli occhi d'aquila: era il terrore che in un'agghiac- ciante ondata lambiva i suoi piedi. Vinto ma non ucciso, attendendo fredda- mente la sua ora, divenne per tutta la vita un'ombra al proprio capezzale, do- minando le sue notti e abbandonando docilmente le radiose giornate agli af- fanni e alle gioie della vita [...] (III, 104). E Lazzaro, fatto accecare da Augusto, torna a vivere nel deserto, in totale solitudine, sfuggito da tutti, in attesa della sua seconda morte. La morte Š la vera protagonista del racconto e nello sguardo di Lazzaro spaventa gli uomini l'oggettiva assurdit... della vita umana. Perch‚ vivere se esiste la morte? Bisogna vivere proprio perch‚ la morte esiste, solo cos¡ la vita acquista il suo valore soggettivo. Il pragmatismo di Augusto Š la malinconica vittoria dell'uomo sull'ob- biettiva illogicit... del vivere. La pubblicazione del dramma La Vita dell'Uo~no (7,iZ1~' Celo2Jeka) co- stitu¡ uno dei grandi avvenimenti letterari del 1907. Il dramma, ge- neralmente considerato il capolavoro di Andreev, si apre con un breve 54 prologo e si articola in cinque quadri che schematizzano rispettiva- mente la nascita, la povert..., il successo, il declino e la morte del- l'Uomo. Questo (r) primitivismo ¯ nel rappresentare l'esistenza umana mediante una serie di quadri staccati che ne danno i momenti salienti, si rif... chiaramente al (r) lub•k¯, ossia alla stampa popolare russa. Il (r) lub•k ¯ Š una manifestazione artistica schiettamente popolare, come genere Š molto vicino alla pittura domenicale dei naif per l'accosta- mento dei colori violenti, per la frontalit... della rappresentazione e per l'estrema ingenuit.... Spesso nel (r) lub•k ¯ Š raffigurata la vita umana, e i suoi momenti fondamentali: nascita, giovinezza, maturit... e morte sono dati l'uno accanto all'altro, come solenni stazioni del calvario umano. Il rapporto tra la schematizzazione allegorica del dramma an- dreeviano e la (r) lubocnaja kartina ¯ Š evidente ed Š stato ampiamente sottolineato dai critici anche se con intenti diversi: alcuni vi hanno ravvisato solo un arido espediente letterario mentre altri vi hanno vi- sto un uso e una rivalutazione originali di elementi popolari. La scena del prologo Š una grande stanza quadrata illuminata da un cono di opaca luce grigia. Nella penombra sta una misteriosa figura chiamata (r) Qualcuno in grigio ¯ il cui volto Š semi-celato dall'oscu- rit... Egli con voce dura e fredda annuncia che l'Uomo sta per na- scere e che la sua esistenza sar... come la fiamma di una candela ac- cesa da una mano invisibile (l'immagine della vita = candela Š tipica del (r) lub•k ¯). (r) Qualcuno in grigio ¯ dipana lentamente sotto i no- stri occhi la vita dell'Uomo... Irresistibilmente trascinato dal tempo, egli inesorabilmente passer... per tutti i gradini della vita umana, dal basso verso l'alto e dall'alto verso il basso. Di vista limitata, non potr... mai vedere il gradino seguente, sul quale gi... si leva il piede incerto, limitato nel sapere non conoscer... mai ci• che gli porteranno il domani, l'ora, il minuto seguente. E nella sua cieca ignoranza oppresso dai presentimenti, agitato dalle speranze e dalla paura, docilmente compir... il cer- chio della ferrea predestinazione. All'inizio del primo quadro grigie sagome velate si intravedono ap- pena in una grande stanza buia: sono le Vecchie che attendono la 55 nascita dell'Uomo. Indifferenti e sinistre ridacchiano mentre dalla stanza accanto giungono le grida e i gemiti della madre e all'annuncio di (r) Qualcuno in grigio ¯: Silenzio! L'Uomo Š nato. si dileguano sgusciando nella penombra e sghignazzando: Ritorneremo, ritorneremo ! La candela che (r) Qualcuno in grigio ¯ tiene in mano si accende e illumina a poco a poco la scena. Entrano il dottore e il padre, con- fuso e felice, e di l¡ a poco la folla implacabile dei parenti, dai tratti grottescamente accentuati. Si muovono a scatti, come marionette e snocciolano come automi le pi£ trite e banali considerazioni sul neo- nato. In un angolo (r) Qualcuno in grigio ¯ assiste alla scena, invisibile a tutti. La candela che ha in mano nel secondo quadro si Š gi... consu- mata di un terzo e arde con una fiamma alta e vivida. In una camera tinta di rosa e nuda l'Uomo vive con la giovane moglie in grande povert.... i~ architetto, ma i suoi progetti non interessano nessuno e la sua vita Š un'altalena di speranze e cocenti disillusioni. In sua assenza entrano i Vicini, sollecite creature del bene, che ricordano per la bont... e la spontaneit... le diafane figurine delle fiabe maeterlin- ckiane, e portano del pane, un po' di latte, poveri doni. (r) Qualcuno in grigio ¯ annuncia che la fortuna e la ricchezza stanno cercando l'Uomo, egli ancora non lo sa, ma due signori stanno per of- frirgli lavoro. Entrano l'Uomo e la Moglie, innamorati e affa- mati. Lui parla dei pasticci intravisti dietro i vetri di una droghe- ria: sembravano reali, invitanti anche i grassi prosciutti e le ara- goste delle insegne metalliche dei negozi. Lo spettro della fame al- tera perfino la realt... oggettiva: gli stessi disegni sembrano all'Uomo grossi pasticci commestibili e le chiese che progetta hanno l'aspetto di grandi salami. L'Uomo lancia una sfida al destino, alla cui forza opporr... la sua gioia e la sua mente e la sua vittoria consister... nel non riconoscere mai il potere del destino. I due riprendono a fan- tasticare sulla bellezza della loro vita futura, lui canticchia un balla- bile e lei balla da sola nella misera stanza. (r) Qualcuno in grigio ¯ li osserva dall'angolo oscuro. La felicit... Š il Leitmotiv del quadro: in Andreev Š sempre fragile e evanescente, c'Š sempre qualcosa che manca alla sua pienezza. La felicit... Š bandita dal presente: o Š rele- gata in un futuro fantastico o affiora dal passato come nostalgica re- verie. Si potrebbe dire con il Versinin delle 7-re Sorelle di (~:echov: (r) Per noi non c'Š felicit... n‚ pu• esserci, non possiamo che deside- rarla ¯ (in Sobranie Socinenij, Mosca 1963, vol. IX, Tri ses~ry, atto secondo, p. 563). Infatti quando arriva la ricchezza scompare la felicit... dalla vita dell'Uomo. Nel terzo quadro la stanza Š tinta di bianco e abbonda di dorature, c'Š un ballo sfarzoso in casa dell'Uomo ora famoso e po- tente. La grande camera nel suo insieme da una sgredevole impres- sione di disarmonia: le porte sono straordinariamente basse in con- fronto alle finestre altissime e all'altissimo somtto. Un senso di di- sagio emana da queste sproporzioni. Sulle seggiole gli Invitati seggono rigidi e impettiti e, come marionette mosse da fili, si muovono a scatti mentre le loro mani pendono inerti. Tre musicanti straordina- riamente simili ai loro strumenti, -- un violino, un flauto e un con- trabbasso -- suonano il motivo che l'Uomo e la Moglie canticchia- vano alla fine del secondo quadro, ma i suoni sono striduli e sgrade- voli. Gli Invitati ballano e discorrono, le loro frasi sono un pot- pourri di banalit... e volgarit.... Il coro sommesso del loro bisbigl¡o as- somiglia a un prolungato latrato in cui si ripete con frequenza osses- siva: (r) Che ricchezze! Che magnificenza! ¯. L'Uomo e la Moglie at- traversano la scena, muti, lo sguardo fisso davanti a s‚, e scompaiono nella porta a sinistra. Sono ancora belli, ma invecchiati, il silenzio esprime il loro isolamento: continuano ad essere soli nella buona sorte come lo erano stati nella cattiva perch‚ li circondano solo uomini-fantocci gretti e invidiosi. Il loro sogno s'Š avverato ma la stridente diversit... del sogno con la realt... Š data dalla parossistica stonatura del motivo che canticchiavano nel secondo atto. La fiamma della candela Š an- cora alta, ma da bruciare resta solo un terzo del sego. Nel quarto quadro la candela Š un mozzicone sgocciolante dalla luce rossastra e vacillante nella grande stanza in abbandono. L'Uomo e la Moglie sono del tutto canuti. Sono tornati poveri, la fortuna ha voltato le spalle all'Uomo: non ha pi£ lavoro e, quel chc Š peggio, suo figlio Š gravissimo per una ferita alla testa. I due pregano il Si- gnore perch‚ il bambino sopravviva, e l'Uomo non chiede piet..., ma giustizia; non ha mai invocato Dio quando perdeva il successo e la capacit... creativa, ma ora si tratta della vita del figlio ed egli non crede di meritare tanta disgrazia. Per consolarlo della tristezza del presente la Moglie gli dice di aver visto uno studente disegnare su un album una casa che egli aveva progettato tanti anni prima. Quella casa era stata costruita in modo da riflettere gli ultimi raggi del sole morente e da essere l'ultima a salutare il sole quando tutta la citt... era immersa nell'ombra. L'Uomo Š felice; la sua idea vivr... negli altri anche se egli sar... di- menticato. La sua preghiera per• non Š esaudita: il bambino muore e l'Uomo Š di nuovo vinto dal destino, ma non Š ancora prostrato e non lo sar... mai. E tu,-- non so chi tu sia, Dio, diavolo, destino o vita -- io ti male- dico! [...] Con la maledizione ti vinco [...] prenditi pure il mio cada- vere [...] in esso non ci sar• pi£. Sar• scomparso, ma scomparso ripetendo: (r) Sii maledetto! ¯ Vicino all'Uomo resta solo la Moglie, l'ultimo raggio d'amore della sua vita. L'atmosfera diventa sempre pi£ cupa, il dramma corre verso l'epilogo, l'incubo sta per irrompere nella vita dell'Uomo e nell'in- cubo avr... il sopravvento la deformazione terribile e ghignante, il mondo stravolto di Andreev. Nel quinto quadro la grande stanza Š diventata lunga e bassa. Per entrarvi si scendono alcuni gradini, i gradini che conducono al (r) sot- tosuolo ¯ dell'anima umana in bal¡a di incubi angosciosi. Intorno ai tavolini siedono gli Ubriachi. Il loro aspetto Š terribile e ripugnante. Sono quasi tutti seminudi, la pelle verdastra ha una tinta sepolcrale, al posto dei visi paurosi mascheroni dai tratti straordinariamente in- granditi o rimpiccioliti: nasi enormi, occhi fuori dalle orbite, menti piccolissimi. Le loro mani tremano convulsamente, essi si muovono barcollando. Parlano e nelle loro parole c'Š un'angoscia mortale. Rac- contano gli incubi che li tormentano, evocando macabre immagini di morte, di persecuzione da parte di doppi demoniaci. Nessuno di loro ha il coraggio di vivere e di uscire in strada. La strada Š vista come il regno della vita, che loro temono, e come luogo di mal¡a dove pu• accadere di tutto, come nelle vie mute e stregate del ghetto di Praga o in quelle di Pietroburgo, regno nebbioso dell'ignoto. L'Uomo, in di- sparte, dorme con la testa reclinata sulle braccia. Gli Ubriachi par- lano di lui, dicono che Š solo al mondo e non sa dove andare; du- rante la conversazione entrano le Vecchie in strani veli e si sostitui- scono impercettibilmente agli Ubriachi, che a poco a poco escono in silenzio. La penombra si addensa, le Vecchie rievocano con crudele insistenza i giorni felici della vita dell'Uomo, soprattutto il ballo sfar- zoso e, a semicerchio intorno a lui, intonano il motivo del ballo con voce sommessa. Contemporaneamente entrano nella stanza i musicanti della scena del ballo e attaccano lo stesso motivo, ma stavolta i suoni sono dolci e delicati come in un sogno. Le Vecchie cominciano a girare intorno all'Uomo, bisbigliandogli continuamente: Ti ricordi? Tu morirai presto, ma ti ricordi? La danza si fa sempre pi£ svelta e mostruosa, i movimenti sempre pi£ bruschi. D'improvviso tutti si fermano, restando impietriti nelle loro posizioni: l'Uomo si Š alzato, con voce alta e angosciata cerca la 59 moglie, ma cade riverso e muore mentre scaglia la sua maledizione verso il cielo. Nello stesso istante la candela si spegne e una profonda oscurit... inghiotte ogni cosa. Solo il viso dell'Uomo Š luminoso. Le Vecchie bisbigliano e sghignazzano. La voce calma e fredda di (r) Qual- cuno in grigio ¯ si leva imperiosa: Silenzio! L'Uomo Š morto. L'oscurit... continua a infittire, piano piano in silenzio le Vecchie riprendono a girare intorno al cadavere e a cantare sommessamente, i musicanti riattaccano. I canti e la musica si rinforzano, la danza si fa sempre pi£ selvaggia, ora le Vecchie svolazzano come funesti pi- pistrelli intorno all'Uomo ridendo sguaiatamente. Sopraggiunge la te- nebra: il volto dell'Uomo riluce ancora per un istante e scompare. Non si vede pi£ nulla, si sentono solo le risa e gli squittii delle Vec- chie e i suoni forti dell'orchestra che, dopo aver raggiunto il massitno grado di tensione, s'allontanano e si spengono in lontananza. (r) I1 quinto quadro Š un grido ininterrotto. I1 cuore tace non per debolezza, ma perch‚ la sofferenza ha gi... colmato i calici fino all'or]o e il grido straziante offende solo questa so~erenza, la tormenta, la pro- fana ¯ comment• Blok che era rimasto profondamente turbato dal dramma. I1 dramma, scritto a Berlino nell'ottobre del '06 in soli dodici giorni, fu presto al centro dell'attenzione di critici e lettori e divise in due l'opinione pubblica, proprio com'era accaduto al tempo de L'abisso e Nella Nebbia. Si inizi• la caccia ai significati e ai modelli della simbologia andreeviana. Tutti sottolinearono la presenza di ele- menti del (r) lubok ¯ popolare, molti videro nel dramma il tentativo di imitare il (r) teatro immobile ¯ di Maurice Maeterlinck. Furono ci- tati come modelli di (r) Qualcuno in grigio ¯ la Regina de La ~norte di Tintagiles e la suora di Quando noi morti ci destiamo di Ibsen. Belyj non era d'accordo: (r) Andreev e Maeterlinck -- scrisse -- 60 parlano entrambi dell'ignoto, del fatale. Ma ci sono varie specie di "ignoto", ascoltate la voce del silenzio in Maeterlinck e in Andreev: c'Š realmente qualcosa in comune? ¯ (in Arabeski, vol. II, Mosca 1911, P- 494). L'Uomo era una fragile creatura schiacciata dal destino o non era piuttosto lui il vincitore che annullava la ferrea determinazione con l'immortalit... delle sue opere? Si discuteva soprattutto del valore della figura dell'Uomo. Perch‚ Uomo con la maiuscola? Era davvero la ge- neralizzazione onnicomprensiva della vita umana o solo un uomo, un determinato individuo? Nel dramma strideva una certa contraddizione. Innanzitutto la dimensione della vicenda non Š atemporale, in quanto il momento dell'azione Š chiaramente datato: si parla di automobili, di acconciature femminili, la Moglie ha il desiderio, assai borghese, di possedere una villa in Italia e la stessa parabola povert...-successo-po- vert... non Š affatto comune al genere umano ma Š solo un'eventualit... nella vita di un professionista del ceto medio. Andreev stesso disse che nella scena del ballo aveva voluto stigmatizzare i vacui diverti- menti di borghesi sazi e soddisfatti, morti nell'anima. Nonostante le intenzioni di Andreev l'Uomo Š solo un intellettuale della media bor- ghesia, cioŠ della stessa classe sociale dell'autore dal momento che que- sti sa vedere nel mondo solo la sua tragedia. Questo per• Š un limite personale della sua visione, non un limite artistico. Da questo punto di vista l a vita dell'Uomo Š un'opera chiave nella produzione andreeviana. C'Š in essa la consacrazione definitiva della schematizzazione di individui e situazioni, c'Š la frammentazione della vicenda drammatica in (r) stazioni ¯ in cui si compie il solitario calvario del protagonista e che, oltre ad essere un ricordo del (r) lub•k ¯, Š di derivazione strindberghiana. Strindberg infatti aveva adottato la tecnica dello (r) stationen drama ¯, poi ripresa dagli espressionisti, gi... nel 1898 in Verso Da1~asco. Tipicamente andreeviana diverr... anche la coesistenza, nella stessa opera, di elementi realistici e simbolici. Ne La vita dell'Uo1no si alternano infatti figure e momenti reali- stici, come il dottore e la scena del parto, con figurazioni allegoriche, quali le Vecchie, gli Invitati e gli Ubriachi. Il dramma Š infine il trionfo della maniera espressionista di Andreev: uomini ridotti a ma- nichini, deformazione iperbolica delle cose e delle persone, astrazione, amore per l'iterazione ossessiva, gusto del macabro e del deforme. Stranamente questi elementi innovatori rispetto alla tradizione lette- raria russa non furono notati dalla critica, rimanendo cos¡ inutilizzati nel corso dell'aspra polemica che si accese su Andreev. Tra i detrat- tori spiccavano per il loro accanimento Brjusov e la Gippius. Que- st'ultima nell'articolo L'Uomo e il pantano (~elovek i bolo~o) fu im- placabile: accus• Andreev di imitare male e grossolanamente Maeter- linck, di distruggere il suo talento col velleitario atteggiamento a fi- losofo e pensatore, di aver farcito il dramma di frasi fredde, artefatte e scipite al tempo stesso. Lo definiva (r) pretenzioso letterato russo ¯ so- stenendo di compatirlo infinitamente per questo. (r) Il dramma Š pia- ciuto perch‚ non ci sono buoni critici. I1 concetto stesso di arte ba- sta a bocciare il dramma ¯, concludeva seccamente. N‚ fu pi£ indul- gente Valerij Brjusov che scriveva su (r) La Bilancia ¯ (Vesy) sotto lo pseudonimo di Avrelij: (r) Leonid Andreev Š uno scrittore di talento ma non Š n‚ colto n‚ intelligente. La vita dell'Uomo Š una delle pi£ deboli creazioni di Andreev, se non la pi£ mancata ¯. Proseguiva af- fermando che Andreev si rivelava ingenuo predicatore e meschino pensatore ostinandosi a trattare temi che non erano per le sue spalle ma per quelle, forse, di Goethe. Il dramma era una raccolta di ba- nalit..., un agglomerato informe privo di unit... e di stile. (r) Qualcuno ha detto che l'unico personaggio vivo in questo dramma era la candela, ma si sbagliava ¯ (in (r) Vesy ¯, n. 1, 1908, pp. 144-145). Tra i difensori di Andreev si trovavano altri simbolisti, tra cui Blok e Belyj, entrambi accomunati a Andreev dalla stessa lacerante an- goscia e il primo vibrante della medesima disperazione di fronte al caos della vita. Blok scrisse: (r) Non c'Š nessun Maeterlinck ne La Vita dell'Uomo, 62 c'Š soltanto l'apparenza di Maeterlinck, forse Andreev lo ha letto, ma Maeterlinck non ha mai raggiunto una simile brutalit..., rozzezza e semplicit... nel porre le domande. Per questa rozzezza e ingenuit... io amo La vita dell'Uomo e penso che da lungo tempo non c'era un'opera pi£ importante ed essenziale ¯ e concludeva a~ermando: (r) L'Uomo Š un uomo e non una bambola, non un essere meschino, n‚ un condan- nato alla putrefazione, ma una meravigliosa fenice che vince " il vento glaciale degli spazi sconfinati". La cera si squaglia, ma non uccide la vita ¯ (O drame, in (r) Zolotoe Runo ¯, nn. 7-9, 1907, pp. 130-131). Contribuirono a dare un'enorme popolarit... al dramma le due pre- stigiose messinscene curate a Pietroburgo da Mejerchol'd per il teatro della Komissarzevskaja e a Mosca da Stanislavskij per il Teatro d'Arte. Stanislavskij aveva appena finito di mettere a punto l'invenzione del fondale di velluto nero che si adattava straordinariamente al dram- ma di Andreev: il fondale, le quinte e il pavimento coperti di vel- luto nero creavano l'illusione della mancanza di profondit... nella scena, la grande piazza visiva si riduceva a una macchia cromatica che cata- lizzava l'attenzione degli spettatori, a una superficie piana sulla quale gli attori risultavano sbalzati come figure di un bassorilievo. Si creava cos~ un luogo denso di potente suggestione, un'isola fuori del tempo, dello spazio e della vita, lo scenario ideale, quindi, per La vita del- l'Uomo. La piccola vita dell'Uomo scorreva in mezzo a questa tene- bra nera profilata di corde che abbozzavano soltanto i limiti della stanza, delle finestre, delle porte. Gli attori, vestiti di velluto nero, perdevano ogni corposit... e concretezza per diventare anche essi schemi di uomini e scandivano le parole in maniera monotona e inespressiva per accentuare la meccanicit... del processo verbale. Si otteneva cos¡ sia il grottesco, sia l'atmosfera di allucinante agonia dell'ultimo quadro. La superba rappresentazione era la risposta di Stanislavskij ai cau- stici dubbi avanzati da Brjusov nel suo articolo comparso su (r) Vesy ¯: (r) Mettere in scena La vita dell'Uomo Š un compito ingrato. Che fare di quest'aborto? ¯. A Pietroburgo Mejerchol'd cur• nello stesso anno la scenografia e la 63 reg¡a del dramma andreeviano per il teatro della Komissarzevskaja. La scena si spense per effetto di lunghi drappi grigi mentre una debole luce accentuava l'intenzionale lentezza e l'umor tetro dello spettacolo. Magi- stralmente Mejerchol'd evidenzi• l'elemento marionettistico del dramma inserendo dame dall'espressione idiota e vecchi decorativi sul rialzo di colonne disposte a semicerchio. Io la vi~i cialla scena--racconta Blok--e non dimenticher• mai la sba- lorditiva impressione che suscit• in me il primo quadro [ ] Ritto nell'oscurit... quasi accanto agli attori, guardavo il teatro e i rubini dei binocoli che sfolgora- vano qua e l.... La vita dell'Uomo scorreva accanto a me [...] e vicino a me si ergeva la schiena quadrangolare di (r) Qualcuno in grigio ¯ che dal pilastro di luce opaca scagliava in teatro le sue parole. Queste parole sembravano, e sem- brano a molti, banali, trite. Ricordo che esse annoiavano a morte anche l'attore che le pro~eriva in modo st~lpendo: K. V. Bravic. M~a c'Š qualcosa in queste pa- role che tuttora mi turba... Andrej Belyj chiamava questo (r) qualcosa ¯ di cui il dramma Š permeato: singhiozzante disperazione. Dopo la pubblicazione e le rappresentazioni de La vita dell'Uomo Andreev tocc• l'apice della sua popolarit.... Il pubblico leggeva avi- damente ogni sua nuova opera (in un solo giorno si esaurirono 17.000 copie di Re Fame), la critica si occupava continuamente di lui, anche se spesso con toni aspramente polemici. In quello stesso anno l'ar- ticolo di Filosofov La lhne di Gor'kij dava inizio a una violenta cam- pagna contro il letterato esule, permettendo cos¡ ad Andreev di re- stare l'unico indiscusso beniamino del grosso pubblico, fedele e cupo rappresentante dell'atteggiamento generale di sconforto e di passiva rassegnazione seguiti al fallimento della rivoluzione. Il campo lette- rario dava spazio all'incertezza e all'avventura: furoreggiavano i ro- manzi polizieschi e pornografici, Arcybasev, un romanziere che si era gettato sul genere erotico-avventuroso, aveva nugoli d'imitatori. Si sentiva dire che il vecchio era morto e che il nuovo doveva ancora nascere, molti parlavano di crack dell'anima. Nell'arena letteraria emerge la casa editrice (r) La Rosa Canina ¯ (~ipovnik) che d... ampio spazio alle opere dei modernisti e dei sedicenti (r) anarchici mistici ¯ mentre retrocede in secondo piano la casa marxista (r) Znanie ¯. Nel dicembre del 1906 a Capri Andreev aveva convinto Gor'kij a riorganizzare (r) Znanie ¯; a Mosca la situazione tra i collaboratori s'era fatta tesa perch‚ molti non accettavano il controllo (r) bolsce- vico ¯ cui erano sottoposti da Capri e avevano eletto Andreev redat- tore. D'accordo in un primo momento, Gor'kij poi disapprov• la scelta dei collaboratori fatta dall'amico senza tener conto dell'impegno po- litico dei vari scrittori e nell'estate del 1907, dopo aspri dissensi, si arriv• alla rottura e all'uscita di Andreev dalla casa editrice. Di l¡ a poco la rivista simbolista (r) Il vello d'oro ¯ (Zolotoe Runo) gli offr¡ la direzione della sezione letteraria, ma Andreev, dopo qualche incer- tezza, rifiut•. Prosegu¡ invece l'attivit... di redattore dell'almanacco (r) ~i- povnik ¯ che, in una posizione mediana tra i marxisti di (r) Znanie ¯ e i simbolisti di (r) Vesy ¯, pubblicava scritti del mondo letterario con- temporaneo senza operare distinzioni ideologiche e di correnti lette- rarie. Pubblicava indifferentemente opere di Blok e di Lunacarskij, di So- logub e di Plechanov, di Zajcev e di Marx. Nonostante l'ampia libert... d'azione che aveva in (r) Sipovnik ¯, Andreev non prov• mai un reale attaccamento all'attivit... della rivista e ai suoi collaboratori, ec- cezion fatta per Blok. Profondamente sradicato, amante della solitu- dine e dell'indipendenza, ma assetato d'ascoltatori attenti e affettuosi, Andreev si sentiva estraneo tra gli scrittori realisti, che lo considera- vano un simbolista, e tra i simbolisti, che lo consideravano un realista. Nel dicembre del 1906 scriveva a (~ulkov: (r) Posso essere un col- laboratore per qualunque rivista, eccettuate naturalmente quelle rea- zionarie e odiose, ma non posso essere uno stretto collaboratore per nessuna ~>. Infatti dopo un anno abbandon• anche (r) ~ipovnik ¯. Anche se i simbolisti cercarono spesso la sua collaborazione, i loro rapporti furono sempre tempestosi e improntati a una curiosa alta- lena di odio e amore, di ripulsa e attrazione. Molti modernisti, pur considerandolo uno scrittore geniale, ostentavano nei suoi confronti una isorta di disprezzo. Merezkovskij, uno dei primi a iniziare la campagna contro di lui fin dai tempi de L'abisso, accusava gli eroi andreeviani di stupidit. e il loro creatore di (r) ciarlatanesimo mistico ¯ e di (r) mistico brigan- taggio ¯, definendolo: (r) il genio dell'opinione pubblica ¯. Brjusov dal canto suo aveva coniato un'espressione destinata ad avere una grande fortuna: (r) Leonid Andreev Š uno scrittore di talento, ma non Š nc intelligente, n‚ colto ¯, anche se poi ammetteva che (r) molti racconti del primo periodo della sua attivit... letteraria possiedono davvero una vita non meno lunga dei racconti di Turgenev e di Maupassant ¯. (In (r) Vesy ¯, n. 1, 1908). I modernisti lo ritenevano soprattutto un vol- garizzatore del simbolismo, abbastanza provinciale e poco raffinato. Il loro atteggiamento di sufficienza era ben sintetizzato nella sarcastica definizione che il poeta Bal'mont aveva dato di lui: (r) il cantante d'opera della prosa russa ¯. Andreev li ripagava con la stessa diffidenza e antipatia: li consi- derava (r) parrucchieri dell'arte ¯ e si lamentava del œatto che essi uc- cidevano la poesia e che in Russia non c'erano pi£ versi. Parlando con Gor'kij dell'invito che aveva ricevuto a collaborare alla rivista sim- bolista (r) Vesy ¯, disse: (r) Non ci andr•. Non mi piacciono, dietro le loro parole non sento un contenuto, essi " si inebriano " di parole, come piace dire a Bal'mont ¯, e del gruppo di (r) Skorpion ¯ diceva: (r) Essi violentano Schopenhauer, mentre io lo amo. Per questo li odio ¯, anche se Gor'kij assicura che Andreev era assolutamente incapace di odiare. Il suo legame coi simbolisti per• era pi£ profondo e complesso di quanto egli stesso pensasse. (r) Leonid Nikolaevic -- scrisse la Bekle- miseva -- capiva da s‚ che letterariamente era pi£ vicino a Blok, a Belyj e a Sologub che a Gusev-Orenburskij e a ~:irikov ¯; (~:ulkov ricorda che i simbolisti (r) non gli piacevano e non li stimava, ma nella sua inconscia essenza, non rispondente ai dati esteriori, egli era della 66 loro stessa risma ¯. Infatti sapeva a memoria molte poesie di Brjusov, stimava e fre- quentava assiduamente Sologub ed era particolarmente legato a Blok, che ammirava sopra ogni altro poeta e drammaturgo. Era entusiasta del poema drammatico di Blok La rosa e la croce (Roza i krest) e in- sistette pi£ di una volta con Stanislavskij perch‚ lo mettesse in scena. I loro rapporti personali furono scarsi e casuali. Si incontravano ra- ramente e Blok spesso declinava gli inviti di Andreev pur sentendosi molto vicino a quell'uomo cos¡ chiuso e sfuggente che l'aveva col- pito soprattutto per la sua spaventosa solitudine. Una volta Blok re- cens¡ il racconto di Andreev Il ladro: (r) la recensione capit• in mano di Andreev e, come mi dissero, gli piacque; sapevo che gli sarebbe piaciuta e non perch‚ era elogiativa, ma perch‚ in essa riecheggiavo lui, o meglio, non lui, ma il caos che portava in s‚. [...] Cosl i no- stri due caos si chiamavano a vicenda e ne deriv• che gi... prima della nostra personale conoscenza Leonid Andreev sapeva dell'esistenza di un certo Aleksandr Blok che bisognava incontrare in qualche posto, in qualche modo e per qualche motivo e che non si sarebbe rivelato un estraneo ¯. Lo stesso avveniva tra Andreev e Belyj. Andreev era sempre molto gentile con lui, ma Belyj si chiudeva in se stesso e lo sfuggiva pur sentendolo spiritualmente vicino. Una volta, capitato a Pietroburgo, si mise a parlare di Andreev con Blok e furono d'accordo nel trovare che tra loro tre esisteva effettivamente una certa vicinanza. Anche Belyj amava il caos della sua anima, durante una rappresentazione de La 2~ic~a dell'Uomo tra spettatori che piangevano lo videro singhiozzare come un bambino. I due poeti avevano intuito le numerose affinit... che avevano in comune con Andreev, per questo lo stimavano pi£ di quanto non facessero gli altri simbolisti. Blok lo considerava il rap- presentante pi£ brillante e sensibile delle idee e degli stati d'animo di quella inquieta epoca di transizione ed esponente di quel (r) realismo fantastico ¯, commistione di reale e immaginario, sdoppiamento grot- tesco del piano della vita, che echeggiava nelle sue poesie e nei suoi drammi. Andreev e i simbolisti erano indubbiamente separati da una grande distanza, egli se ne rendeva conto e quando poteva evitava la loro vi- cinanza, imbarazzato dalla sua rilevante inferiorit... culturale. Il simbolismo russo si era differenziato da quello francese per la sua forte componente filosofico-religiosa. Per i simbolisti russi la realt... empirica era contrapposta a una realt... superiore, compito del poeta era cogliere corrispondenze celesti nella realt... fenomenica e rivelare questi (r) realiora ¯ con un linguaggio speciale, adatto a esprimere l'ine- sprimibile. L'arte era posta cos¡ al servizio della teologia. La necessit... di un linguaggio precipuo spiega lo studio particolare del quale i sim- bolisti fecero oggetto i problemi della forma. Dotati di grande cul- tura essi conoscevano a fondo le letterature straniere e i classici del- l'antichit.... Che differenza tra loro e Andreev! A lui erano estranei sia la piattaforma di metafisica realistica sia l'atteggiamento di mistico ottimismo di fronte alla morte. Inoltre non aveva l'enorme cultura dei modernisti, non amava leggere e parlava dei libri con sprezzo e dif- fidenza incolpando teatralmente i suoi gretti professori di avergli resi odiosi i classici e i libri in generale. Lungi dal porsi il problema della forma, fondamentale per i simbolisti, egli scriveva di getto, preoccu- pato unicamente di tener dietro alla furia dell'ispirazione. Gor'kij rac- conta che alle volte Andreev, per negligenza, lasciava nel testo veri e propri errori; cos¡ nella prima redazione del racconto Giuda (Iuda) c'erano errori che dimostravano come non si fosse preso nemmeno la briga di andarsi a rileggere il Vangelo. Era estremamente incurante verso il proprio talento, lo mortificava con la fretta dello scrivere senza preoccuparsi di affinarlo e di svilupparlo. A volte capiva di es- sere egli stesso il principale ostacolo al normale sviluppo del proprio talento, ma non metteva nessuna cura nel controllarlo. Nonostante queste macroscopiche differenze, esistevano molti punti 68 di contatto tra Andreev e i simbolisti: il disprezzo e la lotta contro le convenzioni stabilite, l'amore per la teatralit..., per la posa, per la maschera: Belyj aveva l'inseparabile domino rosso, Blok compariva in pubblico col frac tenendo in mano dei candidi gigli, Andreev si pa- voneggiava nelle sue incredibili tenute da pittore e da marinaio. I1 gusto del travestimento, manifestazione grottesca del pauroso sdop- piamento dell'anima, il tono incerto tra il serio e il faceto, un mondo spettrale, ectoplasma dei loro incubi, l'inclinazione al grandioso, al so- lenne e al definitivo, tutti questi elementi avvicinavano Andreev ~i simbolisti e soprattutto a Belyj e a Blok. Talvolta anche la prosa ac- quistava in Andreev musicalit... simbolista, quando si faceva ritmica e nebulosa sfumando i suoi contorni. La sua prosa era naturalmente, casualmente be]la. Egli non riusciva a controllare la propria scrittura ma d'altronde non lo voleva neppure. Scrivere per lui era una forte ubria- catura. Scriveva quasi sempre di notte, non ricordo nemmeno una sua opera che fosse stata scritta di giorno. Una volta scritta e stampata, egli diventava stra- namente indifferente nei suoi confronti, come se ne fosse stufo e non ci pen- sava pi£. Sapeva dedicarsi solo a quella che non era stata ancora scritta. Quando scriveva un qualche racconto o dramma, poteva parlare solo di quello, gli sembrava che sarebbe stata la sua opcra migliore, la pi£ grande e insupeL rata. Era geloso di lei verso tutte le sue cose precedenti. Si offendeva se vi piaceva un lavoro scritto dieci anni prima. Non sapeva modificare ci• che aveva scritto: avcva molto meno gusto che talento. Le sue opere erano per la loro natura degli estemporanei. Quando era preso da un argomento ogni minima inezia era risucchiata da lui nella sfera di quell'argomento (C. (~ukovskij ). L'improvvisazione e la trascuratezza nello scrivere si manifestavano anche nell'ambito dei suoi interessi. Amante della novit... e delle cu- riosit..., passava di passione in passione, ora entusiasmandosi per la pit- tura, ora per la musica, per la fotografia, per la bicicletta, per il cinema. Era invece assai pigro verso la letteratura: quando i simbolisti lo accusavano di ignoranza in fin dei conti avevano ragione. Leggeva 69 solo ci• che gli piaceva, ovverosia sapeva a memoria i suoi, pochi, au- tori preferiti, andava pazzo per i romanzi d'avventura, mostrandosi as- solutamente rest¡o a approfondire le sue conoscenze nel campo dei classici russi e europei. L'aforisma di Puskin <~ Noi siamo pigri e in- differenti ¯ gli calzava a puntino. Non gli piaceva leggere anche se, paradossalmente, gli piaceva atteggiarsi a filosofo e a pensatore. La sua incerta, claudicante ~ilosofia era il frutto di una comprensione in- tuitiva e non di un ricco bagaglio di conoscenze, egli, con un atteg- giamento assai infantile, rifiutava addirittura di leggere le opere di grandi pensatori per paura di essere convinto da qualche loro argo- mentazione e di dover abbandonare le proprie teorie. Dopo il via dato da Brjusov, la stampa (r) gonfiava ¯ ad arte la mancanza di cultura di Andreev, dipingendolo malignamente come un ubriacone, uno stravagante dalle velleit... anarchiche e per giunta semi- analfabeta. Nonostante gli attacchi della stampa e la lunga assenza dalla Russia, il pubblico era ancora dalla sua parte. Egli torn• in pa- tria nella primavera del 1907 solo e depresso: Aleksandra Michajlovna era morta di parto a Berlino nel novembre dell'anno precedente, lui era scappato da ~uella citt... che gli era sempre stata odiosa e ostile e si era rifugiato col figlio Vadim a Capri, da Gor'kij che viveva l¡ in esilio. I1 suo stato mentale era pauroso, con la morte della moglie aveva perduto l'unico punto fermo della sua vita, il solo amico che avesse saputo restituirgli serenit... e fiducia in se stesso. Senza di lei i suoi nervi avevano ceduto, si sentiva solo e smarrito, minacciava di suici- darsi soltanto per sentire una parola amica che lo dissuadesse dal farlo, la sua insicurezza aveva riacquistato aspetti patologici, si aggrap- pava ad ogni elogio e a ogni notizia del successo delle sue opere per convincersi di non essere finito. Gor'kij, Veresaev, gli altri amici che erano con lui e perfino gli isolani facevano di tutto per alleviare il suo stato di profonda pro- 70 strazione. In marzo scriveva a Veresaev: Per me sussiste ancora il problema se sopravviver• alla morte di ~ura oppure no, certo non nel senso del suicidio, ma in un senso pi£ profondo. Ci sono legami ch~ non si possono annullare senza un irreparabile danno per l'anima Per me non Š affatto una domanda o~iosa n‚ un dubbio da nulla se insleme con lei non sia stato sepolto Leonid Andreev... Aveva ripreso a bere senza sosta e ad autodistruggersi. Poi, all'im- provviso, ricominci• a scrivere con foga racconti, drammi, abbozzi di nuove opere. La frenesia del lavoro gli restituiva lentamente la vo- lont... di vivere. In soli sei mesi Andreev scrisse Giuda Iscariota (Iuda Iskariot), Te- nebra (T'ma), il dramma satirico L'amore per il prossimo (Ljubovk blizemu), inizi• La Maschere Nere (~ernye Maski), scrisse alcuni brani di Saska ~egulev e de L'Oceano (Okean), tre capitoli de Le mie me- morie (Moi zapiski) e stese lo schema di Re Fame (Car' Golod). Giuda Iscariota (Iuda Iskariot) apparve nella XVI raccolta dello (r) Znanie ¯ nella primavera del 1~07. Andreev non ne era del tutto soddisfatto e l'aveva definito (r) qualcosa sulla psicologia, l'etica e la prassi del tradimento ¯. I1 racconto era una libera elaborazione della novella evangelica e Giuda vi aveva il ruolo preminente. L'opera, nel gusto dell'autore, era tutta giocata sui contrasti: Ges£ e Giuda, Giuda e gli apostoli e la stessa figura del traditore era un garbuglio di contraddizioni: Giuda ha passato la vita in cerca della verit..., l'ha trovata finalmente in Cri- sto senza riuscire per• n‚ a capirla n‚ a spiegarsela. Egli disprezza il genere umano perch‚ Š convinto della sua fondamentale cattiveria ma ama smisuratamente Cristo di cui a tutti i costi vuole conquistare "aEetto e il riconoscimento della propria superiorit... rispetto agli al- tri discepoli. Ma il Cristo, dolce e bellissimo, tace quasi sempre, come ne La Leggenda del Grande Inquisitore di Dostoevskij, e sembra re- spingerlo col suo ostinato mutismo. Allora Giuda lo tradisce, conse- gnandolo aUa morte. Il suo Š un atto d'odio verso il genere umano, di cui prova in questo modo l'ottusit... e la malvagit..., poi si uccide per dimostrare al Maestro di essere il discepolo pi£ vicino e fedele, l'unico disposto a seguirlo nella morte., L'ambiguit... di Giuda Š espressa nella doppiezza dell'aspetto: met... del suo viso Š incupita da un occhio ottusamente malvagio, mentre l'altra met... Š illuminata dall'occhio penetrante dell'intelletto. Giuda, lontano discendente del Caino di Byron e del Mefistofele di Goethe, Š il protagonista tormentato e senza pace del racconto mentre Ges£ sembra lontano, fanciullo innocente, separato dal mondo dalla sua se- renit... e bellezza. Le figure di Ges£ e di Giuda rappresentano gli op- posti che non raggiungono mai una sintesi, irriducibili antitesi di com- prensione intuitiva del mondo segreto e di ragione contradditoria. An- dreev era convinto che entrambi rappresentassero le due facce di una sola medaglia ed esprimeva questa sua convinzione nei numerosi di- segni in cui si sforzava di dare loro un volto. Dipingeva vicini nella stessa tela il viso tribolato di Giuda e quello sereno del Cristo e sopra le loro teste era sospesa un'unica coroncina. Tra i due c'era un'im- pressionante somiglianza. Rientrato in patria, Andreev riprese a frequentare i salotti lette- rari e mondani, si era stabilito a Pietroburgo e viveva in una grande casa al Kamennoostrovskij, dove in settembre inaugur• il primo di una serie cdi (r) mercoled¡ ¯ letterari. Alla prima serata intervenne an- che Blok con la moglie. In una pagina di memorie il poeta simbolista ricorda l'umida notte d'autunno nell'enorme sala d'angolo che guar- dava verso la Finlandia, la folla mondana degli ospiti e l'impressione di grande solitudine che gli fece il padrone di casa. (r) I1 pi£ lontano da tutti, il pi£ solo era Leonid Nikolaevic Andreev e quanto pi£ egli era gentile, quanto pi£ era cortese come padrone di casa, tanto pi£ 72 era solo >~. In quell'occasione Andreev lesse Tenebra (T'ma) che non suscit• molto entusiasmo. Anche la critica, quando di l-' a poco il racconto fu pubblicato, non espresse un giudizio positivo, pur riconoscendo al- l'opera un certo interesse. L'attaccarono soprattutto i critici marxisti che ravvisavano nell'autore un atteggiamento reazionario verso la ri- voluzione, Lunacarskij scrisse in (r) Literaturnyj raspad >~: (r) In Tene- bra freme la satira malvagia su un rivoluzionario ¯. La storia descrive l'incontro di un terrorista braccato dalla polizia con una prostituta del bordello dove si Š rifugiato. La profonda uma- nit... della donna rivela al rivoluzionario la propria cecit... nei confronti della vita e l'errore del suo idealismo cerebrale. Paradossalmente la vita aberrante del bordello gli fa scoprire l'aber- razione della propria esistenza, della propria fede in uno sterile anar- chismo e lo porta a rinunciare alla lotta. Col racconto Andreev voleva mostrare la progressiva presa di co- scienza di un uomo che fino ad allora aveva fatto della ribellione fine a se stessa lo scopo della vita, non esprimeva un giudizio negativo sui rivoluzionari, come sosteneva la critica marxista, n‚ si era lasciato ir- retire dalla tentazione del simbolismo, come gli rimproverava Gor'kij che gli aveva scritto: (r) Per poco non mi sono messo a piangere leg- gendo questo scarabocchio di catrame ¯. Gor'kij aveva visto nel rac- conto il travisamento letterario di un episodio accaduto a un rivolu- zionario che egli aveva raccontato all'amico quando si trovavano a Ca- pri. Questo malinteso incrin• notevolmente i loro rapporti. In ottobre, durante la seconda serata letteraria in casa sua, An- dreev lesse il suo nuovo dramma intitolato Re Fame (Car' Golod) e pubblicato da (r) ~ipovnik ¯ nel febbraio dell'anno successivo. L'opera riscosse molte critiche sia da parte della critica marxista, sia da parte di quella simbolista. Gor'kij la defin¡ (r) yna cosa reazionaria ¯ e lo stesso Andreev dovette riconoscere di non essere stato sufiicientemente chiaro e di averla danneggiata con una stesura affrettata. Re Fame Š sulla stessa linea ideologica de La Vita dell'Uomo: non c'Š speranza per l'umanit... come non ce n'era per l'Uomo poich‚ an- che la vita sociale Š dominata dalla Necessit.... Re Fame, sostituitosi all'immobile (r) Qualcuno in grigio ¯, agisce sulla scena abbandonando l'uomo ai propri istinti perch‚ lo conducano al caos e all'autodistru- zione e spingendo le classi sociali a lottare in eterno tra loro in un ciclico susseguirsi di vittorie e di sconfitte. Re Fame Š una figura ambigua: Š re presso gli (r) affamati ¯ e lacch‚ presso i (r) sazi¯. Sol- leva in eterno i primi contro i secondi pur sapendo che gli affamati avranno fatalmente la peggio. Re Fame incita alla lotta gli Operai, uomini annichiliti dal lavoro al punto di sentirsi parti di macchine, di mostruosi ingranaggi, come le Giovani Operaie di Uomo massa di Toller. Re Fame Š un traditore, infatti presiede il tribunale dei (r) sazi ¯ e fa condannare a morte da giudici-fantocci alcuni affamati che avevano commesso dei delitti spinti dalla disperazione. I (r) sazi ¯ sono caratte- rizzati in maniera fortemente grottesca, al posto del volto hanno di- sgustosi e viscidi mascheroni. Andreev si scaglia contro il grasso bor- ghese con la stessa veemenza di Majakovskij che nei suoi strali con- tro i borghesi univa alla satira violentissima un profondo disprezzo. La rivolta scoppia, Re Fame guida gli (r) affamati ¯, i (r) sazi ¯ atterriti non sanno che fare, ma li salva Re Fame che ha tradito (r) gli affa- mati ¯. Bombe sterminano i ribelli, la terra Š coperta del sangue e dei cadaveri dei vinti. I vincitori esultano, ma non a lungo: le ossa dei morti scricchiolano in modo sinistro e dalla terra sale un sordo mormorio: (r) Torniamo! Torniamo! Guai ai vincitori! ¯ (V 252). La lotta riprender... in eterno. L'opera esprimeva lo sconsolato pessimismo dell'autore sul senso oggettivo della lotta sociale, anche se Andreev teneva a precisare che nel dramma si parlava di una semplice rivolta, non di una vera rivo- luzione. La reazione della critica di sinistra fu di profonda indigna- zione. Lunacarskij lo accus• di aver fornito (r) una rappresentazione calunniosa della classe lavoratrice ¯, lo si rimproverava di non fare 74 distinzione tra briganti e operai e di aver dipinto i lavoratori come (r) mostri pelosi ¯. L'opera and• a ruba, ma molti lettori rimasero de- lusi. La stessa forma del dramma mancava di novit... e d'originalit..., lo schema era lo stesso de La vita dell'Uomo di cui appariva come un semplice sviluppo. In effetti il dramma avrebbe dovuto far parte di un ciclo di opere che, iniziato con La vita dell'Uomo, sarebbe pro- seguito, dopo Re Fame, col dramma La Rivoluzione (Revoljucija) (r) al- legro, pieno di lotta, di energia¯--come disse lo stesso Andreev-- cui avrebbe seguito Dio, Uomo e Diavolo (Bog, ~elovek i D'javol). Andreev aveva steso lo schema della tetralogia durante il soggiorno a Capri, ma dopo Re Fame abbandon• il progetto. Port• a termine invece il dramma Le Maschere Nere ((~ernye Maski), anch'esso iniziato nel periodo caprese, pubblicato e messo in scena in dicembre. Il disappunto fu generale, il dramma risult• oscuro e indecifrabile con grande amarezza di Andreev che teneva particolar- mente a quest'opera e sperava nel suo successo. L'azione drammatica, am- bientata nel medioevo, era la proiezione allegorica dell'incubo del pro- tagonista, il duca Lorenzo, tormentato dall'impossibilit... di distinguere tra verit... e apparenza. Dall'iniziale livello realistico dei preparativi per un ballo in ma- schera la vicenda trapassa rapidamente in una dimensione allucinata: Lorenzo vede intorno a s‚ solo maschere nere orribili e sibilline, scon- giura inutilmente gli ospiti di togliersi la maschera, ma non si pu• su- perare la barriera dell'apparenza, non si pu• sapere cosa si cela dietro la maschera; tutti sono irriconoscibili, anche la moglie Francesca Š ma- scherata e Lorenzo non riesce pi£ a distinguerla nel vortice delle ma- schere. Lorenzo si accorge che una maschera s'Š incollata anche sul 6UO volto: il suo aspetto era solo una finzione ed egli non sa chi vera- mente sia. In un crescendo d'incubo Lorenzo si trova davanti il proprio sosia, lo affronta in duello e lo uccide. L'allucinazione delirante lo fa as- sistere al funerale dell'altro Lorenzo: egli veglia il morto e gli parla. La sua vita Š trascinata in un sabba di maschere, egli non resiste a tanta angoscia e prega il piccolo bul~one di corte, Ecco, di appiccare il fuoco al castello. Come Re Lear, egli Š solo nella disperazione col suo (r) fool ¯ e mentre il padrone impazzisce il pazzo diventa l'unico savio. Ecco esegue l'ordine, tutti fuggono tranne Francesca che si al- lontana solo alla fine perch‚ il figlio che attende da Lorenzo viva. Col duca pazzo resta solo Ecco e i due muoiono insieme tra le fiamme men- tre le Maschere Nere si dissolvono davanti agli occhi di Lorenzo e la pace torna nel suo cuore. Col fuoco Lorenzo arriva alla catarsi dal dubbio. La Beklemiseva ricorda che nel periodo in cui scriveva Le Maschere Nere Andreev era profondamente agitato dal problema della verit... e dell'apparenza e dell'impossibilit... di penetrare nell'animo di un'altra persona, anche se cara e amica. (r) Ricordo bene Leonid Nikolaevic al- l'epoca della stesura de Le maschere nere. Si vedeva che quel sog- getto lo agitava profondamente. Guardava negli occhi il suo interlocu- tore con uno sguardo particolarmente intenso e quando diceva tra il serio e il faceto "Toglietevi la maschera, signora", si avvertiva quasi il terrore dell'impossibilit... di penetrare nell'anima dell'altra persona ¯. Al teatro della Komissarzevskaja il regista A. P. Zonov aveva cu- rato la reg¡a del dramma sforzandosi, con successo, di riprodurre l'atmo- sfera allucinata evocata dall'autore. Il pubblico non capiva il significato allegorico del dramma, insoddisfatto chiedeva spiegazioni sul valore di questa o quella figura e soprattutto del sosia di Lorenzo che era rima- sto ai pi£ assolutamente incomprensibile. L'opera aveva alcuni motivi cardine: il ballo in maschera (presente in molte opere simboliste e tradizionalmente inteso come trampolino proteso verso l'ignoto), la solitudine dell'uomo circondato da un caro- sello di maschere, la duplicit... dei piani del reale, i motivi d'incubo, l'ele- mento macabro e barocco, l'uso dell'allegoria--per cui il processo del dubbio era espresso dall'azione simbolica delle Maschere Nere -- n.o- tivi questi, come del resto la figura del sosia, tipici non solo di And~eev ma anche di alcuni espressionisti. La letteratura russa, da Gogol' 1 Ese- 76 nin, Š percorsa dalla crudele figura del sosia, presenza ossessionante, che terrorizza e spesso conduce alla follia colui del quale Š il demoniaco alter ego, ma al tempo stesso lo sdoppiamento demoniaco era uno dei Leitmotiv di registi, scrittori c drammaturghi tedeschi del tempo, basti pensare al dottor Caligari, allo studente de Lo studente di Praga, a Ho- munculus e, per il teatro, a Uomo Specchio, di Werfel. Ne Le maschere nere la realt... oggettiva Š fagocitata da quella inte- riore, l'elemento irreale ha il sopravvento su quello reale e da ci• sca- turisce una fusione tra i due piani della realt... che rende labili e sfu- mati i contorni, creando in tal modo una dimensione onirica, imprecisa che a volte degenera nell'incubo. La realt... rarefatta della (r) Sonata de- gli spettri ¯ trova un'eco in Andreev, come pure il sottile compiaci- mento di insistere su motivi d'incubo. (r) Espressionismo ¯ andreeviano, dunque, ma in che senso? Andreev, -- per il suo modo (r) espressionista ¯ di rappresentare il mondo, non dipingendolo passivamente, ma distorcendolo alla luce della propria visione interiore e per la sua sensibilit... di uomo di (r) frontiera ¯ che avvertiva la prossimit... del crollo delle strutture della societ..., or- mai svuotata di ogni forza e valore positivo --, era spiritualmente vi- cino ad alcuni artisti di lingua tedesca come Meyrink, Kubin e Kafka ed altri. Nello stesso periodo questi artisti esprimevano la loro delu- sione e condanna per un mondo in cui non credevano pi£ e cercavano nuove forme per l'espressione della loro vicenda interiore, accantonando qualunque rappresentazione oggettiva della realt.... La sfiducia nella vita, nelle istituzioni e nei valori di una societ... putrescente, il ripiegamento interiore, la rivalutazione dell'elemento irrazionale e mistico erano nel- l'aria e Andreev, nonostante i suoi limiti, aveva una sensibilit... tale da avvertirlo e da adeguarsi a questo nuovo clima spirituale che faceva di lui non solamente il (r) Savva ¯ russo, ma uno spirito europeo in crisi. L'analogia non si ferma per• a questo livello piuttosto superfi- ciale. Tra Andreev e gli espressionisti--soprattutto quelli attivi (r) grosso modo ¯ negli anni 1906-1911, il cui indirizzo fu prevalentemente etico- 77 metafisico--ci sono anche precise corrispondenze tematiche e formali. In questi artisti e in Andreev si realizza il solo momento negativo della critica: sparano a zero sul mondo che sta per rovinare senza riuscire per• ad edificarne un altro che lo sostituisca. Quindi la loro protesta, in fin dei conti, Š sterile. Privo di fiducia nella realt... oggettiva, An- dreev guarda al mondo come a un teatro di (r) marionette cariche d'istinti ¯ mosse da un superiore destino. Tutto ci• lo avvicina alle po- Sizioni di Kokoschka e Barlach. Questi artisti vedono spesso la realt... sotto una luce grottesca e per rappresentarla con efficacia d'immagini si servono della deformazione talvolta spinta, come in Andreev, ai limiti del buongusto. Altra carat- teristica comune Š quella di non descrivere individui fortemente carat- terizzati nei loro attributi personali, ma di tendere al (r) tipo ¯, cioŠ a spogliare il personaggio di quasi tutti i dati individuali assumendolo a rappresentante di una condizione pi£ generale. Di conseguenza sono abo- liti i nomi propri: in Andreev compaiono l'Uomo, la Moglie, il Dottore, gli Affamati; in Hasenclever il Figlio, il Padre, la Governante; in Kai- ser: il Cassiere, la Signora, il Direttore, in Von Unruh: la Madre, la Figlia, il Figlio Maggiore, solo per citare qualche esempio. Tipi dun- que, non individui, che attraverso una dolorosa via crucis giungono al sacr¡ficio finale Riferimenti pi£ precisi sono riscontrabili tra Andreev e l'Espressio- nismo (r) fantastico-visionario ¯ dell'ala orientale di questa corrente. Mi riferisco soprattutto agli scrittori appartenenti alla cultura praghese del- l'inizio del secolo, in particolar modo a Meyrink e Kubin. Lo smotta- mento continuo del reale nell'irreale e viceversa, la rappresentazione fantastica della realt..., il gusto per il macabro e per l'orrido, il (r) sens de cadavre ¯ che spira dalle pagine de L'altra parte quando il regno del Sogno rovina e tutto Š dipinto a tinte macabre e d'incubo e gli uomini assumono caratteristiche mostruose; tutto questo Š gi... in Andreev. In Alle Stelle Marusja voleva costruire una citt... di storpi, assassini e la- 78 dri: nel 1907 nel romanzo di Kubin questa citt... prende consistenza, di- ventando il regno della violenza, dell'assassinio, luogo dove ogni or- rore Š permesso. Le strade di Perla piene di cadaveri sono simili a quelle dove giacciono massacrati gli (r) Affamati ¯ di Re Fame; il gusto barocco dell'orrore, la descrizione minuta di particolari orripilanti sono tanto nelle pagine dello scrittore boemo, quanto in quelle del dram- maturgo russo. Forse non Š una semplice curiosit... notare che Goya Š presente nella formazione di entrambi gli artisti. Anche il gusto per g]i sfondi stilizzati che hanno la funzione di collocare la vicenda su un piano metaempirico fu tipico di Andreev: Anatema si svolge sullo sfondo di montagne di grigia pietra, alte e sco- scese, e similmente sulla cima di una montagna ha luogo la tragedia Una stirpe di Von Unruh. Andreev aveva una cura particolare per le didascalie, in esse pi£ che dei suggerimenti c'erano precise indicazioni per la reg¡a, gli piaceva creare un'atmosfera suggestiva con piccoli accorgimenti. Cos¡ accade spesso che egli crei nelle didascalie addirittura dei giochi d'ombre come s'Š visto nell'ultimo quadro de La vita dell'Uomo, dove le ombre proiet- tate sui muri sembrano altrettanti Ubriachi. Come non pensare ai film tedeschi in cui le ombre possono sostituire gli stessi personaggi--come in Schatten--o si ergono--1~7csferatu ne Š ormai l'archetipo--come personificazione del destino, precedendo l'uomo che porter... la sventura? Con Re Fame Andreev d... il meglio delle sue capacit... di pittore da cartellone. Se si dipingessero le scene e i personaggi riportando fedel- mente le indicazioni dell'autore, si otterrebbe una galleria di rnanifesti multicolori, pieni di figure-grugni bidimensiona]i, costellati di punti esclamativi e dominati da un colore rosso intenso. Ah! Se Majakovskij li avesse disegnati! In questa tragedia c'Š l'orgia dei contrasti violenti -- enumerarli significherebbe ripetere ogni battuta -- che sono ulte- riormente acuiti dalla consueta iperbolicit... di Andreev: tutto Š visto in chiave di grottesca contrapposizione, nel gusto espressionista che si compiaceva di esasperare i contrasti. Alla dilatazione del tema fa ri- scontro la dilatazione dello stile che, in Andreev e in alcuni espressio- nisti (Bronnen, Sorge, Von Unruh) tende (r) verso un esasperato ba- rocchismo turgido di immagini e di metafore, traboccante di grida lancinanti, punteggiato d'esclamazioni... ¯ (P. Chiarini, L'Espressio- nismo: storia e struttura, Firenze 1969, p. 120). Andreev, a differenza di molti espressionisti, non scarnifica mai il proprio stile, ma lo gonfia e lo dilata a dismisura per esprimere il grido di angoscia di un'anima che davanti alla realt... agghiacciante urla d'orrore e smarrisce se stessa. Quest'angoscia primordiale, da (r) uomo nudo ¯ che apre i suoi occhi puri sul mondo assurdo e incom- prensibile, si manifesta anche per mezzo dell'iterazione. In Andreev l'uomo ripete con un ritmo ossessivo le stesse frasi o per esprimere il proprio smarrimento davanti alla vita, oppure perch‚, una volta che (r) il burattinaio ¯ ha caricato il meccanismo, egli agisce come una ma- rionetta in un mondo di marionette, accompagnando le sue frasi mec- caniche con gesti aspri e a scatti. Ad Andreev l'iterazione non deriva mai dall'estasi mistica cui spesso perviene il protagonista dei drammi espressionisti, egli condivide con gli espressionisti la tendenza pura- mente irrazionale, desolatamente priva di ogni ottimismo. Egli non crede alla palingenesi, alla fratellanza, alla possibilit... di comunicare con Dio mediante l'estasi; la sua solitudine Š pi£ profonda e disperata di quella degli espressionisti; nonostante il suo grande desiderio d'amore, di bont..., di libert..., la sua cupa concezione del mondo non gli per- mette ottimismi, sia pure visionari. I motivi che egli ha in comune con l'Espressionismo dimostrano che egli fu inconsciamente vicino solo a quegli scrittori che come lui indietreggiarono impauriti di fronte al caos della vita, dandosi per vinti. Si pu• dire che Andreev fu un rappresentante dell'Espressionismo solo se s'intende quest'ultimo in senso metastorico, come trionfo dell'elemento irrazionale dell'anima che travolge la realt... e l'uomo stesso: ecco il perch‚ della sua sara- banda di incubi, di visioni macabre, di grotteschi fantocci deformi guidati dal cieco destino. Parafrasando ci• che disse Vogeler dell'Espres- sionismo, per la Russia l'arte di Andreev fu la danza macabra della cultura borghese sull'orlo della catastrofe; Andreev credette di dare l'essenza delle cose e invece ne diede soltanto il disfacimento. Il valore innovatore di questa parte dell'opera andreeviana, che accomunava l'autore alla contemporanea koin‚ europea di intellettuali in crisi, pass• inosservato e, per una strana coincidenza, furono aspra- mente attaccate proprio le sue opere, prosastiche e drammatiche, pi£ originali. Accadde cos¡ anche per due racconti pubblicati nello stesso anno: La maledizione della bestia (Proklatie z?~erja) e Le mie memorie (Moi zapiski). Il primo era stato scritto poco tempo dopo la morte di Aleksandra Michajlovna, cui era dedicato. Andreev, ancora sconvolto e depresso, vi aveva riversato tutto il suo odio metafisico della citt... e l'odio particolare che nutriva per Berlino. Vi ribadiva, esasperandola, la condanna, formulata gi... ne La citt... del 1902, dell'assurdit..., della follia e dell'effetto alienante della vita in una moderna metropoli. La citt... Š vista come prigione per l'uomo e insulto, violenza alla natura. La vita terribile della citt... Š contrapposta alla serenit... e alla pace che regnano nella natura, mito ormai irrecuperabile dell'uomo moderno. La voce della natura sopraffatta, la disperazione, la protesta contro la vita-prigione e la minaccia dell'annientamento della pseudo-cultura moderna echeggiano nel folle urlo di una foca rinchiusa in un giardino zoologico della citt.... Lo zoo Š l'evidente e amara caricatura della vita cittadina fatta di marionette e automi lontani gli uni dagli altri, deso- latamente soli, meccanici e immutabili nei movimenti e nei gesti. Andreev termin• l'opera a fatica e subito dopo lasci• Pietroburgo. L'immagine del mondo come prigione ritorna in un altro racconto del 1908: Le mie memorie, opera a tesi costruita su un'allegoria di un'ironia velenosa, in cui per mezzo del grottesco Š portato all'assurdo il modo di pensare anarchico-individualista. I1 protagonista, accusato di omicidio, trascorre in carcere molti anni; dopo le iniziali crisi di sconforto, egli riesce a rassegnarsi e a costruirsi addirittura una propria filosofia: si convince che tutto il mondo Š razionale e che esiste una grande e superiore legge dell'esistenza. I1 mondo si riduce alla sua cella, ma Š un mondo armonioso, regolato, logico. Per continuare a vivere egli deve credere nella logicit... dell'illogico, nella razionalit... del caos. La sua figura sembra la parodia di Ternovskij, l'astronomo di Alle stelle, il convinto assertore del panteismo universale. Ma il terrore che la vita sia assurda vince la fede in una superiore razionalit... e il protagonista ironizza sulla sua fiducia nel senso oggettivo dell'esistenza. Per vivere dove legarsi alla catena della sua filosofia e anche quando la vita ne dimostra l'inconsistenza, egli le rimane ugualmente fedele perch‚ la vita fuori dalla prigione Š ancora pi£ assurda: egli sogna che il mondo sia ordinato e organizzato come la sua rassicurante cella e che anche l'al di l... sia una prigione grande ed efficiente regolata dalla (r) sacra formula dell'inferriata ¯, la grande legge che domina l'uni- verso. Con questa reductio ad absurdum Andreev chiude per sempre con le teorie dell'astronomo Ternovskij e con la fede, sia pure momen- tanea, dell'oggettiva razionalit... della vita. I due racconti furono accolti con un sordo scontento. Sempre pi£ spesso si rimproveravano a Andreev un eccessivo pessimismo, l'inte- resse per stati mentali patologici e un'insincerit... di fondo. Gor'kij non riconosceva pi£ nell'amico lo scrittore degli esordi, ,non capiva il suo simbolismo, la tendenza all'astrazione, l'irriducibile pessimismo della sua concezione. Critic• Le mie 1nemorie in quanto, a suo parere, ri- specchiava il deleterio atteggiamento di resa passiva alla vita in un periodo involutivo dell'attivit... creativa di Andreev. Gor'kij rimase insoddisfatto anche del Racconto dei sette impiccati (Rasskaz o semi povesennych) che frutt• all'autore damorosi consensi dopo mesi di accuse ed equivoci. L'opera, uscita nel maggio del 1908 nell'almanacco di (r) Sipovnik ¯ era dedicata a Lev Tolstoj, di cui si celebrava l'ottantesimo anniversario della nascita. Era stato addirittura istituito un comitato per l'organizzazione dei festeggiamenti, di cui era membro anche Andreev. Leonid Mkolaevic aveva chiesto a Tolstoj 82 il permesso di dedicargli il racconto, rinunciando ai diritti d'autore. Tolstoj acconsent¡ e nel gennaio del 1909 usc¡ un'altra edizione del- l'opera, illustrata dal pittore I. E. Repin, che fu ristampata ininterrot- tamente nel corso dell'anno da numerose case editrici. Ispirato ai processi politici che funestavano quegli anni, il racconto narrava la storia di sette rivoluzionari condannati a morte, dal mo- mento dell'incarcerazione a quello dell'esecuzione e delle loro diverse reazioni di fronte all'avvicinarsi del momento supremo. Affiora il tema tolstojano della risurrezione davanti alla morte: Verner e Musja, due dei rivoluzionari, non temono l'esecuzione parchŠ la loro morte non riuscir... a spezzare la vita e l'immortalit... che hanno raggiunto con la sofferenza. Poco prima di morire Verner si accorge, piangendo, di amare gli uomini e l'amore, scoperto solo allora, gli mostra il mondo da un'angolazione finora sconosciuta. E' come se un fiotto di luce squarciasse il buio. Il ritmo del racconto Š serrato, ma piano, senza le consuete forzature andreeviane, la forma Š quasi sempre perfetta, la chiusa Š bella e ricorda alcuni passi di Tolstoj, con la differenza che per Andreev dopo tanti eroismi e sofferenze, come unica realt... tan- gibile restano solo i corpi deformati del supplizio e la natura serena, splendida e indifferente al dolore umano. Sul mare sorgeva il sole. Mettevano i cadaveri sul carro. Poi li portarono via. Il collo allungato, gli occhi follemente spalancati, la lingua livida e gonfia che sporgeva dalle labbra bagnate di schiuma sanguigna come un or- ribile fiore sconosciuto, traballavano i cadaveri ritornando per la stessa strada che avevano percorso da vivi. E la neve di primavera era la stessa: morbida e odorosa ed era la stessa anche l'aria di primavera, fresca e pun- gente. La caloscia perduta da Sergej, bagnata e logora, formava una macchia nera sulla neve. Cos¡ gli uomini salutavano il sorgere del sole (IV, 67). Piovvero le lodi per la pecorella tornata all'ovile del realismo. (r) Realista per natura ¯, (r) vicino per metodo a Tolstoj e (~echov )>, Andreev (r) ritorna alle forme riconosciute e accettate del racconto tolstojano e cechoviano ¯, (r) al tradizionale realismo russo ¯, belava la critica. Da quasi un anno non si parlava pi£ bene di Andreev, dopo Tenebra era diventato d‚mod‚ fare buone recensioni delle sue opere, e nessun critico teneva a fare la figura del sorpassato. Non appena toccato~l'apice della popolarit..., era gi... iniziata la lenta ed estenuante parabola discendente. Dopo il rientro in patria Andreev si era inserito con difficolt... nei circoli pietroburghesi pi£ raffinati e chiusi di quelli moscoviti. Aveva pochi amici, beveva, era depresso, allacciava effimeri legami con donne d'ogni genere, sognando di riammogliarsi. ~ura stessa prima di morire lo aveva pregato di risposarsi, egli sentiva la mancanza di un elemento ordinatore nella sua vita e lo chiedeva al matrimonio. Nella primavera del 1908 Andreev cercava una segretaria senza per• riuscire a trovarla. A tal fine un suo amico, il critico K. ~:ukovskij, gli present• una piacente signora, Anna Il'inicna Denisovic, che divenne presto, oltre che la sua segretaria, la sua seconda moglie. Anna Il'inicna era una donna forte e decisa: convinse Andreev a smettere di bere, difendeva con tutti i mezzi la tranquillit... del marito, impedendo a chiunque di disturbarlo mentre lavorava e dirigendo l'andamento della casa in modo che nulla gli desse noia. Pur amandolo molto, la seconda moglie non riusc¡ mai ad essergli amica e compagna come lo era stata Aleksandra Michajlovna. Tra lei e il marito c'era stima, tenerezza, trasporto fisico, ma non c'era affatto unione spirituale. Poco tempo dopo il matrimonio, celebrato durante le feste pasquali, gli Andreev si trasferirono nella lussuosa villa che Andreev aveva fatto costruire dall'architetto O1', marito di sua sorella Rimma, nel- l'entroterra del golfo finnico, tra i villaggi di IRajvol e Vammelsuu, a una quarantina di chilometri da Pietroburgo. Durante l'anno tra- scorso nella capitale il suo odio per la vita cittadina era aumentato al punto che il suo unico desiderio era quello di fuggire al pi£ presto dalla vene¡ica citt...-prigione per rifugiarsi in aperta campagna, a contatto con la natura. La Finlandia si prestava egregiamente al suo sogno 84 d'evasione Andreev aveva preso parte attiva al progetto della villa e si vedeva. Infatti la casa rispecchiava macroscopicamente alcuni aspetti della sua personalit..., quali l'inquietudine, il cupo romanticismo, il gusto per lo sforzoso e il titanico. La costruzione in stile norvegese, pretenziosa, con una torre con vista sul mare sarebbe forse sembrata consueta nel passaggio della favolosa Brobdingnag, l'immortale regno dell'(r) enorme ¯, ma calata nella pi£ modesta realt... di una campagna desolata, sembrava un sinistro spaventapasseri di cartapesta. (~ukovskij narra che una volta uno scrittore ubriaco pass• la notte a soffiarle contro ripetendo con l'ostinazione degli ubriachi: (r) Pensi che sia di granito? Macch‚, non Š di granito, Š di cartone, vuoi vedere che crolla? ¯. Lo sfarzo, il mobilio di dubbio gusto, l'enormit... degli ambienti ben si addicevano all'indole mitomane di Andreev; rendeva bene l'atmo- sfera della casa Zajcev quando diceva: (r) A chi piace la sala e il ridotto del Teatro d'Arte, potrebbe anche piacere la villa di Andreev ¯. Composta di 15 stanze--la sola sala da pranzo poteva ospitare cento persone--dotate di camini mastodontici, la villa era lo scenario ideale per le quotidiane messinscene della vita di Andreev; una lunga scala maestosa conduceva allo studio ed egli si compiaceva del ruolo d'anfi- trione d'altri tempi quando accoglieva con solennit... gli ospiti mo- strandosi dall'alto della scala. L'iperbolicit... della sua scrittura coin- cideva con l'iperbolicit... della sua vita. Non a caso Repin lo chiamava (r) il duca Lorenzo ¯. Anche il mobilio rispecchiava l'indole di Andreev e il suo stato di continua agitazione divenuto cronico dopo la morte della prima moglie. Nei mobili oltre all'elemento decorativo c'era soprattutto qualcosa di non compiuto, di scomodo. Non si stava bene in quelle grandi sale sfarzose in cui gli ospiti rabbrividivano dal freddo. Nello studio regnava un freddo polare nonostante la grande quantit... di legna che il camino fagocitava ininterrottamente. La stanza era enorme, pi£ che una camera sembrava una piazza, a]le pareti copie dei quadri di Goya disegnate a carboncino dallo stesso Andreev, e in mezzo alla stanza, monumentale, la scrivania. ~ukovskij ricorda che una volta Andreev gli mostr• il progetto di un grandioso edificio (r) Che casa Š questa? -- chiesi -- "Non Š una casa, Š un tavolo" rispose Andreev. Sembra che egli avesse ordinato a un architetto il progetto di un tavolino a pi£ piani dal momento che il solito tavolino da lavoro a suo parere era piccolo e stretto ¯. Nella villa Andreev coltivava i suoi hobbies, o meglio, le monomanie del momento. Insignificante che fosse la cosa di cui s'appassionava, egli la portava a proporzioni gigantesche. La sua inclinazione per l'enorme si manifestava ad ogni passo. Fu preso dalla passione per la nautica: Andreev va su e gi£ per lo studio, parlando di nautica: ancore, vele. Oggi Š un marinaio, un lupo di mare. Persino la sua andatura Š quella di un marinaio. Non fuma le sigarette, ma la pipa Si Š tagliato i baffi, il collo Š nudo, alla marinara. Il viso Š abbronzato. Un binocolo da marina Š appeso a un chiodo [ . .. ] La mattina prendiamo il largo con la lancia Chamoidol . Dove avr... pescato questo cappello di cuoio da pescatore nervegese? [ ... ] Ecco lo yacht. Ecco il giardiniere Stepanyc travestito da pilota. Fino a sera inoltrata giriamo per il golfo Finnico e non mi stanco di ammirare quest'at- tore geniale che recita gi... da ventiquattro ore, senza pubblico, per s‚, questa parte nuova e difficile. Come riempie la pipa, come sputa, come guarda la bussola-giocattolo! Si sente il capitano di una nave oceanica. A gambe larghe, guarda lontano, silenzioso e assorto. I suoi comandi risuonano secchi... nes- suna attenzione per i passeggeri; ma quale capitano di una nave oceanica parla coi passeggeri?! In questo gioco c'era un'infantile e avvincente ingenuit.... Solo persone geniali, solo i poeti, sanno essere cos¡ bambini [ . . . ] Questo era il maggior fascino di Andreev: a qualunque gioco giocasse -- e giocava sempre a qualcosa, -- ci credeva sinceramente, abbandonandosi senza riserve. Quando tornate a trovarlo dopo qualche mese, Š diventato pittore. Ha lunghi capelli ondulati e una corta barbetta da esteta. La giacca Š di vel- luto nero. Il suo studio si Š trasformato nello studio di un pittore. ~ fe- condo come Rubens: per tutto il giorno non si stacca dai pennelli (K. Cu- kovski~ ). 86 Poi fu la volta della fotografia a colori, del grammofono e tutta la sua vita ruotava intorno all'amore per il grammofono; pi£ che amore era una passione frenetica, una malattia che sarebbe scomparsa solo dopo qualche mese. Grazie a questi ~ passatempi )> riusciva anche a dimenticare il declino della sua fortuna letteraria. A un ~solo anno di distanza dal successo de La vita dell'Uomo le sue opere erano attaccate sia dai simbolisti sia dai marxisti con una violenza inusitata. Il pub- blico, frastornato da tanto clamore e dai biliosi pettegolezzi sulla villa finlandese, stava passando dall'entusiasmo e dall'atteggiamento polemico all'indifferenza. Andreev ne soffriva molto. Non sapeva ras- segnarsi all'idea che non era pi£ lui il beniamino del pubblico, il suo spasmodico bisogno di lodi e di incoraggiamenti era ancora grande. Forse non avrebbe nemmeno saputo scrivere solo per se stesso e non per il pubblico che detestava ma di cui non poteva fare a meno. Non poteva soffrire i cronisti ma non riusciva a liberarsene, n‚ lo voleva, pur sapendo che avrebbero scritto sul suo conto sciocchezze e malignit.... Gli raccontava la sua vita, i suoi progetti, poi leggendo i loro reso- conti montava su tutte le furie ma il giorno dopo tornava a darsi loro in pasto. Non stava bene in salute, soffriva di acute emicranie e di nevralgie alla mano destra, aveva pochi amici. A Pietroburgo non aveva allacciato nuove amicizie tra gli intellettuali raffinati e snob e i contatti coi vecchi amici moscoviti si erano molto rarefatti. La critica si acca- niva contro di lui ed egli leggeva avidamente tutto ci• che si scriveva sul suo conto e, con una reazione infantile, passava le ore a ricordare i suoi successi e a sparlare dei critici. D'altronde anche il pubblico si stava stancando delle sue contrad- dizioni irrisolte e della sua interminabile, sterile dialettica. Le sue opere non convincevano pi£ n‚ gli spettatori n‚ i lettori che prendevano le sue mezze verit... per finzione e artificio. Andreev era amareggiato: (r) So che i lettori mi odiano, essi danno il viso al sole, mentre io gli do le spalle... ma non posso essere falso, non posso scrivere quello che non provo, non posso rinunciare al mio individualismo solo perch‚ da tutte le parti mi si chiede: sii allegro! ¯, confessava a L'vov (in L'vov- Rogacevskij, Dve pra?)dy, Pietroburgo 1914, p. 12). Eppure per accontentare il pubblico negli ultimi anni Andreev ac- cenn• timidamente a una sintesi, pur senza giungere al lieto fine, immettendo un elemento di speranza nella chiusa delle opere. Sperava cos¡ di non allontanare definitivamente da s‚ il pubblico. A Pietroburgo andava raramente e malvolentieri, passava mesi interi chiuso nella sua villa a Vammelsuu dedicandosi al lavoro, ai passatempi e alla famiglia. La casa era perennemente affollata di parenti e amici: An- dreev aveva una paura quasi fisica della solitudine ed era sempre felice quando qualcuno andava a trovarlo. In casa sua le stanze degli ospiti erano sempre piene. Lavorava con passione, convinto che la sua ultima opera sarebbe stata un successo. Ma la realt... lo smentiva puntualmente. Il dramma I giorni della nostra vita (Dni nasej zizni), pubblicato e messo in scena nel gennaio del 1909, non suscit• grande entusiasmo. Si trattava di una piŠce realistica sulla vita studentesca degli anni '90, stanca e priva di ideali, che Andreev conosceva bene. L'aveva scritta in due sere e non le annetteva grande importanza; invece teneva enormemente a Anatema, una tragedia rappresentata nell'ottobre dello stesso anno a Mosca al Teatro d'Arte con la regia di Nemirovic- Dancenko e a Pietroburgo al teatro Levant. Anatema Š l'incarnazione del pensiero. Egli vuole scoprire il mistero dell'universo, vuole vedere aperta l'immensa porta che nasconde la Grande Ragione dell'Universo, ma il Guardiano della porta non lo lascia passare e si rifiuta di rivelare a lui, Anatema, il dannato alla male- dizione, la verit... che non pu• conoscere. Anatema decide di giungere da solo alla verit.... Va sulla terra e rende milionario un vecchio ebreo: Davide Lejzer, figura palesemente ricalcata su quella del Cristo, ma Davide d... via ogni suo avere fino all'ultimo centesimo per alleviare le sofferenze dei poveri. Tuttavia folle di derelitti, storpi e affamati continuano a re- clamare da lui un aiuto. Davide ormai Š tornato in miseria, ma i poveri non credono che il suo denaro sia veramente finito e, sentendosi truffati, lo lapidano in un accesso di isterismo collettivo. Prima di morire Davide confessa amaramente: Io amo gli uomini, ma il mio amore Š pi£ amaro dell'odio, Š impotente come l'indifferenza... ~III, 319). Anatema esulta: il linciaggio di Davide ha dimostrato che il bene Š impotente, ma il Guardiano gli dice che lui non riesce a vedere la verit..., perchŠ Davide ha conquistato col martirio l'immortalit... mentre lui, Ana- tema, Š stato sconfitto. Anatema dunque Š vinto, ma anche il vecchio ebreo lo Š: sul]a terra la sua opera ha fallito, il bene da lui fatto ai poveri lo ha colpito di rimando come un boomerang, vanificandosi, e il linciaggio lo ha ucciso spiritualmente ancor prima che fisicamente. In Davide e Anatema si perpetuano la disputa tra Ges£ e Giuda e la tragica odissea del pensiero umano alla ricerca di un ubi consistam che dia un senso alla vita. La critica si sbizzarr¡ nella ricerca dei significati occulti del dramma. Kugel' disse che Andreev era affascinato dall'(r) algebra dell'anima >?: (r) Con questa algebra artistica entriamo nella categoria di quelle dimensioni infinitamente grandi, dove Š possibile solo la tautologia o una sentenza di oracolo... Andreev in Anatema spossa la sua carne. Perch‚ non so ¯ (in Russkie dramaturgi, Mosca, 1934, p. 156). Si trovarono analogie tra Anatema, il Faust di Goethe e il Paradiso Perduto di Milton, ci fu anche chi parl• di plagio nei confronti di Satana di Gordon. Andreev neg• categoricamente una qualunque dipendenza della sua opera da quella del drammaturgo ebreo pur ammettendo l'esi- stenza di alcune, fortuite, coincidenze e dichiar• di essersi ispirato a un fatto realmente accaduto in una citt... del sud. Fioccavano pareri discordi: a Gor'kij il dramma era piaciuto, a Belyj, invece, no: (r) L'ingenuo ma, forse, sincero simbolismo de La Vita del- 89 l'Uomo traligna nell'enfatico simbolismo da cartellone di Anatema ~ (Ana- tema, in (r) Vesy ¯ n. 9, 1909). Ad aumentare la ridda delle opinioni s'aggiunse l'indignazione del clero che, come temeva Nemirovic-Dancenko, vide nella figura di Davide una rappresentazione blasfema di Cristo. In un primo tempo fu vietato al clero di leggere l'opera, poi il 9 gennaio 1910 furono soppresse le rappre- sentazioni su richiesta del Sinodo, spalleggiato dagli organi della stampa reazionaria e delle Centurie Nere. Per ordine di Stolypin, presidente del Consiglio dei Ministri, il Teatro d'Arte dovette togliere Anatema dal re- pertorio dopo trentasette rappresentazioni. Andreev era rimasto entusiasta dell'interpretazione dell'attore Kacalov, che aveva dato vita a un superbo Anatema. Con il ritiro della tragedia dalle scene and• in fumo anche il film che se ne sarebbe dovuto trarre. Ma Andreev non demordeva. Dopo la pubblicazione del racconto Il figlio dell'uomo (Syn celoveceskij) torn• al teatro con un dramma d'ambiente borghese: Anfisa. Diventava tipico d'Andreev, dopo la pub- blicazione di drammi simbolisti di non facile e chiara interpretazione, scrivere, a volte con una certa trascuratezza, piŠces realistiche, per rigua- dagnare quel settore del pubblico che si era alienato con drammi troppo cerebrali. La Beklemiseva espresse pi£ volte delle riserve a Andreev sui suoi drammi realistici: (r) lo dissi a Leonid Nikolaevic pi£ di una volta e lui in un momento di franchezza ammise che scriveva i drammi realistici per il grosso pubblico al quale erano estranee e incomprensibili le sue tragedie >~. Comprensibile dunque come dopo le vivaci discussioni suscitate da Anatema Andreev volesse conciliare gli animi con la pi£ decifrabile Anfisa che, nonostante le consuete riserve della critica e l'accusa di (r) ibse- nismo >~, tenne per anni il cartellone sia in Russia sia in Europa. In Italia il dramma fu messo in scena nel '19 con la Melato nella parte di Anfisa e nel '43 per la reg¡a di Bragaglia. Anfisa Š il nome della protagonista, una giovane donna separata dal marito, che si trova ospite in casa della sorella Sasa. Il marito di Sasa, Fedja, uomo arrogante e presuntuoso, Š attratto dalla fama di inac- cessibilit... della cognata e la tormenta finch‚ ella non accetta di diventarne l'amante. Caduta dal piedistallo di donna irraggiungibile Anfisa perde ogni fascino agli occhi di Fedja, che si diverte ad umiliarla davanti a tutti. Anche i familiari, che hanno intuito la tresca, la sfuggono e la disprezzano. Dopo un'ennesima offesa Anfisa grida alla presenza di parenti e amici di essere l'amante di Fedja: l'uomo Š di nuovo affascinato dall'orgoglio e dalla fierezza della cognata e caccia di casa moglie e parenti per rimanere solo con lei. Ma il gesto con cui s'Š posto al di sopra della morale e della societ... Š troppo superiore alle sue forze e dopo qualche ora gli diventa assurdo e incomprensibile. Mentre sta per fuggire con Anfisa si presenta a casa Nina, l'altra sorella di Sasa, innocente e amorale al tempo stesso, che gli propone di scappare con lui. Fedja accetta. AmSsa ha ascoltato tutto e senza odio, per dargli la pace che non trova, lo avvelena. E continuamente sovrapposta alla vicenda una presenza oscura e sti- gea: la nonna di Fedja, una vecchia senza et..., grigia, che sembra muta sorda. Il primo atto si svolge nella stanzetta della nonna: tutti agiscono come se lei non ci fosse, solo i ferri da maglia col loro impercettibile ru- more ne fanno una persona viva, che scandisce il tempo col suo sferruzzare. Per la sua plumbea presenza la nonna ricorda (r) Qualcuno in grigio ¯ con l'aggiunta di una sottile suggestione strindberghiana: nella sua ca- meretta c'Š il paravento della morte, ella esiste da sempre e per i tratti avvizziti e l'aspetto Š straordinariamente somigliante alla mummia della Soilata degli spettri. Fedja la odia, ha paura del suo silenzio e della sua sordit... e quando si accorge, dopo aver cacciato i familiari, che solo la nonna Š rimasta in casa, Š preso dal panico. Quando Fedja muore, Anfisa Š assalita dal terrore per quello che ha fatto e grida disperatamente, in quel momento la nonna entra nella stanza e parla per la prima volta, di- cendo imperiosamente: (r) Non c'Š nulla da fare, tutto Š fatto. Taci ¯. (VII, 31~). La figura demoniaca e sfuggente della nonna ha un fascino sottile: il suo significato resta oscuro e ambiguo--chi vi ha visto la predeterminazione, il destino, la forza dell'inconscio femminile che vince il maschio--ma l'ermeticit... del simbolo invece di andare a scapito della chiarezza dell'opera, le conferisce una sfumatura di arcano e di mal¡a. Per questo dramma s'Š molto parlato di lotta dei sessi come in Strind- berg, in effetti ci sono alcuni punti di contatto che per•, a mio parere, non intaccano la sostanza profondamente diversa del rapporto dei due drammaturghi con la donna. Per Strindberg la donna Š l'eterna nemica dell'uomo, Š la vampira, moralmente inferiore al maschio che vuole an- nientare, la lotta tra i due Š una spietata lotta tra cervelli che culmina nell'(r) omicidio morale ¯, la donna strindberghiana smette di odiare l'uomo solo quando lo sente come proprio figlio; anche Anfisa chiama Fedja (r) figlio mio ¯, ma in lei non c'Š mai odio, la dignit..., l'amore e perfino la compassione che prova per Fedja la rendono infinitamente superiore a lui e molto pi£ vulnerabile: nonostante uccida Fedja, Š lei la vera vit- tima dell'(r) omicidio morale ¯. In Andreev non c'Š mai stata la misoginia feroce di Strindgerg, tutt'al- tro: le sue figure pi£ belle e delicate sono sempre figure di donna. La stessa Anfisa che uccide e che Š caratterizzata come la tipica donna are nouveau: alta, flessuosa, enigmatica, vestita di nero, donna-serpente (Fedja la paragona pi£ volte a una serpe) giganteggia per statura morale sul meschino mondo borghese che la circonda. Nel 1910 Andreev torn• a Orel con la moglie, che si trovava agli ultimi mesi di gravidanza e con Savva, il primo figlio avuto dal secondo matrimonio. Era inquieto, aveva ricevuto dalla sua casa editrice 40000 rubli d'acconto sulle opere che avrebbe scritto, ma gi... da un anno non scriveva pi£ nulla, le festose accoglienze dei concittadini lo infastidivano con gli anni era aumentata la sua paura della folla, anche tra i vecchi amici di Orel si sentiva smarrito e nervoso. Il 21 e il 22 aprile Andreev fu ospite di Tolstoj a Jasnaja Poljana. Andreev fu molto felice dell'incontro, Lev Nikolaevic lo incoraggi• a scrivere opere per il cinema e fu molto cordiale e espansivo, ma non recedette dal suo giudizio sul piu giovane scrittore. (r) E poco interessante, ma ha un modo di trattare piacevole buono. E una persona poco seria ¯, comment• laconicamente. Eppure 92 nello scaffale dei libri (r) speciali ¯, dei suoi preferiti, si trovava anche quell'Anatema che Tolstoj aveva aspramente criticato, definendolo (r) un'as- surdit... totale ¯. Reso cauto dalle accuse mosse a Anatema e a Anfisa Andreev decise di non arrischiare ulteriormente la sua gi... vacillante popolarit... e, cercando di mettersi al riparo da altri insuccessi, scrisse il seguito de I giorni della nostra vita che aveva ottenuto un buon successo sulla scena e che sa~rebbe rimasto anche nel repertorio dei teatri sovietici fino al 1~28. Il dramma s'intitolava Gaudeamus, aveva per sottotitolo Il vecchio studente (Staryj Student) e non conteneva nulla di nuovo rispetto a I giorni della nostra vita. La critica trov• indovinata la pittura realistica dell'ambiente stu- dentesco, ma come sempre accade alle opere in serie, questo dramma non aveva n‚ la verve n‚ la novit... del precedente. Critica e pubblico gli riservarono tiepidi consensi e Gaudeamus fu tolto presto dal repertorio dei teatri. Lo stesso Andreev non si aspettava granch‚ da questo dramma. L'anno era lungo da passare, Andreev non scriveva nulla, Gaudeamus era uscito in settembre, in novembre fu pubblicato Dies Irae (Den' gneva), un racconto, secondo il critico A. Izmajlov (r) risaputo, caratteristico di Andreev e, ahim‚, non pi£ nuovo ¯. Andreev, solitamente molto fecondo, visse un anno di ripensamenti e di riflessione. Su tutti aleggiava l'amaro sentore dell'inarrestabile fine di un'epoca: in febbraio era morta Vera Komissarzevskaja, l'attrice pi£ vicina ai 6imbo- listi, come loro fragile, sensibile, inquieta; in aprile era stata la volta di Vrubel', il pittore che aveva influito su tutta una generazione di simbolisti e in novembre si spense anche Tolstoj. La commozione in Russia fu enorme Astapovo, la stazioncina di provincia dove si era fermato il vecchio scrittore ormai vicino alla morte conobbe giorni di vita frenetica per il pellegrinaggio di cronisti, parenti, amici, letterati e curiosi. Queste tre morti sembrarono premonitrici: l'intelligencija si sentiva smarrita, sul ciglio del baratro; da pi£ parti si inneggiava alla fine del simbolismo e al ritorno del realismo, si riscopriva Gor'kij e la vita travolgeva, stri- tolandoli, gli spiriti di frontiera, gli inascoltati profeti del cataclisma in- combente. Andreev non voleva, non accettava l'idea di essere superato. Alla maniera dei camaleonti cambiava pelle alle sue opere per rimanere nell'ombra allungata del suo successo, ma non poteva fare a meno di tor- nare ai problemi che lo travagliavano da anni e a cui non trovava una soluzione. Gli erano molto care queste opere, meditazioni in forma dram- matica in cui riversava i suoi dubbi con lo stesso procedimento che egli attribuiva a Maeterlinck: (r) Quel volpone di Maeterlinck mette i calzoni ai pensieri e fa correre in scena i dubbi ¯ (VIII, 307). Una di queste opere era L'Oceano, una tragedia data alle stampe nel marzo del 1911. Andreev desiderava che L'Oceano fosse rappresentato sulla scena, ma la censura teatrale di Pietrobwrgo ne viet• preventivamente la rappresenta- zione. I1 dramma ha il suo nucleo nella contrapposizione tra l'Oceano, sim- bolo del caos e della libert... sconfinata, e l'Organo, simbolo degli sforzi dell'uomo per vincere e dominare il caos, perch‚ questo non spenga la scintilla divina che vive in ogni uomo. L'Oceano Š temuto dagli abitanti della costa ed Š amato dagli uomini della (r) nave dalle vele nere ¯ che cer- ca sul mare l'ignoto e l'inesplorato, libera da ogni dolore terreno. Dalla nave scendono a terra Chorre e Chaggart: Chorre Š l'uomo dell'Oceano, violento, amorale, assetato di libert... assoluta; Chaggart, il capitano della nave pirata, Š l'uomo conteso dall'Oceano e dall'Organo. Chaggart abban- dona la vita folle dell'Oceano e si stabilisce nel paesetto in riva al mare, l¡ lavora e sposa Marietta, la figlia dell'abate. L'Oceano per• l'attrae come un magnete ed egli alla fine gli si restituisce cercando di sofEo- care il dolore e il rimpianto suscitati in lui dalle note melodiose dell'Organo. Chorre Š felice di tornare sulla (r) nave dalle vele nere ¯ e prima di salpare spezza le canne dell'Organo cos¡ Dan, l'organista, non potr... pi£ tentare nella notti di tempesta di parlare col Signore del- l'angoscia umana. I pezzi dell'Organo giacciono a terra, Dan li raccoglie: ricostruir... un nuovo organo e l'uomo torner... ad essere conteso dai due principi metafisici dell'essere. Marietta e Chaggart si separano per sempre, loro non conoscono vie d'uscita, ma forse loro figlio sapr... trovare la 94 risposta. Questo momento di speranza che s'insinua nelle ultime opere di Andreev ricorda il sogno cechoviano della felicit... tra due, trecento anni: per sottrarsi all'unica realt... del (r) mondo terribile ¯ blokiano Andreev di tanto in tanto lascia intravvedere squarci di lontani cieli sereni, ma sono attimi troppo brevi per risultare convincenti. Nella ferrea logica delle sue sconsolate conclusioni la speranza Š un guizzo di luce che illumina tutto per un momento e poi scompare come un solitario fuoco d'artificio in una notte senza luna. La complessa e oscura simbologia della tragedia irrit• i critici e i lettori. La critica fu unanime nel condannare il dramma che giudic• una (r) banalit... retorica ¯, una (r) seconda edizione ampliata e corretta di Ana- tema ¯ (Kranichfel'd). Andreev difendeva con passione quest'opera, cui era particolarmente legato, sostenendo che nessuno aveva capito che il vero protagonista era l'Oceano, che il dramma spaziava sui limiti dell'intelletto umano, sul grande dolore umano, sul calvario di chi cerca la verit... diven- tando poi la vittima delle immagini tormentose generate dai propri pensieri. La funzione allegorica e la schematizzazione dei personaggi in questo dramma sono fin troppo evidenti. In un saggio magistrale ~ukovskij studia questa tendenza di Andreev a dar vita a personaggi-idee. Egli sostiene che ogni eroe andreeviano incarna un'unica idea, l'idea di Lejzer Š la bont..., quella di Savva Š la libert..., quella di Kerzencev il pensiero, (r) come se prendesse Savva, Kerzencev e gli altri, legasse a ognuno un unico pensiero, gli versasse sopra il petrolio e, appiccato il fuoco, li lanciasse in campo aperto gridando: Correte! ¯. In tal modo il perso- naggio non sembra pi£ un uomo con un barattolo attaccato, ma un barat- tolo con attaccato un uomo. La stessa personalit... umana sembra a Andreev qualcosa d'accidentale e secondario, in primo piano Š sempre un solo tratto portato a dimensioni iperboliche. Davide Lejzer non Š un uomo con un gran cuore, ma un cuore enorme con un uomo, (r) Ternovskij Š un telescopio in gilet e panta- loni; se i telescopi parlassero, parlerebbero come Ternovskij ¯. L'uomo Š 95 completamente fagocitato da una sua caratteristica: ecco gli operai di Re Fame che si sentono parti di una macchina e i musicisti de La vita dell'Uomo che sono identici ai loro strumenti. Il pi£ delle volte gli eroi di Andreev sono dei monomani e degli ibridi, non uomini nell'accezione pi£ piena del termine, ma uomini-oggetto, uomini-idee e perfino uomini- parole. In ogni sua tragedia Andreev incarna una tragedia; la tragedia della fame, della guerra, del pensiero, del bene, della libert... e ognuna sembra essere il centro di tutta la sua vita, l'unico tormento della sua anima. Qualunque soggetto Š per Andreev come un coccodrillo dalle fauci spa- lancate, pronto a divorarlo. Lo divora, lo sputa e di nuovo si aprono le fauci. Non Andreev domina i temi, ma i temi dominano lui. E poich‚ ogni tema s'impossessa completamente di lui, egli non pu• mai vedere il mondo nella sua interezza. Del mondo vede sempre solo un pezzettino, un granello di polvere, una piumetta e questo granello di polvere diventa per lui l'Ararat... Andreev sa trasformare una qualunque idea astratta, ~ilo- sofica, in un'immagine eccentrica, paradossale, da cartellone d'e~etto ed io sento con tutta l'anima che tutto ci• Š bellissimo. Ci• Š conforme al suo temperamento e alla sua ~poca... egli Š lo zarevic Ivan della strada (K. ~:u- kovskij, in Lica i maski, Pietroburgo 1914, p. 67). Qest'iperbolicit... da cartellone accosta curiosamente Andreev e Maja- kovskij: entrambi trasformano i loro temi, i loro pensieri in chiassosi manifesti murali. La loro pittura Š molto d'effetto: colori violenti e battute gridate al pubblico come slogans pubblicitari. Come ogni pittore da car- tellone Andreev non conosce ostacoli, ogni tema Š per le sue spalle e il tema diventa per lui il mondo, l'aria circostante, il cosmo in funzione dei quali Š vista ogni cosa. I1 1911 non fu per Andreev un anno fortunato: oltre L'Oceano diede alle stampe altre due opere, ma senza successo. La prima, pubblicata sull'almanacco di (r) ~ipovnik ¯, Il racconto del serpente, di come gli spuntarono i denti velenosi (Rasskaz zmei o tom, kak u nee pojavilis' jado- vitye zuby) era una cosa deboluccia e pass• quasi inosservata. 96 La seconda, edita in novembre, era il romanzo Sagka ~egulev libera elaborazione andreeviana di un episodio dei moti contadini degli anni 1905-1907 Anche in questo romanzo la rivoluzione degenera, sotto la deformante lente d'osservazione dell'autore, in un'opera distruttrice sel- vaggia e insensata, in una folle orgia d'istinti scatenati: l'azione gloriosa di Saska apporta solo sterile dolore e inutili sofferenze. Tra i critici L'vov sottoline• che nel romanzo si sentiva (r) la voce del cuore ¯, che solo allora Andreev (r) avvertiva con tutta l'anima la grande forza del popolo ¯; i pi£ per• gli rimproverarono di aver vistosamente alterato un episodio della lotta popolare. Anche coloro che salutavano in questa opera il ritorno di Andreev dalle tenebre del simbolismo alla luce del realismo, ammettevano che i risultati erano insoddisfacenti. Il romanzo fu criticato da Gor'kij, da Blok, dalla Gippius, da ~ukovskij e da molti altri critici. Ajchenval'd scrisse con velenosa ironia: (r) Una fatale diffi- denza verso Andreev e l'impossibilit... di prendere per vero quello che racconta non ci abbandonano nemmeno nella lettera di Saska ~egulev. Ed Š tanto pi£ sorprendente in quanto, come Š noto, il soggetto di quest'ul- timo Š preso dalla vita reale. Trasformare un fatto realmente accaduto in una frottola, pu• toccare a un'artista una sorte pi£ amara? ¯ (in Siluety russkich pisatelej, IIIø vol., Berlino 1923, pp. 164-165). D. Bednyi gli dedic• addirittura una strofetta: un certo scrittore rimbomba, tuona e ruggisce con Saska ~egulev, suppergi£ (in (r) Zvezda ¯, 5 aprile 1912). ma guardi: con una bagatella termina la lode in sovrappi£: con Saska ~eguleu, suppergi£ (in (r) Zvezda ¯, 5 aprile 1912). Dopo questi attacchi feroci della critica Andreev attravers• un periodo molto difficile. Aveva scritto il romanzo in uno stato d'allegra eccitazione, convinto d'aver trovato in s‚ qualcosa di nuovo, l'insospettato anche per se stesso; pensava che gli si fossero aperte nuove possibilit... in cam- po letterario e all'improvviso il freddo, l'indif~erenza, gli attacchi. Secondo la critica i contadini del romanzo erano inventati, la loro lingua artificiosa, la stessa concezione del romanzo infelice. Se ne aveva l'impressione di un 97 fiasco completo. Tutta la gioia del processo creativo era stata uccisa. In- successi su insuccessi, accuse, motteggi, caustiche illazioni: Andreev era distrutto. Per sfuggire alla realt... dell'abbandono del pubblico, della solitudine, del minaccioso avanzare degli anni, e con essi dell'incubo della morte, la sua eterna scimmia sulla spalla, poteva solo rifugiarsi nell'alibi della mascherata, nel crudele gioco del travestimento, nello sdoppiamento della personalit.... Ma anche il gioco era stancante. Gi... nel 1909 aveva scritto a Telesov: Sto veramente male: un po' i nervi, un po' il cuore, un po' la testa, tutto mi duole, soprattutto questa maledetta testa. Da febbraio a oggi non ho scritto un rigo. Da tempo ho consegnato Anatema, da tempo ho preso i soldi, ma i soldi non ci sono pi£, si sono volatilizzati coi debiti. Ma che fare, quando la testa duole, duole, duole. Sono stanco. Diceva che la vita gli era diventata gravosa, insopportabile: Da giovane spesso ho accarezzato l'idea del suicidio, ma ora non potrei pi£ uccidermi; tanto vicina ormai Š la morte. Soffriva di dolori di testa e di attacchi cardiaci, dal 1912 in poi le emicranie non gli diedero pi£ tregua. Nonostante le precarie condizioni di salute, gli ultimi anni dell'attivit... di Andreev furono caratterizzati da una grande vitalit... creativa. Lo interessava soprattutto il teatro cui pensava di poter dare un contributo originale e valido e al teatro dedic• gli unici scritti teorici della sua vita: le Lettere sul teatro, in cui affron- tava i molti problemi irrisolti della scena russa, trovando per tutti, con l'entusiasmo del dilettante, brillanti soluzioni. La prima Lettera sul teatro, scritta nel novembre del 1911, fu pub- blicata sulla rivista (r) La Maschera ¯ (Maska, n. 3, 1912) e nel 1914 fu pubblicata la seconda lettera nel ventiduesimo volume di (r) ~ipovnik ¯. Nelle lettere Andreev toccava quasi tutti i problemi connessi col tea- 98 tro: la letteratura e il teatro, la musica nel teatro, il rapporto tra tea- tralit... e vita, l'imminente avvento del dramma sociale e cos¡ via. Nelle Lettere parlava anche del cinema, il (r) grande muto ~> che, a suo parere, avrebbe liberato il teatro (r) dal pesante fardello delle cose inutili ¯ (VIII, 306), soprattutto dallo scialbo naturalismo e dall'azione este- riore. In un periodo in cui molti uomini di cultura guardavano al ci- nema con sospetto e su~ficienza, Andreev, che ne era un acceso fautore, gli profetizzava un grande avvenire. Se non fosse intervenuta la cen- sura, Andreev avrebbe curato la riduzione cinematografica di Anatema per il regista A. O. Drankov; scrisse comunque un'altra breve sceneg- giatura cinematografica: L'entusiasmo amministrativo (Administrativnyj vostorg), che non fu per• realizzata. Era molto contento quando trae- vano dei film dalle sue piŠces e sosteneva che un dramma era veramente teatrale solo quando si prestava alla trasposizione filmica. Andreev s'era infatuato del teatro: sognava addirittura di costruirne uno proprio e vagheggiava un teatro degli scrittori. Nelle Lettere Andreev sosteneva la necessit... di un teatro della (r) psi- che ¯, che fosse psicologico prima che drammatico, teatro della dinamica psichica, del panpsichismo. ~ forse necessaria al teatro l'azione nella forma codificata di atti e mo- vimento sulla scena, nella forma cioŠ non solo accettata da tutti i teatri ma considerata come l'unica imprescindibile e risolutrice? Mi permetto di rispondere di no a questa domanda eretica. Questo tipo di azione non Š affatto necessario dal momento in cui la stessa vita, nelle sue collisioni ben pi£ drammatiche e tragiche, si allontana sempre di pi£ dall'azione esteriore per penetrare nel profondo dell'anima, nel silenzio e nell'immobilit... este- riore delle esperienze intellettuali [ ... ] La vita Š diventata pi£ psicologica, mi si permetta l'espressione, e nel novero delle passioni primigenie e degli (r) eterni ¯ protagonisti del dramma -- I'amore e la fame -- Š entrato un nuovo protagonista: I'intelletto. Non la fame, n‚ l'amore n‚ l'ambizione: il pensiero, il pensiero umano con le sue sofferenze, gioie e lotte: ecco il vero protagonista della vita moderna! (VIII, 306-308). Come principale strumento per la minuziosa analisi dell'anima uma- na, egli indicava il monologo, di cui ribadiva la fondamentale impor- 99 tanza in polemica con l'uso corrente del dialogo, del (r) chiacchiericcio ininterrotto ~> da parte dei drammaturghi. Polemizzava anche con la tesi che il teatro dovesse (r) dare spettacolo ¯, evidenziando invece la ne- cessit... che sulla scena spaziasse 1'(r) invisibile anima umana ¯ (VIII, 309). Frutto immediato delle sue teorie furono due drammi del 1912: Il professor Storicyn (Professor Storicyn) e Ekaterina Ivanovna. Egli ac- colse con soddisfazione e con allegria il giudizio, non sempre favore- vole, del pubblico sui due drammi come dimostrazione che il soggetto delle due opere aveva profondamente interessato e agitato spettatori e lettori. La prima de Il professor Storicyn si tenne al teatro Aleksandrinskij di Pietroburgo il 14 dicembre del 1912, subito dopo iniziarono le rap- presentazioni anche al Malyj Teatr di Mosca. Dissensi e consensi come al solito: a Blok l'opera piacque, a Merezkovskij, che trovava il pro- tagonista non tragico, ma tragicomico, no. Il professor Sto~icyn Š il dramma della purezza, dell'onest... e della loro vitrea fragilit... di fronte alla trivialit... della vita. Storicyn Š un idealista, un buono, ma la sua bont..., come sempre in Andreev, non Š costruttiva, ma passiva, inerme, pronta a sfaldarsi al primo colpo di vento. La figura di Storicyn, uomo umiliato dagli altri e da se stesso Š quella del martire che assume su di s‚, espiandole, le colpe di tutti e deriva direttamente dall'uomo del sottosuolo, che prova un sottile e straziante piacere nell'autoumiliazione, e dal principe Myskin, L'idiota di Dostoevskij. Come Davide, come Fedja, alla fine del dramma Sto- ricyn muore: la sua morte non Š per• catarsi, Š solo liberazione da un incubo che stava diventando parossismo. Quando la sofferenza giunge al massimo e si fa spasmodica, s'interiorizza a tal punto da non potersi pi£ esprimere, allora la morte diventa lo stratagemma letterario neces- sario per congelare la sofferenza al suo culmine ed impedire cali di tensione psicologica. Storicyn Š un mistico schiaffeggiato dalla vita: dal suo amore pla- 100 tonico per Ljudmila traspare la mistica fede nella Bellissima Dama, ma, come in Blok, Ljudmila, dimentica del suo passato astrale, Š solo una donna in cerca d'amore terreno e non delle fumisticherie di cui vive Storicyn. Egli non agisce, pensa soltanto, si disinteressa della moglie, dei figli, sacrifica l'amore per le persone care all'astrattezza dei suoi sogni e alla fine la volgarit... della vita si vendica di lui, annientandolo. Al tea- tro Aleksandrinskij l'attore Apollon fu truccato in modo d'assornigliare il pi£ possibile a Vladimir Solov'ev, il (r) padre spirituale ¯ dei mistici russi, mentre a Odessa, con un gusto tanto discutibile quanto maligno, I'attore che interpretava Storicyn fu truccato in maniera tale da sem- brare il sosia di Andreev. La crudelt... dello scherzo, unita al significato della figura di Storicyn, rendeva bene l'idea che si aveva a quel tempo di Andreev: di un uomo e di un letterato perdente. La prima di Ekaterina Ivanovna si tenne a Mosca il 17 dicembre al Teatro d'Arte con M. Germanova e Kacalov nei ruoli principali. La reg¡a era di Nemirovic-Dancenko. La rappresentazione suscit• scandalo, alla prima lo spettacolo fu fischiato ma poi, come era accaduto anche al Gabbiano di (~echov, il dramma rimase nel repertorio del Teatro d'Arte fino alla rivoluzione. Si accus• Andreev di misogin¡a, di rappre- sentare la donna in maniera calunniosa e o¡fensiva L'autore scrisse in fretta un teLegramma a Nemirovic: (r) Per quanto sia amareggiato, questo non Š il fiasco del dramma, ma il fiasco del pubblico filisteo del primo abbonamento. Polemizzate sulla stampa. Chiarite la figura di Ekaterina Ivanovna ¯. Gor'kij scrisse a Andreev: (r) Ekaterina non m'Š piaciuta. C'Š una sorta di cecit... in lei. Le donne ti riescono solo a met..., par- tendo dal basso ~. Andreev difese appassionatamente il suo dramma che considerava originale per il suo tentativo di trasfondervi le teorie sull'intensit... dell'azione psicologica che aveva illustrato nella Lettera sul teatro. Il dramma non ha uno sviluppo consueto: la tragedia infatti si compie alle prime battute: Stibelev, credendo la moglie infedele, le spara contro due colpi di pistola, Katerina resta illesa fisicamente ma moralmente Š come se fosse uccisa. Katja Š innocente, non ha tra- dito il marito, ma la sua vita Š trasformata da quegli spari che uccidono in lei la purezza risvegliando l'elemento istintivo, bestiale. I quattro atti del dramma sono altrettante (r) stazioni¯ della perversione co- sciente e dolorosa, del disfacimento morale e fisico di Katerina. All'ini- zio del secondo atto Katerina Š vestita di bianco, colore doppiamente allusivo all'innocenza perduta e alla morte interiore sopravvenuta in lei. Katja inizia a condurre una vita pazza e sregolata sotto gli occhi del marito che non ha la forza di trattenerla: entrambi si lasciano tra- volgere dagli avvenimenti con assoluta passitivit.... Non c'Š lotta contro il male, c'Š solo resa incondizionata. In Andreev il male Š pi£ nelle cose che nelle persone e non si concretizza mai in personaggi dalla forte personalit..., i (r) cattivi ¯ di Andreev sono individui meschini, resi essi stessi infelici dal male che fanno agli altri. Il male come una palude mefitica mina alle radici tutto ci• che l'uomo ha costruito, distruggendolo, Š una forza brutale e irrazionale, emanazione del caos, principio ultimo della vita. Il bene si ritrae spaurito al suo passaggio, rifugiandosi in un lontano passato o in un improbabile futuro, e su tutto ha il sopravvento il caos. Kate- rina cede all'elemento distruttivo, bestiale che ogni uomo ka in s‚, ma non diventa mai completamente una creatura del male. Il desiderio di purezza, il rimpianto dell'innocenza perduta costituiscono il contro- canto che accompagna la sua inarrestabile caduta. Katja anche per questo non Š una (r) donna infernale ¯ alla maniera di Dostoevskij, come alcuni hanno detto, le manca la (r) velenosit... ¯, la demon¡a e l'in- tricata complessit... delle creature dostoevskiane. Nemirovic-Dancenko in un discorso tenuto a Pietroburgo alla (r) So- ciet... letteraria panrussa ¯ il 26 aprile 1913 in risposta a coloro che avevano stroncato il dramma, disse che in Katerina vivevano due princ¡pi, uno luminoso: il candore e l'altro oscuro: l'elemento bacchico. Il colpo di pistola fa scattare l'elemento bacchico fino ad allora latente. Katja Š al tempo stesso Maddalena e SalomŠ, alchimia di santit... e 102 peccato, e in questo non Š dissimile dalla (r) prostitu~ta santa ¯, figura ricorrente nelle lettere russe da Dostoevskij a Tolstoj, a Blok, a Rozanov. Andreev per• non penetra nell'enigma della sua metamorfosi morale, non scava, come avrebbe fatto Dostoevskij, nella sua anima: egli descrive quasi con stupore il processo di autodistruzione di Katerina, arrestandosi di fronte alla vittoria dell'irrazionale, senza motivarla n‚ spiegarla. Anche Aleksandr Benu... prese le difese del dramma, pur ricono- scendogli alcuni difetti: (r) (Ekaterina Ivanovna) Š il nostro vuoto mo- rale che guarda con occhi morti dallo specchio. Andreev Š un artista dotato di enorme talento e questo talento egli lo mette, come pu•, al servizio della societ.... Non Š colpa sua se non Š un Dostoevskij, ma noi, noi presi tutti insieme siamo colpevoli di non aver creato il nostro Dostoevskij ¯. L'intelligencija ha fornito a Andreev i personaggi, i temi, i lettori, e l'artista non ha fatto altro che svelare il crac morale di una parte di essa, concludeva Benu... (in (r) Rec ¯, n. 129). Ekaterina Ivanovna non Š soltanto la storia della rovina morale di una donna, ma Š anche uno spietato atto d'accusa alla sooiet... malata che la circonda. Anche nella sua vita sregolata Katja resta sempre su- periore alla societ... putrescente, di morti, che le Š vicina, incapace di darle il profeta che lei cerca, l'uomo che potrebbe restituirla a una vita autentica e sana. Katja Š vittima della volgarit... circostante e Andreev Š implacabile nella critica della societ... borghese, priva di valori morali. Ekaterina Ivanovna sollev• l'ultima grande ondata di polemiche su Andreev, dopo di che sulle sue nuove opere cal• l'indifferenza. I gio- vani non sopportavano le sue opere che consideravano superate, mentre i nuovi movimenti letterari che sorgevano i,n quegli anni facevano sem- brare la tematica e i procedimenti andreeviani lontani milioni di anni luce dalla realt.... Fioriva l'acmeismo, i futuristi iniziavano gi... a scanda- lizzare i benpensanti con le loro opere di rottura e gli atteggiamenti provocatori. Nel '13 mentre si pubblicav~no opere di Mandel'stam, di Evreinov, di Krucenych, di Chlebnikov, il manifesto cubo-futurista (r) Schiaffo al gusto del pubblico ¯, il romanzo Pietroburgo di Belyj, mentre si recitava al luna park di Pietroburgo la tragedia Vladimir Majakovskij dell'omonimo autore e David Burljuk teneva la lezione- provocazione Puskin e Chlebnikov, le opere di Andreev sembravano pezzi da gipsoteca. Nel '13 Andreev diede alle stampe solo due opere: il racconto Lui (On) e, in dicembre, il dramma Non ammazzare! (Ne ubij!). Andreev aveva scritto il dramma con una particolare attenzione per quelli che dovevano essere i suoi requisiti scenici, pensando cioŠ anche al pubblico e agli attori, inserendovi grotteschi elementi di vaudeville che non sempre si fondono col sostrato tragico del tema. Il protagonista Jakov, parente prossimo di Smerdjakov de I Fratelli Karamazov, Š convinto che tutto sia lecito, perfino l'omicidio immotivato, il pi£ assurdo, dal momento che nella societ... dove rovina il vecchio e il nuovo deve ancora nascere crollano tutti i principi e resta il nulla elementare e caotico capace di distruggere solo per avere uno sfogo. I1 popolo Š la prima vittima morale della societ... dell'epoca. I1 misero mondo del dramma Š un mondo morto in cui serpeggia qua Š l... il desi- derio di un profeta. L'opera, tecnicamente molto scaltra e di grande effetto sul pubblico, fu accusata di voler essere sensazionale a tutti i costi e di raffigurare la Russia come una terra morta. Gli si riconosceva per• la validit... della forma realistica. A questo proposito Andreev scrive al giornalista Anfit‚atrov: Non ammazzare! Š una cosa di carattere realistico per lo rneno per la sua forma esteriore. Ma non segna n‚ una svolta verso il realismo, n‚ l'ab- bandono delle mie precedenti ricerche mistico-simboliste. Semplicemente que- sta forma era l'unica rlspondente a un determinato mio staro d'animo. Non si riusc¡ a rappresentare il drarnma. Mentre era in allest:- mento al teatro Aleksandrinskij un giornale straniero riport• la notizia che un personaggio era ricalcato sulla ~gura di Rasputin. Gli ambienti vicini alla corte non nascosero malumore e indignazione e il teatro 10-~ fu costretto a rinunciare alla rappresentazione del dramma. Il 17 marzo 1914 si tenne al Teatro d'Arte la prima del dramma Il pensiero, elaborazione drammatica del racconto omonimo (Mysl' ! del 1902. Come di consueto il dramma suscit• pi£ critiche che consensi, nonostante la brillante interpretazione di Leonidov nella parte del protagonista e l'ineccepibile reg¡a di Nemirovic-Dancenko. L'aver ri- preso un vecchio racconto dimostrava come non esistesse soluzione di continuit... nella problematica andreeviana: infatti i¡ problema della fragilit... del pensiero umano agitava ancora Andreev esattamente come dodici anni prima. Kerzencev, il protagonista, era l'uomo che tentava (per l'ennesima volta nelle opere di Andreev) di porsi al di sopra della morale comune uccidendo premeditatamente e schermandosi al tempo stesso dietro l'alibi di una follia simulata. Ma il tentativo non riusciva allo sfortunato superuomo che, travolto dalla propria azione, vedeva la fiducia nel proprio intelletto vacillare e condannarlo al tormento del dubbio, dal momento che egli non riusciva a stabilire se, mentre ucci- deva, si fingeva pazzo o se lo era veramente. Andreev non assistette alla prima; in quel tempo si trovava a Roma con la moglie e seguiva per via epistolare le sorti del suo dramma. Da Roma scriveva a Leonidov dandogli indicazioni per una corretta interpretazione del personaggio: (r) Kerzencev stesso non sa se Š pazzo oppure no e proprio qui sta la sua tragedia e se tu vuoi essere naturale, senza nessuna forzatura, non devi saperlo nemmeno tu ¯ e terminava, dopo altre raccomandazioni: (r) In primavera vi raggiunger• a San Pietroburgo per vedere Il Pensiero. L'idea che non lo vedr• a Mosca mi fa perfino piacere. Mi sono stancato delle docce fredde cui mi sottopongono pubblico e critica, ma al fiasco de ll Pensiero [...] non vorrei proprio assistere: per la prima volta in vita mia potrei soffrirne sul serio ¯. In una lettera di cui Š ignoto il destinatario, ma che tutto lascia 105 supporre si trattasse dello stesso Nemirovic-Dancenko, Andreev pre- cisava: 1~ essenziale trovare nel dramma ritmo, semplicit..., seriet... e sincerit... ma voi saprete come renderli. Ci vuole il compasso [ . . . ], Š indispensabile esattezza delle bilance da farmacista, la psicologia si misura a grani... La notizia dell'insuccesso del dramma lo raggiunse a Roma, ama- reggiato scrisse a Leonidov: Oltre che per un naturale senso di solidariet..., come autore, sono con- tento che tu abbia ricevuto un riconoscimento e una meritata ricompensa per la tua fatica colossale e generosa. Non mi tocca il fatto che inveiscono contro di me, ma mi dispiacerebbe che altri soffrissero con me, come sof- fre Vladimir Ivanovic [Nemirovic] di cui questi asini non vedono n‚ l'ec- cellente lavoro n‚ il grande talento. Nonostante le ripetute professioni d'indifferenza nei confronti della critica, ogn¡ stroncatura lo toccava nel vivo, gettandolo nell'amarezza e nello sconforto. A proposito di un giornalista che lo aveva criticato violentemente scriveva a Telesov: Passando in rassegna il 1914 egli dice di me all'incirca cos¡: (r) Anche gli autori plu notevoli hanno mirato al sensazionale. Cos¡ Andreev ha scritto e dato alle scene due drammi a sensazione: Non uccidere! e 11 pensiero. En- trambi non hanno avuto su(r)esso ¯. Perche quest'asino pensa che abbia scritto Non uccidere! e Il pensiero per fare impressione? Che ha capito? E se Š un asino perch‚ scrive su un giornale [.. ]? Non pensare che io sia addolorato o o¡feso: ormai ci sono talmente abltuato che non mi ci inquieto IpiU [...] Come stai? Io mi onoro di essere seriamente malato, che il diavolo mi porti! Eppure lavoro molto moltissimo. Vorrei vedere come te la passi ora che siamo in guerra. Andreev aveva fatto appena in tempo a rientrare in Russia. La guerra dichiarata il 19 luglio aveva destato, come sempre, esplosioni 106 di entusiasmo nazionalista. Andreev, contagiato al pari degli altri da quest'epidemia di amor patrio e dimentico dei suoi acciacchi, riscopr¡ in s‚ la perduta vitalit... sotto l'effetto vivificante dell'acquazzone bellico. La guerra era stata dichiarata da un mese e egli scriveva: Il mio umore Š alle stelle, Š risuscitato come Lazzaro [ . . . ] l'entusiasmo Š realmente enorme, grande, incredibile: tutti sono fieri di essere russi [...] Se all'improwiso la guerra finisse adesso, ci sarebbe rammarico e anche di- sperazione, (mentre scrivo Anna suona (r) Dio salvi il re ¯ e io ascolto con piacere) Odio quelle persone ottuse e morte che a causa dei vecchi calli del partito non vedono n‚ se stesse n‚ il popolo (citato in O. Cechnovicer: Li- teratura i mirovaja vojna, Mosca 1938, pp. 103-104). Tra l'intelligencija serpeggiavano entusiasmo e paura. Brijusov e A. Tolstoj inviavano corrispondenze dal fronte mentre la guerra dettava a quelli che restavano a casa parole ora di speranza ora di angosciosa attesa. Andreev soffriva di non poter prendere parte attiva alla guerra e raccontava a Vera Beklemiseva nel mese di agosto: L'estate Š stata orribile, io ho una sorta di antiveggenza del futuro. Sento sempre la rnia vita. Dal momento della dichiara~ione della guerra tutto Š scomparso, non ci sono pi£ n‚ l'oscuro caos n‚ l'angoscia. Se mi chiedessero che mi Š successo risponderei che Š la risurrezione dei morti. Non Š solo la mia personale risurre~ione, Š soprattutto la risurrezione della Russia. So di non essere valido per la guerra, ma se non avessi questi dolori alla mano e alla testa, io sarei l..., non importa a che titolo. L'inattivit... forzata Š il peggior tormento. Non potendo fare altro, si dedic• anima e corpo al giornalismo patriottico. Con grande rapidit... scrisse un dramma ispirato all'invasione del Belgio da parte dei tedeschi: Re, Legge e Libert... (Korol', Zakon i Zvo~oda) che fu allestito in tutta fretta a scopo propagandistico al teatro Aleksandrinskij dal regista A. N. Lavrent'ev. Andreev vi aveva espresso la solidariet... personale e nazionale per il piccolo e pacifico stato aggredito dai tedeschi, agli occhi di Andreev forza bruta, inumana e incomprensibile, mentre nel protagonista, un noto scrittore belga di nome Emile Grelieu, traspariva evidente il richiamo a Maurice Mae- terlinck. All'autore, che era rimasto insoddisfatto della messinscena, andarono tiepidi consensi e accuse di eccessiva precipitazione. (r) Ancora non era decisa la sorte del Belgio in questa guerra, che L. Andreev aveva gi... aperto le chiuse belghe affogando nell'acqua l'esercito tedesco ~> ironizz• Gurev¡c il giorno seguente alla prima (in (r)Rec¯, 20 dicembre 1914). Scriveva articoli sulla guerra a un ritmo febbrile perdendo, come gli era connaturale, il contatto con la cruenta realt... del conflitto e vedendovi soprattutto la lotta di due princ¡pi contrapposti: uno ma- lefico, l'altro benigno incarnati rispettivamente dai tedeschi e dagli altri belligeranti. Dal suo gelido studio egli si configurava la guerra come l'urto squassante dei due princ¡pi metafisici e dopo l'entusiasmo iniziale lo prese il terrore della possibile vittoria dell'elemento caotico, dal momento che egli immancabilmente riduceva la realt... al comune deno- minatore delle sue paure. Nel novembre del '14 usc¡ a Pietroburgo il primo numero della rivista illustrata (r) Patria ¯ (Otecestvo), vi collaboravano pittori e let- terati tra cui Benu..., Repin, Kustodiev, Blok, Zamjatin, Remizov, Sologub e Andreev che scrisse, per i primi numeri della rivista, le Lettere sulla guerra (Pis'ma o voine), accesa invettiva contro il mili- tarismo tedesco. In quello stesso anno Andreev aveva pubblicato anche un pamphlet: Non esiste la morte per colui che ama la patria (Net smerti dlja togo, kto Ijubit rodinu) e l'articolo: In quest'ora minacciosa (V sej groznyj cas), rivelandosi uno degli scrittori pi£ impegnati nell'at- tivit... propagandistica. Andreev lavorava nella sua villa di Vammelsuu in solitudine quasi totale: le uniche visite erano quelle de¡ postino: con la guerra era impossibile frequentare vecchi amici e in casa erano rimasti solo i figli, la moglie e la madre. L'attivit... giornalistica l'aveva distratto dallo spettacolo del suo progressivo sfacelo fisico, ma la malattia non ~li 108 dava requie: le lettere di quegli anni sono costellate da amare allusioni alla stanchezza, allo stress da superlavoro e al dolore continuo, sordo, senza tregua. Nel 1915 per ben tre volte fu costretto al ricovero in clinica, ma, pigro e fatalista qual'era, una volta tornato a casa dimenti- cava le raccomandazioni e le prescrizioni dei medici e invece di curarsi, si rigettava a capofitto nel lavoro, felice di trovarsi ancora nella mischia. Nei primi mesi del conflitto la letteratura non s'era occupata d'altro che di guerra, ma gi... nel 1915 il fanatismo nazionalista s'era-sbriciolato, mentre un'ostica indi¡~erenza verso i fatti di guerra si diffondeva tra gli uomini di cultura. Blok scriveva nei taccuini: (r) Regresso allo stato selvatico: ecco l'espressione [ .. . ] Non c'Š cultura. La giovent£ Š piena di s‚, "apolitica", villana e volgare. I;anno le veci della sua cultura la Verbickaja, Igor' Severjanin e cos¡ via. Non c'Š lingua. Non c'Š amore. Non c'Š vittoria. Non si vuole la vittoria e non si vuole nem- meno la pace. Quando ci sar... una risposta, e da dove verr...? ¯ (in Zapisnye knizki. 1901-1920, Mosca 1965, p. 277). Tra un'apatia sempre pi£ generalizzata Andreev continuava come prima la sua attivit... politico-giornalistica: nel febbraio del '15 pubblic• un racconto intitolato Il ferito (Ranenyj), in cui non a caso il protago- nista era un ebreo: in quei mesi Andreev partecipa attivamente insieme con Gor'kij a un'energica campagna contro l'antisemitismo in risposta all'intensificarsi delle esplosioni d'odio antisemita che culminavano con sanguinosi pogromy. In febbraio fu pubblicata su (r) Gli annali della borsa ¯ (Birzevye vedomosti) un'(r) Inchiesta sugli ebrei ¯ (Lettera aperta al pubblico di tre scrittori) firmata da Gor'kij, Andreev e Sologub, e nel settembre dello stesso anno i tre scrittori divennero redattori della miscellanea (r) Il pavese ¯ (~cit) che aveva per scopo la lotta all'anti- semitismo. A partire dal 1911 i rapporti tra Gor'kij e Andreev erano molto migliorati (dopo la rottura seguita alla pubblicazione di Tenebra) anche se le loro opinioni su molti argomenti erano discordi, quando non erano addirittura opposte, come riguardo alla guerra che Gor'kij e i bolscevichi consideravano un massacro inutile, voluto dalle potenze imperialiste e a cui i lavoratori restavano profondamente estranei e 11o contrari. Andreev non era dello stesso avviso: infatti in ottobre pub- blic• l'articolo Non tacciano i poeti! (Pust' ne molcVat poety!) polemico nei confronti dei versi della Gippius (r) Allora avremmo voluto tacere. ¯ e dell'imperante distacco dei letterati dall'andamento della guerra. An- dreev si lamentava del fatto che teatri, giornali e lettori si disinteressa- vano delle opere patriottiche e accusava i borghesi di volersi divertire a ogni costo, voltando le spalle alla scomoda realt... della guerra Andreev si divideva equamente tra giornalismo e letteratura, durante l'anno scrisse due drammi, che aveva molto a cuore, e l'atto unico satirico 71 ca2)allo al senato (Kon' v senate) che andava ad aggiungersi ai drammi satirici (per la verit... non eccelsi): La morte di GMlliver (Smert Gullivera), Le belle sabine (Prekrasnye Sabinjanki) del 1911 e 1incompiuto Il monumento (Pamjatnik). Tra agosto e settembre aveva scritto Quello che prende gli schialJi (Tot, kto polucaet poscVeciny) che fu rappresentato al Teatro d'Arte di Mosca e a Pietroburgo all'Aleksan- drinskij con la regia di N.V. Petrov, e da cui il regista trasse anche un film nel 1916 Nel dramma l'elemento realistico, quello simbolico e quello psicologlco sono fusi perfettamente e il loro equilibrio conferisce al dramma un'eccezionale liricit.... Un tempo (r) Quello ¯ era uno scrittore famoso che, defraudato da un uomo delle idee, della fama e della moglie, abbandona il suo mondo e va a lavorare in incognito in un circo dove per tutti Š soltanto (r) Quello che prende gli schiaffi ¯. (r) Quello ¯ esegue il numero pi£ umiliante: far ridere la gente declamando alti discorsi che i colleghi del circo interrompono a ceffoni. Contro la vita che lo ha distrutto (r) Quello ¯ si vendica a~vilendo in se il dio che l'uomo, ogni uomo, porta in se stesso diventando (r) Quello che prende gli schiaffi ¯ perch‚ in lui tutti schia¡~eggino se stessi, la loro essen~a e dignit... e divinit... di uomini, l'ideale e il sogno della loro vita, perch‚ con gli schiafii che tutti gli danno egli in s‚ oltraggi la vita medesima: egli si fa un Cristo che muore ma non per rinascere; che so~re, ma non per redi- mere, bensl per vendicarsi;; che condensa in s‚ tutto l'orrore del mondo perch‚ in lui la vita che l'ha offeso colpisca e oltraggi se stessa. ~ il supe- ruomo tradito che per vendicarsi diventa subuomo (A. Tilgher, in Studi sul teatro contemporaneo, Roma 1923, p. 216). (r) Quello ¯ si inserisce nella linea del poeta-clown tragico di Laforgue e di Blok, burattino ferito che copre col riso l'amarezza dell'animo e la miseria della propria condizione in una passione che Š replica della passione di Cristo. C'Š anche la sottile mal¡a del circo che inebria e che Š Golgota al tempo stesso, la mal¡a della maschera che annulla la personalit..., liberandola. (r) Divento felice quando sono nell'arena e sento la musica. Ho la ma- schera che mi rende allegro come in un sogno. Ho la maschera e recito, posso dire tutto come un ubriaco, capisci? ¯ lice (r) Quello ¯ a pap... Briquet, il direttore del circo. Nel mondo desolato di (r) Quello ¯ sorride un'ultima speranza: I'amore per Con- suella, una cavallerizza candida e perversa che ora tratta (r) Quello >~ come se fosse il suo buffone di corte, ora ha verso di lui slanci di sincera tenerezza: ma quando (r) Quello ¯ le confessa il suo amore ConsuelLa lo schiaffeggia: vuole diventare una gran dama e accetta senza rimpianti di sposare il ricco Barone. Durante la serata in suo onore, I'ultima che Consuella passer... nel circo, <~ Quello ¯ per amore, con un'infinita tristezza l'avvelena, non per gelosia, ma per salvare in lei l'elemento divino, innocente e istintivo. E si avvelena a sua volta. Ma nemmeno nella morte riesce a essere il primo: prima che lui muoia il Barone si uccide con un colpo di pistola, precedendolo. In questo dramma il simbolo ha pienezza e corposit... ed Š fuso perfettamente con la dolente figura dell'uomo rovinato che cerca l'abie- zione totale e l'autodistruzione in un circo di provincia. Meno chiara Š la figura del Signore ~I'espressionistico anonimato di Andreev! ) I'uomo che ha rubato a <~ Quello ¯ fama, moglie e felicit.... Forse, Andreev stesso lo suggerisce, egli rappresenta la folla che, vivendo dello scrittore, lo odia e lo soffoca nella sua invidia, (r) avido ragno 1 1 1 insaziabile ¯ blokiano. Il dramma non ebbe successo: il suo significato allegorico era rimasto oscuro al pubblico mondano e impellicciato ,dei due grandi teatri. Andreev and• a Mosca per assistere alla rappresenta- zione e incontr• Zajcev, un vecchio amico dei tempi dei (r) mercoled¡ ¯: Era un altro Andreev, non era quello con cui si filosofeggiava sulla Presnja e si passeggiava tra le betulle di Butov. Lacerazione, stanchezza, il cuore che batteva faticosamente, penosa eccitabilit.... Solo gli occhi alle volte splendevano come prima. (r) Hanno rovinato il dramma -- disse -- l'hanno assassinato. La parte principale non Š stata capita. Ma guarda -- e indicava un mucchio di scollature--come si divertono quest'asini. Che piacere per loro tirare calci ¯ Part¡ per Pietroburgo confuso e avvilito. Nel ' 15 Andreev scrisse il dramma Sa~lsone in catene (Samson 2J okovach ) che fu pubblicato solo postumo: Andreev aveva a cuore l'opera e non si sentiva di offrirla al ludibrio del pubblico, evitava perfino di parlarne coi giornalisti e si rifiut• di darla a Telesov che gli aveva chiesto un lavoro da pubblicare nella miscellanea (r) Ai soldati russi prigionieri ¯ di cui era redattore. I1 lavoro su Sansone l'aveva logorato, ma era rimasto soddisfatto del dramma e ora ne era addi- rittura geloso. Scriveva a Golousev: (r) E' una cosa buona, non ho altro per la testa e mi Š difiicile parlare d'altro. Tra non molto la legger• a Pietrogrado e la mander• a Nemirovic... ¯ Fu amara la sua disillusione quando seppe che il Teatro d'Arte non avrebbe rappresen- tato il dramma. Era talmente convinto della validit... di Sansone, che fece di tutto per persuadere Nemirovic, ma senza risultato. Il dramrna prendeva lo spunto dal racconto biblico della lotta di Sansone contro i filistei e il personaggio biblico era visto come un'anima assopita che alla fine si risveglia, ritrovando se stessa, come un dio che si libera dalle pastoie del male dopo un iniziale periodo di abbandono passivo. Andreev era letteralmente infatuato del suo lavoro, lo lesse solo ai pochi amici dei (r) mercoled¡ ¯ senza per• trovare il coraggio di chiedere il loro parere. Infatti Sansone non era piaciuto. Le amarezze sembravano non dover avere mai fine per lui e quanto pi£ si sentiva calpestato dalla vita, tanto pi£ si rifugiava in una se- conda, ideale realt.... Negli ultimi anni di vita Andreev soffr¡ di vero e proprio sdoppiamento della personalit.... Scriveva a Zajcev: A ogni anno che passa divento sempre pi£ indifferente verso la realt... quotidiana, poich‚ in essa io sono solo uno schiavo, un padre e un ma- rito [ ... ] per me il frutto dell'immaginazione ha sempre avuto un valore superiore a quello del reale, il sentimento pi£ forte l'ho provato in sogno: per questo ho tanto amato l'ubriachezza e i suoi sogni meravigliosi e ter- ribili. Anche il lavoro per lui apparteneva alla seconda realt..., unico ri- scatto d'un'intollerabile vita d'angustie. Scriveva ancora a Zajcev: Quanti giorni noiosi, quanta gente insignificante popolano la realt... quo- tidiana! Ma nella mia realt... tutti i giorni sono interessanti, anche quelli di pioggia, e tutti gli uomini sono interessanti, anche i pi£ stupidi. Ora fuori pioviggina, c~Š solo pioviggine e null'altro all'infuori dell'umida Finlandia e dei brividi lungo la schiena, ma se inizio a descriverlo diventa subito in teressante e si crea un'atmosfera, ma quanto pi£ la mia descrizione sar... ve- rosimile, tanto meno render... la verit.... Poich‚ la stessa parola appartiene alla seconda realt... ed Š di per s‚ un quadro, un racconto, una composizione. Lo sdoppiamento della personalit... si rifletteva chiaramente nelle let- tere e nei suoi diari. Non solo l'anima, ma anche la sua vita sembrava correre su un doppio binario. Le contraddizioni s'erano acuite in lui al punto di dilaniarlo e lui si concedeva ora all'una met... del suo mondo, ora all'altra. E mentre una met... del suo (r) io ¯ era tesa a cogliere con l'intuizione, non con la ragione, il senso della vita, l'altra met... in- tratteneva gli ospiti nella villa sfarzosa e concedeva interviste, assetata d¡ notoriet.... Questa sua duplicit... era la causa prima di quell'instabilit... psichica che colpiva chiunque gli fosse spiritualmente vicino. Anche nel 1916 la frenetica attivit... di Andreev gravit• intorno a diversi poli d'interesse: il giornalismo e la propaganda bellica, il tea- 114 tro a leggero ¯ realistico e satirico e la tragedia in cui riaffiorava, sotto la spinta distruttrice della guerra, I'espressionismo. I1 suo atteggiamento verso la guerra era cambiato: ora accoglieva con sgomento i bollettini degli insuccessi russi, attendendo con ansia notizie del fratello Andrej, combattente sul fronte prussiano. (r) Che tri- stezza la guerra! non in s‚, ma per le nostre sconfitte i~n Prussia. C'Š un desiderio febbrile di vittoria, ma la vitalit... dei tedeschi si fa seria- mente preoccupante ¯ scriveva a Golousev. Eppure i suoi articoli erano ancora bandistici inni alla vittoria, come il racconto Il giogo della guerra (Igo vojny) comparso nel maggio del '16 nell'almanacco di (r) ~ipovnik ¯. La metamorfosi, operata dalla guerra, del protagonista da vigliacco a eroe, fu accusata di patriottismo di bravura e di grande debolezza. Ac- coglienza altrettanto tiepida, eccezion fatta per le lodi (inaudito!) della Gippius, aveva avuto il racconto Il volo (Polet) pubblicato gi... nel '14 col titolo di Oltre la morte (Nadsmertnoe). Andreev vi narrava della sconfinata sete di libert... di un aviatore che nemmeno l'amore della mo- glie riesce a legare alla terra e che, inebriato dall'assoluta libert... degli spazi celesti, parte per non fare pi£ ritorno. Sul finire dell'anno l'attivit... giornalistica di Andreev divenne pi£ regolare e intensa: gli era stata affidata la redazione delle sezioni lette- raria, critica e teatrale di (r) Russkaja Volja >~ ((r) La libert... russa ¯ op- pure (r) La volont... russa ¯, in quanto in russo il termine ~< volja ¯ ha il duplice significato di (r) libert... ¯ e di (r) volont... ¯. N.d.A.), un giornale che nasceva in un clima di sospetto e di inquietudine. Infatti la stampa progressista era al corrente dei legami esistenti tra il giornale e il ministro degli Interni A. D. Protopopov. Si trattava di una grossa operazione finanziata dall'industria pesante e dal commercio, in lotta col movimento rivoluzionario dei lavoratori, che mirava a raccogliere let- tori e consensi intorno a un giornale apparentemente progressista ma in effetti al servizio dei gruppi di potere che lo finanziavano. Protopopov pensava di ricorrere a grandi firme del giornalismo quali Gor'kij, Koro- lenko e Andreev per dare al giornale autorevolezza e credibilit.... Gor'kij e Korolenko, al corrente dell'origine (r) nera ¯ del finanziamento, rifiuta- rono mentre Andreev, che ne era all'oscuro, accett• entusiasticamente. Sperava cos¡ di risolvere i suoi problemi finanziari, che si erano aggra- vati per la sua prodigalit... e per le sue (r) quotazioni ¯ in ribasso, e di poter dare la sua impronta alla politica editoriale della capitale. I1 primo numero del giornale usc¡ il 15 dicembre 1916 con l'articolo di Andreev Guai ai vinti (Gore pobezdennym) in cui criticava aspramente il diffuso atteggiamento disfattista. Andreev era in buona fede: credeva veramente di avere la massima libert... d'azione nel giornale e nei suoi articoli definiva basse menzogne le voci sui finanziamenti poco cri- stallini del giornale. Ancora prima che il quotidiano uscisse, quando ne era ancora in ballottaggio il titolo (Zarja, Narodnaja Volja, Russkaja Volja) Andreev cercava collaboratori, garantendo personalmente l'asso- luta indipendenza del giornale. Era convinto che il suo nome bastasse a fugare ogni sospetto al riguardo, ma non era cos¡: dei suoi e vecchi amici accettarono solo Bunin e Kuprin, molti rifiutarono e tra questi Gor'kij, Korolenko, Blok e ~:ukovskij. Pressato da richieste frequen- ti, ~ukovskij temporeggiava: Insisteva. Da tempo evitavo di rispondegli direttamente poich‚ era sem- pre malato, respirava appena e peggiorava ogni giorno. Alla fine mi decisi con dolore a andare da lui sulla Mojka, dove viveva, e dirgli francamente che ero costretto a rifiutare il suo invito. Entrai nella sua stan~a. Era sdraiato sul sof.... Non appena dissi: (r) Leo- nid Nikolaevic, non posso assolutamente... ¯ egli mi lanci• uno sguardo di rimprovero carico di tristez~a, non disse una parola e si volt• verso la parete. Questo fu il nostro ultimo incontro (in Ljudi i knigi, Mosca 1958, p. 519) I1 lavoro al giornale lo costrinse a trasferirsi a Pietrogrado (durante la guerra il teutonico (r) burg ~> era stato cambiato con lo slavo (r) grad ~ fu un lavoro ingrato da cui usc¡ infiacchito nel fisico e screditato come giornalista poich‚, nel crescendo delle sconfitte russe, i suoi tonanti e retorici appelli alle forze armate per una pronta riscossa sembravano fuori della realt.... Il 17 dicembre, la sera stessa in cui Rasputin veniva ucciso, a Mo sca al teatro di F. F. Komissarzevskij si tenne la prima di Requiem (Rekviem), un dramma che Andreev aveva gi... finito nel 1913 ma che solo ora aveva ricevuto la stesura definitiva. Sotto la reg¡a di V. G. Sa- chnovskij le rappresentazioni si trascinarono stancamente fino all'ot- tobre del '17, quando con la Rivoluzione fu tolto dal repertorio. An dreev non assistette nemmeno a una rappresentazione del suo dramma. Andreev rifece due volte anche un altro lavoro che gli era parti- colarmente caro: Il valzer dei cani (Sobacij Val's) che portava il sotto- titolo di Poema della solitudine (Poema odinocVestva). La prima variante del dramma, a detta della Beklemiseva piuttosto incomprensibile, risa- liva al '14 e solo nell'autunno del '16 Andreev stese il dramma nella sua forma definitiva. Come di consueto lo invi• a Nemirovic-Dancenko, rimanendo pOi assai amareggiato dalla mancata inclusione del Valzer dei cani nel repertorio del Teatro d'Arte. L'opera, alquanto debole, Š uno zibaldone dei pi£ ricorrenti mo- tivi andreeviani: terrore della solitudine, sdoppiamento della perso- nalit..., la mascherata grottesca, l'autoavvilimento dostoevskiano, la de- formazione; il tutto sullo sfondo di una Pietroburgo d'incubo, nebbiosa, malefica, pullulante di spettrali ombre espressionistiche. Nella vita sbi- lenca di Enrico, il protagonista, risuona spesso il (r) valzer dei cani ~>, una musica stravolta e stridula legata al rimpianto dell'innocenza, al mo- tivo dell'infanzia vista come mitica et... perduta. Come sempre nelle pi£ deboli creazioni andreeviane, l'opera pecca soprattutto di mancanza della necessaria misura: troppo melodramma, frasi turgide di retorica, iterazione talmente ossessiva da perdere ogni forza e plausibilit... Finch‚ Andreev fu in vita l'opera non fu n‚ pubblicata n‚ data alle scene, usc¡ postuma a Parigi nel 1922 in (r) Note contemporanee ~ (So- vremennye Zapiski)--dopo la morte di Andreev Anna Il'inicna l'aveva 11~ trovata casualmente tra le carte del marito--e fu rappresentata a Mo- sca al (r) Pokazatel'nyj teatr ¯ nel 1920 con la reg~a di I. N. Pevc•v e di V. Sachnovskij. Altre opere di Andreev furono pubblicate postume, tra queste il racconto Il diavolo al matrimonio (~ert na svad'be) e gli atti unici: Un avvenimento (Proissestvie) e Il pappagallo (Popugaj) editi da J. Ladyschnikow a Berlino. Era un Andreev proteiforme quello che si offriva ai lettori nel 1916: giornalista, drammaturgo agitato da problemi esistenziali e scrittore di piŠces senza problemi. Infatti in marzo era stato pubblicato nella mi- scellanea (r) La Parola ¯ (Slovo) il dramma La giovent£ (Mladnost'), scritto nel '14 durante il soggiorno romano, gaia reverie dei tempi del liceo, sfumata del lirismo dei ricordi. Nello stesso anno Andreev scrisse Cari fantasmi (Milye Prizraki), uno studio sull'intricata psicologia del giovane Dostoevskij. Il dramma, scritto in una settimana, prendeva lo spunto da una pagina del Diario di uno scrittore di Dostoevskij, in cui l'autore ricordava la visita not- turna di Nekrasov e Gregorovic (sostituito da Belinskij nella traspo- sizione andreeviana) dopo la pubblicazione di Povera Gente, il romanzo che r~se famoso Dostoevskij. Kugel' ricorda di essere stato presente alla lettura di Cari fantasmi fatta dallo stesso Andreev. In quella circo- stanza il dramma gli piacque, ma quando lo vide all'Aleksandrinskij con la reg¡a di E. P. Karpov lo trov• insopportabile: i protagonisti troppo patologici, (r) asimmetrici nell'anima ¯ e un'atmosfera non realistica, ma da favoletta. Anche Cari fantasmi fu pubblicato postumo. Venne il febbraio 1917, la rivoluzione. Andreev torn• a sperare: forse si sarebbe posto fine al grave stato di disordine interno e sa- rebbe stata cos¡ possibile un'azione pi£ compatta e decisa contro gli Imperi Centrali. La sua euforia fu di breve durata, dopo pochi giorni scriveva: (r) La festa dell'animo Š durata tre giorni e ora Š alla fine. Nella rivoluzione Š entrato un nuovo personaggio: il cannone ¯. Guardava con diffidenza al Governo Provvisorio e nel pamphlet edito da (r) Russkaja Volja ¯ in un milione di copie: Rovina. A che va incontro la Russia? (Gibel'. ~to zdet Rossiju?) espresse la sua accorata disisuma verso il nuovo governo. Il tono era quello di uomo che non si attende pi£ nulla dalla vita, se non lo sfacelo totale. Elencava le pia- ghe della Russia: la fame, la disgregazione dell'esercito, la forza cre- scente dei movimenti separatisti, la sfiducia delle masse contadine nel Governo Provvisorio e nel Soviet dei deputati. Vedeva la Russia come un'inerme moribonda, esposta alle ruberie di tutti. Tradiamo la rivoluzione, gettiamo il suo grande nome nel fango delle nostre discordie e vilt.... Il mondo si Š imbattutu nella rivolu~ione russa come in un sogno. Come fur~no belli i suoi primi passi, ma che penser... pOi, quando si compir... tutto ci• che si Š detto? (p. 15). 1 18 Andreev non maledir... la Russia quando tutto il mondo lo far.... Come posso maledire mia madre? Stenter• corl lei la sua vita amara e penser• solo che noi siamo un popolo infelice. Noi siamo un popolo in- felice! [ ] A lungo hanno flagellato la Russia d~ destra e ora, voltatala sull'altro fianco, la picchiano da sinistra e se anch'io meriter• delle percosse ci• mi ~wiciner... alla Russia. i~ la sola cosa che voglio (p 16). Pieni di sgomento per le sorti della Russia erano i suoi articoli Alla memoria dei caduti per la libert... (Pamjati pogibsich za svobodu), A te, soldato! (K tebe, soldat!) e il pamphlet, apparso in settembre, Veni Creator! ironico e scettico sulla figura di Lenin. Andreev era sempre pi£ solo. In giugno Serafimovic scriveva a Kipen: (r) E di~icile immaginare quanto i lavoratori abbiano disprezzato e odiato Russka~a Volja". Ho scritto a Leonid scongiurandolo di andarsene dal giornale [ .. . ] . Negli strati borghesi, tra l'intelligencija e gli scrittori c'Š umore ultrareazionario: sbranerebbero i lavoratori, i partiti socia- listi e soprattutto i bolscevichi ¯. In luglio Serafimovic scriveva ancora a Kipen a proposito di A te, soldato!: (r) Non ho mai letto una bana- lit... pi£ marchiana. Povero Leonid, si sta rovinando... respira un'atmo- sfera avvelenata: Š circondato da una tale canaglia! ¯ (in Sobranie Socinenij, VII vol., Mosca 1959, pp. 520-522). L'ultimo articolo di Andreev prima della rivoluzione d'Ottobre fu Quesito (Vopros) in cui invocava l'aiuto degli alleati contro l'avanzata tedesca accennando con angoscia alla terribile eventualit... di una guerra civile. Aveva ragione Andreev quando diceva di presentire il futuro: I'avvicinarsi della rivoluzione d'Ottobre lo vedeva sempre pi£ inquieto: era come se sentisse il tuono sotterraneo della Rivoluzione farsi sem- pre pi£ vicino: il suo schianto l'ammutol¡. Nonostante la sua miopia politica egli aveva l'udito della storia, intuiva il corso degli avvenimenti, da anni aveva presagito la rovina irrefrenabile della vecchia Russia. In- fatti all'inizio della guerra aveva detto: (r) Si scrive "guerra", ma bi- sogna leggere (r) rivoluzione ¯ ¯. (r) Russkaja Volja ¯ fu prelevata dal giornale bolscevico (r) Izvestija ¯ e Andreev torn• definitivamente a Vammelsuu. Andava a Pietrogrado solo a trovare la madre malata, viveva in continuo affanno, tormentato dai dolori e dal problema di come tirare avanti in un momento cos¡ terribile. La Russia intera era alle corde, stremata dalla guerra, dalla fame, dal cataclisma politico. Blok scriveva nei taccuini: (r) Sto a mio agio in quest'abisso cupo e solitario che si chiama Pietroburgo 1917, Russia 1917. Dove voli, vita? ¯ (in Zapisnye Knizk¡, cit., p. 492). I soldi erano finiti, Andreev e la famiglia facevano la fame, ma alla moglie e ai figli era vietato parlarne. (r) Villa Avance ¯--cos~ l'aveva soprannomi- nata Andreev per i debiti che gli era costata -- andava in malora: i somtti ammufffiti, i pavimenti sconnessi, il gelo penetrava dappertutto, anche lo studio era diventato inabitabile, ma non c'erano i soldi per le riparazioni. Andreev rimase inattivo tutto l'autunno e l'inverno. In primavera col disgelo ritorn• un soffio di vita e lui riprese a scrivere: era il suo stridulo canto del cigno, lungo grido espressionista di smarrimento. S'intitolava: Il diario di Satana (Dnevnik Satany), fu pubblicato po- stumo e incompiuto, e nella stagione '22-'23 ne venne rappresentatQ al- l'Aleksandrinskij un adattamento teatrale. Nel romanzo Satana s'in- carna in un uomo, il ricco americano Henry Wandergood, e viene sulla terra dove scopre tutto l'orrore della condizione umana: il destino di marionetta, di bambola condannata a campare del (r) misero sacco ¯ della ragione per poi essere infranta e gettata nella pattumiera. Anche l'idea dell'amore -- ...ncora di salvezza -- non Š che una pietosa illusione: la protagonista dal volto di Madonna Š in realt... una losca figura. Re- sta solo la rivolta universale. Magnus, l'uomo malefico antitesi del fi- lantropo Satana, Š l'ultimo e anche il pi£ sconsolato ribelle andreeviano Andreev rimase a Vammelsuu fino all'inverno del 1918 tra infiniti stenti; anche per chi avesse avuto del denaro era assai difficile procurarsi i1 cibo, gli Andreev pOi erano letteralmente in miseria e la loro casa era venuta a trovarsi sulla linea che divideva i (r) Rossi ¯ dai controrivoluzio- nari (r) bianchi ¯. In inverno alla casa furono tagliati anche i fili della luce e gli Andreev furono costretti a rifugiarsi a Tjursevo, un vicino vil- laggio dell'entroterra. La forzata inattivit... opprimeva Andreev. Scriveva a Telesov: duole sempre qualcosa. Non posso lavorare. Ho passato tre settimane in citt..., dove si trovava gravemente malata la mamma, non ho visto nessuno passavo i giorni accanto a lei, ora si sta rimettendo I bambini sono in buona salute e se la spassano tra la neve. Ho smesso di dipingere e per noia, per riempire il tempo vuoto prendo lezioni di canto. In maggio annotava nel diario: Viviamo come Robinson contemporanei e ci• sarebbe insopportabile se questa vita [...] Vorrei pregare Møarøc che? rEestituisconO un senso anche L'ultimo suo scritto, pubblicato nel febbraio '19, s'intitolava 5.0 5 e conteneva il suo accorato appello al mondo perch‚ salvasse la Rus sia dal (r) caos e dalla tenebra ¯ del bolscevismo. Alla fine della sua vita Andreev andava in deriva verso la controrivoluzione. Infatti dopo un'ef- 120 fimera infatuazione per la rivoluzione era approdato a posizioni decisa- mente controrivoluzionarie. Forse la parola stessa l'aveva affascinato con la sua accattivante promessa di una radicale palingenesi della societ.... Pochi mesi dopo la rivoluzione d'Ottobre aveva scritto a un nipote sa- lutando la (r) nuova maestosa struttura, spaziosa e raggiante ¯ che avrebbe sostituito (r) ia vecchia casa della Russia, ammufmta, fetida e infe- stata di cimici ¯. Si era addirittura rammaricato della vittoria che i (r) Bian- chi ¯ avevano riportato in Finlandia sui (r) Rossi ~> sen~a nascondere i suoi timori che la fine della rivoluzione potesse fermare per sempre il pro- cesso di rinnovamento in atto nella vita russa. Ma la pace separata con la Germania, stipulata dai bolscevichi, I'aveva colpito come un inaspet- tato tradimento e da allora in poi per i (r) Rossi ¯ ebbe soltanto tonanti anatemi. Desiderava solo che gli alleati salvassero la Russia dai (r) bar- bari ¯, dai rossi (r) Savva ¯. In occidente fu data una grande pubblicit... a S.O.S. e nel '20 I'opera fu pubblicata a Londra dal Comitato di Li- berazione Russo con l'introduzione di Pavel Miljukov, il leader del partito dei Cadetti. Quando nell'agosto del 'lg si form• in Estonia il (r) Governo Nord-Occidentale ¯ Andreev, oppresso dall'assillo di ren- dersi utile alla Russia, si offr¡ di curarne la campagna propagandistica, ma la sua collaborazione fu bruscamente rifiutata. A Tjursevo ebbe un violento attacco cardiaco che lo lasci• semi- invalido: era l'inizio della fine La sua capacit... creativa s'era comple- tamente esaurita, era infermo, lontano dalla Russia, circondato da una folla meschina d'ammiratori emigrati: banchieri, aristocrarici, uomini d'affari, i filistei che aveva sempre visceralmente detestato. Gor'kij che in quegli anni salvava dalla fame molti intellettuali procurandogli la- vori di traduzione, chiese al vecchio amico di scrivere per i bolscevi- chi, ma Andreev li odiava e rifiut• decisamente. Voleva partire per l'America dove avrebbe fatto un tour descrivendo gli orrori che av- venivano in Russia, ma nel frattempo doveva sfollare per sottrarsi alle incursioni aeree. Nel settembre '19 si trasferi con la famiglia a Musta- maggi, un villaggio pi£ lontano dalla frontiera di quanto non lo fosse Tjursevo. 1 21 L'8 settembre annotava nel diario: Anche ieri alle tre e mezza di notte c'Š stata un'incursione aerea. Non staro a raccontarla: tutto Š cos¡ rivoltante al mondo, Š cos¡ intollerabi~- mente noioso vivere, parlare, scrivere che manca 13 forza e la volont... di tracciare anche poche righe: Per chi? Perch‚? Il 12 settembrc ebbe un altro attacco di cuore: mortale. Ai suoi funerali andarono solo i vicini, i rifugiati e gli emigrati dei dintorni, gente che non a~leva avuto nulla in comune con lui: degli amici non c'era nessuno. In Russia la notizia della sua morte arriv• qualche giorno dopo. Gorkii fu i1 primo a saperlo e confuso, con vcce sorda, curvo pi£ del solito ne diede 1 annuncio in una stan~a della (r) L(etteratura Mondiale ¯. Aveva le lacrime agli occhi. Prima di uscire si volt• sulla soglia e disse: (r) Com'Š strano! Era il mio unico amico. Gi..., l'unico ¯. Poi si accost• a Blok: (r) Voi lo conoscevate? Scrivete di lui. E VOl tuttl scrivcte ci• che vi ricordate. Anch'io scriver•. Assolutamente ¯ (K. (~ukovskij, in Ljudi i knigi, cit., p. 519). 122 NOTA BIBLIOGRAFICA OPERE DI LEONID ANDREEV Polnoe Sobranie Socinenij, 8 volumi, Marks, Peterburg 1913 (comprendente tutte le opere di A. fino al 1913). Sobranie Socinenij, Prosvescenie, Peterburg 1910-1916. Korol', zakon i svoboda, Teatr i iskusstvo, Peterburg 1914. V sej groznyj cas, in ~< Birzevye vedomosti ¯, 7-XII-1914. Ranenyj, in (r) Birzevye vedomosti ¯, 22-II-1915. Pust' ne molcat poety, in (r) Birzevye vedomosti ¯, 18-X-1915. Tot, kto polucaet posceciny, (r) Teatr i iskusstvo ¯, Peterburg 1915. Mladnost', in (r) Slovo ¯, Kn-vo pisatelej, Moskva 1916. Polet. Rasskazy i p'esy, in: vol. XVI, ed. (r) Kn-vo pisatelej ¯, Moskva, 1916. Igo vojny, in: vol. XXV, ed. (r) ~ipovnik ¯, Peterburg 1916. Pamjati pogibsich za svobodu, Peterburg 1917. K tebe, soldat!, in (r) Russkaja Volja ¯, 14-VII-1917. Gibel'. ~to zdet Rossiju?, Volja, Moskva 1917. S.O.S., Biblion, Helsingfors 1919. Dnevnik Satany, Biblion, Helsingfors 1921. (~ert na svad'be, Novaja Zizn', Moskva 1922. Sobacij val's, in (r) Sovremennye Zapiski ¯, Paris 1922. Proissestvie. Popugaj, Ladyschnikow, Berlin s. a. Mysl', Ladyschnikow, Berlin s. a. Nadsmertnoe, Ladyschnikow, Berlin s. a. Pis'ma Leonida Andreeva, Leningrad 1924. Samson v okovach, in (r) Sovremennye Zapiski ¯, Paris 1925. Rekviem, in Rekviem. Sbornik v pamjati Leonida Andreeva, Federacija, Moskva 1930. P'esy, Moskva 1959. Pis'ma k N. K. Michajlovskomu (1901-1902); Pis'ma k N. S. Miroljubovu (1899-1907) a cura di D. K. Muratova, in (r) Literaturnyj Archiv ¯, vol. V, Moskva-Leningrad 1960. Neizdannye pis'ma Leonida Andreeva, in (r) Ucenye zapiski Tartuskogo gos. un-ta ¯, Tartu 1962-1968. Gor'kij i Leonid Andreev. Neizdannaja perepiska, in (r) Literaturnoe Nasledstvo ¯, vol. 72ø, Nauka, Moskva 1965. 123 Le citazioni delle opere di A. comprese entro il 1913 sono state tratte da Polnoe Sobranie Socinenij, in 8 volumi, Peterburg 1913 (la cifra romana indica il volume, quella araba la pagina) La traduzione dei brani de La vita dell'Uomo Š di E. Lo Gatto (da Teatro russo, Milano 1955), per il brano di Quello che prende gli scbia~i si Š riportata la traduzione di C. Staffetti e B. Gurevic (Venezia 1921) I passi della corrispondenza di A. e delle testimonianze degli amici ove non sia diversamente indicato, sono tratti da: Kniga o Leonide Andreeve Vospominanila, Letchworth 1970; Rekviem. Sbornik v pamjati Leonida An dreeva, Moskva, 1930: (r) Literaturnoe Nasledstvo ¯, 72ø vol. (Gor'kij i Leonid Andreev. Nelzdannaja perepiska), Moskva 1965. 124 PRINCIPALI TRADUZIONI IN ITALIANO DELL OPERA Dl ANDREEV La pri~ma traduzione italiana di un'opera di A. risaIe al 1904, anno in CUI 1I racconto Il pensiero fu pubblicato nella (r) Nuova Antologia ¯ Negli anni '10 e '20 furono numerosissime le traduzioni italiane del- l'opera di A., ma erano per lo pi£ lavori abborracciati che spesso si basavano non sull'originale russo, ma su traduzioni in altre lingue. La (r) Biblioteca Universale Sonzogno ¯ si distinse per l'impegno e la continuit... con cui pubblic• la quasi totalit... dell~ produzione andreeviana avvalendosi delle traduzioni di C. Castelli, P. Gobetti, A. Prospero, D. Cinti 0. Felyne, G. Macchi. Sulle opere non era indicato I'anno edizione, comun- que le traduzioni vanno collocate, (r) grosso modo ¯, in un arco di tempo compreso tra il 1920 e il 1931. Furono pubblicati i seguenti drammi: I giorni della nostra vita, L'Oceano, Anatema, Alle stelle, Quello che prende gli schia~, Non ammazzare!, La vita dell'Uomo, Anhssa, Caterina Ivanovna Il valzer del cani, Il professor Storizin, I giovani, Le belle Sabine: L'amore per il prossimo, Re Fame, Gaudeamus (11 vecchio studente), Ignis sanat (Savva), Le Maschere Nere. Dei racconti furono pubblicati: La rivoluzione. Cos¡ fu, Giuda Iscariota, I sette impiccati Il riso rosso Il figlio dell'#omo e altre novelle (La marsigliese, L'allarme j, Il giogo della Furono pubblicati da altre case editrici: Re, legge, libert..., trad. di O. Campa, Carabba, Lanciano 1915. L'abisso, trad. di P. Gobetti e A. Prospero, in (r) Energie Nove ¯, 1919. L'angioletto, trad. di P. Gobetti e A. Prospero, in (r) Energie Nove ¯, 1919. Lazzaro e le altre novelle (I cristiani, La marsigliese, Straniero, Fantasmi, Ben Tovit) a cura di C. Rebora, Vallecchi, Firenze 1919. Anatema (brani), trad. di E. Lo Gatto in Una vittima del dubbio: Leonid Andreev Quaderni Bilychnis, Roma 1921. Padre Vassili. Bassi fondi. La tnarsigliese, trad. di C. Castelli, Avanti!, Mi- lano 1922. Il Belgio vivr..., Prima versione dal russo di Markofi: e L. E. Morselli, Bon- tempelli, Roma s. a. Il pensiero. Le Maschere Nere, trad. della Duchessa d'Andria, Caddeo, Mi- lano 1921 . Sansone incatenato, trad. di O. Felyne, Bietti, Milano 1930. Negli anni '30 e '40 diminu¡ l'interesse per l'opera di A. e le traduzioni divennero pi£ sporadiche; tra queste segnaliamo: Il diario di Satana trad. di C. Castelli e D. Macchi, ~vlonanni, Milano 1932. Racconti e drammi, a cura della Duchessa d'Andria (comprendente i racconti: Il silenzio, La difesa, Un amico; e i drammi: Ekaterina Ivanovna, Il professor Storizin, Anhssa) Torinese, Torino 1939. Il silenzio, trad. di E. Lo Gatto in Novellieri slavi, De Carlo, Roma 1946. I sette impiccati, Gi7~da Iscariota e altri racconti (comprendente: L'abisso, Lazzaro, I cristiani, Dies Irae, Cos¡ fu), trad. di M. Rakovska e N. Per- roni, Rizzoli, Milano 1955. La vita dell'Uomo, in Teatro russo, Bompiani, Milano 1955. Il dramma si avvale della pregevole traduzione di Ettore Lo Gatto, una delle poche purtroppo non svilite da un lessico ormai superato. SCRITTI SU LEONID N. ANDREEV in russo: Nel decennio 1903-1913 si assiste al fiorire di tutta una letteratura cri- tica dedicata a A.: la sua opera viene messa a confronto con quella di Gor'kij ed entrambi gli scrittori sono presentati come i capiscuola del rea- lismo russo del primo Novecento, ma gi... si levano voci di dissenso che indicano piuttosto in A. un esponente del simbolismo. Tra i pareri pi£ autorevoli: Avrelyj (V. Brjusov) (Vechi, in <~ Vesy ¯, n. 5, 1906; ~izn' ~eloveka v Chudozestvennom Teatre, in (r) Vesy ¯, n. 1, 1908) riconosce ad A. un au- tentico talento ~letterario e uno stile inconfondibile inficiati per• dalla man- canza di cultura e dalla pretesa di voler filosofare a tutti i costi ignorando le smisurate difficolt... che la trattazione di certi temi comporta A. A. Blok (O realistach e O drame in (r)Zolotoe Runo¯, nn 7-9, 1907) difende A. dall'accusa di mancanza di cultura e di plagio nei confronti di M. Maeterlinck, sottolineando da un lato la bont... della tecnica drammatica e dell'altro il genuino, gradevole primitivismo dell'espressione andreeviana A. Krajnyj ~Z. N. Gippius, Literaturnyj dnevnik. 1899-1907, Pietro- burgo 1908; ristampato nel 1970 a Monaco dalla Wilhelm Fink Verlag) de- dica a A. tre saggi in cui lo definisce esponente dell'imperante anti-cultura, letterato pretenzioso e non artista. Lo taccia d'ipocrisia e di retorica pur ri- conoscendolo scrittore abile e superiore, per ricchezza d'ingegno, allo stesso Gor'ki~. Ivanov-Razumnik (O smysle zizni. F. Sologub L. Andree2J, L ~estov Pietroburgo 1908; ristampato nel 1971 a Letchworth dalla Bradda Books Ltd) fissa come punto focale della problematica di A. la ricerca del senso oggettivo della vita arrivando alla conclusione che A. nega alla vita un senso oggettivo, pur ammettendone uno soggettivo. Analizza dettagliatamente le opere di A. fino al 1908. K. (~ukovskij (L. A. bol'soj i malen'kij, Pietroburgo 1908, L. A. in Ot ~:echova da nasich dnei, Pietroburgo 1908; L. A. in Lica i maski, Pietroburgo 1914; L. A. in Ljudi i knigi Mosca 1958) sottolinea per primo l'originalit... e il valore dell'astrazione, deli'iperbolicit... e della deformazione nell'opera an- dreeviana dl cui individua il limite, e il fascino, nella mancanza di misura. Evidenzia l'lmportanza della maschera come stratagemma letterario e come filosofia che sovrasta la creazione e la vita dell'artista di cui svela, con un'ana- lisi acuta e brillante, la ricchezza del temperamento. Ju. Ajchenval'd (L. A. in Siluety russkich pisatelej in 3 voll., vol. III scritto nel 1913 e pubblicato nel 1923 a Berlino) attribuisce a A., nell'analisi delle opere prosastiche e drammatiche, gusto per la volgarit..., tendenza alla fredda allegoria, all'effetto, falsit..., incertezza tra realismo e simbolismo e, non ultimo, talento immaturo. V. L'vov-Rogacevskij (Dve pravdy, Pietroburgo 1914) sostiene che il 126 carattere peculiare dell'opera di A. Š l'ambiguit..., l'incapacit... psichica di per- venire a una sintesi degli opposti e alla luce di questa tesi esamina la produ- zione di A. fornendo al tempo stesso una gran messe d'informazioni sulla sua Gli anni immediatamente precedenti e seguenti alla rivoluzione del '17 registrano un diffuso disinteresse verso A., solo agli inizi degli anni '20 la critica torna a occuparsi di lui ma, condizionata dai recenti awenimenti del- l'Ottobre e della guerra civile, stronca la sua opera, vedendovi solo con- servatorismo e reazione (cfr. gli studi di A. Gorbacev e D. Gorbov). Nel 1922 usc¡ Kniga o Leonide Andreeve. Vospominanija, un libro di memorie su A. contenente i ricordi di Gor'kij ~l'ispiratore del volume), Blok, Belyj, ~ulkov, ~ukovskij Zamjatin, Zajecev e Telesov, nel 1970 il libro Š stato ristampato (privo dei ricordi di Belyj) a Letchworth dalla Prideaux Press. M. Gor'kij (cfr. il lungo saggio in: Kniga o L. A. cit.; L. A. in: Litera- turnye Portrety, Mosca 1963) fornisce un ricco quadro del temperamento, delle inclinazioni, dei rapporti di A. con la vita culturale della sua epoca mostrando l'amico come uomo di originalit... e ingegno rari, coraggioso e vi- rile nella sua tormentosa ricerca della verit.... N. Efros ~Moskovskij Chudozestvennyj Teatr 1890-1923, Mosca-Pietro- burgo 1924) ricorda la messinscena di Anatema sottolineando l'elemento di sfida a Dio e la qualit... (r) goyana )> della folla presenti in molte opere di A. N. N. Fatov (Molodye gody L. A., Mosca 1924) redige un'accurata bio- grafia di A. dall'infanzia fino agli anni dei primi successl letterari corredan- dola della cronologia delle prime opere e dei ricordi di parenti e amici. A V Lunacarskij (in: Kriticeskie etjudy, Mosca 1925; L. A. Social'naja charakteristika in Sobranie Socinenij in 8 voll., vol. I, Mosca 1963; in: O teatre i dramaturgii in 2 voll., vol. I, Mosca 1958) denuncia l'elemento rea- zionario presente nelle opere della maturit... andreeviana e ne spiega il dispe- rato pessimismo col fatto che A. disgiunse la sua sorte da quella della classe rivoluzionaria, rimanendo in tal modo completamente isolato. D N. Andreev e V. E. Beklemiseva (Rekviem. Sbornik v pamjeti L. A., Mosca 1930) raccolgono testimonianze di amici (Veresaev, Kipen, Beklemiseva), lettere di A. dal 1900 in poi, alcune pagine del diario dell'artista e Ipresentano il dramma inedito Rekviem. N. K. Stanislavskij (Moja zizn' v iskusstve, Mosca-Leningrado 1931) rie- voca la sua regia del dramma La vita dell'Uomo e l'importanza da lui attri- buita all'elemento cupo, spettrale, schematico che sottende le opere di A. A. P. Kugel' (L. A. in Russkie dramaturgi, Mosca, 1934) analizza alcuni drammi di A. che accusa di propensione alla profezia, all'artificio, all'arida astrazione e alla ridondanza salvando dalla sua condanna solo qualche dramma realistico e i momenti di sintesi di reale e simbolico. Secondo il critico al grande talento di A. manca soprattutto una salda concezione del mondo B. V. Michajlovskij (Tvorcestvo L. A. in Russkaja Literatura XX veka Mosca 1939) fa un'approfondita analisi delle opere di A. che vede come il tipico esponente dell'intelligencija, il ~uale, travolto dall'ondata controri- voluzionaria, si abbandona alla disperazione e all'apatia sociale. A questa con- dizione socio-culturale ha dato espressione artistica 1'espressionismo di A. Negli anni '40 e '50 il nome di A. torna nell'ombra finch‚ la pubblica- zione di un saggio (scritto nel 1910) del critico marxista Vorovskij fa tornare d'attualit... lo studio dell'opera andreeviana. V. V. Vorovskij (L. A. in: Literaturno-kriticeskie stat'i, Mosca 1956), come buona parte della posteriore critica sovietica, vede risolta in A. la contraddi- zione fondamentale cdell'intelligencija ormai privata del suo compito storico e giunta alla fase autodistruttiva: l'interesse morboso per i problemi della societ... unito a un disperato pessimismo ne~la loro valutazione. Gli anni '60 vedono il rifiorire degli studi andreeviani: D. K. Muratova cura la pubblicazione di una parte dell'epistolario di A. (L.N.A., Pis'ma k N. K. Michajlovskomu (1901-1902) e Pis'ma k Miroljubovu (1899-1907) in: Literaturnyj archiv, vol. V, Mosca-Leningrado 1960). L'universit... di Tartu pubblica delle lettere inedite di A. (Neizdannye pis'ma L. A. in: Ucenye zapiski 1'artuskogo gos. un-ta, Tartu 1962-1968). V. I. Bezzubov (Blokovskij sbornik, Tartu 1964; L. A. i russkij realizm nacala XX veka, Tartu 1968) esamina i rapporti di A. con Tolstoj, con ~:echov col Teatro d'Arte, con Blok e con Gor'kij accentuando l'importanza, nell'opera di A., dell'elemento realistico a scapito di c~uello simbolico. Nel 1965 esce ¡l 72ø volume di Literaturnoe Nasledstvo intitolato: Gor'kil i L. A. Neizdannaja perepiska (Nauka, Mosca) contenente la documentazione dei complessi rapporti, ora amichevoli, ora tempestosi, intercorrenti tra i due scrittori. N. Guzieva (Dramaturgija L. A. 1910-ch godov in: (r) Russkaja Literatura ¯, n. 4, 1965) individua come elemento centrale della drammaturgia andreeviana degli anni '10 il dualismo della forma realistica e del contenuto astratto. B. V. Michailovskij (Put' L. A. in: Izbrannye stat'i o literature i iskusstve Mosca 1969) amplia e rielabora il saggio del 1939 rimanendo fedele alla tesi allora formulata. Negli anni '70 l'interesse per l'opera di A. s'Š ulteriormente accentuato: Ju. V. Babiceva (Dramaturgija L. A. epochi pervoj russkoj revoljucii, Vo- logda 1971) spiega con motivi d'ordine politico-sociale il cambiamento d'ideo- logia di A., che avrebbe avuto luogo negli anni 1905-1908, periodo questo ritenuto dal critico come il pi£ debole della carriera artistica di A. L. A. Pivazjan (Idejno-chudozestvennye osoben~tosti tt orcestva L. A. (Po- vesti i rasskazy), Erevan 1973) vede nella duplicit... e nella coesistenza di ele- menti realistici e simbolici l'essenza dell'opera di A. di cui sottolinea, in un'analisi breve ma precisa, la matrice romantica. S. P. Il'ev (Proza L. A. epochi pervoj russkoj re~oljucii, Odessa 1973) esa- mina le opere comprese tra il 1905 e il 1908 definendo l'autore <~ sintesi di realismo e di romanticismo ¯ ed evidenziando l'importanza del progressivo al- lontanamento di A. dalla classe rivoluzionaria fino al suo totale isolamento nel mondo letterario. in italiano: G. A. Borgese (La storia dei sette impiccati in La ?~ita e il libro, Bocca, Milano 1910, Il diavolo di A. in ottocento europeo, Treves, Milano 1927) dopo aver elogiato l'opera di A. nel primo saggio, a distanza di anni rivede il suo giudizio accusando A. di estetismo e intellettualismo, pur definendo la sua arte (r) arte storta, eppure ancor forte ¯ che sa (r) di preistorico e d'eterno ¯. D. Provenzal (Una vittima del dubbio: L. A., Quaderni Bilychnis, Roma 1921) sostiene che A. Š uno spirito senza fede che ha cercato Dio tutta la vita senza riuscire a trovarlo, rimanendo vittima del SUO dubbio irrisolto. Con bibliografia delle traduzioni italiane. C. Staffetti (La morte di L. A. in (r) Comoedia ¯, n. 18, Milano 1923) parla dell'(r) angoscia della tenebra ¯ che ha divorato la vita di A., del suo terrore cosmico di fronte all'esistenza e fa una storia succinta ma accurata dell'ultimo periodo della sua vita. A. Tilgher (L. A. in Stud i sul teatro contem poraneo, Libreria di Scienze e Lettere, Roma 1923) in un saggio acuto e avvincente vede il fondamento dell'arte andreeviana nell'abbandono dell'animo dell'artista all'isterico caos, fondo ultimo delle cose, insondabile al pensiero umano e analizza alcuni drammi di A. sottolineando la qualit... simbolica dei personaggi principali. P. Gobetti (L. A. in Il para(losso dello spirito russo, ed. del Baretti, To- rino 1926) sostiene che A. Š il logico sviluppo del movimento intellettuale russo di cui raccoglie l'isterilito retaggio, il vero rappresentante del suo tempo, cieco al futuro e aggrappato al passato, momento ultimo e conclusivo della disgregazione di un mondo. E. Lo Gatto (L. A. in Storia del teatro russo in 2 voll., Sansoni, Firenze 1952, con bibliografia; in 7 eatro russo, Bompiani, Milano 1955; L. A. in Enciclopedia dello Spettacolo in 9 voll.! vol. I, Le Maschere, 1954, con bi- bliografia; L. A. in Storia della letteratura russa, Sansoni, Firenze 1964, con bibliografia; L. A. in La letteratura russo-sovietica, Sansoni-Accademia, Firenze 1968, con bibliografia; L. A. in Dizionario Letterario Bompiani degli autori di tutti i tempi e tutte le letterature in 3 voll., I, Milano 1956; Nel cente- nario di A., in (r) Nuova Antologia ¯, n. 2, 1972) Š l'unico critico italiano che abbia condotto uno studio completo sia sulla narrativa sia sulla dramma- turgia di A. riconoscendo alla sua opera un grande valore storico e artisticG inficiato per• dalla sua cronica mancanza di misura. In ultima analisi il critico si trova d'accordo con Tolstoj che diceva: (r) A. vuol mettere paura, ma io non ho paura! ¯. S. D'Amico (L. A. in Storia del Teatro in 4 voll., IV vol., Garzanti, Mi- lano 1939-1970, con bibliografia) vede in A. l'apostolo del nichilismo asso- luto espresso per• con una falsit..., un'artificiosit... cui nessuno crede pi£. Ri- pete sul conto di A. opinioni ormai risapute. A. M. Ripellino (in Il trucco e l'anima, Einaudi, Torino 1965) nella rievo- cazione delle suggestive regie del dramma La vita dell'Uomo da parte di Sta- nislavskij e di Mejerchol'd ci restituisce intatti (r) il tenebrismo granitico e la sostanza onirica ¯ del capolavoro andreeviano. Studi in altre lingue: in francese S. Persky (L. A. in Les maitres du roman russe contemporain, Paris 1912) identifica A. con Anatema, il protagonista dell'omonima tragedia tormentato dall'enigma della vita. A. cerca nel misticismo una giustificazione al senso della vita. Il critico si sof~erma sul parallelo tra A. e Poe~ in inglese A. Kaun (L. A. A Critical Study, New York 1924, con bibliografia) in un saggio molto interessante individua nell'influenza della filosofia di Nietzsche e di Schopenhauer la chiave di volta dell'opera di A. D. Mirskij (L. A. in A History of Russian Literature scritta nel '26, pub- blicata solo nel '49 e tradotta in italiano da Garzanti nel 1965) considera come l momento pi£ felice dell'attivit... di A. gli anni immediatamente precedenti alla prima rivoluzione russa, giudicando quindi la produzione narrativa del primo A., che risente dell'in¡lusso tolstojano, superiore all'opera matura, sen- sazionale e retorica (con bibliografia). J. B. Woodward (L. A. A Study, Oxford 1969) in una lunga e esauriente monografia riprende la tesi del Kaun indicando nel pensiero astratto il prin- cipale elemento organizzatore dell'opera di A. di cui propone un'interessante lettura in chiave rigidamente filosofica. NOTIZIE BIOGRAFICHE Leonid Nikolaevic Andreev nasce a Orel il 9 agosto 1871 da una famiglia piccolo-borghese. Frequenta il liceo locale: Š un adolescente inquieto, intro- verso, svogliato nello studio. La morte del padre, stroncato a 42 anni da una trombosi, Š un evento traumatizzante che influisce negativamente sul carattere di Leonid, gi... minato dall'alcolismo ereditario. In questi anni A. legge con passione testi di filosofia, soprattutto Schopenhauer e tenta per tre volte il suicidio. Nel 1891 s'iscrive alla facolt... di Giurisprudenza dell'universit... di Pietroburgo per seguire Zina Sib-va, una studentessa di cui Š innamorato. La loro relazione si protrae per un anno, poi Zina lo lascia: A. interrompe gli studi e torna a Orel per curarsi il sistema nervoso scosso da un anno di vita disordinata. Nel 1893 s'iscrive di nuovo a Giurisprudenza, ma stavolta a Mosca; per mantenersi all'universit... d... lezioni private e dipinge ritratti. Nel 1895 Inlzia a scrivere corrispondenze per (r) Il messaggero d'Orel ¯ (Or- lovskij Vestnik), dove pubblica il suo primo racconto. Nel '97, superati gli esami di laurea e d'abilitazione, inizia a far pratica in tribunale, a collaborare al giornale (r) Il messaggiero di Mosca ¯ (Moskovskij Vestnik) e, da novembre, al nuovo giornale moscovita (r) Il corriere ¯ (Kur'er) per cui scrive racconti lettere umoristiche e recensioni teatrali firmandosi James Linch oppure L-ev. Nel '99 trascorre due mesi in clinica per curarsi un forte esaurimento fisico e nervoso e conosce Gor'kij che lo introduce nel mondo letterario moscovita presentandolo agli scrittori realisti che si riuniscono il mercoled¡ in casa di Telesov. Nel 1901 la casa editrice (r) Znanie ¯ pubblica il primo volume dei suoi racconti, che ottiene uno strepitoso successo di pubblico e di critica. Nel febbraio 1902 A. sposa Aleksandra Michajlovna Veligorskaja, una donna sensibile e aflettuosa che si rlveler... compagna preziosa e insostituibile. Sono questi per A. anni d'intenso lavoro: raccoglie intorno a (r) Il corriere ¯ scrittori realisti, contemporaneamente collabora anche alle riviste (r) La ricchezza russa ¯ (Russkoe bogatstvo) e (r) La rivista per tutti ¯ (~:urnal dlja vsech) e pubblica i racconti Nella nebbia (V t~mane) e L'abisso (Bezdna) che lo rendono di colpo famoso e discusso. Il 9 febbraio 1905 A. Š arrestato in casa sua insieme con nove membri del Comitato Centrale del partito Socialdemocratico per attivit... antigovernativa ed Š scarcerato il 25 febbraio dietro cauzione di diecimila rubli. In questo pe- riodo collabora insieme con Gor'kij ai giornali bolscevichi (r) Nuova vita ¯ (Novaja zizn') e (r) Lotta ¯ (Bor'ba), in novembre parte per la Germania con 132 la moglie e il figlio Vadim per sottrarsi alle rappresaglie delle (r)Centurie Nere¯, le bande antirivoluzionarie. Nel 1906 Š in Svizzera, Finlandia e Ger- mania; in Russia viene pubblicato il suo primo dramma Alle Stelle (K Zvezdam), che ottiene un certo successo, e in novembre, a Berlino, Aleksandra Michajlovna muore di parto. A. si rifugia a Capri da Gor'kij, in seguito alla morte della moglie attraversa un periodo di profonda depressione che riesce a superare dedicandosi febbrilmente alla stesura di nuove opere. Nell'estate del 1907 A. torna in Russia: si stabilisce a Pietroburgo, diventa redattore dell'almanacco della casa editrice (r) ~ipovnik ¯ (La rosa canina) che pubblica il dramma La vita dell'Uomo (~izn' celoveka), momento centrale della sua produ- zione. A. Š all'apogeo della sua fortuna. S'incrinano i suoi rapporti con Gor'kij: per profonde divergenze con le opinioni dell'amico abbandona la redazione dell'almanacco di (r) Znanie ¯ e dopo l'attacco di Gor'kij al racconto Tenebra (T'ma) le loro relazioni s'interrompono. Nel 1908 la critica progressista, interpretando le opere di A. come l'espres- sione della sua sfiducia nelle forze rivoluzionarie, la accusa sempre pi£ spesso d'atteggiamento reazionario. Durante le feste pasquali A. si risposa con Anna Il'inicna Denisovic e si trasferisce con la famiglia in una sfarzosa villa in Fin- landia, a quaranta chilometri da Pietroburgo tra i villaggi di Vammelsuu e Rajvol. I1 pubblico ormai accoglie con sospetto e maicontento i suoi drammi filosofico-sim- bolici e A., per non alienarsene il favore, inaugura col dramma I giorni della no- stra vita (Dni nasej zizni) (1909) una nuova maniera realistica. Inizia a soffrire di lancinanti emicranie e di nevralgie alla mano destra. Nel 1910 la sua popolar;t... Š gi... in declino: oltre alla critica progressista ha contro anche quella reazionaria che riesce a far vietare dal sinodo la rappresentazione del dramma Anatema nel cui protagonista alcuni ravvisano una figurazione blasfema di Cristo. In questi anni A. s'interessa molto di cinema e, soprattutto, di teatro, nel 1912 scrive le Lettere sul teatro, unici scritti teorici della sua produzione, in cui caldeggia l'avvento di un teatro (r) psicologico ¯ che dia spazio al dramma dell'intelletto il vero protagonista della tragedia dell'uomo moderno. Prima dello scoppio della guerra mondiale A. intraprende con la fami- I-lia un viaggio in Italia e soggiorna a Roma per alcuni mesi e al.suo ritorno in patria s'impegna attivamente nella campagna propagandistica bellica. Du- rante il 1915 alterna l'attivit... di giornalista a quella di scrittore e dramma- turgo e per il cattivo stato di salute, acuito dall'inarrestabile declino della sua fortuna letteraria, Š costretto per tre volte al ricovero in clinica. Nel 1916 A. entra a far parte di (r) Russkaja Volja ¯ un giornale pseudo- progressista, ma di fatto finanziato dall'industria, con la funzione di redattore delle sezioni letteraria, teatrale e critica. Nel 1917, dopo un breve periodo di fiducia nella rivoluzione di febbraio, passa su posizioni fortemente critiche at- taccando aspramente le direttive del Governo Provvisorio. Alla vigilia dell'Otto- bre Š eletto dagli editori di Pietroburgo al pre-parlamento convocato da Ke- renskij. Allo scoppio della rivoluzione d'Ottobre dopo un'iniziale adesione si schiera su posizioni antibolsceviche. (r) Russkaja Volja >~ viene soppressa e A. rimane senza lavoro. Il 1918 Š un anno di grandi stenti per gli Andreev: la loro casa Š sulla linea del fuoco che divide i (r) Rossi ¯ dai controrivoluzionari (r) Bian- chi ¯ ed essi sono costretti a trasferirsi a Tjursevo un villaggio dell'entroterra. A. Š malato e non scrive. Rifiuta l'invito di Gor'kij a collaborare con la stampa bolscevica e scrive invece S.O.S., accorato appello agli alleati perch‚ salvino la Russia dai bolscevichi, cui viene data in occidente una grande popolarit.... Ha un attacco di cuore che lo lascia semi-invalido e da cui non si riprender... pi£. Nel '19 si offre di curare la campagna di stampa in appoggio al governo antibol- scevico di Nord-Ovest, ma la sua collaborazione Š bruscamente rifiutata. Si accinge allora a compiere un viaggio in America per rivelare all'occidente le violenze della rivoluzione bolscevica e nel frattempo ai primi di settembre si trasferisce nel villaggio di Mustamaggi per sfuggire ai bombardamenti aerei. La famiglia lo segue anche in quest'ultimo trasloco. Il 12 settembre A. muore in seguito a un attacco cardiaco. Viene seppellito nella cappella di un pro- prietario terriero del luogo. FINE.